Dopo aver salvato il culo al ministro dello Sport Luca Lotti,
per sinallagma si salva anche quello di Augusto Minzolini.
Neanche alla corte del Re sole, penso, si sia arrivati a
tanta impudenza come nel Parlamento ieri e l’altro ieri. E solo gli sciocchi
possono ancora credere che la legge sia eguale per tutti, che non distingua fra
ricchi e poveri, potenti ed emarginati.
La lezione dei giorni scorsi in Parlamento è chiara: se sei
potente ti salvi sempre, se sei sfigato soccombi sempre. Bancarottieri, evasori
fiscali, corrotti e corruttori, politici disonorevoli con le patrie galere
hanno poco a che fare. Queste sono desinate solo a ladruncoli, piccoli
spacciatori, immigrati irregolari.
Per gli emarginati vale la regola: dura lex, sed lex (dura è
la legge, ma è legge); per la casta e i benestanti vale invece il garantismo,
la presunzione d’innocenza fino al terzo grado di giudizio, e quand'anche la
legge non lascia scappatoie, perché fatta proprio da quegli stessi che occupano
gli scranni parlamentari, ecco che quello stesso Parlamento che le leggi le fa,
si arroga anche il potere di eluderle a proprio piacimento, quando non convengono.
L’art. 54 della nostra Costituzione recita che “i cittadini cui
sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina
ed onore”. Ho la sensazione che abbia più onore nel suo mignolo sinistro il rapinatore di banche, che
almeno rischia la vita, di quanti – forti del loro potere e della loro carica – si fanno vanto di essere "onorevoli". Essi sono più simili a sepolcri imbiancati: belli a vedersi all'esterno, ma per l'interno putridi!
Per questi il carcere è l’eccezione e l’unica sanzione che
pagano è la parcella salata dell’avvocato per tirarli fuori dalla merda in cui
sguazzano.
Per il senatore Augusto Minzolini, condannato in Cassazione
a 2 anni e mezzo per peculato, la decisione del Senato di rifiutare la
decadenza, prevista dalla legge Severino, obbedisce non al potere della legge
ma all'arroganza di una casta, che non ha neppure più il pudore di mascherare l'impudicizia e che, ancorché curarsi degli interessi generali,
coltiva i propri secondo uno schema di stampo tipicamente mafioso, potendo
decidere a proprio piacimento di sottrarsi a quelle stesse regole che essa
stessa si è data.
Che dire poi del ministro Luca Lotti che, nonostante le dichiarazioni
di Marroni e Vannoni, continua a proclamarsi estraneo ai fatti riguardanti il
mega appalto in odore di corruzione della Consip. Senza spiegarci poi perché
non abbia ancora intrapreso un’azione di querela per diffamazione e calunnia
nei confronti degli stessi suoi accusatori che restano nelle posizioni apicali
della Società, cui lo stesso Matteo Renzi li ha destinati.
È
a questa rappresentanza che dobbiamo dare il nostro rispetto? A una casta, non
dissimile da una monarchia di vecchio stampo, che, godendo di una forte rendita
di posizione, difende solo e unicamente se stessa, danneggiando peraltro il
Paese?
Un Parlamento che agisce in questo modo è per definizione
eversore.
Italiani, non sono gli immigrati, non sono gli zingari il
vero nostro problema. Il nostro vero problema è questa “casta” e i loro
rampolli messi a capo di banche, assicurazioni, televisioni, gruppi editoriali,
società sportive, ecc. ecc., che non solo ci affamano ma rubano anche il futuro dei nostri figli.