Può il datore di lavoro impugnare la legge sulla sicurezza
del lavoro (D.Lgs. 81/80) per imporre al lavoratore l’obbligo vaccinale?
La mia risposta è che non può imporglielo e nello stesso
tempo deve imporglielo.
Siamo in presenza di un vero e proprio cortocircuito
giurisprudenziale: non può imporglielo in base al diritto internazionale; deve
imporglielo in base al dettato del D.Lgs. 81/80, che pone in carico al datore
di lavoro l’obbligo giuridico d’impedire che chi entra in contatto con
l'ambiente lavorativo contragga il Covid.
A questo punto quale dei due diritti prevale? Quello
internazionale o quello nazionale?
Sul piano del diritto internazionale, l’obbligo vaccinale
confligge con: gli artt. 1 e 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione
Europea; l’art. 8, comma 1, della
Convenzione per la salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali, che
sancisce il diritto al rispetto della vita privata e familiare; gli artt. 5, 6
e 9 della Convenzione sui diritti umani e la biomedicina, di cui il primo (art.
5) sancisce come regola generale la necessità del consenso libero e informato
dell’interessato ai trattamenti sanitari; l’art. 25 della Dichiarazione
Universale dei Diritti dell’Uomo, che di fatto tutela anch’esso il diritto alla
libertà personale, anche in materia sanitaria. Confligge, ancora, con la
sentenza di Norimberga e la dichiarazione di Ginevra del 1948, che dispongono
il “principio di autodeterminazione al trattamento sanitario”.
Sul piano del nostro ordinamento giuridico, il “principio di
autodeterminazione al trattamento sanitario” non è così assoluto; incontra
dei limiti. Se da una parte l’art. 32 della Costituzione afferma il diritto del
singolo di rifiutare le terapie (il vaccino, nella fattispecie) – “… nessuno
può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario, se non per
disposizione di legge” –, dall’altra fa intendere che, quando è in gioco un
interesse superiore (la tutela della salute pubblica, nella fattispecie), sono
consentiti i trattamenti sanitari obbligatori.
Il D.Lgs. 81/2008 – Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul
lavoro – si pone in questo solco.
In quali casi è prioritario il diritto
all’autodeterminazione individuale in campo di trattamenti sanitari, e in quali
casi lo Stato deve intervenire senza il consenso o malgrado il dissenso del
malato/cittadino, è materia delicata che riflette il grado di civiltà e di
maturità democratica di una nazione.
L’arte di definire, infatti, con precisione la “sottile
linea rossa” che delimita la libertà individuale dall’interesse collettivo è
degli uomini saggi, non certo di quelli asserviti a questo o quell’interesse in
particolare. La tensione tra diritti individuali e diritti collettivi va,
infatti, valutata di volta in volta in base alle circostanze e richiede la
partecipazione di cittadini costituzionalmente attivi. È di fondamentale
importanza il modo in cui il nodo del conflitto tra diritti individuali e
diritti collettivi viene sciolto, perché da esso dipende la tradizione liberale
e il destino democratico di una nazione.
Sul piano etico e giuridico, personalmente ritengo sia
legittimo attenuare i diritti fondamentali della singola persona in favore del
diritto supremo alla salute collettiva (ubi major, minor cessat – dove v’è una
ragione superiore, quella minore cade).
Così il singolo che rifiuta un trattamento sanitario, che va
a vantaggio della collettività, non può opporvisi se la sua opposizione
scaturisce da ragioni meramente ideologiche o religiose, non supportate da
evidenze scientifiche.
Fatto intendere che la tutela della salute pubblica è
suprema, possiamo sbarazzarci della prima domanda, ossia se può il datore di
lavoro impugnare la legge sulla sicurezza del lavoro (D.Lgs. 81/80) per imporre
al lavoratore l’obbligo vaccinale, e porci la vera domanda:
SIAMO VERAMENTE IN PRESENZA DI UNA PANDEMIA DI PROPORZIONI
BIBLICHE TALI DA GIUSTIFICARE MEZZI COSÌ COERCITIVI DELLA LIBERA VOLONTÀ DEL
SINGOLO? O, PIUTTOSTO, QUESTA PANDEMIA È IL PRODOTTO DI UNA “MANIPOLAZIONE DI
MASSA” OTTENUTA ATTRAVERSO IL CONTROLLO ASSOLUTO DEI MASS MEDIA E SOCIAL
NETWORK DA PARTE DI UN’ÉLITE DI SUPER RICCHI CHE, GRAZIE ALL’ASSERVIMENTO
MENTALE DEGLI INDIVIDUI, MODIFICANDO E DISTORCENDO LA PERCEZIONE DELLA REALTÀ,
INTENDONO REALIZZARE UN PROGETTO POLITICO DI SOCIETÀ A LORO PIÙ CONGENIALE, MA
ASSAI DISASTROSO PER IL RESTO DELL’UMANITÀ?
Se così fosse, opporsi con tutte le proprie forze alla realizzazione
di un tale insano progetto è un dovere non un’opzione, a cominciare dall’obbligo
vaccinale.
Gli indizi sinora emersi – nonostante la censura – depongono
per la seconda ipotesi.
Non sappiamo, infatti, niente sull’origine di questo virus
(di origine animale o prodotto in laboratorio?); ombre e dubbi aleggiano sul
laboratorio cinese di Wuhan creato insieme alla Francia, dove si studiavano guarda
caso i coronavirus derivati da pipistrelli; ci sono fondati sospetti di insider
trading sulla pandemia: le azioni Amazon sono cresciute a seguito dei lockdown
imposti e hanno arricchito il suo capo Jeff Bezos di 200 miliardi di dollari, che
non è il solo ad averne avuto vantaggio, con lui Bill Gates, Mark Zuckerberg,
Warren Buffett ed Elon Musk, che hanno visto la loro ricchezza combinata
aumentare del 40%, sino a raggiungere più di 1 trilione di dollari; il segreto conciliabolo
tra i rappresentanti di alcune università tedesche, l’istituto Robert Koch e
alcuni rappresentanti della politica per gonfiare i dati statistici sulla
pericolosità del virus e giustificare i lockdown; il ricorso a terapie geniche
spacciate per vaccini, che fanno ammalare lo stesso, dopodiché dottori e
giornalisti fanno il coro con la litania che “è andata meglio perché eri
vaccinato”; ecc. ecc. ecc.
Insomma, come direbbe Shakespeare, “c'è del marcio in
Danimarca”.
E mentre gli scienziati di regime continuano a terrorizzarci
su questa pandemia, proponendoci come unica soluzione vaccini dall’editing
genetico preparati a partire da cellule provenienti da feti umani abortiti,
trascurano il fatto acclarato che la Covid nell’80% dei casi è
perfettamente controllabile con l’idrossiclorochina, il cortisone, l’eparina e,
seguendo l’esempio dell’America, con la profilassi che utilizza gli anticorpi
dei guariti, la cosiddetta cura del plasma che può fungere da vaccino
temporaneo in condizioni di assoluta sicurezza.
Dunque, se esistono validi presidi terapeutici, perché mai imporre il vaccino?