Provo una profonda indignazione per come questo Paese sia
stato “guastato” da una classe politica e dirigente ignobile e soprattutto
incapace, con il placet di tanti italiani che con il loro voto, in un modo o
nell’altro, continuano ancora a legittimarla.
È stato compiuto un vero e proprio genocidio di giovani che si
sentono smarriti e non per mancanza di obiettivi, ma per l’impossibilità di
trovare un veicolo istituzionale capace di dare espressione alla loro rabbia,
alle loro insoddisfazioni, ai loro bisogni.
Un tempo c’era il sindacato che si batteva per i diritti dei
lavoratori, un partito politico che si batteva per l’eguaglianza e la giustizia
sociale. Due forze che non esitavano a riempire le strade e le piazze quando i
diritti dei più deboli arretravano di fronte all’arroganza dei pochi
privilegiati.
Anche allora c’erano i ricchi e i poveri. Ci sono sempre
stati. Ma rispetto ad allora i ricchi erano meno ricchi, e i poveri avevano
almeno la speranza di uscire da quella povertà grazie a riforme sociali che ne riducevano
il divario. Oggi la ristretta élite di ricchi ha accumulato tali enormi fortune di cui non si ha memoria nella storia dell'umanità.
Secondo l’Oxfam, se consideriamo solo l’Italia escludendo il
resto del mondo, a metà 2017 il 20% più ricco degli italiani deteneva oltre il
66% della ricchezza nazionale netta, mentre nel decennio 2006-2016, il reddito nazionale
disponibile lordo del 10% più povero degli italiani è diminuito del 23,1%. E il trend non si arresta.
E se questo è accaduto e continua ad accadere è perché le
politiche fatte dagli uomini politici che il popolo elegge a rappresentarlo
sono andate nella direzione di favorire il costante incremento dei profitti di
azionisti e top manager a detrimento dei salari e delle condizioni dei
lavoratori, che almeno facevano da cinghia di trasmissione per consentire a
tanti poveri di uscire dalla loro condizione d’indigenza.
Qualcosa non va, e non è trascurabile: come mai uomini
eletti democraticamente dal popolo poi agiscono contro il suo interesse?
Mi è difficile immaginarlo.
Se una simile, grottesca disuguaglianza, persisterà, la società
tutta intera si scollerà per il venir meno di qualsiasi senso di solidarietà. E
quando questo accadrà, privi del senso di uno scopo comune, pilastro di
qualsiasi comunità, solo un Dio potrà salvarci.
Quelli che oggi, come Briatore, parlano di invidia sociale
dovrebbero capire – se non l’hanno capito – che da sempre la disuguaglianza non
è solo fastidiosa moralmente, ma è anche economicamente inefficiente e pericolosa.
E se non lo capiranno per tempo, scopriranno che l’egoismo può
rivelarsi scomodo perfino per gli egoisti.