La giornalista Naomi Klein, autrice del famoso saggio “Shock economy”, fa notare come le emergenze, quando si vuole cancellare un intero tessuto sociale per crearne un altro, rappresentano un’occasione favorevole per accelerare il conseguimento di obiettivi che altrimenti troverebbero molti ostacoli nei meccanismi istituzionali democratici e parlamentari.
Suppongo non ci siano dubbi sul fatto che dallo scorso 31
gennaio l'Italia stia vivendo in un continuo stato di emergenza rischio sanitario
Coronavirus. Un’anomalia istituzionale che si trascina ormai da mesi e che
prende a pretesto l’alto numero dei contagiati.
Ora, se dobbiamo prendere atto che c'è un rischio sanitario del Coronavirus, è altrettanto evidente che, proprio per le modalità con cui il governo sta facendo fronte alla pandemia, c'è anche un rischio democratico.
Ora,
se la forma democratica è essenziale perché vengano rispettati e garantiti i
diritti fondamentali e inviolabili dell’uomo, cosa ci garantisce che una volta
terminato lo stato di emergenza sanitario si ritorni allo status ante quo,
ossia al ripristino delle libertà fondamentali dell’uomo come singolo e come
soggetto sociale?
Dunque, al di là delle ragioni più o meno valide a giustificazione dei vari provvedimenti restrittivi e impositivi, il timore che i diritti delle persone vengano portati via ha una sua fondata ragione.
Peraltro, se si considerano le tante “controriforme sociali” fatte per contenere il debito pubblico e adempiere ai desiderata di Bruxelles, alcune persone hanno buoni motivi d’essere sospettose e di non credere a tutto ciò che loro viene detto da chi ci governa.
Romano Prodi, per esempio, ci aveva promesso che con l’euro
avremmo lavorato un giorno di meno e guadagnato come se avessimo lavorato un giorno
di più. La promessa è stata tradita: ci troviamo tutti – escluso i ricchi – in un
mare di merda.
Non è quindi del tutto campato in aria sospettare che dietro
alla lotta contro il Coronavirus possa nascondersi un preciso disegno
orchestrato a livello internazionale dalla triade FMI – OMS – WEF, e posto in
atto dai capi di governo, loro luogotenenti, per traghettarci verso una forma
di fascismo peggiore di tutti quelli conosciuti sinora.
A pensarlo non sono soltanto quelli che vengono sbrigativamente tacciati di complottismo e negazionismo. Lo pensa pure Mons. Carlo Maria Viganò, Arcivescovo Titolare di Ulpiana (Kosovo), il quale in una lettera indirizzata a Trump scrive:
«in quest’ora […] le sorti del mondo intero sono minacciate da
una cospirazione globale, nel silenzio delle autorità civili e religiose […] Un
piano globale, denominato Great Reset, è in via di realizzazione. Ne è artefice
un’élite che vuole sottomettere l’umanità intera, imponendo misure coercitive
con cui limitare drasticamente le libertà delle persone e dei popoli».
L’autorevolezza e l’esperienza del Mons. Carlo Maria Viganò impongono una seria riflessione su quel che stiamo vivendo. E se quello che ci stanno preparando fosse questo non possiamo e non dovremmo assistere inermi a questo trapasso.
Quando l'accentramento dei poteri (al presidente del Consiglio Giuseppe Conte sono attribuiti pieni poteri) porta all'esautoramento del parlamento, il confine tra la democrazia e la dittatura si fa molto labile.
E se un regime democratico può anche essere compatibile, per brevi periodi, con
forme di potere accentrato, quando, invece, il mantenimento perdura può determinarsi una trasformazione dell'ordinamento istituzionale irreversibile.
È la legge hegeliana della quantità che diventa qualità: un terremoto
di magnitudo 4 non cambia lo scenario, ma quando è di magnitudo 7 la
distruzione è tanto elevata da modificare irreversibilmente lo scenario intorno
a noi.
Corriamo il rischio che, con l'obiettivo paventato di contenere il cosiddetto allarme sanitario, si facciano saltare definitivamente la struttura dell'ordinamento costituzionale e delle procedure democratiche.
Con l'emergenza sanitaria si è infatti giustificato l'intensificarsi dei controlli delle forze di polizia e l'impedimento delle varie forme di aggregazione sociale, da sempre importanti per far nascere il dissenso contro un potere autoritario.
Temo che il ricorso ai militari per i controlli in strada non si farà attendere. Come? È semplice: basterà qualche tafferuglio in questa o quella manifestazione di piazza, magari ottenuto infiltrando agenti provocatori. Si lascia che alcuni manifestanti – dotati di poco cervello e grandi muscoli – devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Quindi col consenso popolare – che chiede sicurezza e non libertà – si farà intervenire l’esercito a tutela dell’ordine pubblico, e il gioco è fatto!
Poiché ogni emergenza legittima il ricorso a provvedimenti straordinari, non sarà difficile – dopo l’obbligo delle mascherine (di dubbia efficacia) – imporre anche che ogni cittadino scarichi sul proprio cellulare l’app Immuni, raccontandoci pure che non è sorveglianza di massa, ma solo un modo per tracciare la diffusione dell’epidemia.
Così, attraverso la combinazione della minaccia Coronavirus e del controllo digitalizzato delle persone, diventeremo tutti detenuti controllati dal Grande Fratello, il cui occhio sarà capace di osservare tutto e tutti. E poiché ciascuno di noi non saprà mai se in un dato momento è controllato o no, si comporterà come se lo fosse sempre.
Per rendere poi concreto il "distanziamento sociale" si ricorrerà allo smart working, che consentirà d'essere finalmente tutti distanziati per evitare la diffusione del contagio, e dunque disaggregati.
Quindi racchiusi nelle nostre quattro mura (non dovremo neppure recarci nei negozi per fare i nostri acquisti, ci penserà Amazon a recapitarci tutto quel che ci serve) serviremo all'unico scopo di produrre energia per il grande Matrix, che così potrà espandere il suo controllo senza più ostacoli.
E se il fine della volontà autoritaria dei vari governi del
mondo fosse proprio questo: quello di realizzare questo scenario? Ovvero accelerare la transizione dalla
terza alla quarta rivoluzione industriale, che si basa guarda caso proprio sullo sviluppo dell’Intelligenza
Artificiale e l’internet delle cose, possibile grazie alla connettività superveloce
del 5G.
È chiaro che si tratta di una volontà non dichiarata. Chi lo dichiarerebbe mai così apertamente? Ma, una cosa è certa, i provvedimenti messi in campo, per far fronte ad un'epidemia che non è più pericolosa delle tante che l'hanno preceduta, sembrano andare proprio in questa direzione.
Una
semplice coincidenza? Forse!
Del resto questo governo e, in concerto con il nostro, anche gli altri governi del modo, se da un lato affermano la prevalenza del diritto alla salute sopra ogni altro diritto e promettono risorse senza limiti di bilancio contro il Covid-19, dall'altro non si capisce perché abbiano sospeso le prestazioni essenziali che riguardano altre patologie.
Allora la salute è o non è prevalente rispetto
agli altri princìpi costituzionali? Esistono forse malattie di serie A e malattie di serie B o C o D?
Qualcosa proprio non torna!
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