Bernie Ecclestone è uno degli uomini più ricchi del Regno
Unito grazie ai diritti televisivi e altri proventi commerciali derivanti dal
controllo della Formula One Management (FOM), vero centro di potere della
Formula 1. Il suo patrimonio è stimato in tre miliardi di sterline.
Un tempo si diventava ricchi e famosi grazie ad invenzioni e
scoperte scientifiche che avevano ricadute su tutto il genere umano e
contribuivano al progresso dell’umanità e alla sua emancipazione. Le imprese
spaziali galvanizzavano il grande pubblico; il primo trapianto cardiaco fu
accolto come la vittoria dell’uomo sulla malattia. Tutti volevano sapere tutto
su vene e arterie, cuore, tendini, ecc. La
gente immaginava le città del futuro, i progressi della medicina, quelli della
chimica e della fisica. Gli eroi erano quanti elevavano di un gradino la soglia
di conoscenza dell’uomo dall’ignoranza. Era un atteggiamento culturale che ha
reso possibili i benefici di crescita economica e di conquista dei valori
civili e sociali.
Da trent’anni abbiamo smesso di sognare, di immaginare, di
osare, e – i giovani – non ambiscono più a diventare scienziati o ingegneri:
vogliono diventare cantanti, attori, calciatori, piloti di formula uno, ecc. E Bernie
Ecclestone è il loro nuovo eroe: l’uomo che non riscatta di un granello l’ignoranza
dell’uomo, ma in compenso ha fatto un sacco di quattrini!
Charles Ecclestone, detto Bernie, il patron del grande circo
mondiale dei bolidi, col cipiglio tipico dei grandi imprenditori, che sanno
fare i loro affari, è stato perentorio con l’Automobile club d’Italia: «O mi
date quel che chiedo, o potete scordarvi il Gran Premio». Messa di fronte allo
stesso aut aut i tedeschi hanno detto no. Gli italiani, invece, dopo l’iniziale
disorientamento, si sono calati non solo le brache, ma anche le mutande.
Potevamo rinunciare, non foss’altro per una questione di orgoglio nazionale, al
Gran premio d’Italia a Monza? Non sia mai!
Così, con la «benedizione» del
presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il Gran premio d’Italia resterà a Monza
per i prossimi tre anni, tanto paga “pantalone”. Si sborsano 68 milioni di euro
pubblici per accontentare gli appetiti economici di uno squalo degli affari, Bernie
Ecclestone, che a 85 anni continua a dettare legge nel mondo dei motori.
In nome del superiore interesse nazionale, Istituzioni, Regione e Aci si mettono d’accordo e il
governo si rimangia la promessa elettorale di abolire il contestato doppione
tra Motorizzazione civile e Pubblico registro automobilistico, in modo da
ricavarne i soldi che mancavano per trovare l’accordo con Ecclestone. Insomma, i soldi che erano stati richiesti dal
patron della Formula 1, per la firma del rinnovo contrattuale si ricaveranno
dalla mancata cancellazione del PRA (Pubblico Registro Automobilistico), il cui
costo
annuale è di circa 230 milioni di euro.
L'abolizione del PRA avrebbe comportato non solo uno sgravio
della spesa pubblica di 230 milioni, ma anche una revisione e una sensibile riduzione
delle imposte provinciali di trascrizione (IPT), dell’imposte di bollo per la
registrazione al PRA e del bollo auto e moto per gli automobilisti che, senza
che nessuno li abbia interpellati, dovranno pagare lo stesso coinvolti
forzosamente nel dovere patrio di tenere alto il buon nome della tradizione
motoristica italiana.
La Terra dei Fuochi, disseminata di discariche illegali e
rifiuti che sono causa di un aumento dei ricoveri di bambini di età compresa
tra uno e 14 anni per tumori del sistema nervoso centrale, è ancora là a
mietere vittime. Il governo avrebbe dovuto intervenire con urgenza, ma non l’ha
fatto! In compenso, l’ha fatto pubblicando immagini choc sui pacchetti di
sigarette, con il morto per attacco cardiaco sul tavolo da obitorio, la donna
che sputa sangue in un fazzoletto, il dito dei piedi in cancrena, il bambino
con il ciuccio a sigaretta, la gola bucata del laringectomizzato. Ma quando gli
epidemiologi denunciavano che i fattori ambientali erano la prevalente causa di
mortalità e patologie nella Terra dei Fuochi, lo Stato rispondeva che non
esisteva l’evidenza scientifica che sostanze cancerogene contenute nei rifiuti
venissero trasmesse attraverso l’ingestione di alimenti contaminati e producessero danni all’organismo.
Dopo anni di attesa, denunce, manifestazioni, allarmi
sanitari, finalmente solo nel maggio 2016 è stata rimossa la prima ecoballa a
Taverna del Re uno dei luoghi simbolo, al confine tra le Province di Napoli e
Caserta, di una terra martoriata dal problema dei rifiuti e da quello della
mafia, che del traffico e trattamento degli stessi ha fatto un business.
In futuro sarebbe auspicabile che la stessa tempestività dei
governi adottata per manifestazioni ludiche fosse applicata anche quando si
tratta della salute e del benessere di noi cittadini che vorremmo sapere e decidere come spendere i nostri soldi.