lunedì 24 febbraio 2020

L'EMERGENZA CORONAVIRUS


Vengo subito al tema, e cioè all’emergenza “coronavirus”, e se l’allarmismo posto in essere dai mass media trova una sua qualche giustificazione. La risposta è no: è la classica tempesta in un bicchier d’acqua, di cui dovrebbero rispondere con senso di responsabilità quei giornalisti, che pur di fare notizia non si rendono pienamente conto del danno che non il virus ma essi stanno facendo.


Quel che vedo è “follia”; vere e proprie scene di isteria collettiva, in cui è assai difficile stabilire la linea di confine tra la psicosi (volontariamente o involontariamente) indotta e il reale pericolo rappresentato da questo virus. È dall’isteria collettiva che dovremmo, prima ancora che dal virus, difenderci. Perché se per i virus, grazie al progresso tecnologico, si potranno approntare validi rimedi, contro l’imbecillità umana non mi consta sia stato ancora inventato un rimedio altrettanto efficace.

L’imbecillità è una cosa seria; non dovremmo sottovalutarla. Specie quando gli imbecilli sono in posizioni apicali dell’organizzazione sociale, e ce ne accorgiamo perché i conti non tornano nell’economia, nella società e nella storia. Senza una fuga consapevole dall’imbecillità anche coloro che resistono sono destinati, prima o poi, ad essere risucchiati dal suo vortice. Un esempio di imbecillità è, per esempio, il divieto di fumo, disposto dal sindaco di Milano Giuseppe Sala, sotto le pensiline in prossimità delle fermate degli autobus. Con tutti i problemi di inquinamento che ha la città di Milano vuoi vedere che bisogna cominciare proprio dal fumo di sigarette per contenerli? La crociata anti-fumo è diventata talmente una religione che chiunque s’azzardi a chiedere ragione di una tale demenziale imbecillità è bollato come eretico dai fanatici salutisti. Il grande attore comico Redd Foxx avrebbe così sentenziato: “I fanatici salutisti si sentiranno stupidi un giorno, mentre giacciono in ospedale morendo di niente”.

Allo stato attuale delle cose è più pericolosa l’epidemia di ignoranza e razzismo verso le persone di origine asiatica che quella da coronavirus. Sempre al momento, la diffusione e i rischi legati al contagio sono appena più seri di quelli legati ad una normale influenza. I morti per influenza sono decisamente più alti rispetto a quelli per coronavirus; all’ottava settimana della sorveglianza stagionale di influenza la mortalità per influenza è stata di 217 decessi, mentre quella provocata da coronavirus di 6 decessi, e le vittime sono tutti soggetti di oltre 80 anni. Possiamo quindi dire che l’influenza stagionale è più pericolosa del nuovo coronavirus (ora chiamato SARS-CoV-2, che causa la malattia ribattezzata dall’Oms COVID-19).

Al presente, la minaccia rappresentata dal coronavirus Sars-Cov-2 è più potenziale che reale, e interessa più gli epidemiologi che si aspettano una pandemia simile all’influenza spagnola, che imperversò dal 1918 al 1920, provocando il decesso di 50-100 milioni di persone. Sulle prime la “spagnola” si presentò come una forma influenzale che durava pochi giorni senza conseguenze di sorta. Venne, infatti, chiamata “influenza dei tre giorni” e indicata semplicemente come uno strano morbo. Quindi, nell’estate del 1918 l'influenza esplose in tutta la sua virulenza, accompagnandosi con gravissime complicazioni a livello polmonare che furono responsabili della maggior parte dei decessi.

Quello che rende temibile un virus è il “salto di specie”; virus che normalmente infettano altri animali e che di tanto in tanto effettuano il salto di specie infettando anche l’uomo. In questi casi, diversamente dalla normale influenza stagionale, dove l’infezione causa solo moderati sintomi respiratori nella maggior parte della popolazione, la malattia causata dal virus mutante segue invece un percorso clinico particolarmente aggressivo, con rapido deterioramento e alto tasso di mortalità.

I coronavirus sono in genere virus che colpiscono l’uomo provocando il comune raffreddore; il coronavirus denominato SARS-CoV-2 è invece un nuovo ceppo di coronavirus che non è stato precedentemente mai identificato nell'uomo, prima di essere segnalato a Wuhan (Cina), lo scorso dicembre. Da qui le precauzioni che sono state giustamente prese per arginarne la diffusione.

Ma da queste valide considerazioni all’allarmismo generato c’è un abisso: allo stato attuale delle cose, su una popolazione di circa 60 milioni di individui, il numero di 229 contagiati è pari allo 0,00000382 dei casi; mentre il numero dei decessi è dello 0,000000117. In entrambi i casi si tratta di numeri tendenti allo zero. Se dinanzi a questi numeri si è creata una vera e propria psicosi collettiva, credo che qualcosa non funzioni nella comunicazione e, a giudicare dall’allarmismo suscitato, c’è da chiedersi: nel caso di una pandemia simile alla spagnola, saremo veramente in grado di fronteggiarla senza far collassare il nostro attuale sistema di vita?

Come se già non bastasse la scarsa consapevolezza tra le masse riguardo al virus, c’è pane anche per i complottisti. Secondo alcuni il coronavirus potrebbe avere collegamenti con il programma di guerra biologica cinese; il coronavirus sarebbe sfuggito da un laboratorio a causa di un qualche errore umano. La Cina ha ovviamente negato di avere armi biologiche offensive, ma un rapporto del Dipartimento di Stato dell'anno scorso ha rivelato sospetti di lavori segreti di guerra biologica. Secondo altri il nuovo virus fa parte di una cospirazione degli Stati Uniti per diffondere armi germinali finalizzate a destabilizzare il primato commerciale della Cina. Sia nel primo sia nel secondo caso è assai remota la possibilità che una delle due nazioni ci dica come stanno davvero le cose. Sono pertanto ipotesi che non possono essere al momento né confermate né smentite. La risposta invece alla domanda se l’uomo disponga oggi di una tecnologia in grado di fabbricare virus letali in laboratorio è affermativa: in laboratorio possono essere creati virus bioingegnerizzati in grado di infettare l’essere umano. E questo dovrebbe farci riflettere sull’importanza di far funzionare le meningi piuttosto che abbandonarci a comportamenti isterici.

Se tutti non ci sforzeremo di pensare bene, sarà crisi davvero.