Dopo oltre 90 ore di maratona negoziale, Conte si dice
soddisfatto dell’esito dell’accordo sul Recovery Fund al Consiglio Ue: “Siamo
soddisfatti – il plurale maiestatis è d’obbligo –, abbiamo la possibilità di
far ripartire il Paese … e spero contribuisca a distrarre l’attenzione morbosa
attorno al Mes”.
Detta così sembra proprio una “vittoria”! A condizione però
di celebrare non la disfatta di Caporetto, ma la sua vittoria. Le parole hanno
questa magica proprietà di negare la realtà dei fatti, omettendone una parte, minimizzando
o mentendo. Sarebbe l’innocente esercizio di un mentecatto, se dietro la
narrazione dei fatti, palesemente in contrasto con il dato di realtà, non
seguissero i corifei delle grandi testate giornalistiche e televisive a tessere
le lodi di Conte per il grande risultato
ottenuto.
Così quella che dovrebbe essere l’informazione da “bollino
blu”, ossia quella che dovrebbe garantire la qualità dell’informazione al vasto
pubblico attraverso la valutazione rigorosa dei fatti, diventa la forma più
sottile e subdola di rattrappimento delle facoltà intellettuali del cittadino/suddito,
svelandosi per quella che è: uno strumento del potere per ammansire i
lavoratori, i disoccupati, i giovani che cercano lavoro senza trovarlo, i
vecchi con una pensione indecente, i malati senza un’adeguata assistenza, ecc.
ecc. Quelli che sono stanchi e disillusi di sperare di vedere la luce in fondo
al tunnel.
Ma per fortuna che c’è Conte e l’enorme ricchezza che ci
giungerà dal Recovery Fund. Il piano europeo da 750 miliardi, che non ci sono
ancora, prevede che all’Italia vadano 209 miliardi, di cui 82 sotto forma di
sussidi e 127 di prestiti.
Gli 82 miliardi di sussidi saranno erogati nell’arco di
dieci anni. Dunque: 8,2 miliardi l’anno, circa lo 0,5% del Pil nazionale. Ora,
se qualcuno pensa che con una tale manciata di euro si possa far ripartire l’Italia dopo il lockdown
imposto dal Covid-19, con una previsione del Pil reale in calo dell’11,25%,
deve essere davvero “suonato”. Questo è tipico di una “classe dirigente” che ci
è o ci fa (tertium non datur)! Ed è assai simile a quel medico che pretende di
correggere la grave disidratazione del suo paziente somministrandogli appena 50
ml di acqua al giorno.
Le risorse del Recovery Fund saranno distribuite tra il 2021
e il 2023. Sorge allora spontanea la domanda: da qui al prossimo 2021 come faremo ad andare avanti?
È previsto
che il rimborso del denaro preso a prestito cominci dal 2027, e allora potrebbero
sorgere le sorprese, di cui Conte e il suo staff non fanno alcun cenno, per godersi ora il serto di allora offerto dall'informazione di regime.
Premesso che i fondi erogati saranno fortemente condizionali
nella destinazione (sarà la Commissione a decidere dove e come potranno essere spesi
i soldi dati a prestito), cosa accadrà se il nostro Paese decidesse di
utilizzarli per fini pure importanti per la nostra economia, ma che non
incontrano il placet della Commissione? E, ancora, cosa accadrà se i cosiddetti
paesi frugali (Olanda in testa) dovessero vedere che il nostro Paese non ha
ancora fatto le riforme tanto attese (aumento delle tasse e tagli a pensioni e
servizi sociali) per contenere l’enorme debito pubblico, che alla fine dell’anno
– secondo la previsione del Fmi – dovrebbe attestarsi a quota 166%?
È verosimile
che la Commissione decida di bloccare i fondi come arma di ricatto per esigere
l’attuazione immediata delle riforme.
Se passare sotto le forche caudine del ricatto della
Consiglio Ue, che farà aumentare il peso delle decisioni non democratiche di Bruxelles,
a scapito di quelle democratiche prese da nostri governi in materia di bilancio,
viene celebrato come una vittoria storica di Conte, allora pure la disfatta di
Caporetto può da questo momento in poi essere celebrata come una grande
vittoria del Regio Esercito italiano contro le forze congiunte degli eserciti
austro-ungarico e tedesco.