Dal fascismo al dopoguerra democristiano, dal trionfante
berlusconismo all’attuale governo Conte, persiste una malattia, un lato oscuro
degli italiani che li porta ad avere una sudditanza psicologica e un’accondiscendenza
acritica nei confronti del potere.
La sudditanza psicologica verso il potere risalta soprattutto
nella consuetudine tipica degli italiani che, piuttosto che far valere i propri
diritti inalienabili e compiere ovviamente i propri doveri, preferiscono – per evitare
fastidi e inimicarsi il funzionario pubblico preposto al disbrigo di una
pratica – la via più breve del chiedere favori o raccomandazioni.
Questa
caratteristica fa del popolo italiano un popolo di sudditi e non di cittadini. E
come sudditi sono piuttosto inclini al servilismo e all’opportunismo nei
confronti di chicchessia detenga una posiziona di potere rispetto a loro. Alla
libertà del cittadino preferiscono la libertà del servo Arlecchino che per perseguire
il suo unico intento, ovvero quello di mangiare a sazietà, rinuncia pure alla
sua dignità. Sono pure disposti a sopportare il potere arbitrario o enorme di
un uomo o di alcuni uomini, a condizione che non siano ostacolati nel perseguimento
dei loro fini.
L’accondiscendenza acritica, invece, la si è vista particolarmente
all’opera in occasione della diffusione del coronavirus e sulle misure
precauzionali imposte tramite i Dpcm e le varie ordinanze regionali, di dubbia
utilità circa i fini del contenimento dell’epidemia quando non francamente
deliranti: divieto di passeggiare, uscire in bicicletta, fare jogging; non
allontanarsi più di 200 metri dalla propria abitazione; indossare foulard per
coprire naso e bocca in mancanza di mascherina; autocertificazione da portare sempre
con sé per giustificar l'uscita dalla propria abitazione, nella quale peraltro
s’induce il dichiarante a confermare circostanze relative al proprio stato di
salute di cui non può avere piena conoscenza. Se il dichiarante, infatti, fosse
positivo e appartenesse alla larga fascia degli asintomatici, ma non ne fosse a
conoscenza perché non è stato ancora sottoposto a tampone, affermando sotto la
propria responsabilità ad un Pubblico Ufficiale di non essere positivo al
COVID-19, si esporrebbe di fatto all’autoincriminazione se, sottoposto a
tampone, risultasse invece positivo. La dichiarazione mendace rilasciata su
base volontaria, art. 495 cp comma 1, prevede come sanzione la reclusione “da
uno a sei anni”.
Eppure, gli italiani – quella maggioranza di popolazione,
che con il loro comportamento condiziona anche le scelte e la condotta di
quanti vorrebbero sottrarsi alla camicia di forza di leggi stupide – si sono
prontamente adeguati, senza neppure porsi la questione se tali disposizioni
abbiano o meno una qualche utilità o finalità al contenimento della diffusione
dell’epidemia. Senza neppure domandarsi se una burocrazia assurda e incapace
non stia per caso prendendosi gioco di loro, sfruttando la loro dabbenaggine e
creduloneria, ed esponendolo al pubblico ludibrio di quanti all’estero ci
considerano “mangiaspaghetti”.
“Che pacchia governare un popolo ignorante!”, soleva dire Adolf
Hitler. Credo, infatti, che non ci sia niente di più gratificante e divertente
per l’uomo di potere dell’assistere ad una massa di individui acefali che, a
disprezzo della logica più elementare, accetta qualsiasi norma anche di
nonsense provenga da lui. Il potere inebria proprio per questo. Quanto più è
assurdo un comando, tanto più può misurare la sua potenza nel vedere altri
uomini conformarvisi. Che potere infatti sarebbe quello che si piega alla
logica del diritto e della ragione? Che potere sarebbe quello che non si prende
la rivincita sulla logica e sulla ragione? Il potere è arrogante, se non lo
fosse, che potere sarebbe?
Altra caratteristica degli italiani è il loro masochismo. Sono
ormai decenni che i cittadini italiani si lamentano dei propri rappresentanti,
accusati di guadagnare troppo, di aver peggiorato le condizioni sociali ed
economiche del Paese, di aver speso male, quando non rubato (attraverso appalti
truccati, finte consulenze e altre manovre), i soldi dei contribuenti, e
tuttavia li tollerano, quando addirittura non li rieleggono!
Quando si chiede loro cosa pensano della politica, la
reazione va dal moderato disgusto alla mancanza totale di fiducia. Ma quando si
tratta di votare, si precipitano in massa per rieleggere proprio quei politici che
nessun inglese, nessun francese, nessun tedesco, eleggerebbe mai. V’è una sorta
di masochismo che non ha eguali in nessun altro popolo in Europa: gli italiani
godono nel farsi del male!
Non contenti di sostenere e dar vita, in questo modo, alla
peggior classe politica d’Europa – che una volta al potere pretende di fare e
disfare in spregio alle più elementari regole della democrazia parlamentare senza
rendere conto a chicchessia, minando pure le istituzioni alla base del
bilanciamento dei poteri –, si lamentano poi che i problemi sociali ed
economici anziché diminuire, aumentano.
Domina negli italiani una distruttività
autolesionista che lascia davvero sconcertati: si fanno intenzionalmente del
male per poter avere poi il pretesto di accusare gli altri della propria
sofferenza, della propria sventura.
Altra caratteristica del popolo italiano è la creduloneria. La
creduloneria è un misto di semplicioneria e ignoranza; di fronte alla
complessità della realtà tende a schermirsi pensando che dietro a quella
complessità vi sia in realtà un trucco ai suoi danni. E che pertanto non vi sia
alcuno sforzo da fare, nessuna necessità di acculturarsi, nessuna necessità di
studiare la complessità dei fenomeni per comprendere la realtà, e quindi modificarla
a proprio vantaggio.
Dinanzi al potere sono completamente fiduciosi, creduloni
fino all'idiozia; creduloni come bambini. E come bambini, sono del tutto
incapaci di comprendere che, se l'Italia è in crisi, molto dipende dall’ignoranza
diffusa e dalle idee scorrette della maggioranza dei suoi elettori, che con il
loro voto danno legittimità a politici rozzi ed incompetenti.
Sempre come
bambini, sono creduloni e disinformati; si “bevono” tutto quello che i mass
media passano loro. Qualunque informazione provenga dai mainstream è assunta
come verità: vero non è quello che è vero in sé, ma quello che la televisione
dice essere vero. E proprio come i bambini che non osano mettere affatto in
discussione la parola dei genitori, la maggior parte della popolazione italiana
si fida ciecamente di quanto la televisione dice loro esser vero o falso. Non
passa loro neppure per l’anticamera del cervello che i mass media (proprio
perché al servizio di potenti lobby economiche e finanziarie) possano volontariamente
e abilmente distorcere i fatti per perseguire fini niente affatto utili alla
collettività, ma solo ad un’élite di individui.
Alla creduloneria è associato l’altro fenomeno cui si
assiste: quello dell’ondata di populismo, che ha travolto quel che restava di
una già fragile democrazia. Il populismo fa larga breccia proprio in quei
popoli che fanno dell’ignoranza un vanto e non una vergogna. E così il populismo
che trae linfa vitale dall’ignoranza di un popolo può affermarsi senza tante
resistenze.
I populisti, al pari degli imbroglioni – che per loro mestiere non
si rivolgono mai agli scettici, refrattari a cadere nelle loro trappole, ma ai
creduloni, disposti invece a credere a qualunque cosa venga loro detta purché
assecondi le loro aspettative – promettono cose che sanno di non mantenere. Blandendo
e sfruttando il malessere, l’ansia e la frustrazione di una larga maggioranza di
soggetti, ottengono maggioranze che non si concretizzano mai in benessere
sociale, ma solo in spazi di potere utili soltanto agli interessi personali dei
leader, che in ragione del successo elettorale conseguito saranno poi chiamati dal
gotha del potere per realizzare altri scopi (quelli utili al gotha del potere).
Al gotha del potere non importa, infatti, che al comando ci
sia un esponente di destra o di sinistra, l’importante è che faccia ciò che è utile
perché gli interessi di coloro che detengono il potere di fatto (i burattinai)
non siano nemmeno scalfiti. Cosicché una tirannia di fatto, mascherata di
democrazia, può continuare impunemente a realizzarsi in modi diversi dai
persecutori del passato.
Se i persecutori del passato si accontentavano della sottomissione, i nuovi
persecutori non consegnano l’eretico al boia, ci pensa il resto della
popolazione, manipolata, lobotomizzata ed obbediente che, aderendo anima e corpo,
alle loro assurde imposizioni, relegano il ribelle alla morte sociale.
Gli italiani se sono proni al potere, sono invece del tutto
privi del senso dello Stato. L’interesse individuale è sempre prevalente
rispetto a quello comunitario. Fintantoché un problema sociale non li tocca
individualmente, non lo sentono parte di sé. Così tollerano grandemente malgoverno,
evasione fiscale, corruzione, atti di arbitrio del potere, assistenza sanitaria
inadeguata, servizi sociali indecenti, educazione scolastica sempre più insoddisfacente,
criminalità organizzata.
Non si pongono neppure la domanda sul fatto che se
tutto questo accade è perché c’è un ampio consenso. Se la maggior parte dei “sudditi”
fosse più incline all’intolleranza di questo schifo che ammorba questo Paese,
la politica non si permetterebbe di fare ciò che spesso fa.
Però, così come sono
tolleranti nei confronti di qualsiasi nequizia che impedisce a questo Paese di
essere un paese davvero civile, sono, al contrario, intolleranti – al limite
del razzismo – nei confronti di immigrati e zingari. Accusati di essere la vera
cagione di ogni male. Non si indignano del fatto che la sola evasione fiscale
produce annualmente un danno venti volte superiore al costo dell’accoglienza, con
i quali si potrebbero migliorare i servizi per i cittadini, ma scendono “spontaneamente”
in strada e fanno le barricate se un prefetto o un questore decide di mettere a
disposizione un albergo in disuso per accogliere immigrati africani o asiatici
scampati al naufragio.
Non sono neppure abbastanza intelligenti da comprendere
che il potere sovente utilizza queste manifestazioni d'insofferenza verso l’altro
diverso da noi come una valvola di sfogo che aiuta a distogliere l'attenzione
da problemi più seri.
L'individualismo esasperato degli italiani è tale che tutto
ciò che accade al di fuori delle loro mura è privo di importanza, trascurabile.
Provano un senso di orgoglio nel tenere le loro case linde e pulite. E se fuori,
oltre il piccolo spazio dove vivono, i rifiuti di una società corrotta e
maleodorante si accatastano, nessun problema giacché al puzzo si sono
assuefatti. Ma se un vicino disturba la quiete rassicurante del loro domicilio,
questa sì è una tragedia cui porre rimedio anche assassinandolo. Se un ragazzo viene
invece pestato a morte dalla furia omicida di poliziotti: se l’è evidentemente andata
a cercare.
Questa mancanza assoluta di senso sociale, comunitario,
collettivo, fa sì che mafia, ‘ndrangheta, camorra, sacra corona unita, politici
corrotti, evasione fiscale, economia sommersa, pullulino in abbondanza e indisturbate.
Altra caratteristica degli italiani è la pigrizia mentale:
non leggono, non si informano. Assorbono come spugne tutto quello che i mass
media di regime propinano loro, senza alcun approfondimento. E quando nella
società le cose non funzionano è sempre viva in loro la tentazione del ricorso
al cosiddetto uomo della provvidenza, quello che mette le cose a posto.
Questo
è accaduto con Mussolini e, in tempi più recenti, con Berlusconi.
Quando poi la
realtà oggettiva certifica il fallimento di tali figure carismatiche, come precipitevolissimamente
sono state portate alle stelle così con altrettanta fulmineità vengono ricacciate
nelle stalle.
Quando Mussolini fu arrestato a villa Savoia, quella stessa folla,
che fino al giorno prima lo aveva inneggiato, ricopriva di insulti e sputi il suo
cadavere a testa in giù esposto in Piazzale Loreto. Dei quaranta milioni di
fascisti neanche l’ombra.
Gli italiani, non tutti per fortuna, nella larga maggioranza sono purtroppo
così. E con un tale popolo è assai difficile immaginare un cambiamento che ci
collochi sulla strada della democrazia e della civiltà