domenica 27 gennaio 2019

27 GENNAIO, GIORNO DELLA MEMORIA


Io credo che non abbiamo alcun motivo di considerarci eticamente superiori ai nazifascisti degli anni Trenta e Quaranta, se possiamo con soave indifferenza tollerare e girare la testa dinanzi alle tante forme di olocausto che in ogni parte del Mondo continuano a consumarsi.

Associamo giustamente l’Olocausto all’ideologia nazista, ma dimentichiamo i molti assassini che come società opulente perpetuiamo o per garantire i nostri confini dall’orda barbarica di miserabili in cerca di condizioni di vita più accettabili, o per saccheggiare le materie prime di cui abbiamo bisogno. Orrori storici di cui la cronaca è piena, ma che consideriamo come un fenomeno dopotutto normale.

La nostra visione della modernità può tranquillamente accettare il massacro e lo sfruttamento di tanti innocenti per la pingue soddisfazione di una piccola parte di umanità. Perché “noi valiamo”, e tutti gli altri sono solo escrescenze purulente di esistenze, di cui non sentiremo alcuna mancanza quando il mare dovesse inghiottire i loro esausti corpi.

Corpi senz’anima, senza storia, cose insieme ad altre cose trasportate indifferentemente alla deriva. Dell’uomo non resta che il cadavere, che la morte ha raggelato.

L’inferno ha tali sembianze.

domenica 13 gennaio 2019

PERCHÉ – FORSE – AGLI ITALIANI PIACCIONO LEADER COME SALVINI


Quando vedo e ascolto Salvini, mi sorprendo del consenso attribuitogli dagli italiani. Il primo partito del Paese si conferma essere virtualmente la Lega di Matteo Salvini, che rimane salda al 32,1% delle intenzioni di voto, e per il 62% del campione consultato Salvini è il leader indiscusso.

Perché agli italiani piace sempre il peggio del peggio? Ai vertici delle istituzioni c’è un ministro che di ordine e pulizia ha fatto le sue parole d’ordine; alimenta e legittima una mentalità chiaramente “fascista”. E tuttavia agli italiani piace!

Ne dobbiamo concludere che agli italiani piace il fascismo!

Probabilmente è iscritto nel loro DNA. È una predisposizione; gli viene naturale.

Il fascismo è oppressore dei deboli, ma servo dei forti. La sua indole è assai simile a quella di certi mastini da guardia che leccano la mano del padrone, anche quando usa il bastone. Così si possono rubare gli abiti a un clochard e gettarli nella spazzatura, in nome dell’ordine, della pulizia e del decoro della città; si possono organizzare raid a caccia di immigrati, perché rubano il lavoro e le case degli italiani, o più banalmente perché sono sporchi e pericolosi. 

Ma i padroni che li affamano sistematicamente, per renderli più cattivi, sono invece idolatrati. La grande rapina di questi appare poca cosa rispetto al crimine – sì intollerabile – dei bambini i cui genitori non pagano la retta del refettorio, realizzando di fatto per loro una vera e propria apartheid negli asili nido e nelle scuole.

Il fascismo piace agli italiani perché rassicura la loro inferiorità. Di fronte alla complessità dei problemi nel mondo è preferibile la più semplice teoria del capro espiatorio: se manca il lavoro, le case non ci sono e la criminalità dilaga nelle nostre città è per colpa degli extracomunitari. Semplice, no?!

Il fascismo piace agli italiani perché è un alibi del loro farisaico cristianesimo: vanno a messa, si battono il petto in segno di contrizione e perdono dei loro peccati, celebrano i loro matrimoni in chiesa, ma tralasciano bellamente la carità cristiana.

Il fascismo piace agli italiani perché alla libertà preferiscono il dispotismo paterno, la figura del buon padre di famiglia che governa nell’interesse dei sudditi-figli, il buon pastore che si occupa del suo gregge.

Il fascismo piace ancora agli italiani perché al diritto e alla giustizia preferiscono il favore di questo o quel potente, che assicuri a lui o al suo parente più prossimo quei vantaggi che agli altri sono preclusi.

Sono fascisti nella misura in cui il teppismo che è in loro può trovare sfogo nell’anonimato del gruppo; possono comportarsi in maniera aggressiva e violenta senza pagar dazio.

Sono ancora fascisti nella misura in cui hanno le spocchie del servo arricchito: antepongono il valore delle cose a quello della vita. L’amore per il possesso delle cose è una vera e propria passione, cui dedicano la maggior parte e le migliori energie della loro vita.

Forse sono queste le ragioni per cui a quel 62% di italiani piacciono i Salvini, Berlusconi, Renzi e … Mussolini!

domenica 6 gennaio 2019

PENSAVO FOSSE UNA RIVOLUZIONE … INVECE È UN CALESSE!


La manovra economica del Governo Lega-M5S, ottenendo l'imprimatur di Bruxelles, non ha subito la tanto temuta “procedura di infrazione”. La montagna ha partorito il topolino: il rapporto deficit/Pil non sarà del 2,4% come inizialmente previsto, ma del 2,04%. 

Con buona pace di entrambi i contendenti, l’Europa si è tirata fuori dal cul de sac in cui s’era cacciata – l’intransigenza assunta inizialmente nei confronti della manovra economica varata dal Governo gialloverde – e il Governo può raccontare ai suoi elettori di averla spuntata contro la Bruxelles dei tecnocrati. 

I primi possono vantarsi di aver costretto il Governo italiano a fare retromarcia rispetto alla posizione in principio assunta; il secondo può affermare di aver fatto digerire ai primi che il rapporto deficit/Pil resta comunque sopra la quota del 2%.

La quota del 2,04% è più psicologica che economica, e non serve né a Bruxelles né al Governo. Non serve a Bruxelles perché non sarà un decimale dello 0,36% a fare la differenza tra il rischio di un default dei conti pubblici o la loro tenuta futura. Non serve al Governo perché di fatto lo costringe a snaturare la reale portata sociale delle sue tanto vantate riforme (reddito di cittadinanza, quota cento e flat tax). 

Non serve neppure al Popolo italiano che, al termine dell’esperimento politico gialloverde, scoprirà – con amarezza – ancora una volta d’essere stato gabbato. Non serve al Paese che si ritroverà con un’economia ancora più malata, un debito pubblico fuori controllo, un livello di istruzione paragonabile a quello dei paesi arretrati e disuguaglianze più accentuate di quanto lo siano oggi.

Sarà gioco facile allora – una volta superata la tornata delle elezioni europee del 2019, contenendo i danni – per l’Europa agitare nuovamente lo spettro del nostro debito pubblico e, con i panzer dello spread, annientare ciò che resta di un governo agonizzante, senza neppure più consenso. 

I vecchi leader, cari all’establishment di potere, ritorneranno allora acclamati dal popolo come i nuovi salvatori della patria. E tutto continuerà a girare com’è sempre girato. 

La folla si lascerà convincere per l’ennesima volta che per uscire dalla crisi è necessaria una politica economica di rigore per la riduzione del debito, e prona accetterà questo dogma, che in effetti consentirà per i prossimi decenni all’élite del potere di distruggere le residuali resistenze alla logica neoliberista.

Se solo la folla, che volto non ha, non fosse così ignorante da non sapere che nel corso dei secoli trascorsi non è mai accaduto che una nazione riuscisse a ripagare tutto il debito e che, storicamente parlando, la cancellazione del debito è avvenuto o per conflitti armati o per rivoluzioni, di cui la più nota è quella Bolscevica, non se ne starebbe con le mani in mano ad attendere che il suo destino si compia per mano di pochi sciacalli e rapaci che usano la ricchezza prodotta da miliardi di uomini per la propria vanità e il proprio tornaconto.