domenica 22 novembre 2020

QUANDO IL POTERE VUOLE SOGGIOGARE I CITTADINI, SI REGGE SULLA DIVISIONE E SULLA CENSURA

Una cosa dovrebbe apparire assai evidente a tutti: gli esperti virologi sembrano dare pareri discordanti riguardo a COVID-19 e alle misure precauzionali da prendere. 

In estrema sintesi. 

Secondo alcuni, il sars-Cov2 non è affatto un virus così temibile come vogliono farci credere; c’è stato e c’è un uso strumentale di questo virus per altri inconfessabili fini; il lockdown è non solo una risposta sbagliata, ma del tutto sproporzionata al contrasto e alla diffusione del virus. 

Secondo altri, ed è la versione presa a riferimento non solo dal nostro governo ma anche da altri capi di stato interessati dalla pandemia, ci troviamo di fronte ad un virus temibile che può innescare una serie di processi che possono purtroppo condurre al decesso o comunque a complicazioni gravi una larga fetta della popolazione; pertanto, le misure restrittive per fronteggiare le conseguenze dell'epidemia da COVID-19 sono non soltanto necessarie ma anche imperative: linea dura per chi viola le norme anti Covid, controlli serrati e tolleranza zero.

Di fronte ad una tale situazione di disaccordo tra scienziati a chi dare retta, e con quale grado di confidenza? Chi dobbiamo ascoltare? Quelli che ci dicono che nella maggioranza dei casi la Covid-19 non è più grave di un’influenza stagionale, o quelli che ci descrivono la malattia con scenari da "gironi danteschi", tralasciando e trascurando colpevolmente i dati, quasi che fino a ieri la gente non moriva, non finiva nei centri di terapia intensive e, con l’avvento del nuovo coronavirus, improvvisamente si finisce in terapia intensiva e/o si muore?

Quando gli esperti non vanno d’accordo, si dovrebbe ancorché agitare lo spauracchio delle immagini shock – delle bare sui camion militari portate via da Bergamo, del paziente ritrovato morto nel bagno dell'ospedale del Cardarelli a Napoli (non per Covid ma per infarto), degli ospedali affollati, dei centri di terapia intensivi saturi, con medici costretti a decidere secondo speranza di vita e limiti di età, ecc., tanto efficaci per manipolare dall’alto il pensiero e il comportamento delle masse – ricorrere invece ad un confronto critico e pacato tra coloro che propongono e dimostrano una determinata tesi e coloro che la impugnano con argomenti contrari.

Personalmente non conosco altri criteri per vagliare il disaccordo tra esperti su una determinata questione, e contribuire così ad una conoscenza più ampia e più vicina alla verità di tante prese di posizioni assunte in modo rigido e intransigente, soprattutto dalla schiera degli allarmisti.

Partendo dal fatto che tutte le previsioni fatte dagli allarmisti, che in un primo momento hanno negato la pericolosità del virus, per poi convertirsi – non si sa perché – all’ortodossia della catastrofe, trasformando il Paese intero in un “lazzaretto manzoniano”, si sono rivelate fallaci, mentre al contrario, le tesi di coloro che impropriamente vengono ascritti alla schiera dei “negazionisti” si sono rivelate esatte nei fatti, ci si sarebbe dovuto attendere dal Governo un comportamento più dialogico e meno intransigente.

Quando tutti imputavano al paziente uno di Codogno l’ingresso del sars-Cov2 in Italia, il “negazionista ed eretico” dottor Pasquale Bacco, in tempi non sospetti, aveva già svelato che il nuovo virus era presente sul nostro territorio già da fine settembre o inizio ottobre 2019.

Pur avendo l’equipe del professor Bacco elaborato sul Coronavirus una serie di conclusioni, su base scientifica e sperimentale, che si sono rivelate coerenti con i fatti, pure non sono riuscite a superare il muro dell’informazione mainstream, solo perché in contrapposizione con le tesi dei molti scienziati televisivi che hanno monopolizzato il dibattito, senza peraltro portare alcuno studio scientifico a supporto delle loro tesi.

In altre parole, come si può ragionevolmente credere a sedicenti esperti che non si confrontano con coloro che non la pensano come loro, che non portano alcun valido argomento scientifico a sostegno delle loro tesi, che si sono rivelate, col senno di poi, errate e che peraltro appoggiano e giustificano ogni forma di censura presa nei confronti di quanti osano sostenere una tesi alternativa all’ortodossia governativa. 

Date queste condizioni è ancora ragionevole manifestare fiducia verso questi sedicenti esperti?

La questione non è di poco conto: in ballo ci sono le garanzie democratiche e costituzionali, le misure restrittive sono state adottate sulle dichiarazioni di tali esperti, che si autoproclamano “uber alles” i depositari della verità.

Si pensi – per citare un fatto tra i tanti – al lockdown delle autopsie voluto dal ministro della Salute. Con le autopsie si sarebbe scoperto fin da subito che in molti casi la cura era errata: i medici si sono concentrati sulle polmoniti interstiziali, trascurando che la formazione di trombi a livello vasale è la complicanza letale in una buona percentuale di coloro che si ammalano gravemente di COVID-19. 

Se si fossero utilizzati gli antinfiammatori, gli immunosoppressori, l’eparina e tutti i farmaci che diminuiscono la coagulazione del sangue, il numero dei decessi sarebbe stato – secondo il dottor Bacco – molto al di sotto di quello registrato nei mesi di marzo e aprile. 

Impedire che le autopsie fossero effettuate sui morti a causa del virus – sempre secondo il dottor Bacco – configura una vera e propria “strage di Stato”, che ha indotto la Consumatori Associati, il giudice Angelo Giorgianni, il virologo di fama internazionale Giulio Tarro, a promuovere una class action da parte dei parenti delle vittime per Covid contro lo Stato.

Se la censura – non solo sui mainstream dell’informazione, ma anche su piattaforme come YouTube, Facebook e altre, che hanno rimosso ogni documento contrario al pensiero unico dominante intorno alla narrazione del nuovo virus – non avesse spiegato tutta la sua potenza di fuoco, molte controversie sarebbero state superate dalla prova dei fatti, e il pubblico anziché essere fatto oggetto di tecniche di condizionamento mentale, secondo precise disposizioni decise forse da quanti hanno tutto l’interesse a sospendere garanzie democratiche e costituzionali in vista di un nuovo ordine mondiale, sarebbe pervenuto spontaneamente alla verità in modo oggettivo.

Chi di spada ferisce, di spada perisce! 

Quali conseguenze comporterà nella gente comune questo stato di cose, quando scoprirà d’essere stata ingannata proprio da quelle istituzioni in cui aveva riposto fiducia? Come fidarsi in futuro di quello che diranno gli scienziati? 

Ci troveremo tutti inevitabilmente immersi in uno scetticismo cognitivo, dal quale ci vorranno anni per uscirne.

Il Governo ha enormi responsabilità: sul piano politico, sociale, economico, ma soprattutto sul piano etico. 

Dal punto di vista etico, la questione era molto semplice: quando ci si trova di fronte ad una situazione di disaccordo su questioni scientifiche, indipendentemente dalle credenze che si possono avere riguardo alla materia del contendere, non si sposa apoditticamente una tesi, censurando l’altra senza appello. Si ascoltano entrambe le tesi e sulla prova oggettiva dei fatti si prendono decisioni. Tanto più quando le decisioni che vengono prese calano sulla carne viva di tutti.

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