mercoledì 28 aprile 2021

BASTA CON IL TERRORISMO MEDIATICO!

Che l’emergenza Covid-19 sia una vera e propria maratona mediatica finalizzata ad alimentare angoscia e terrore nella gente, con l’unico vero obiettivo di controllarla, è un fatto incontrovertibile.

La paura serve al Potere perché è un sentimento molto potente, rende ciechi, spegne il senso critico ed è assai utile per trasformare la menzogna in verità del momento funzionale allo scopo che il potere intende raggiungere.

Stretta nella morsa di un terrore protratto, un’intera società può regredire allo stadio infantile e affidarsi al potere come un bambino fa col proprio genitore.

Così dagli autocarri dell’esercito che a Bergamo portavano via le salme delle vittime Covid-19, siamo passati ai roghi a cielo aperto dell’India, allestiti per eliminare l’incontenibile e crescente numero dei morti.

Se la gente anziché usare la pancia, si fermasse a ragionare, senza farsi prendere dal panico, scoprirebbero l’inganno.

La popolazione dell’India conta 1 miliardo e 390 milioni di abitanti, il numero dei decessi dall’inizio della pandemia è pari a 204 mila 834. Da ciò ne consegue che il tasso di mortalità per o con Covid, inteso come rapporto tra il numero delle morti e il numero di abitanti nello stesso periodo, è pari a 0,015%. Valore che non si discosta dal tasso di mortalità per influenza.

Se poi la gente usasse ancora una volta il cervello e meno gli altri attributi, noterebbe altresì che a distanza di due mesi dall’inizio della campagna vaccinale anti Covid la curva dei contagi e dei morti, che stava calando a picco, si è impennata. Dimostrando, qualora ve ne fosse bisogno, che vaccinare in corso di epidemia favorisce la selezione di varianti che possono rivelarsi più aggressive del virus originario.

Questo lo si insegna ai primi anni del corso di laurea in medicina. Ma, a quanto pare, gli esperti virologi che fanno le loro comparsate in Tv l’hanno scordato!

martedì 27 aprile 2021

QUELLE DI DRAGHI: RIFORME O CONTRORIFORME?

Se guardiamo la storia degli ultimi trent’anni, concludo che le uniche riforme buone sono proprio quelle che non sono state fatte. Pensiamo alla riforma costituzionale Renzi-Boschi che, se fosse passata, oggi non staremmo neppure ad interrogarci sull’asservimento del Parlamento all’Esecutivo: sarebbe stato riscritto nero su bianco in Costituzione, e quindi anche costituzionale.

Oggi è un abuso che tollerano il Presidente della Repubblica, la Corte Costituzionale, gli stessi parlamentari, una gran parte della magistratura, ecc. ecc. D’altronde, le istituzioni tollerano ben di peggio, benché abbiano giurato fedeltà alla Costituzione: lo abbiamo sperimentato con i provvedimenti straordinari adottati in occasione dell’emergenza Covid-19. Molti giuristi, di provata fede democratica e liberale, lo denunciano tutti i giorni, ma sono costantemente oscurati e silenziati da un sistema d’informazione mass mediatica che fa quadrato perché le loro voci non siano ascoltate dalla maggioranza del popolo.

Da oltre trent’anni le staffette governative – che lavorano senza soluzione di continuità al servizio del finanzcapitalismo – chiamano riforme quelle che sarebbe più giusto definire controriforme. Che altro sono le riforme del lavoro, che di fatto hanno cancellato tutele e diritti dei lavoratori, condannandoli ad una vita di precariato e miseria; che altro è la riforma previdenziale, voluta dalla Fornero per soddisfare i mercati, se non la demolizione di un intero sistema di diritti che consegna un quadro drammatico sul futuro pensionistico di milioni di lavoratori, che andranno in pensione con metà dello stipendio? E vogliamo parlare dei tagli alla sanità, alla scuola e ai servizi sociali?

Invito chiunque mi legge a leggere la nostra Costituzione, e poi mi dica quale degli articoli in essa previsti – dopo oltre settant’anni – sono stati compiutamente realizzati?

Sull’altro versante, i privilegiati – pur rappresentando un’esigua minoranza – hanno visto accrescere le loro prerogative e immunità.

Se questo è accaduto non è per effetto di una legge naturale che vuole che le cose vadano in questa direzione. Questo è accaduto e accade perché gli uomini incaricati di governare sui popoli con vane promesse ingannano la gente per conseguire il potere, e una volta ottenuto lo utilizzano – in nome del popolo – per aumentare le ricchezze e i privilegi di coloro che detengono davvero il potere e li tengono a libro paga.

Se avranno fatto tutto quanto loro è stato richiesto, la loro carriera sarà fulminante e in ascesa. In caso contrario, li distruggeranno prima che arrivino alla fine del mandato, ottenuto dal popolo, con la “macchina del fango”. Dispongono di risorse pressocché illimitate per costruire falsi dossier, con cui infamare o screditare la loro immagine pubblica allo scopo di intimidirla, punirla o condizionarla, influenzando così il giudizio dell'opinione pubblica nei loro confronti.

Draghi è un emissario del potere. Un uomo dell’alta finanza che lavora, qui in Italia, per gettare le infrastrutture necessarie alla realizzazione del “Grande Reset”, che non è una suggestione distopica partorita dai soliti complottisti, ma il nome dell’incontro Forum che doveva tenersi a Davos, ma che si è tenuto, causa pandemia, per via telematica lo scorso gennaio, nonché il titolo del libro pubblicato dal suo fondatore Klaus Schwab. È tutto scritto nero su bianco, non il delirio di un cospirazionista. Un piano preciso, ufficiale e ben documentato, sul quale istituzioni internazionali, organizzazioni non governative, filantropi e grandi aziende private collaborano apertamente già da tempo, con l’obiettivo condiviso di “migliorare lo stato di salute del Pianeta”. Ma che potrebbe rivelarsi la palingenesi, la rinascita di una nuova umanità, dove quell’1% della popolazione mondiale, che detiene il 99% delle ricchezze, potrà mettersi al sicuro dalla distruzione di un Pianeta che si annuncia più prossima di quanto noi – ignoranti uomini del popolo – possiamo immaginare, a causa di un consumismo sfrenato e incontrollato, che sta depauperando irreversibilmente le risorse del pianeta.

Così in attesa che ci facciano fuori tutti, proclamiamo pure questi autentici “criminali” come nuovi messia che ci condurranno alla Terra Promessa.

giovedì 22 aprile 2021

MA GL’ITALIANI CE L’HANNO O NO LE PALLE?

Italiani che avete perso il posto di lavoro; italiani che non avete ancora ricevuto l’assegno di cassa integrazione Covid-19; italiani che attendete un indennizzo dal Governo per aver imposto la chiusura delle vostre imprese.

Sappiate che la Commissione Contenzioso del Senato ha ristabilito il vitalizio per Roberto Formigoni – ex Governatore della Regione Lombardia, condannato per reati contro la Pubblica Amministrazione per appalti truccati e finti concorsi, che hanno in particolare danneggiato il Sistema Sanitario Nazionale – e per Ottaviano del Turco, anche lui condannato per reato contro la Pubblica Amministrazione.

Nel 2015 una delibera congiunta di Camera e Senato aveva stabilito che i colpevoli di reati di mafia, terrorismo e contro la pubblica amministrazione perdevano il diritto al vitalizio.

I vizi della casta si accumulano e sedimentano in questo Paese – non più di santi, poeti e navigatori – ma di magnacci e mafiosi, senza che nessuno s’incazzi.

GIOVANI ITALIANI RAMMOLLITI, VERGOGNA SU DI VOI!

Una Carta costituzionale tradita, un Parlamento sterilizzato nelle sue funzioni, una Repubblica democratica di fatto trasformata in una Repubblica presidenziale, un Governo che umilia i cittadini trattandoli come bambini incapaci.

Stando così le cose ha ancora senso festeggiare il 25 aprile?

Noi che abbiamo barattato la libertà con la sicurezza, dovremmo vergognarci al ricordo di quei tanti che, a prezzo della loro vita, consentirono la nascita della Democrazia e la promulgazione della Costituzione.

GIOVANI ITALIANI RAMMOLLITI, VERGOGNA SU DI VOI!

PERCHÉ: 

“Dietro ogni articolo della Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta... Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”.  

(Piero Calamandrei Discorso ai giovani tenuto alla Società Umanitaria, Milano, 26 gennaio 1955)

venerdì 16 aprile 2021

IL PATERNALISMO DELLO STATO GIUSTIFICATO IN NOME DI UN PRESUNTO «BENE» DEL POPOLO

Nello Stato autoritario il potere è concentrato nelle mani di un solo uomo e/o di una ristretta oligarchia; i diritti e le libertà dei cittadini sono fortemente limitati; il potere esecutivo è il protagonista assoluto dello Stato.

In uno Stato democratico la sovranità, il potere supremo e originario, appartiene al popolo. La separazione dei poteri è il principio cardine dello Stato: il potere legislativo, attraverso il quale si determina la volontà suprema dello Stato, è concentrato nelle mani del Parlamento, assemblea eletta dal popolo; il potere giudiziario è esercitato dalla Magistratura che costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere e s’incarica di giudicare secondo le leggi dello Stato; il potere esecutivo cui spetta il compito di far rispettare l'ordine e la legge, attraverso la gestione delle forze di polizia e dei penitenziari, condurre la politica estera dello Stato, dirigere le forze militari, i servizi pubblici e la pubblica amministrazione, in accordo con la volontà popolare.

Dall’esplosione della pandemia, in particolare, il rapporto che sussiste in Italia tra governanti e governati è più assimilabile a quello di uno Stato autoritario o a quello di uno Stato democratico?

La democrazia, a quanto pare, va bene per i giorni di festa; in tutti gli altri giorni – secondo il parere arbitrario di un’oligarchia al potere – è una disgrazia da scongiurare nel modo più deciso, perché il popolo è ignorante, egoista, ingordo, e farebbe un cattivo uso della libertà.

Pertanto, è bene, nell’interesse stesso del popolo, che venga amministrato da una élite di illuminati, che loro … sì … sanno cosa è bene e cosa è male per esso. E, come il Grande Inquisitore di Dostoevskij, mirano alla felicità dei sudditi, provvedono alla loro sicurezza e bisogni, organizzano i loro svaghi e dirigono le loro industrie.

Un vero e proprio dispotismo paterno che si fonda sul presupposto che gli uomini – che non appartengono all’élite degli illuminati, quelli moralmente e intellettualmente superiori – siano tutti esseri fragili, vulnerabili, a razionalità limitata, esposti come bambini alle insidie del mondo, incapaci di scegliere fra il bene e il male. E perciò, come eterni minorenni, bisognosi della loro tutela e vigile guida.

Buoni despoti, dediti al bene comune del popolo su cui governano!

Il paradosso è che mentre da una parte si celebra il libero mercato, dall’altra gli Stati intervengono sempre più invasivamente nella vita privata di ciascuno di noi.

Non posso immaginare niente di più lontano dagli ideali rivoluzionari di libertà e giustizia di quello di un potere che fonda la propria pretesa all’obbedienza sulla presunta condizione di minorità dei soggetti che vi sono sottoposti. 

Una tale forma di potere non dovrebbe essere tollerata dal popolo, ma spazzata via come sua unica via di redenzione.