mercoledì 30 dicembre 2020

A QUESTO PUNTO, SOLO UN DIO POTRÀ SALVARCI!

La mia tesi è molto semplice: poiché tutte le precedenti rivoluzioni industriali sono state sempre caratterizzate da profonde trasformazioni della struttura sociale preesistente, così il passaggio dalla terza alla quarta rivoluzione industriale – successiva all'avvento di internet e correlata all'intuizione che qualsiasi dispositivo può essere programmato per interagire o essere parte di sistemi, anche complessi, raggiungibili da remoto – dovrà essere contrassegnato da nuove interazioni sociali più compatibili con le innovazioni introdotte dalle nuove tecnologie (intelligenza artificiale, robotica, Internet delle Cose, stampa 3D, ingegneria genetica, computer quantistici e altre tecnologie).

Senza la paura indotta dalla pandemia, esagerandone di proposito i dati, drammatizzandone il pericolo e facendone la fonte di legittimazione del proprio potere repressivo e punitivo, la transizione dalla terza alla quarta rivoluzione industriale – a livello planetario – sarebbe stata molto più lenta, e a rischio di non concretizzarsi compiutamente per il sorgere di una massa critica che avrebbe preso, nel frattempo, coscienza del danno ad essa derivante (aumento delle disuguaglianze, perdita massiccia di posti di lavoro, povertà, smantellamento dello stato sociale).

La Covid-19 sta spianando, a un ritmo vorticoso mai visto prima, la strada ai cambiamenti imposti dal nuovo assetto economico e sociale. 

Mentre la maggior parte delle persone pensa che il distanziamento fisico e l’isolamento domestico di miliardi di persone in contemporanea siano il rimedio per contrastare la diffusione del terribile morbo, non si accorge dell’esperimento sociale su scala globale teso a guidarla – come una mandria di vacche – non a verdi pascoli ma al loro più congeniale destino, il macello.

I governanti al potere, mentre si fingono paladini della salute pubblica, con il concorso di giornali ed emittenze televisive, il cui obiettivo è mantenere e diffondere la paura, s’incaricano di guidare il consenso popolare. 

Una vera e propria “macchina della paura” subliminale col fine di far accettare alle masse l’inaccettabile.

Da questo nuovo totalitarismo, solo la Provvidenza potrà salvarci.

domenica 27 dicembre 2020

FASCISTA È CHI IL FASCISTA FA

Il problema dei fascisti, da sempre, non è tanto quello d’essere fascisti: ci sono tanti modi diversi di pensare, di amare, di odiare, di parlare, di pregare o non pregare Dio. Insomma, esistono tanti modi diversi di vivere e stare insieme agli altri.

Per una parte di umanità, i tanti assetti possibile di vivere non costituiscono un problema, se non confliggono con la personale libertà e non limitano il diritto di ciascuno di avere diritti. Questa parte di umanità è consapevole che nessuno può dirsi depositario di verità assolute, e che la coesistenza pacifica tra gli uomini è il massimo bene, che può realizzarsi a condizione che nessuno rechi danno all’altro.

Il problema dei fascisti è invece l’opposto: essi ritengono che esistano forme universalmente valide di pensiero, di comportamento, di forme politiche. Per chi si pone al di fuori di quel cerchio di credenze e di passioni, che fanno apparire le cose che devono essere pensate e fatte come necessarie, viene di fatto ostracizzato perché rappresenta un pericolo per l’intera comunità.

Così per i fascisti chi non indossa la mascherina, anche all’aperto, è “messo all’indice” perché considerato responsabile, con il suo comportamento sconsiderato, di arrecare danno alla salute di tutti gli altri. E se cerchi di spiegare loro, con tanto di prove scientifiche, che non esiste alcuna relazione tra l’uso delle mascherine e la diffusione del contagio, sei tacciato di “negazionismo”. E con tale epiteto consegnato al silenzio senza ulteriore appello.

E come se già non bastassero la mascherina, la reclusione in casa, il coprifuoco, i lockdown, il dover giustificare ogni spostamento con l’autocertificazione, siamo ora al vaccino.

Ecco cosa dice Enrico Mentana, autorevole giornalista e conduttore televisivo di dichiarata fede antifascista:

“Leggo da una bella inchiesta di Repubblica che una porzione molto ampia del personale delle Rsa non vorrebbe vaccinarsi. Ecco, quando sarà finita la roboante campagna per l'arrivo del vaccino in Italia chiediamoci come mai, dopo settimane di annunci che mettevano ospiti e lavoratori delle case anziani in cima alla lista insieme a tutto il personale medico sanitario, possa sussistere nel silenzio ufficiale una sacca così ampia di dissenso. Che può essere contrastata solo con l'obbligo vaccinale per le categorie più esposte, senza eccezione. L'obiezione di incoscienza dei No Vax dentro le Rsa non è accettabile mentre si corre una sfida a cronometro contro la morte”.

All’ampia sacca di dissenso bisognerà rispondere con l’obbligo vaccinale! Ossia: se i No Vax non capiranno con le buone, si passi pure alle vie di fatto, con l’imposizione.

Durante gli anni dello squadrismo fascista, l’olio di ricino era impiegato contro dissidenti e oppositori politici che venivano obbligati con la forza ad ingerirne una bottiglia da 75 ml. E per impedire al “sovversivo” di sfilare i pantaloni durante gli attacchi evacuativi, li si legavano all’addome e alle caviglie per costringerli, al termine del trattamento, a tornare a casa immersi nella propria merda.

Chiedo a Mentana: se così stanno le cose dove sta la differenza tra la cura dell’olio di ricino di fascistica memoria e l’obbligo vaccinale? Obbligare qualcuno a fare qualcosa che la propria ragione gli dice essere cosa inutile, quando non dannosa, è di fatto esporlo ad una condizione di grave umiliazione.

Se Mentana vorrà spiegarci, con cognizione di causa, perché mai un vaccino di nuova concezione, che richiederebbe almeno 8 – 10 anni di sperimentazione, debba essere imposto ad una larga fascia di popolazione senza adottare alcun principio di precauzione, saremo ben lieti di pendere dalle sue labbra.

Nessun immunologo – salvo quelli a libro paga delle aziende farmaceutiche – può con certezza affermare che un vaccino genetico sia esente da rischi anche gravi nel medio o lungo periodo. Ma davvero possiamo credere che inserire dell’mRna estraneo in cellule di muscolo di un organismo umano sia esente da rischi?

Enrico Mentana è la chiara dimostrazione che si può pure postulare la fede antifascista senza per questo non esserlo. Ecco il problema essenziale del fascismo di oggi: il metodo fascista ha il potere della trasmutazione alchemica; trasforma in fascista anche quelli che fino a ieri erano convinti democratici. Non importa che uno si dichiari fascista o meno: fascista è chi il fascista fa, come direbbe Forrest Gump. Chiunque lo faccia proprio, è fascista.

giovedì 17 dicembre 2020

DOBBIAMO DAVVERO AVER FIDUCIA?

I mass media mainstream e gli esperti di regime ci dicono “in coro” che la paura degli italiani nei confronti del nuovo vaccino contro il Covid è del tutto ingiustificata. "L’Rna dei vaccini non entra in contatto con il Dna e si autodistrugge, come in Mission Impossible" – rassicurano i genetisti. E poi è un’autentica bufala che questo vaccino ci renda OGM!

Poiché ce lo dicono proprio quelli che censurano ogni voce fuori dal coro, per proteggerci dalle insidie delle fake news, dobbiamo fidarci.

Essi sono gli unici e autentici depositari della verità. Ma la lista delle fake news attribuibili ai cosiddetti depositari della verità incontrovertibile è assai più lunga e dannosa delle tante bufale presenti su internet.

Queste sono come le bugie dalle gambe corte di collodiana memoria: sono stupide e, in quanto tali, hanno vita breve, non si reggono in piedi. Quelle più sofisticate dei mass media mainstream invece non le scopri mai: occorre certosina pazienza, capacità investigativa, intelligenza, professionalità e tanto tanto coraggio, considerati i tempi. Mino Pecorelli, giornalista d’inchiesta, ce lo confermerebbe se non fosse stato assassinato da un sicario la sera del 20 marzo 1979. 

Quando si mettono le mani sui fili dell’alta tensione, si rischia di restare fulminati.

I terrapiattisti sono un classico esempio di bufale dalle gambe corte: chi può mai credere oggi – con tutte le evidenze scientifiche – che il pianeta Terra sia piatto? Solo i tonti che abboccano all’amo dei finti tonti, che escogitano sempre qualche diavoleria per attirare l’attenzione e fare soldi con internet. 

Quale danno possono mai fare queste bufale o fake news? Un mentalmente ottuso che si farà convincere non rappresenterà mai una minaccia seria per la collettività.

I mass media, quelli in mano ai potenti, che – per indurre in errore l’opinione pubblica e giustificare una qualche carneficina in qualche parte del mondo – ci mostrano un falso costruito ad arte, fanno invece danni incalcolabili all’umanità, proprio in termini di vite umane distrutte.

Chi non ricorda l’intervento militare internazionale in Libia del 2011? La tesi ufficiale fu: per tutelare l'incolumità della popolazione civile. Dunque un intervento umanitario!

Televisioni, radio, giornali diffusero video e notizie di fosse comuni improvvisate sulle spiagge del paese, in cui migliaia di cadaveri di uomini donne e bambini venivano sommariamente ammassati per essere seppelliti. 

Si scoprì poi – dopo che la frittata era già stata fatta (l’attacco aereo) – che le coordinate geografiche del luogo dove secondo i mass media mainstream erano state allestite le fosse comuni, in realtà si riferivano ad un cimitero già in funzione sette mesi prima, ossia dall’agosto 2010.

Questo è un tipico esempio di disinformazione. 

Bombarda ventiquattrore su ventiquattro, in ogni luogo pubblico o privato, la gente con una notizia, un fatto che s’accampa su tutti gli altri. E presto o tardi questo martellamento otterrà l’effetto atteso: fabbricare il consenso di massa, con il quale giustificare poi qualsiasi ignominia.

Puoi infiammare d’odio il bianco contro il nero, chi indossa la mascherina contro chi non l’indossa, chi è a favore del vaccino contro chi non lo è, ecc. ecc. 

Insomma, mettere uomo contro uomo, perché facciano quello che proprio a loro non conviene fare.

È a questa (dis)informazione che dobbiamo dare la nostra fiducia?

sabato 28 novembre 2020

LOCKDOWN E ISOLAMENTO SONO PEGGIORI DEL SARS-COV2

 

Sono ormai 10 mesi che stiamo convivendo con il sars-Cov2, che se fosse davvero quel virus temibile come vogliono farci credere, da febbraio ad ora, molta parte della popolazione italiana dovrebbe mancare all’appello, con buona pace dell’INPS che potrebbe finalmente garantire l’equilibrio dei conti.

Ma tutto questo non è accaduto!

Quello che invece sta accadendo è che le decisioni sempre più drastiche prese dal governo e dalle regioni, con ordinanze che stanno portando il Paese alla paralisi economica e sociale, stanno portando interi strati della popolazione alla miseria. E se le cose non andavano meglio prima della pandemia, quando le persone a rischio povertà superavano già i 17 milioni, vale a dire il 28,4% della popolazione, ora rischiano di esplodere in maniera assai più drammatica.

Quando la quota dei soggetti in situazione di forte deprivazione materiale dovesse toccare livelli insostenibili, quale sarà la mossa di governo e regioni? Schierare l’esercito nelle strade per contenere la turba di poveri che assalterà i supermercati?

Una situazione questa che dovrebbe già allarmare quanti si ostinano a imporre lockdown dall’efficacia assai discutibile sul piano della diffusione del virus: quello che è successo in Svezia lo dimostra in maniera esemplare. Gli svedesi non hanno imposto alcun lockdown e hanno un tasso di mortalità più basso del nostro.

E fin qui il solo aspetto economico.

Quali saranno i danni a livello psicosociale è ancora presto per dirlo. Ma già molti sociologi e psicologi ci parlano di un aumento esponenziale di gente ridotta all’esasperazione, al nervosismo, alla depressione per essere costretti a stare chiusi in casa dalle restrizioni.

Quindi la paura e il terrore di essere contagiati stanno progressivamente trasformando gli uomini in topi.

Non pecore, non vacche, che almeno vivono in gruppo affidate alla custodia del pastore o del mandriano. Ma topi paurosi e schivi che vivono nelle tane delle loro abitazioni, incapaci di intravedere che solo dalla ribellione può esserci, sempreché ve ne sia, qualche possibilità di salvezza.

Costoro hanno a tal punto interiorizzato l’impotenza che, pur di fronte all’evidenza che le scelte messe in atto ad esempio dal governo italiano e dai presidenti di regioni – dall’obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto a quello di non avere rapporti intimi con il proprio partner, dal divieto di assembramento a quello di restare chiusi in casa durante le ore di coprifuoco – sono non solo sproporzionate ma addirittura folli, non ci provano neppure a ribellarsi. Convinti, come sono, che a questo stato di cose non vi sia alternativa. La paura di ammalarsi è stata inculcata a tal punto nelle loro menti che, non solo aderiscono di buon grado a vere e proprie misure terroristiche e folli adottate dai loro governi, ma ne diventano addirittura i fanatici sostenitori. E se il governo domani dicesse loro che per scongiurare il morbo occorre andare in giro a quattro zampe, vedremmo il giorno successivo tanta gente carponi muoversi per le strade.

Anche le madri, che notoriamente sono protettive e tengono tanto ai loro bambini, hanno abbracciato la narrazione del Virus pericoloso – quando non c’è un caso in tutto il mondo di bambino deceduto per aver contratto la Covid-19 – da non voler neppure prendere in considerazione i più gravi danni per la salute dei loro figli derivanti dalla chiusure delle scuole, che perdono la possibilità di una continuità negli studi e che li può portare a non volerne sapere più; quelli derivanti da un isolamento che non potrà non provocare gravi danni psicologici sullo sviluppo cognitivo del bambino.

Molti di questi bambini cresceranno senza punti di riferimento, molti perderanno l’abitudine a stare con gli altri, altri potrebbero prendere brutte strade, come la delinquenza.

Se si mettessero sui due piatti della bilancia da una parte il numero dei morti e dall’altra la distruzione totale, economica, sociale e psicologica del Paese, non credo vi sarebbero dubbi nel pervenire all’ovvia conclusione che le misure messe in campo per arginare un virus, che nel più fosco degli scenari è cinque volte più grave di un’influenza, sono di gran lunga peggiori.


giovedì 26 novembre 2020

LA BOMBA CHE NON SCOPPIA

Che i tamponi siano inaffidabili, i negazionisti, i complottisti lo dicono da sempre. Gli esperti di regime – i realisti, quelli che non negano la realtà e basano la loro conoscenza sull’evidenza dei fatti – vengono invece di volta in volta sbugiardati dai fatti.


I lockdown non sono serviti a niente, se non a rendere questo Paese più povero; le mascherine non hanno affatto contribuito a fermare la diffusione dei contagi. Con l’uso coatto delle mascherine anche all’aperto avremmo dovuto constare una riduzione dei contagi, ma il grafico ci dice che questo non è avvenuto e – al contrario – si è assistito ad una ripresa dei casi.

Ci assicurano che i test RT-PCR sono affidabili a tal punto che sulla base di questi si sono perfino decise le zone gialle, quelle arancioni e quelle rosse; non già sul numero degli ammalati. Ci fanno credere che la scelta di ridurre la positività al tampone al rilevamento di uno solo dei tre geni che definirebbero il SARS-CoV-2 è sufficiente alla diagnosi di Covid-19: un gene su 30 miliardi dovrebbe essere in grado di individuare il virus; sarebbe come autorizzare la polizia ad arrestare tutte le persone coi capelli biondi, solo perché un testimone ha notato che i capelli dell’assassino sono biondi.

Se per l’identificazione della persona sospetta sulla scena del crimine bastasse un solo gene del suo DNA, le carceri strariperebbero di innocenti ingiustamente accusati. I tamponi che poi trovano il gene o i geni, che dovrebbero appartenere al virus, solo con un alto numero di cicli (>35) sono talmente inattendibili in termini di positività, che costringere le persone – risultate secondo questa metodica positive – alla quarantena obbligatoria configura o il reato di sequestro di persona o quello di ingiusta detenzione. 

Ma non dicono di aver isolato il Virus? E, allora, perché non identificare l’intero genoma? Questo sì, ci direbbe in maniera incontrovertibile che il Virus c’è.

Quello che non mi è ancora chiaro è perché mai di fronte ad una tale abbondanza di dati scientifici, che in un’aula di tribunale sarebbero certo di soverchio, nessuno arresta il delirio di onnipotenza di Conte e dei suoi accoliti?

Intanto, mentre il Paese inabissa in una povertà senza precedenti, Conte si appresta a diramare l'ennesimo DPCM.


domenica 22 novembre 2020

QUANDO IL POTERE VUOLE SOGGIOGARE I CITTADINI, SI REGGE SULLA DIVISIONE E SULLA CENSURA

Una cosa dovrebbe apparire assai evidente a tutti: gli esperti virologi sembrano dare pareri discordanti riguardo a COVID-19 e alle misure precauzionali da prendere. 

In estrema sintesi. 

Secondo alcuni, il sars-Cov2 non è affatto un virus così temibile come vogliono farci credere; c’è stato e c’è un uso strumentale di questo virus per altri inconfessabili fini; il lockdown è non solo una risposta sbagliata, ma del tutto sproporzionata al contrasto e alla diffusione del virus. 

Secondo altri, ed è la versione presa a riferimento non solo dal nostro governo ma anche da altri capi di stato interessati dalla pandemia, ci troviamo di fronte ad un virus temibile che può innescare una serie di processi che possono purtroppo condurre al decesso o comunque a complicazioni gravi una larga fetta della popolazione; pertanto, le misure restrittive per fronteggiare le conseguenze dell'epidemia da COVID-19 sono non soltanto necessarie ma anche imperative: linea dura per chi viola le norme anti Covid, controlli serrati e tolleranza zero.

Di fronte ad una tale situazione di disaccordo tra scienziati a chi dare retta, e con quale grado di confidenza? Chi dobbiamo ascoltare? Quelli che ci dicono che nella maggioranza dei casi la Covid-19 non è più grave di un’influenza stagionale, o quelli che ci descrivono la malattia con scenari da "gironi danteschi", tralasciando e trascurando colpevolmente i dati, quasi che fino a ieri la gente non moriva, non finiva nei centri di terapia intensive e, con l’avvento del nuovo coronavirus, improvvisamente si finisce in terapia intensiva e/o si muore?

Quando gli esperti non vanno d’accordo, si dovrebbe ancorché agitare lo spauracchio delle immagini shock – delle bare sui camion militari portate via da Bergamo, del paziente ritrovato morto nel bagno dell'ospedale del Cardarelli a Napoli (non per Covid ma per infarto), degli ospedali affollati, dei centri di terapia intensivi saturi, con medici costretti a decidere secondo speranza di vita e limiti di età, ecc., tanto efficaci per manipolare dall’alto il pensiero e il comportamento delle masse – ricorrere invece ad un confronto critico e pacato tra coloro che propongono e dimostrano una determinata tesi e coloro che la impugnano con argomenti contrari.

Personalmente non conosco altri criteri per vagliare il disaccordo tra esperti su una determinata questione, e contribuire così ad una conoscenza più ampia e più vicina alla verità di tante prese di posizioni assunte in modo rigido e intransigente, soprattutto dalla schiera degli allarmisti.

Partendo dal fatto che tutte le previsioni fatte dagli allarmisti, che in un primo momento hanno negato la pericolosità del virus, per poi convertirsi – non si sa perché – all’ortodossia della catastrofe, trasformando il Paese intero in un “lazzaretto manzoniano”, si sono rivelate fallaci, mentre al contrario, le tesi di coloro che impropriamente vengono ascritti alla schiera dei “negazionisti” si sono rivelate esatte nei fatti, ci si sarebbe dovuto attendere dal Governo un comportamento più dialogico e meno intransigente.

Quando tutti imputavano al paziente uno di Codogno l’ingresso del sars-Cov2 in Italia, il “negazionista ed eretico” dottor Pasquale Bacco, in tempi non sospetti, aveva già svelato che il nuovo virus era presente sul nostro territorio già da fine settembre o inizio ottobre 2019.

Pur avendo l’equipe del professor Bacco elaborato sul Coronavirus una serie di conclusioni, su base scientifica e sperimentale, che si sono rivelate coerenti con i fatti, pure non sono riuscite a superare il muro dell’informazione mainstream, solo perché in contrapposizione con le tesi dei molti scienziati televisivi che hanno monopolizzato il dibattito, senza peraltro portare alcuno studio scientifico a supporto delle loro tesi.

In altre parole, come si può ragionevolmente credere a sedicenti esperti che non si confrontano con coloro che non la pensano come loro, che non portano alcun valido argomento scientifico a sostegno delle loro tesi, che si sono rivelate, col senno di poi, errate e che peraltro appoggiano e giustificano ogni forma di censura presa nei confronti di quanti osano sostenere una tesi alternativa all’ortodossia governativa. 

Date queste condizioni è ancora ragionevole manifestare fiducia verso questi sedicenti esperti?

La questione non è di poco conto: in ballo ci sono le garanzie democratiche e costituzionali, le misure restrittive sono state adottate sulle dichiarazioni di tali esperti, che si autoproclamano “uber alles” i depositari della verità.

Si pensi – per citare un fatto tra i tanti – al lockdown delle autopsie voluto dal ministro della Salute. Con le autopsie si sarebbe scoperto fin da subito che in molti casi la cura era errata: i medici si sono concentrati sulle polmoniti interstiziali, trascurando che la formazione di trombi a livello vasale è la complicanza letale in una buona percentuale di coloro che si ammalano gravemente di COVID-19. 

Se si fossero utilizzati gli antinfiammatori, gli immunosoppressori, l’eparina e tutti i farmaci che diminuiscono la coagulazione del sangue, il numero dei decessi sarebbe stato – secondo il dottor Bacco – molto al di sotto di quello registrato nei mesi di marzo e aprile. 

Impedire che le autopsie fossero effettuate sui morti a causa del virus – sempre secondo il dottor Bacco – configura una vera e propria “strage di Stato”, che ha indotto la Consumatori Associati, il giudice Angelo Giorgianni, il virologo di fama internazionale Giulio Tarro, a promuovere una class action da parte dei parenti delle vittime per Covid contro lo Stato.

Se la censura – non solo sui mainstream dell’informazione, ma anche su piattaforme come YouTube, Facebook e altre, che hanno rimosso ogni documento contrario al pensiero unico dominante intorno alla narrazione del nuovo virus – non avesse spiegato tutta la sua potenza di fuoco, molte controversie sarebbero state superate dalla prova dei fatti, e il pubblico anziché essere fatto oggetto di tecniche di condizionamento mentale, secondo precise disposizioni decise forse da quanti hanno tutto l’interesse a sospendere garanzie democratiche e costituzionali in vista di un nuovo ordine mondiale, sarebbe pervenuto spontaneamente alla verità in modo oggettivo.

Chi di spada ferisce, di spada perisce! 

Quali conseguenze comporterà nella gente comune questo stato di cose, quando scoprirà d’essere stata ingannata proprio da quelle istituzioni in cui aveva riposto fiducia? Come fidarsi in futuro di quello che diranno gli scienziati? 

Ci troveremo tutti inevitabilmente immersi in uno scetticismo cognitivo, dal quale ci vorranno anni per uscirne.

Il Governo ha enormi responsabilità: sul piano politico, sociale, economico, ma soprattutto sul piano etico. 

Dal punto di vista etico, la questione era molto semplice: quando ci si trova di fronte ad una situazione di disaccordo su questioni scientifiche, indipendentemente dalle credenze che si possono avere riguardo alla materia del contendere, non si sposa apoditticamente una tesi, censurando l’altra senza appello. Si ascoltano entrambe le tesi e sulla prova oggettiva dei fatti si prendono decisioni. Tanto più quando le decisioni che vengono prese calano sulla carne viva di tutti.

sabato 14 novembre 2020

I VERI RESPONSABILI DELLA TIRANNIDE

Amleto, protagonista dell'omonima tragedia di W. Shakespeare, è esortato dallo spettro del padre, assassinato dal fratello, che ora ne usurpa il trono, a vendicare la sua morte. Amleto esita però a mettere in atto la vendetta, e il famoso monologo “essere o non essere” è l’espressione del dilemma che s’agita nella sua mente: è “più nobile soffrire i dardi e i colpi di una sorte oltraggiosa o armarsi contro un mare d'affanni e, opponendosi, por loro fine?”.

Amleto si strugge: ormai conosce la verità, ma non sa decidersi se assecondare la richiesta del fantasma del re morto, suo padre, che esige la vendetta, ovvero sopportare stoicamente tutto il male e le avversità. È noto che il dubbio accompagnerà Amleto sino alla conclusione della tragedia.

Sarà infine la figura terribile di Ananke – l’antico decreto degli dèi, il Fato, il Destino, l’intollerabile necessità cui nessun uomo può sottrarsi – che col suo inesorabile accadere farà sì che ciò che sia fatto venga fatto.

L’esitazione di Amleto non deriva dalla mancanza di coraggio, ma dalla consapevolezza che il suo agire non cambierà l’essenza eterna delle cose: sempre l’uomo che aspira alla giustizia – quale strumento perché il doveroso rispetto a cui ogni uomo ha diritto per la sua stessa natura sia ristabilito – sarà costretto a patire “le frustate e gli scherni del tempo, il torto dell'oppressore, l'ingiuria dell'uomo superbo, gli spasimi dell'amore disprezzato, il ritardo della legge, l'insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo che il merito paziente riceve dagli indegni”.

Insomma, non basta la garanzia dell’istituzione umana della giustizia, se ciascun individuo, quale singolo elemento del popolo, non saprà riconoscere l’essenza della propria natura umana, traendo da essa il coraggio di opporsi a tutto ciò che offende la sua dignità, difendendola con le unghie e coi denti, foss’anche l’ultima battaglia della sua vita.

Perché mai il popolo, che in definitiva paga sempre per tutti gli errori dei suoi capi, non si ribella ai suoi aguzzini, ma ne accetta supinamente la subordinazione?

Una cosa è chiara come il giorno: fintantoché gli oppressi saranno – proprio loro – i volenterosi carnefici degli oppressori, la speranza di una società in cui la Giustizia possa essere lo strumento che ogni cittadino può brandire per veder affermata la sua dignità calpestata da un altro uomo, solo perché più potente, è destinata a restare solo un’utopia, un ideale irrealizzabile.

L'idea di uno Stato di diritto, che non soggiaccia all'arroganza di pochi uomini, una speranza vana. 

Una società fondata sui postulati della Costituzione repubblicana una favola raccontata ai bambini per tenerli buoni, ma che non significa nulla.

Gli oppressori hanno a tal punto impresso nelle menti degli oppressi – come un tatuaggio indelebile – un istinto all’obbedienza, per cui non c’è preoccupazione più ansiosa per l’oppresso che, deposto un tiranno, trovarne un altro cui affidare al più presto quella libertà di cui non sa cosa farsene.

È questa esigenza di genuflessione dell’oppresso all’oppressore che renderà sempre vana l’azione di quegli uomini che, pur giungendo a sacrificare la propria vita per restituire agli oppressi il dono della libertà, che gli oppressori avevano loro portato via, dovranno sempre ricominciare daccapo sotto le vesti di un Gesù, di uno Spartacus, di uno Steve Biko, di un Nelson Mandela, ecc. ecc.

Gli oppressi, alla libertà dell’uomo, preferiscono la libertà dello schiavo. 

La libertà dell’uomo è quella di non piegare il ginocchio dinanzi a nessun potere arbitrario o enorme di un altro uomo; la libertà dello schiavo è invece quella che il Padrone concede ai suoi servi. 

È questa libertà dello schiavo che poi rafforza i costumi servili con i quali abbiamo a che fare tutti i giorni: adulazione, simulazione, cinismo, disprezzo per gli spiriti liberi, venalità, corruzione.

In un mondo di servi – qual è il nostro – non potrà mai esserci libertà per l’uomo.

Sono i servi i veri responsabili della tirannide!


mercoledì 11 novembre 2020

IL GOVERNO È CONSAPEVOLE CHE CI SONO TUTTI GLI INGREDIENTI PER UNA RIVOLTA SOCIALE?

C’è un’emergenza all’orizzonte peggiore di quella da Covid-19: quella economica. Se il Governo non interverrà subito, mettendo soldi – non chiacchiere – nelle tasche della gente, presto ci sarà una rivolta sociale che aggraverà il quadro generale. Quando questo accadrà, cosa farà Giuseppe Conte? Schiererà l’esercito in campo?

I mass media mainstream parlano di positivi, di contagiati. Non parlano affatto di disoccupazione, di perdita di reddito, di gente reclusa in casa, con l’obbligo di quarantena, in attesa di un tampone che non arriva mai per essere liberata dagli arresti domiciliari. 

Perché sì, la ricerca di positivi ha mandato completamente in tilt il sistema. 

Soggetti sintomatici abbandonati in casa, senza alcuna assistenza domiciliare. 

Se non fosse per il buon cuore di parenti ed amici, che si occupano di fargli la spesa, morirebbero di fame. E quando dovessero accusare gravi sintomi respiratori, la precipitosa corsa in ambulanza non servirebbe a salvar loro la vita, dato che i tempi di attesa prima dell’accettazione in pronto soccorso possono essere anche di cinque giorni.

Tutti gli attuali protocolli terapeutici – che non dovrebbero provocare alcun decesso – saltano, e le persone muoiono non da Covid-19, ma a causa dei lunghi tempi d’intervento.

Non parliamo poi delle emergenze cardiache e di ictus cerebrale.  

In questi casi ogni minuto conta, la “golden hour” – il tempo utile in cui la tempestività dell’intervento medico fa la differenza fra la vita e la morte – va a farsi fottere, perché manca il triage per separare i pazienti Covid dagli altri. 

Si aggiunga poi la stanchezza fisica e mentale di medici ed infermieri che moltiplica gli errori.

Dunque, i decessi di oggi hanno poco a che fare con il coronavirus, ma sono la conseguenza del panico alimentato, consapevolmente o inconsapevolmente, dalle istituzioni, dagli esperti di regime, dai mass media. 

Persone in preda al panico intasano i centralini degli ospedali, affollano i pronto soccorso, facendo perdere tempo prezioso ai medici. 

In questo caos generale diventa difficile distinguere gli ipocondriaci da quelli che hanno bisogno di interventi rapidi.

Se ci fosse stata un'informazione scientifica corretta e chiara questo marasma ci sarebbe stato?

Credo di no: basta vedere le immagini che provengono dalla Svezia, dove nessun lockdown è stato imposto, nessun tam tam mediatico allarmistico è stato fatto. 

La gente senza mascherina circola liberamente per le strade, frequenta negozi e centri commerciali. 

Di fronte allo scenario attuale, tutto il governo – in particolare il Presidente del Consiglio e il ministro della Salute – dovrebbe essere essere inquisito per il reato di procurato allarme. A seguire, i mass media che, con la ripetizione ossessiva della pericolosità del nuovo virus, hanno alimentato un clima di allarme sociale, che sembra di vivere la narrazione del Manzoni della Milano del 1630, flagellata dalla peste. Infine, gli esperti di regime tipo Burioni  che, molto più simili ai predicatori dell'apocalisse che a scienziati, hanno contribuito a terrorizzare milioni di italiani. 

E, come se non bastasse, lo stesso Burioni ne ha anche per gli asintomatici, che pensavano di averla scampata: “Essere asintomatico al Covid non vuol dire essere sano: il corpo subisce comunque danni”. 

Così , secondo questo massimo esperto, siamo tutti malati, salvo prova contraria. Non siamo dunque più noi a sapere se ci sentiamo bene o male: è il medico che lo sa!

Ne ho sentite tante di castronerie in questa pandemia, che ne ho la nausea, il mal di stomaco.

Con questa pandemia – che il Lancet ha giustamente ribattezzato “sindemia”, ossia una malattia che non colpisce tutti allo stesso modo come fece la peste, ma è accentuata dalle diseguaglianze sociali ed economiche – è saltato non solo il buon senso e l’intelligenza degli uomini, ma anche – e soprattutto – lo Stato di diritto. 

Per cui, non è più la ragione e il diritto a fare la forza, ma la forza e l'arroganza di chi detiene il potere a fare il diritto.

martedì 10 novembre 2020

CARI “NEGAZIONISTI” FATE I BUONI, SE POTETE!

Maurizio, operatore sanitario al reparto Covid dell’ospedale di Careggi a Firenze, ha deciso di esternare il suo pensiero: accusa i “negazionisti”, che si ostinano a negare la gravità di questa epidemia e “continuano con la loro superficialità a divertirsi”.

Questi indefinibili cinici “negazionisti” – anziché coprirsi il capo di cenere e fustigare l’arroganza dei loro costumi triviali, osano divertirsi; anziché applaudire al senso di abnegazione e coraggio dei tanti medici ed infermieri che in prima linea, sfidando la morte, combattono una lotta impari per strappare dalla morte ultraottuagenari, legati alla vita come una foglia d’autunno al ramo – con il loro egoismo sfiancano “tutti i sacrifici che tutti i santissimi giorni” gli operatori sanitari mettono “in campo con dedizione e professionalità” per debellare la titanica e impari lotta contro questo nuovo virus.

I loro sforzi “stanno diventando vani perché” i “negazionisti” sembrano non avere “purtroppo, l'intelligenza di capire che” essi sono “in trincea”. E questa “guerra” per essere vinta richiede la collaborazione di tutti, e soprattutto una buona dose di senso civico”.

Bene ho imparato una nuova cosa: le malattie non si combattono con ospedali, attrezzature, terapie ospedaliere e/o domiciliari, nuovi farmaci; si combattono con il senso civico, mostrando segni di autentica contrizione, lodando l’opera di medici e infermieri, elevandoli al rango di eroi.

L’epidemia e i relativi decessi non sono la conseguenza dei tagli scriteriati fatti alla sanità nell’ultimo decennio (quasi 40 miliardi di euro), che ha dimezzato il numero degli operatori sanitari, dei posti letto in ospedale e nei centri di terapia intensiva; l’epidemia e i relativi decessi non sono la conseguenza di un piano pandemico colpevolmente fermo al 2006 e mai aggiornato; l’epidemia e i relativi decessi non sono la conseguenza di una cattiva gestione dell’emergenza sanitaria da parte di sedicenti esperti che spesso danno l’impressione di saperne meno del pubblico televisivo che da casa li segue.

No: l’epidemia e i relativi decessi sono la conseguenza dell’atteggiamento “negazionista” e del loro cinismo estremo, a tratti patologico, come quello di due ragazzi che su una spiaggia toscana, credendo di non essere visti da alcuno, si sono baciati. E per questo due solerti tutori dell’ordine pubblico hanno comminato loro una multa di 800 euro.

Cari “negazionisti” fate dunque i buoni se potete: indossate sempre la mascherina anche all’aperto, rispettate il coprifuoco, non baciate le vostre ragazze o ragazzi, statevene buoni buoni a casa, rispettate tutti i DPCM di Giuseppe, elogiate sempre il lavoro di medici ed infermieri, e vedrete che il virus di fronte a tanto senso civico si commuoverà e se ne andrà.

sabato 7 novembre 2020

DUE COSE SONO INFINITE, L'UNIVERSO E LA STUPIDITÀ UMANA

Il virus, i lockdown, il distanziamento sociale, le restrizioni di libertà per il contenimento della diffusione dell’epidemia, sono soltanto la copertura, lo schermo per celare la verità: una cospirazione ordita a livello mondiale da una élite di individui, che si autodefiniscono іllumіnаtі, per l’instaurazione di un “Nuovo Ordine Mondiale”. 

L’emergenza Covid è soltanto una colossale operazione di ingegneria sociale finalizzata alla realizzazione di tale obiettivo.

Chi di voi avrebbe mai immaginato, soltanto un anno fa, che si sarebbe impedito ai cittadini di camminare liberamente per strada, di andare a trovare i propri congiunti, di poter tenere il proprio negozio aperto. 

Chi di voi sarebbe mai giunto ad accettare che le salme dei propri cari fossero avvolte in un lenzuolo imbevuto di disinfettante e quindi date alle fiamme, senza alcun rito funebre. 

Chi di voi avrebbe mai creduto che si potesse impedire, con tanto di forza pubblica, ai sacerdoti di celebrar Messa. 

Chi di voi avrebbe mai accettato d’andare in giro – anche all’aperto – con una mascherina sul volto, nonostante non vi siano prove scientifiche che ne attestino l’efficacia: lo studio sistematico del CDC (l’organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti d'America) non ha rilevato alcuna riduzione significativa della trasmissione dell’influenza con l’uso di maschere facciali. E se non funziona per il virus dell’influenza che ha un diametro minimo di 80 nanometri (nm - un miliardesimo di metro), figuriamoci se può funzionare per il sars-Cov2, il cui diametro minimo è di 60 nm.

La novità di questa epidemia, che salta agli occhi e alimenta il sospetto, è la censura: ogni singolo pensiero fuori dagli schemi “ufficiali” viene etichettato come complottista, cospirazionista, negazionista. 

Perché se l’epidemia c’è e il virus è davvero così pericoloso, come gli scienziati "ufficiali" sostengono, non consentire un confronto pacato, sulla base di dati oggettivi, tra scienziati in linea con la verità ufficiale e scienziati che dissentono dal pensiero unico imposto a forza di DPCM?

Perché invitare nei vari format televisivi solo personaggi che, senza alcuna seria argomentazione, sostengono l’unica tesi che si sposa con i provvedimenti emanati dal governo? 

Si ha forse paura che gli altri scienziati, che la pensano diversamente, possano con validi argomenti far aprire gli occhi a quanti li hanno bendati?  

Siamo tornati all’oscurantismo medievale. Esiste un’unica esegesi scientifica: quella del Governo e del suo Comitato Tecnico Scientifico.

Indipendentemente da come uno la pensi, intorno a questo nuovo virus ci sono sulla sua origine, sulla sua diffusione, sulla gestione dell’emergenza sanitaria, più zone in ombra che in luce, da far nascere legittimamente il sospetto che qualcosa di potente stia accadendo in tutto il mondo. 

Negare questa semplice constatazione significa essere totalmente privi d'immaginazione, e quindi di intelligenza.

Cittadini – non sudditi – che si rispettino, ancor prima di farsi prendere dal panico, esigerebbero fosse fatta chiarezza, per non essere considerati individui che al posto del cervello hanno delle zucche vuote. 

Qualsiasi uomo, dotato d’intelletto, dinanzi a tanta confusione sentirebbe la necessità e l’urgenza di dissipare l’oscurità; non si adeguerebbe come un automa a provvedimenti calati dall’alto. Se ci fosse un inganno orchestrato a suo danno lo vorrebbe sapere per rimuoverlo. 

E, invece, assisto ad una massa amorfa di individui che, incapaci di pensiero critico, seguono alla lettera quanto loro viene imposto dall’autorità. 

Nel delirio dei DPCM si riflette un tale impazzimento, sconcerto e confusione, che gli unici soggetti in grado di sopportare questo stato di cose sono soltanto i decerebrati, i lobotomizzati che, non chiedendosi di alcuna cosa la ratio, potranno pure pronamente accettare che un giorno il Presidente del Consiglio in uno dei suoi tanti DPCM imponga alla popolazione che le mutande siano calzate in testa per verificare che siano state opportunamente lavate. 

Non mi meraviglierei se il giorno seguente vedessi tanta gente andare in giro con le mutande calzate in testa. 

Dopo l’esperienza Covid non mi meraviglierei più di tanto: gli uomini possono essere capaci di cose sublimi, ma possono anche dimostrarsi infinitamente stupidi.

mercoledì 4 novembre 2020

L'ORGIA DEL POTERE: DOPO LE MASCHERINE ALL’APERTO, IL COPRIFUOCO

Le attuali politiche di blocco produrranno effetti devastanti sulla salute pubblica, a breve e lungo periodo, ma di questo non si parla. O, almeno, non ne parlano i mass media mainstream, straordinariamente orchestrati tra loro per plasmare e manipolare il volgo all’unico scopo di fargli credere che l’unica malattia responsabile della morte dell’uomo è COVID-19!

Così nell’immaginario collettivo passa l’idea che superare indenni la nuova peste equivale ad evitare la morte. Se poi il peggioramento degli esiti delle malattie cardiovascolari e l’aumento dei malati di cancro, per la sospensione degli accertamenti diagnostici e delle terapie che non siano direttamente collegabili al Coronavirus, porteranno negli anni a venire ad un aumento della mortalità, poco importa rispetto alla maggior urgenza che impone il contrasto dell’epidemia (i morti no-Covid sono meno morti rispetto a quelli da Covid, anche se poi, se i parenti del deceduto non stanno attenti, li affibbiano al Covid). 

Se il deterioramento della salute mentale di quei tanti che non reggono più questo stato generalizzato di panico porterà ad un aumento generalizzato dei malati psichiatrici e dei suicidi, poco importa: il contrasto al virus è prioritario! Cosa vuoi che sia una popolazione di schizofrenici e psicopatici in giro, rispetto alla pericolosità del virus!

Se i bambini di oggi, costretti a misure di quarantena e di isolamento domiciliari, svilupperanno domani gravi forme di disagio psicosociale quali ansia, depressione, paura degli altri, nervosismo, irritabilità, insonnia, ecc. ecc., è un problema trascurabile che non riguarda l’oggi ma il domani. Chissà quanti litri di valium e antidepressivi dovremo somministrare ai nostri baldi giovani di domani, con grande gioia delle aziende farmaceutiche che ringraziano anticipatamente questo Governo per le immense opportunità di fatturato che dischiude loro nel prossimo futuro!

Secondo le autorità pubbliche il prezzo da pagare in termini di altra salute è senza alcun dubbio proporzionato alla tutela dell’unica salute da salvaguardare: quella d’evitare che la gente muoia di COVID-19, che se è preoccupante per la classe mediana di età compresa fra 80 e 84 anni (l’aspettativa di vita media in Italia per gli uomini è di 82 anni, per le donne di 85 anni), non lo è affatto per i bambini e i giovani. Per i quali si può tranquillamente affermare che è del tutto trascurabile (0,06%), non più pericolosa dell’influenza.

Se questi sono i dati (liberamente consultabili da tutti sul sito dell’ISTAT), che senso ha tenere gli studenti fuori dalle scuole? Che senso ha costringere la popolazione intera alla reclusione dalle ore 22 alle 5 del mattino, proprio quando la presenza di persone per le strade è minima e la carica virale conseguentemente più bassa? Che senso ha l’aver chiuso palestre, ristoranti, teatri, ecc. quando si è dimostrato che i contagi avvenuti in questi luoghi sono stati praticamente zero?

In quale testo di epidemiologia c’è scritto che il “coprifuoco” in una fascia oraria arbitrariamente scelta sia una misura davvero necessaria per evitare la diffusione del virus? Il Comitato Tecnico Scientifico ritiene forse che il virus sia assimilabile ad un operaio che timbra il cartellino e, nella loro infinita saggezza, sono riusciti a capire il momento in cui esso smonta dal lavoro?

Il virologo di fama internazionale Giulio Tarro definisce quella del coprifuoco un’idea davvero bizzarra e farlocca, senza alcuna utilità. Dal punto di vista sanitario non trova alcuna giustificazione, se non forse sul piano psicosociale: il famoso esperimento di Milgram, teso a testare il grado di obbedienza passiva del popolo ad ordini provenienti dall’alto pur se immotivati e deliranti, con l’intento di consentire poi lo sviluppo dei semi dell’autoritarismo.

Siamo infatti in una vera e propria “orgia del Potere” in cui non solo il capo del Governo emana i suoi editti imperiali, ma ci si mettono anche i presidenti delle Regioni (con ulteriori restrizioni) a far gara tra di loro per mostrare agli italiani chi ce l’ha più duro! 

Chissà che orgasmo prova questa gente al pensiero che tanti “coglioni” seguiranno gli ordini da essi impartiti, senza neppure osare metterli in discussione. Chi disobbedisce sarà, infatti, severamente punito con ammende salatissime. 

Comandare è la cosa che gli viene meglio. Combattere la corruzione, l’evasione fiscale, la disoccupazione, no! Garantire mezzi di trasporto degni di un paese civile, no! Assicurare un’assistenza sanitaria capillare ed efficiente, no! 

NO, quello che decisamente riesce meglio loro è: COMANDARE! L’atteggiamento di deferenza che gli altri hanno nei loro confronti li esalta. E quanto più gli ordini sono assurdi e deliranti, tanto più si eccitano. Cosicché non hanno neppure bisogno del viagra per farselo venir duro!

Questa è l’orgia del Potere: quello che si fonda sulla diseguaglianza. Quello del Marchese del Grillo, di monicelliana memoria, che ai plebei dice: “Io so' io... e voi non siete un cazzo!”. Quello che ha lo scopo di privilegiare unicamente gli interessi di una piccola categoria di uomini a danno di tutti gli altri. Quello che impoverisce la comunità in generale, mentre arricchisce solo sé stessi. Quello che non deve rendere conto a nessuno, se non a sé stesso. 

Quello, in breve, che può fare tutto perché si nutre della paura altrui.


martedì 3 novembre 2020

IL POPOLO VUOLE ESSERE INGANNATO

Se c'è una cosa che ho tratto da questa esperienza Covid è che la maggior parte della gente ha disimparato a pensare, e cioè a ragionare in modo corretto. Risvegliare nei tanti, che considerano l’epidemia Covid la riedizione della Spagnola del 1918, la capacità di riflettere in modo non automatico è impresa tanto ardua quanto vana.

Indipendentemente dalla quantità e dalla qualità degli argomenti a sostegno della tesi secondo la quale sì un’epidemia c’è, ma non tale da scatenare il putiferio cui stiamo assistendo, con annessi e connessi isterismi collettivi di massa, da evocare scenari da peste bubbonica del 1300.

Allora la protezione più sicura veniva dalla Vergine Maria, oggi dal Comitato Tecnico Scientifico. Segno che la Tecnica ha soppiantato Dio e tutti i Santi. Il rosario è stato sostituito dalla mascherina e dai guanti; le preghiere dalle precauzioni igieniche. Una fiducia tale nella scienza da sconfinare in quello stesso dogma religioso, da cui pensavamo di esserci liberati. I virologi, gli epidemiologi sono i nuovi sacerdoti da cui ci attendiamo ogni salvezza.

Perché ancora la gran parte della gente del popolo – il cosiddetto volgo – si comporti come una mandria di vacche o un gregge di pecore resta per me un enigma. Una cosa è però certa, fintantoché il volgo si sottometterà acriticamente all’autorità nessun regime democratico sarà mai abbastanza saldo da restare indenne dall’assalto di despoti assetati di potere. La passività all’interno della relazione di autorità produrrà sempre tiranni, che si sentiranno perciò stesso investiti della responsabilità di trattare gli uomini in un modo non diverso da quello del pastore che amministra il proprio gregge.

Se ciascun uomo fosse dotato di autonomia individuale e di capacità critica, la sua coscienza – che intuitivamente gl’indicherebbe ciò che è bene da ciò che è male – non potrebbe non entrare in conflitto con l’adesione ad un sistema autoritario distruttivo. Questa situazione di conflitto, tra l’obbedienza verso un’autorità esterna e la propria coscienza, permetterebbe all’individuo di elaborare una riflessione critica sulla legittimità dell’operato dell’autorità e di, eventualmente, disobbedire ai suoi ordini.

Chi si limita a seguire gli ordini senza passarli al vaglio della ragione, non rimarrà a lungo una persona. Presto o tardi smetterà di pensare a sé stesso come soggetto responsabile delle proprie azioni, e finirà per percepirsi soltanto come un ingranaggio di un processo che lo trascende e sul quale non ha nessuna possibilità di incidere.

Chi alimenta questo atteggiamento – attraverso l’uso massiccio della propaganda mediatica – non avrà poi grossi ostacoli nel presentare il mondo come i potenti desiderano che venga percepito. I responsabili dei media affermano che le loro scelte sul terreno dell'informazione sono frutto di criteri imparziali, professionali e oggettivi e sono confortati in questa loro pretesa dalla comunità intellettuale asservita al sistema. La cosiddetta “informazione da bollino blu”. 

Così gli “esperti” che si avvicendano in TV saranno presentati come gli unici depositari del sapere scientifico, e quindi l’ancora cui aggrapparsi per scongiurare il male che ammorba le strade, i ristoranti, le palestre, i cinema, i teatri. 

A nulla serve far notare a queste autentiche “capre” che l’aumento dei contagi non significa necessariamente diffusione della malattia. A nulla serve dire a queste autentiche “capre” che i lockdown servono quando il virus è localizzato, ma non servono più quando il virus ormai si è diffuso ed è forse diventato endemico. Fiato sprecato rammentare a queste autentiche “capre” che è stata la cattiva gestione da parte delle autorità, che non hanno aggiornato il piano pandemico dal 2006 facendosi trovare del tutto impreparati nell’approvvigionamento di farmaci antiretrovirali e di presidi medico chirurgici, che non hanno adottato tempestivamente i lockdown quando era il tempo di farlo, che hanno dimezzato le strutture ospedaliere e il personale sanitario, la causa del collasso sanitario e l’aumento dei decessi, non certo le movide, o le persone che all’aperto vanno in giro senza mascherina.

I responsabili – quelli veri – sono proprio quelli che scaricano sui cittadini l’onere delle loro colpe.

Se le “capre” preferissero l’eleganza di un ragionamento ben fatto piuttosto che obbedire e chinarsi supinamente all’autorità, anche quando emana DPCM incostituzionali e oltretutto deliranti, da cui traspare un autoritarismo preoccupante, gli impostori avrebbero finito di fare la propria fortuna. 

Ma come già diceva Petronio, che ben conosceva la natura dell’uomo-massa: “Vulgus vult decipi, ergo decipiatur”, ossia “il popolo vuole essere ingannato, e allora che sia ingannato”!

lunedì 2 novembre 2020

ALLA MANIFESTAZIONE DI FIRENZE I MANIFESTANTI ERANO DALLA PARTE DELLA LEGGE

La libertà di manifestazione è sancita dalla nostra Costituzione. Essa è la madre di tutte le leggi. E, pertanto, nel nostro ordinamento repubblicano nessuna norma di grado inferiore può contrastare con le leggi della Costituzione.

I cittadini che manifestavano reclamavano i loro diritti costituzionali stuprati, calpestati, stracciati da un Presidente del Consiglio che con atti amministrativi, senza alcuna forza di legge, sottomette tirannicamente un’intera popolazione.

Ai signori poliziotti vorrei ricordare che essi hanno giurato di esseri fedeli prima di tutto alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi dello Stato, di adempiere ai doveri del loro ufficio nell'interesse dell'amministrazione per il pubblico bene.

Chi è contro la legge è questo Governo e il suo Capo che sta facendo strame dei diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione.

I loro manganelli avrebbero dunque dovuto rivolgerli contro questo Governo liberticida.

L’obbedienza all’autorità non è sempre una virtù in democrazia, se non vogliamo svegliarci nel peggior fascismo.











domenica 1 novembre 2020

È O NON È LA SALUTE PREVALENTE RISPETTO AGLI ALTRI PRINCÌPI COSTITUZIONALI?

La giornalista Naomi Klein, autrice del famoso saggio “Shock economy”, fa notare come le emergenze, quando si vuole cancellare un intero tessuto sociale per crearne un altro, rappresentano un’occasione favorevole per accelerare il conseguimento di obiettivi che altrimenti troverebbero molti ostacoli nei meccanismi istituzionali democratici e parlamentari.

Suppongo non ci siano dubbi sul fatto che dallo scorso 31 gennaio l'Italia stia vivendo in un continuo stato di emergenza rischio sanitario Coronavirus. Un’anomalia istituzionale che si trascina ormai da mesi e che prende a pretesto l’alto numero dei contagiati.

Ora, se dobbiamo prendere atto che c'è un rischio sanitario del Coronavirus, è altrettanto evidente che, proprio per le modalità con cui il governo sta facendo fronte alla pandemia, c'è anche un rischio democratico. 

Ora, se la forma democratica è essenziale perché vengano rispettati e garantiti i diritti fondamentali e inviolabili dell’uomo, cosa ci garantisce che una volta terminato lo stato di emergenza sanitario si ritorni allo status ante quo, ossia al ripristino delle libertà fondamentali dell’uomo come singolo e come soggetto sociale?

Dunque, al di là delle ragioni più o meno valide a giustificazione dei vari provvedimenti restrittivi e impositivi, il timore che i diritti delle persone vengano portati via ha una sua fondata ragione. 

Peraltro, se si considerano le tante “controriforme sociali” fatte per contenere il debito pubblico e adempiere ai desiderata di Bruxelles, alcune persone hanno buoni motivi d’essere sospettose e di non credere a tutto ciò che loro viene detto da chi ci governa. 

Romano Prodi, per esempio, ci aveva promesso che con l’euro avremmo lavorato un giorno di meno e guadagnato come se avessimo lavorato un giorno di più. La promessa è stata tradita: ci troviamo tutti – escluso i ricchi – in un mare di merda.

Non è quindi del tutto campato in aria sospettare che dietro alla lotta contro il Coronavirus possa nascondersi un preciso disegno orchestrato a livello internazionale dalla triade FMI – OMS – WEF, e posto in atto dai capi di governo, loro luogotenenti, per traghettarci verso una forma di fascismo peggiore di tutti quelli conosciuti sinora.  

A pensarlo non sono soltanto quelli che vengono sbrigativamente tacciati di complottismo e negazionismo. Lo pensa pure Mons. Carlo Maria Viganò, Arcivescovo Titolare di Ulpiana (Kosovo), il quale in una lettera indirizzata a Trump scrive: 

«in quest’ora […] le sorti del mondo intero sono minacciate da una cospirazione globale, nel silenzio delle autorità civili e religiose […] Un piano globale, denominato Great Reset, è in via di realizzazione. Ne è artefice un’élite che vuole sottomettere l’umanità intera, imponendo misure coercitive con cui limitare drasticamente le libertà delle persone e dei popoli».

L’autorevolezza e l’esperienza del Mons. Carlo Maria Viganò impongono una seria riflessione su quel che stiamo vivendo. E se quello che ci stanno preparando fosse questo non possiamo e non dovremmo assistere inermi a questo trapasso.

Quando l'accentramento dei poteri (al presidente del Consiglio Giuseppe Conte sono attribuiti pieni poteri) porta all'esautoramento del parlamento, il confine tra la democrazia e la dittatura si fa molto labile. 

E se un regime democratico può anche essere compatibile, per brevi periodi, con forme di potere accentrato, quando, invece, il mantenimento perdura può determinarsi una trasformazione dell'ordinamento istituzionale irreversibile.

È la legge hegeliana della quantità che diventa qualità: un terremoto di magnitudo 4 non cambia lo scenario, ma quando è di magnitudo 7 la distruzione è tanto elevata da modificare irreversibilmente lo scenario intorno a noi.

Corriamo il rischio che, con l'obiettivo paventato di contenere il cosiddetto allarme sanitario, si facciano saltare definitivamente la struttura dell'ordinamento costituzionale e delle procedure democratiche. 

Con l'emergenza sanitaria si è infatti giustificato l'intensificarsi dei controlli delle forze di polizia e l'impedimento delle varie forme di aggregazione sociale, da sempre importanti per far nascere il dissenso contro un potere autoritario.

Temo che il ricorso ai militari per i controlli in strada non si farà attendere. Come? È semplice: basterà qualche tafferuglio in questa o quella manifestazione di piazza, magari ottenuto infiltrando agenti provocatori. Si lascia che alcuni manifestanti – dotati di poco cervello e grandi muscoli – devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Quindi col consenso popolare – che chiede sicurezza e non libertà – si farà intervenire l’esercito a tutela dell’ordine pubblico, e il gioco è fatto!

Poiché ogni emergenza legittima il ricorso a provvedimenti straordinari, non sarà difficile – dopo l’obbligo delle mascherine (di dubbia efficacia) – imporre anche che ogni cittadino scarichi sul proprio cellulare l’app Immuni, raccontandoci pure che non è sorveglianza di massa, ma solo un modo per tracciare la diffusione dell’epidemia.

Così, attraverso la combinazione della minaccia Coronavirus e del controllo digitalizzato delle persone, diventeremo tutti detenuti controllati dal Grande Fratello, il cui occhio sarà capace di osservare tutto e tutti. E poiché ciascuno di noi non saprà mai se in un dato momento è controllato o no, si comporterà come se lo fosse sempre. 

Per rendere poi concreto il "distanziamento sociale" si ricorrerà allo smart working, che consentirà d'essere finalmente tutti distanziati per evitare la diffusione del contagio, e dunque disaggregati. 

Quindi racchiusi nelle nostre quattro mura (non dovremo neppure recarci nei negozi per fare i nostri acquisti, ci penserà Amazon a recapitarci tutto quel che ci serve) serviremo all'unico scopo di produrre energia per il grande Matrix, che così potrà espandere il suo controllo senza più ostacoli.

E se il fine della volontà autoritaria dei vari governi del mondo fosse proprio questo: quello di realizzare questo scenario? Ovvero  accelerare la transizione dalla terza alla quarta rivoluzione industriale, che si basa guarda caso proprio sullo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e l’internet delle cose, possibile grazie alla connettività superveloce del 5G.

È chiaro che si tratta di una volontà non dichiarata. Chi lo dichiarerebbe mai così apertamente? Ma, una cosa è certa, i provvedimenti messi in campo, per far fronte ad un'epidemia che non è più pericolosa delle tante che l'hanno preceduta, sembrano andare proprio in questa direzione. 

Una semplice coincidenza? Forse!

Del resto questo governo e, in concerto con il nostro, anche gli altri governi del modo, se da un lato affermano la prevalenza del diritto alla salute sopra ogni altro diritto e promettono risorse senza limiti di bilancio contro il Covid-19, dall'altro non si capisce perché abbiano sospeso le prestazioni essenziali che riguardano altre patologie. 

Allora la salute è o non è prevalente rispetto agli altri princìpi costituzionali? Esistono forse malattie di serie A e malattie di serie B o C o D?

Qualcosa proprio non torna!

martedì 27 ottobre 2020

I PARADOSSI CONTRO CUI LA LOGICA SI SCONTRA

Prima che l’epidemia da Coronavirus sars-Cov2 facesse il suo esordio qui, in Italia, ero affatto convinto che personaggi come Mario Tozzi e Andrea Scanzi, noti al grande pubblico televisivo, fossero persone intelligenti ed argute, capaci di ragionare sempre con distacco e misura. Ma la loro partigianeria all’esegesi scientifica sostenuta dal Governo e dal suo CTS mi ha mostrato tutta la spocchia e l’arroganza di cui sono intrisi, fino ad apparirmi addirittura “stomachevoli” o per bieco asservimento e piaggeria al potere o per quell’intransigente adesione ad una verità – ritenuta tale a prescindere dall’evidenza – elevata a verità superiore, per cui ogni altra che sia in disaccordo con questa è bollata come antiscientifica e pericolosa disinformazione per la comunità.

Se fossero meno presuntuosi e tronfi, riconoscerebbero che intorno a questa epidemia l’unica cosa certa è che “non vi sono certezze”. L’incertezza è notevole: nessuno sa con certezza se i lockdown servano oppure no; nessuno può dire con certezza che l’uso delle mascherine obbligatorie servano a contenere i contagi. Ma Scanzi e Tozzi ritengono che quello che il Governo sta facendo è giusto, tacciando tutti coloro che osano nutrire dubbi sulle particolari misure restrittive imposte al popolo quali decerebrati incoscienti, che col loro irresponsabile comportamento mettono a rischio la comunità intera.

È possibile che la loro sensibilità e cultura non faccia loro intravedere che i sedicenti esperti fanno solo congetture, ammantate pure di scientismo, che spesso si rivelano anche erronee. Accade così che circostanze minime sono percepite come disastrose, mentre circostanze gravi sono ignorate. Ad esempio, è percepito come disastroso passeggiare all’aperto senza mascherina facciale, andare a ristorante, cinema o teatro, assodato che su 350 mila soggetti monitorati solo 1 è risultato positivo; mentre si ignora tranquillamente che i mezzi pubblici spesso sono sovraffollati al mattino. La ressa è tale che non è consentito mantenere alcuna distanza di sicurezza. Il distanziamento vale ovunque, ma non sui mezzi pubblici? Il virus cessa la sua ostilità quando le persone sono stipate sugli autobus o sui mezzi della metropolitana?

È di fronte a questi paradossi che la logica si frantuma e la fiducia nelle istituzioni vacilla paurosamente: il governo impone l’obbligo delle mascherine all’aperto in tutta Italia, spiega militari e polizia per le strade per vigilare contro gli assembramenti, ma sugli autobus i passeggeri continuano a viaggiare ammassati, soprattutto nelle ore di punta.

Il lettore potrà valutare da solo se siamo al sicuro o in mano a dei ciarlatani. 

sabato 24 ottobre 2020

LA MINACCIA VIENE DALLA STOLTEZZA DI CHI CI GOVERNA, NON DAL VIRUS

 La speranza di vita in Italia – dato relativo all’anno 2019 – è di 81 anni per gli uomini e 85,3 per le donne. I dati dell’ISS (Istituto Superiore della Sanità), una fonte credo non tacciabile di complottismo o negazionismo, relativamente ai decessi per o con Covid-19, ci dicono che l’età media dei soggetti è di 82 anni, in salita rispetto a quelli dello scorso marzo. Di questi il 73% presentava altre patologie – il dato dello scorso marzo era del 62%. I soggetti di età sotto i 50 anni rappresentano l’1,1% di tutti i decessi; tutti con importanti patologie concomitanti.

Secondo il professore dell'Università di Padova, il virologo Giorgio Palù, la letalità del coronavirus è bassa, può uccidere certo chi è già gravemente ammalato o presenta un sistema immunitario compromesso, vuoi per l’avanzata età vuoi per malattie immunologiche, ma non è la peste.

Persino l’OMS si è vista costretta a rivedere il tasso di letalità a seguito del modo piuttosto bizzarro di conteggiare i morti Covid-19: autopsie negate cosicché pazienti con altre patologie sono stati sbrigativamente classificati come morti da Covid-19; in tanti casi i protocolli terapeutici sbagliati sono stati la causa dei decessi.

Mike Ryan, uno dei massimi esperti dell’OMS, lo scorso 10 ottobre ha dichiarato – notizia taciuta dalla maggior parte dei mass media mainstream – che “le migliori stime attuali ci dicono che circa il 10% della popolazione mondiale potrebbe essere stata infettata da questo virus”. Il che vuol dire che il tasso di letalità dal 3%, come inizialmente indicato, crolla allo 0,14% - nel 2019 il tasso di letalità dell’influenza stagionale in Italia è stato dello 0,11%.

Sempre secondo il virologo Palù, il 95% dei contagiati è asintomatico. E se dovessimo parlare di pandemia, dovremmo parlare di pandemia da tamponi PCR che, pur non avendo alcuna affidabilità scientifica, contribuiscono solo a montare il panico generalizzato, atteso che positivo asintomatico non significa necessariamente contagioso.

Infatti, secondo il virologo Giulio Tarro, assistente di Albert Sabin, l’ideatore del vaccino antipoliomielite, “Le persone sane asintomatiche non possono essere considerate contagiose … L'asintomatico non contagia perché ha una bassa carica virale”. Peraltro, con riferimento all’affidabilità dei tamponi come mezzo diagnostico, il loro uso è inattendibile in quanto, proprio rifacendosi al suo scopritore il Premio Nobel professore Mullis, il test RT-PCR, eseguito utilizzando tamponi nasofaringei o altri campioni del tratto respiratorio superiore, “misura un acido nucleico che potrebbe essere anche inattivo”.

Ora le autorità pubbliche – di fronte a tante e numerose tesi esposte da altrettanto validi scienziati – anziché approfondire le tesi contrapposte degli scienziati intorno allo stesso tema, attraverso un confronto dialogico utile a stabilire da quale parte stia la verità, preferisce chiudere tutto e tutti, imponendo le mascherine all’aperto, anche se siamo soli. 

Anziché usare i muscoli dell’intelligenza e della ragione, preferisce quelli della censura e della repressione.

giovedì 22 ottobre 2020

VOGLIONO FARCI AMMALARE TUTTI

Il terrorismo mediatico sulla COVID-19 sta riscaldando i motori, e presto sarà nuovamente a pieno regime. E se i contagi aumenteranno (e aumenteranno, perché stiamo parlando di contagi e non di malati) si procederà presto ad un nuovo lockdown. In alcune regioni è già stato imposto il “coprifuoco”.

In questo quadro dominato da una vera e propria propaganda di regime, non ci vorrà molto a mostrare ospedali gremiti e terapie intensive intasate: basterà ricoverare tutti quelli che hanno una qualche linea di febbre e un po’ di tosse, e avviare in terapia intensiva tutti quelli affetti da grave enfisema polmonare, neoplasia polmonare allo stadio terminale, gravi cardiopatici, ecc.

Così tutti quei soggetti prossimi ormai alla fine e che risultano anche positivi al tampone, in caso di decesso potranno, senza il rischio di smentita, essere annoverati tra i morti da Covid-19. 

I malati di cancro e i portatori di malattie cardiovascolari si vedranno, invece, procrastinare esami diagnostici vitali sine die, ma le loro morti non faranno testo.

Ora, indipendentemente dalla pericolosità del virus, resta il fatto che non solo il buonsenso, ma la stessa scienza medica epidemiologica – non quella rappresentata dai piazzisti in televisione, che un giorno affermano una cosa e, a seconda della convenienza, il giorno dopo la smentiscono – ci dice che le misure prese non solo non servono a contrastare la diffusione del virus, ma sono anche controproducenti e costituiscono una seria minaccia per la nostra salute.

Premesso che nessun responsabile capo di governo alimenterebbe il panico in circostanze simili, anche quando ve ne fossero motivi, se non per altri scopi, è sconcertante vedere come si diano, invece, tanto da fare per alimentare una narrazione allarmistica che non è sostenuta da alcuna evidenza clinica: molte persone che hanno contratto il virus, sono poi guarite. È un dato, infatti, condiviso dalla maggior parte della comunità scientifica, ovviamente non di regime, che l’attuale pandemia è senz’altro meno pericolosa dell’influenza asiatica, che comparve nel 1957, e in meno di un anno si diffuse in tutto il mondo; non è più pericolosa della influenza di Hong Kong, che comparve nel 1968 e che, anche questa, si diffuse in tutto il mondo con un modello molto simile a quello dell'influenza asiatica.

Non risulta in nessuna documentazione dell’epoca che i capi di governo del mondo – tanto meno la stessa OMS – avessero ritenuto opportuno adottare particolare misure per arginare la diffusione dell’epidemia.

Poiché è un fatto che le pandemie nella storia si sono sempre verificate ad intervalli di tempo imprevedibili, e continueranno a succedersi come gli tsunami, i terremoti, le alluvioni, le inondazioni ed altre naturali calamità, dobbiamo concludere che dovremo rassegnarci a vivere perennemente in un continuo stato di allerta?

In passato, in situazioni del genere le autorità pubbliche hanno sempre invitato le popolazioni alla calma e alla solidarietà, che si sono da sempre rivelati i migliori rimedi per superare le avversità. Perché ora, al contrario, si invita la gente a tener sempre desto l’allarme e a non fidarsi l’uno dell’altro?

Non credo che questo stato di cose, peraltro ingiustificato e sproporzionato rispetto alla realtà dei fatti, faccia bene al nostro sistema immunitario.

Perché se non è dimostrato scientificamente che i lockdown e le mascherine abbiano una qualche efficacia nel contenere la diffusione di un qualsiasi virus, è invece ampiamente dimostrato che le persone sottoposte a situazioni di stress sociale cronico sono soggette a disequilibri del sistema immunitario che li rendono più vulnerabili alle infezioni e alle malattie autoimmuni.

Qual è dunque il vero fine di questi capi di governo, che continuano in modo “criminale” a soffiare sul fuoco, farci ammalare tutti per decreto?