Il terrorismo mediatico sulla COVID-19 sta riscaldando i motori, e presto
sarà nuovamente a pieno regime. E se i contagi aumenteranno (e aumenteranno,
perché stiamo parlando di contagi e non di malati) si procederà presto ad un
nuovo lockdown. In alcune regioni è già stato imposto il “coprifuoco”.
In questo quadro dominato da una vera e propria propaganda di regime, non
ci vorrà molto a mostrare ospedali gremiti e terapie intensive intasate: basterà
ricoverare tutti quelli che hanno una qualche linea di febbre e un po’ di
tosse, e avviare in terapia intensiva tutti quelli affetti da grave enfisema
polmonare, neoplasia polmonare allo stadio terminale, gravi cardiopatici, ecc.
Così tutti quei soggetti prossimi ormai alla fine e che risultano anche
positivi al tampone, in caso di decesso potranno, senza il rischio di smentita,
essere annoverati tra i morti da Covid-19.
I malati di cancro e i portatori di malattie cardiovascolari si vedranno,
invece, procrastinare esami diagnostici vitali sine die, ma le loro morti non faranno
testo.
Ora, indipendentemente dalla pericolosità del virus, resta il fatto che non
solo il buonsenso, ma la stessa scienza medica epidemiologica – non quella
rappresentata dai piazzisti in televisione, che un giorno affermano una cosa e,
a seconda della convenienza, il giorno dopo la smentiscono – ci dice che le
misure prese non solo non servono a contrastare la diffusione del virus, ma
sono anche controproducenti e costituiscono una seria minaccia per la nostra
salute.
Premesso che nessun responsabile capo di governo alimenterebbe il panico in
circostanze simili, anche quando ve ne fossero motivi, se non per altri scopi,
è sconcertante vedere come si diano, invece, tanto da fare per alimentare una
narrazione allarmistica che non è sostenuta da alcuna evidenza clinica: molte
persone che hanno contratto il virus, sono poi guarite. È un dato, infatti,
condiviso dalla maggior parte della comunità scientifica, ovviamente non di
regime, che l’attuale pandemia è senz’altro meno pericolosa dell’influenza
asiatica, che comparve nel 1957, e in meno di un anno si diffuse in tutto il
mondo; non è più pericolosa della influenza di Hong Kong, che comparve
nel 1968 e che, anche questa, si diffuse in tutto il mondo con un modello
molto simile a quello dell'influenza asiatica.
Non risulta in nessuna documentazione dell’epoca che i capi di governo del
mondo – tanto meno la stessa OMS – avessero ritenuto opportuno adottare
particolare misure per arginare la diffusione dell’epidemia.
Poiché è un fatto che le pandemie nella storia si sono sempre verificate ad
intervalli di tempo imprevedibili, e continueranno a succedersi come gli
tsunami, i terremoti, le alluvioni, le inondazioni ed altre naturali calamità, dobbiamo
concludere che dovremo rassegnarci a vivere perennemente in un continuo stato di allerta?
In passato, in situazioni del genere le autorità pubbliche hanno sempre
invitato le popolazioni alla calma e alla solidarietà, che si sono da sempre
rivelati i migliori rimedi per superare le avversità. Perché ora, al contrario,
si invita la gente a tener sempre desto l’allarme e a non fidarsi l’uno
dell’altro?
Non credo che questo stato di cose, peraltro ingiustificato e
sproporzionato rispetto alla realtà dei fatti, faccia bene al nostro sistema
immunitario.
Perché se non è dimostrato scientificamente che i lockdown e le mascherine
abbiano una qualche efficacia nel contenere la diffusione di un qualsiasi
virus, è invece ampiamente dimostrato che le persone sottoposte a situazioni di
stress sociale cronico sono soggette a disequilibri del sistema immunitario che
li rendono più vulnerabili alle infezioni e alle malattie autoimmuni.
Qual è dunque il vero fine di questi capi di governo, che continuano in
modo “criminale” a soffiare sul fuoco, farci ammalare tutti per decreto?
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