giovedì 19 settembre 2019

PROVO UNA PROFONDA INDIGNAZIONE


Provo una profonda indignazione per come questo Paese sia stato “guastato” da una classe politica e dirigente ignobile e soprattutto incapace, con il placet di tanti italiani che con il loro voto, in un modo o nell’altro, continuano ancora a legittimarla.

È stato compiuto un vero e proprio genocidio di giovani che si sentono smarriti e non per mancanza di obiettivi, ma per l’impossibilità di trovare un veicolo istituzionale capace di dare espressione alla loro rabbia, alle loro insoddisfazioni, ai loro bisogni.

Un tempo c’era il sindacato che si batteva per i diritti dei lavoratori, un partito politico che si batteva per l’eguaglianza e la giustizia sociale. Due forze che non esitavano a riempire le strade e le piazze quando i diritti dei più deboli arretravano di fronte all’arroganza dei pochi privilegiati.

Anche allora c’erano i ricchi e i poveri. Ci sono sempre stati. Ma rispetto ad allora i ricchi erano meno ricchi, e i poveri avevano almeno la speranza di uscire da quella povertà grazie a riforme sociali che ne riducevano il divario. Oggi la ristretta élite di ricchi ha accumulato tali enormi fortune di cui non si ha memoria nella storia dell'umanità.

Secondo l’Oxfam, se consideriamo solo l’Italia escludendo il resto del mondo, a metà 2017 il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il 66% della ricchezza nazionale netta, mentre nel decennio  2006-2016, il reddito nazionale disponibile lordo del 10% più povero degli italiani è diminuito del 23,1%. E il trend non si arresta.

E se questo è accaduto e continua ad accadere è perché le politiche fatte dagli uomini politici che il popolo elegge a rappresentarlo sono andate nella direzione di favorire il costante incremento dei profitti di azionisti e top manager a detrimento dei salari e delle condizioni dei lavoratori, che almeno facevano da cinghia di trasmissione per consentire a tanti poveri di uscire dalla loro condizione d’indigenza.

Qualcosa non va, e non è trascurabile: come mai uomini eletti democraticamente dal popolo poi agiscono contro il suo interesse?

Mi è difficile immaginarlo.

Se una simile, grottesca disuguaglianza, persisterà, la società tutta intera si scollerà per il venir meno di qualsiasi senso di solidarietà. E quando questo accadrà, privi del senso di uno scopo comune, pilastro di qualsiasi comunità, solo un Dio potrà salvarci.

Quelli che oggi, come Briatore, parlano di invidia sociale dovrebbero capire – se non l’hanno capito – che da sempre la disuguaglianza non è solo fastidiosa moralmente, ma è anche economicamente inefficiente e pericolosa.

E se non lo capiranno per tempo, scopriranno che l’egoismo può rivelarsi scomodo perfino per gli egoisti.