Mentre in Italia siamo alle prese con le difficoltà per la
formazione del governo, che è stato definito un “ircocervo”, termine utilizzato
da Aristotele per indicare “cose che non esistono” e ripreso da Benedetto Croce
nel 1942 per bocciare la tesi del filosofo antifascista Guido Calogero, secondo
la quale gli ideali liberali e quelli socialisti possono essere compatibili.
Quelli di sinistra (Pd) – si fa per dire – lo bollano come
un governo di destra che più a destra non si può; parimenti quelli di destra
(Berlusconi e affini) lo definiscono un governo di sinistra, che riesuma dalla
tomba la sepolta ideologia comunista.
Nessuno può sapere se gli impegni sul reddito di cittadinanza
o quelli sulla riforma Fornero verranno mantenuti, ma bollarli – come fa il Pd –
come premesse ad un nuovo fascismo è davvero comico. Più realistici e meno
farseschi sono i dubbi sulla fattibilità del programma: Carlo Cottarelli, commissario
straordinario per la Spending Review nel governo Letta, ha stimato in oltre
cento miliardi di euro il costo del programma messo nero su bianco da Lega e
M5s; le coperture individuate sarebbero invece un’inezia: solo 0,5 miliardi di
euro.
Che il Pd esprima oggi le sue preoccupazioni sulle coperture
finanziare sarebbe lodevole, se non fosse stato proprio il suo gruppo dirigente
che infilò la testa sotto la sabbia per non vedere lo scialacquio di Renzi che
bruciò dieci miliardi per il bonus di 80 euro, che non spostarono un millimetro
i consumi, quattro miliardi per sospendere l’Imu sulla prima casa anche ai
ricchi, diciotto miliardi in un triennio di decontribuzione per il Jobs Act,
con risultati assai discutibili sul piano della tutela e dei diritti dei
lavoratori.
Farebbe pertanto bene il sedicente partito di sinistra Pd a
tacere, e a discendere silenziosamente le scale verso l’oblio. La sua classe
dirigente non solo ha decretato la fine della sinistra, in un Paese che vantava
il più grande partito comunista della storia, ma ha anche segnato il trionfo
del mercato senza coniugarlo con l’emancipazione economica dei molti e lo stato
sociale. Il suo corpus ideologico – oggi – è costituito di elementi che ci si aspetterebbe
di trovare a destra, e non certo a sinistra.
Bene, dicevo: mentre in Italia fervono i preparativi del nuovo
governo, a Gaza continua la repressione da parte israeliana dei manifestanti
palestinesi: il bilancio è di almeno di 59 morti e più di 1350 feriti da colpi di
arma da fuoco. Ciò che oggi sta accadendo in Palestina non fa notizia. I grandi
mezzi di comunicazione ignorano o rimuovono deliberatamente le complesse radici
del conflitto in atto. Una latente ostilità nei confronti del mondo islamico e
la sapiente strumentalizzazione a fini politici dell'Olocausto impediscono una
chiara visione delle responsabilità politiche degli attori coinvolti: Stati
Uniti, Israele, paesi arabi, organizzazioni palestinesi.
La Striscia di Gaza è un enorme campo profughi, circondato
da una barriera elettrificata; a qualunque palestinese tentasse di superare la
barriera i soldati israeliani risponderebbero con il fuoco. Da oltre dieci anni
due milioni di persone sono imprigionati in quel lembo di terra senza nessuna
possibilità di uscita e senza speranza. Dimenticati da Dio e dagli uomini. I
bambini vivono in condizioni di indigenza e senza cure mediche; più di un terzo
di loro ha subito e subisce abusi sessuali. I loro genitori, alle prese con una
guerra per la sopravvivenza e a loro volta vittime di depressione, non sono in
grado di proteggerli. Gli orrori che gli ebrei scontarono nei campi di
concentramento nazisti sono gli stessi che quotidianamente scontano i palestinesi
ingabbiati nella Striscia di Gaza. Adulti e bambini vivono un dolore terribile
che non ha fine. Dire che il blocco della Striscia di Gaza è un crimine di
guerra simile a quello perpetrato nei campi di Mauthausen non è esagerato.
Si può dunque concludere che il rifiuto dello Stato di
Israele non solo di convivere pacificamente con il popolo palestinese, ma
persino di gestire la propria egemonia in modi non repressivi, coloniali e
sostanzialmente razzisti, lo rende non meno aberrante di quei regimi che – in nome
della purezza della razza – attuarono un sistematico genocidio nei confronti
degli ebrei.
L’ideologia sionista – favorita dalla persecuzione
antiebraica e dalla tragedia della Shoah – vuole far credere che l’elemento
indigeno sia costituito dagli ebrei e che i veri stranieri siano i palestinesi,
ma la Storia ci dice che le cose non stanno proprio così: un popolo palestinese
esisteva in Palestina prima ancora della costituzione dello Stato di Israele.