domenica 3 maggio 2020

I TITOLI NON DEVONO TRAVISARE, NÉ FORZARE IL CONTENUTO DEGLI ARTICOLI


Il titolo riportato su “Il Fatto Quotidiano” – “MacchéCostituzione violata. Non sanno di cosa parlano” – è una forzatura rispetto al contenuto dell’articolo, volta ad attribuire ad un costituzionalista del calibro di Gustavo Zagrebelsky valutazioni e giudizi che non sono affatto in rotta di collisione con quanto affermano altri costituzionalisti. 

È una visione inedita quella di Marco Travaglio che ultimamente ha assunto uno stile militante e una retorica partigiana a favore del governo Conte.

All'intervistatrice (Silvia Truzzi) che domanda al professor Zagrebelsky se ritenga che il governo abbia “usurpato poteri non concessi”, è ovvio che la risposta sia negativa. Ma questo lo avevo anticipato anch'io nel blog “perché i dpcm sono incostituzionali”. Disponendo di logica si può certo essere in grado di distinguere una proposizione vera da una falsa, senza dover essere necessariamente esperti in questo o quel campo.

Riporto integralmente il testo:

“Qualcuno dirà che il D.Lgs. del 23 febbraio 2020, n. 6, convertito, in seguito, nella Legge 5 marzo 2020, n. 13, ha adempiuto sufficientemente ed adeguatamente al ruolo di fonte primaria attributiva della potestà normativa dei Dpcm, resta però il fatto che l’emergenza non può di fatto espandersi a tal punto da andare oltre il “minimo costituzionale”. La conseguenza sarebbe che un puro atto amministrativo travalica il potere costituente, ovvero quello sul quale un popolo erige il proprio ordinamento giuridico”.

E dunque la risposta del professore non può che essere: “Il governo non ha usurpato poteri non concessi”, traendo la sua legittimità dal decreto legge numero 6 di febbraio.

Ma in un altro punto dell’intervista – perché un articolo bisogna leggerlo tutto, senza fermarsi al titolo –, quando l’intervistatrice chiede al professore se non gli pare che il Parlamento sia stato emarginato, la sua risposta è: 

“In un certo senso sì, perché una grande questione nazionale come è questa meriterebbe dibattiti e deliberazioni d’alto livello, appelli alla solidarietà nazionale, dimostrazioni di consapevolezza della gravità del momento, insomma ciò che ci si aspetterebbe dai nostri “eletti”. La sede naturale è il Parlamento. Se il Parlamento (o meglio alcune forze politiche) lamenta l’emarginazione, la imputi a sé stesso che ha votato l’autorizzazione con una sua legge. In ogni caso, il Parlamento dispone in qualunque momento di strumenti per aprire dibattiti e confronti, per modificare ed eventualmente anche per togliere al governo ogni potere e riprenderselo. Se vuole e può, lo faccia. Ma mi pare piuttosto che si preferisca litigare per mostrare di esistere e fare propaganda”.

E queste considerazioni del professore fanno il paio con quanto ho già espresso:

“Poiché Conte è ordinario di diritto privato è difficile per me credere che non sappia la distinzione tra un atto amministrativo e un atto legislativo. Risulta pure complicato per me credere che non sappia che un atto amministrativo non può limitare, quando non sospendere, diritti costituzionalmente garantiti […]. Tutto quello che ha fatto, e sta facendo, non sarebbe stato possibile, e non sarebbe possibile, se non avesse alle spalle, dietro le quinte, forze assai più potenti di lui che – a nostra insaputa – stanno tessendo la tela del destino futuro del nostro Paese. Il tempo ci mostrerà l’ordito osceno di questa politica di Conte, che nulla ha a che fare con lo spirito di tutela della salute pubblica [...]. Giuseppe Conte è solo un emissario, un direttore delle vendite dell'ipermercato della globalizzazione, che non conosce né stati, né nazioni, né popoli”.

sabato 2 maggio 2020

IO NON MI SENTO ITALIANO, MA PER FORTUNA O PURTROPPO LO SONO!


Dal fascismo al dopoguerra democristiano, dal trionfante berlusconismo all’attuale governo Conte, persiste una malattia, un lato oscuro degli italiani che li porta ad avere una sudditanza psicologica e un’accondiscendenza acritica nei confronti del potere.

La sudditanza psicologica verso il potere risalta soprattutto nella consuetudine tipica degli italiani che, piuttosto che far valere i propri diritti inalienabili e compiere ovviamente i propri doveri, preferiscono – per evitare fastidi e inimicarsi il funzionario pubblico preposto al disbrigo di una pratica – la via più breve del chiedere favori o raccomandazioni. 

Questa caratteristica fa del popolo italiano un popolo di sudditi e non di cittadini. E come sudditi sono piuttosto inclini al servilismo e all’opportunismo nei confronti di chicchessia detenga una posiziona di potere rispetto a loro. Alla libertà del cittadino preferiscono la libertà del servo Arlecchino che per perseguire il suo unico intento, ovvero quello di mangiare a sazietà, rinuncia pure alla sua dignità. Sono pure disposti a sopportare il potere arbitrario o enorme di un uomo o di alcuni uomini, a condizione che non siano ostacolati nel perseguimento dei loro fini.

L’accondiscendenza acritica, invece, la si è vista particolarmente all’opera in occasione della diffusione del coronavirus e sulle misure precauzionali imposte tramite i Dpcm e le varie ordinanze regionali, di dubbia utilità circa i fini del contenimento dell’epidemia quando non francamente deliranti: divieto di passeggiare, uscire in bicicletta, fare jogging; non allontanarsi più di 200 metri dalla propria abitazione; indossare foulard per coprire naso e bocca in mancanza di mascherina; autocertificazione da portare sempre con sé per giustificar l'uscita dalla propria abitazione, nella quale peraltro s’induce il dichiarante a confermare circostanze relative al proprio stato di salute di cui non può avere piena conoscenza. Se il dichiarante, infatti, fosse positivo e appartenesse alla larga fascia degli asintomatici, ma non ne fosse a conoscenza perché non è stato ancora sottoposto a tampone, affermando sotto la propria responsabilità ad un Pubblico Ufficiale di non essere positivo al COVID-19, si esporrebbe di fatto all’autoincriminazione se, sottoposto a tampone, risultasse invece positivo. La dichiarazione mendace rilasciata su base volontaria, art. 495 cp comma 1, prevede come sanzione la reclusione “da uno a sei anni”.

Eppure, gli italiani – quella maggioranza di popolazione, che con il loro comportamento condiziona anche le scelte e la condotta di quanti vorrebbero sottrarsi alla camicia di forza di leggi stupide – si sono prontamente adeguati, senza neppure porsi la questione se tali disposizioni abbiano o meno una qualche utilità o finalità al contenimento della diffusione dell’epidemia. Senza neppure domandarsi se una burocrazia assurda e incapace non stia per caso prendendosi gioco di loro, sfruttando la loro dabbenaggine e creduloneria, ed esponendolo al pubblico ludibrio di quanti all’estero ci considerano “mangiaspaghetti”.

“Che pacchia governare un popolo ignorante!”, soleva dire Adolf Hitler. Credo, infatti, che non ci sia niente di più gratificante e divertente per l’uomo di potere dell’assistere ad una massa di individui acefali che, a disprezzo della logica più elementare, accetta qualsiasi norma anche di nonsense provenga da lui. Il potere inebria proprio per questo. Quanto più è assurdo un comando, tanto più può misurare la sua potenza nel vedere altri uomini conformarvisi. Che potere infatti sarebbe quello che si piega alla logica del diritto e della ragione? Che potere sarebbe quello che non si prende la rivincita sulla logica e sulla ragione? Il potere è arrogante, se non lo fosse, che potere sarebbe?

Altra caratteristica degli italiani è il loro masochismo. Sono ormai decenni che i cittadini italiani si lamentano dei propri rappresentanti, accusati di guadagnare troppo, di aver peggiorato le condizioni sociali ed economiche del Paese, di aver speso male, quando non rubato (attraverso appalti truccati, finte consulenze e altre manovre), i soldi dei contribuenti, e tuttavia li tollerano, quando addirittura non li rieleggono!

Quando si chiede loro cosa pensano della politica, la reazione va dal moderato disgusto alla mancanza totale di fiducia. Ma quando si tratta di votare, si precipitano in massa per rieleggere proprio quei politici che nessun inglese, nessun francese, nessun tedesco, eleggerebbe mai. V’è una sorta di masochismo che non ha eguali in nessun altro popolo in Europa: gli italiani godono nel farsi del male!

Non contenti di sostenere e dar vita, in questo modo, alla peggior classe politica d’Europa – che una volta al potere pretende di fare e disfare in spregio alle più elementari regole della democrazia parlamentare senza rendere conto a chicchessia, minando pure le istituzioni alla base del bilanciamento dei poteri –, si lamentano poi che i problemi sociali ed economici anziché diminuire, aumentano. 

Domina negli italiani una distruttività autolesionista che lascia davvero sconcertati: si fanno intenzionalmente del male per poter avere poi il pretesto di accusare gli altri della propria sofferenza, della propria sventura.

Altra caratteristica del popolo italiano è la creduloneria. La creduloneria è un misto di semplicioneria e ignoranza; di fronte alla complessità della realtà tende a schermirsi pensando che dietro a quella complessità vi sia in realtà un trucco ai suoi danni. E che pertanto non vi sia alcuno sforzo da fare, nessuna necessità di acculturarsi, nessuna necessità di studiare la complessità dei fenomeni per comprendere la realtà, e quindi modificarla a proprio vantaggio.

Dinanzi al potere sono completamente fiduciosi, creduloni fino all'idiozia; creduloni come bambini. E come bambini, sono del tutto incapaci di comprendere che, se l'Italia è in crisi, molto dipende dall’ignoranza diffusa e dalle idee scorrette della maggioranza dei suoi elettori, che con il loro voto danno legittimità a politici rozzi ed incompetenti. 

Sempre come bambini, sono creduloni e disinformati; si “bevono” tutto quello che i mass media passano loro. Qualunque informazione provenga dai mainstream è assunta come verità: vero non è quello che è vero in sé, ma quello che la televisione dice essere vero. E proprio come i bambini che non osano mettere affatto in discussione la parola dei genitori, la maggior parte della popolazione italiana si fida ciecamente di quanto la televisione dice loro esser vero o falso. Non passa loro neppure per l’anticamera del cervello che i mass media (proprio perché al servizio di potenti lobby economiche e finanziarie) possano volontariamente e abilmente distorcere i fatti per perseguire fini niente affatto utili alla collettività, ma solo ad un’élite di individui.

Alla creduloneria è associato l’altro fenomeno cui si assiste: quello dell’ondata di populismo, che ha travolto quel che restava di una già fragile democrazia. Il populismo fa larga breccia proprio in quei popoli che fanno dell’ignoranza un vanto e non una vergogna. E così il populismo che trae linfa vitale dall’ignoranza di un popolo può affermarsi senza tante resistenze. 

I populisti, al pari degli imbroglioni – che per loro mestiere non si rivolgono mai agli scettici, refrattari a cadere nelle loro trappole, ma ai creduloni, disposti invece a credere a qualunque cosa venga loro detta purché assecondi le loro aspettative – promettono cose che sanno di non mantenere. Blandendo e sfruttando il malessere, l’ansia e la frustrazione di una larga maggioranza di soggetti, ottengono maggioranze che non si concretizzano mai in benessere sociale, ma solo in spazi di potere utili soltanto agli interessi personali dei leader, che in ragione del successo elettorale conseguito saranno poi chiamati dal gotha del potere per realizzare altri scopi (quelli utili al gotha del potere).

Al gotha del potere non importa, infatti, che al comando ci sia un esponente di destra o di sinistra, l’importante è che faccia ciò che è utile perché gli interessi di coloro che detengono il potere di fatto (i burattinai) non siano nemmeno scalfiti. Cosicché una tirannia di fatto, mascherata di democrazia, può continuare impunemente a realizzarsi in modi diversi dai persecutori del passato. 

Se i persecutori del passato si accontentavano della sottomissione, i nuovi persecutori non consegnano l’eretico al boia, ci pensa il resto della popolazione, manipolata, lobotomizzata ed obbediente che, aderendo anima e corpo, alle loro assurde imposizioni, relegano il ribelle alla morte sociale.  

Gli italiani se sono proni al potere, sono invece del tutto privi del senso dello Stato. L’interesse individuale è sempre prevalente rispetto a quello comunitario. Fintantoché un problema sociale non li tocca individualmente, non lo sentono parte di sé. Così tollerano grandemente malgoverno, evasione fiscale, corruzione, atti di arbitrio del potere, assistenza sanitaria inadeguata, servizi sociali indecenti, educazione scolastica sempre più insoddisfacente, criminalità organizzata. 

Non si pongono neppure la domanda sul fatto che se tutto questo accade è perché c’è un ampio consenso. Se la maggior parte dei “sudditi” fosse più incline all’intolleranza di questo schifo che ammorba questo Paese, la politica non si permetterebbe di fare ciò che spesso fa. 

Però, così come sono tolleranti nei confronti di qualsiasi nequizia che impedisce a questo Paese di essere un paese davvero civile, sono, al contrario, intolleranti – al limite del razzismo – nei confronti di immigrati e zingari. Accusati di essere la vera cagione di ogni male. Non si indignano del fatto che la sola evasione fiscale produce annualmente un danno venti volte superiore al costo dell’accoglienza, con i quali si potrebbero migliorare i servizi per i cittadini, ma scendono “spontaneamente” in strada e fanno le barricate se un prefetto o un questore decide di mettere a disposizione un albergo in disuso per accogliere immigrati africani o asiatici scampati al naufragio. 

Non sono neppure abbastanza intelligenti da comprendere che il potere sovente utilizza queste manifestazioni d'insofferenza verso l’altro diverso da noi come una valvola di sfogo che aiuta a distogliere l'attenzione da problemi più seri.

L'individualismo esasperato degli italiani è tale che tutto ciò che accade al di fuori delle loro mura è privo di importanza, trascurabile. Provano un senso di orgoglio nel tenere le loro case linde e pulite. E se fuori, oltre il piccolo spazio dove vivono, i rifiuti di una società corrotta e maleodorante si accatastano, nessun problema giacché al puzzo si sono assuefatti. Ma se un vicino disturba la quiete rassicurante del loro domicilio, questa sì è una tragedia cui porre rimedio anche assassinandolo. Se un ragazzo viene invece pestato a morte dalla furia omicida di poliziotti: se l’è evidentemente andata a cercare.

Questa mancanza assoluta di senso sociale, comunitario, collettivo, fa sì che mafia, ‘ndrangheta, camorra, sacra corona unita, politici corrotti, evasione fiscale, economia sommersa, pullulino in abbondanza e indisturbate.

Altra caratteristica degli italiani è la pigrizia mentale: non leggono, non si informano. Assorbono come spugne tutto quello che i mass media di regime propinano loro, senza alcun approfondimento. E quando nella società le cose non funzionano è sempre viva in loro la tentazione del ricorso al cosiddetto uomo della provvidenza, quello che mette le cose a posto. 

Questo è accaduto con Mussolini e, in tempi più recenti, con Berlusconi. 

Quando poi la realtà oggettiva certifica il fallimento di tali figure carismatiche, come precipitevolissimamente sono state portate alle stelle così con altrettanta fulmineità vengono ricacciate nelle stalle. 

Quando Mussolini fu arrestato a villa Savoia, quella stessa folla, che fino al giorno prima lo aveva inneggiato, ricopriva di insulti e sputi il suo cadavere a testa in giù esposto in Piazzale Loreto. Dei quaranta milioni di fascisti neanche l’ombra.

Gli italiani, non tutti per fortuna, nella larga maggioranza sono purtroppo così. E con un tale popolo è assai difficile immaginare un cambiamento che ci collochi sulla strada della democrazia e della civiltà