mercoledì 11 novembre 2020

IL GOVERNO È CONSAPEVOLE CHE CI SONO TUTTI GLI INGREDIENTI PER UNA RIVOLTA SOCIALE?

C’è un’emergenza all’orizzonte peggiore di quella da Covid-19: quella economica. Se il Governo non interverrà subito, mettendo soldi – non chiacchiere – nelle tasche della gente, presto ci sarà una rivolta sociale che aggraverà il quadro generale. Quando questo accadrà, cosa farà Giuseppe Conte? Schiererà l’esercito in campo?

I mass media mainstream parlano di positivi, di contagiati. Non parlano affatto di disoccupazione, di perdita di reddito, di gente reclusa in casa, con l’obbligo di quarantena, in attesa di un tampone che non arriva mai per essere liberata dagli arresti domiciliari. 

Perché sì, la ricerca di positivi ha mandato completamente in tilt il sistema. 

Soggetti sintomatici abbandonati in casa, senza alcuna assistenza domiciliare. 

Se non fosse per il buon cuore di parenti ed amici, che si occupano di fargli la spesa, morirebbero di fame. E quando dovessero accusare gravi sintomi respiratori, la precipitosa corsa in ambulanza non servirebbe a salvar loro la vita, dato che i tempi di attesa prima dell’accettazione in pronto soccorso possono essere anche di cinque giorni.

Tutti gli attuali protocolli terapeutici – che non dovrebbero provocare alcun decesso – saltano, e le persone muoiono non da Covid-19, ma a causa dei lunghi tempi d’intervento.

Non parliamo poi delle emergenze cardiache e di ictus cerebrale.  

In questi casi ogni minuto conta, la “golden hour” – il tempo utile in cui la tempestività dell’intervento medico fa la differenza fra la vita e la morte – va a farsi fottere, perché manca il triage per separare i pazienti Covid dagli altri. 

Si aggiunga poi la stanchezza fisica e mentale di medici ed infermieri che moltiplica gli errori.

Dunque, i decessi di oggi hanno poco a che fare con il coronavirus, ma sono la conseguenza del panico alimentato, consapevolmente o inconsapevolmente, dalle istituzioni, dagli esperti di regime, dai mass media. 

Persone in preda al panico intasano i centralini degli ospedali, affollano i pronto soccorso, facendo perdere tempo prezioso ai medici. 

In questo caos generale diventa difficile distinguere gli ipocondriaci da quelli che hanno bisogno di interventi rapidi.

Se ci fosse stata un'informazione scientifica corretta e chiara questo marasma ci sarebbe stato?

Credo di no: basta vedere le immagini che provengono dalla Svezia, dove nessun lockdown è stato imposto, nessun tam tam mediatico allarmistico è stato fatto. 

La gente senza mascherina circola liberamente per le strade, frequenta negozi e centri commerciali. 

Di fronte allo scenario attuale, tutto il governo – in particolare il Presidente del Consiglio e il ministro della Salute – dovrebbe essere essere inquisito per il reato di procurato allarme. A seguire, i mass media che, con la ripetizione ossessiva della pericolosità del nuovo virus, hanno alimentato un clima di allarme sociale, che sembra di vivere la narrazione del Manzoni della Milano del 1630, flagellata dalla peste. Infine, gli esperti di regime tipo Burioni  che, molto più simili ai predicatori dell'apocalisse che a scienziati, hanno contribuito a terrorizzare milioni di italiani. 

E, come se non bastasse, lo stesso Burioni ne ha anche per gli asintomatici, che pensavano di averla scampata: “Essere asintomatico al Covid non vuol dire essere sano: il corpo subisce comunque danni”. 

Così , secondo questo massimo esperto, siamo tutti malati, salvo prova contraria. Non siamo dunque più noi a sapere se ci sentiamo bene o male: è il medico che lo sa!

Ne ho sentite tante di castronerie in questa pandemia, che ne ho la nausea, il mal di stomaco.

Con questa pandemia – che il Lancet ha giustamente ribattezzato “sindemia”, ossia una malattia che non colpisce tutti allo stesso modo come fece la peste, ma è accentuata dalle diseguaglianze sociali ed economiche – è saltato non solo il buon senso e l’intelligenza degli uomini, ma anche – e soprattutto – lo Stato di diritto. 

Per cui, non è più la ragione e il diritto a fare la forza, ma la forza e l'arroganza di chi detiene il potere a fare il diritto.

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