martedì 21 luglio 2020

LA GRANDE VITTORIA DI CAPORETTO!


Dopo oltre 90 ore di maratona negoziale, Conte si dice soddisfatto dell’esito dell’accordo sul Recovery Fund al Consiglio Ue: “Siamo soddisfatti – il plurale maiestatis è d’obbligo –, abbiamo la possibilità di far ripartire il Paese … e spero contribuisca a distrarre l’attenzione morbosa attorno al Mes”.

Detta così sembra proprio una “vittoria”! A condizione però di celebrare non la disfatta di Caporetto, ma la sua vittoria. Le parole hanno questa magica proprietà di negare la realtà dei fatti, omettendone una parte, minimizzando o mentendo. Sarebbe l’innocente esercizio di un mentecatto, se dietro la narrazione dei fatti, palesemente in contrasto con il dato di realtà, non seguissero i corifei delle grandi testate giornalistiche e televisive a tessere le lodi  di Conte per il grande risultato ottenuto.

Così quella che dovrebbe essere l’informazione da “bollino blu”, ossia quella che dovrebbe garantire la qualità dell’informazione al vasto pubblico attraverso la valutazione rigorosa dei fatti, diventa la forma più sottile e subdola di rattrappimento delle facoltà intellettuali del cittadino/suddito, svelandosi per quella che è: uno strumento del potere per ammansire i lavoratori, i disoccupati, i giovani che cercano lavoro senza trovarlo, i vecchi con una pensione indecente, i malati senza un’adeguata assistenza, ecc. ecc. Quelli che sono stanchi e disillusi di sperare di vedere la luce in fondo al tunnel.

Ma per fortuna che c’è Conte e l’enorme ricchezza che ci giungerà dal Recovery Fund. Il piano europeo da 750 miliardi, che non ci sono ancora, prevede che all’Italia vadano 209 miliardi, di cui 82 sotto forma di sussidi e 127 di prestiti.

Gli 82 miliardi di sussidi saranno erogati nell’arco di dieci anni. Dunque: 8,2 miliardi l’anno, circa lo 0,5% del Pil nazionale. Ora, se qualcuno pensa che con una tale manciata di euro si possa  far ripartire l’Italia dopo il lockdown imposto dal Covid-19, con una previsione del Pil reale in calo dell’11,25%, deve essere davvero “suonato”. Questo è tipico di una “classe dirigente” che ci è o ci fa (tertium non datur)! Ed è assai simile a quel medico che pretende di correggere la grave disidratazione del suo paziente somministrandogli appena 50 ml di acqua al giorno.

Le risorse del Recovery Fund saranno distribuite tra il 2021 e il 2023. Sorge allora spontanea la domanda: da qui al prossimo 2021 come faremo ad andare avanti? 

È previsto che il rimborso del denaro preso a prestito cominci dal 2027, e allora potrebbero sorgere le sorprese, di cui Conte e il suo staff non fanno alcun cenno, per godersi ora il serto di allora offerto dall'informazione di regime.

Premesso che i fondi erogati saranno fortemente condizionali nella destinazione (sarà la Commissione a decidere dove e come potranno essere spesi i soldi dati a prestito), cosa accadrà se il nostro Paese decidesse di utilizzarli per fini pure importanti per la nostra economia, ma che non incontrano il placet della Commissione? E, ancora, cosa accadrà se i cosiddetti paesi frugali (Olanda in testa) dovessero vedere che il nostro Paese non ha ancora fatto le riforme tanto attese (aumento delle tasse e tagli a pensioni e servizi sociali) per contenere l’enorme debito pubblico, che alla fine dell’anno – secondo la previsione del Fmi – dovrebbe attestarsi a quota 166%? 

È verosimile che la Commissione decida di bloccare i fondi come arma di ricatto per esigere l’attuazione immediata delle riforme.

Se passare sotto le forche caudine del ricatto della Consiglio Ue, che farà aumentare il peso delle decisioni non democratiche di Bruxelles, a scapito di quelle democratiche prese da nostri governi in materia di bilancio, viene celebrato come una vittoria storica di Conte, allora pure la disfatta di Caporetto può da questo momento in poi essere celebrata come una grande vittoria del Regio Esercito italiano contro le forze congiunte degli eserciti austro-ungarico e tedesco.