Uno “spettro si aggira per l’Europa”, lo spettro del
terrorismo!
Se il mondo intero fosse dominato più dalla ragione e meno
dal sentimento, molti si accorgerebbero che le parole pronunciate dai leader
politici, dopo le azioni terroristiche, non hanno alcun rapporto con la realtà.
In gran parte sono parole improvvisate, poco utili, spesso insensate.
Da Spartaco alla Rivoluzione francese, a quella americana, a
quella russa, ecc., prima che conquistassero il potere, i rivoltosi sono stati considerati
barbari selvaggi dall'establishment. In tutti i casi le reazioni a quelle lotte
sono state brutali. In molti casi, le rivolte sono state soffocate nel sangue e
con metodi, a volte, più crudeli di quelli attribuiti ai rivoltosi.
La guerra d’Algeria, per esempio, costituì una tragedia, sia
per il grande numero di morti, sia per il fatto che tali eventi
toccarono indirettamente il cuore dell’Europa.
Da una parte gli indipendentisti
algerini, guidati dal Fronte di Liberazione Nazionale (FLN), dall’altra l’esercito
francese teso a difendere il principio che l’Algeria fosse parte integrante
della Francia.
Quando le parti che si contrappongono differiscono in modo
significativo sul piano della forza militare, si parla di guerra asimmetrica. E il solo modo che ha la parte più debole dei belligeranti per combattere quella meglio equipaggiata è quello di impiegare mezzi e metodi differenti per
perseguire il proprio scopo.
Così il FLN algerino per contrastare il più dotato esercito francese fece ricorso ai tanto esecrati attentati: bombe nei caffè, attacchi mirati contro installazioni
militari, posti di polizia, sedi governative. Con lo scopo di estenuare i
francesi e indurli alla ritorsione: in molte città non solo algerine, ma
anche francesi, si scatenò la caccia all’arabo. Obbligando questo a schierarsi ovviamente dalla parte dei terroristi.
La risposta del governo francese al proliferare degli attentati fu l'invio del generale
Massu, comandante della decima divisione paracadutisti, nella capitale algerina, con l’obiettivo di
mettere fine agli attentati e
annientare l'organizzazione politica del Fronte di liberazione nazionale.
Dotato di ampi poteri, Massu ordinò all’esercito di assaltare e bombare i
villaggi dove potevano annidarsi i terroristi. Oltre 2 milioni di algerini
furono rastrellati e deportati in veri e propri campi di concentramento.
In
nove mesi, utilizzando tutti i mezzi, compresa la tortura, Massu ristabilì l'ordine.
Paradossalmente, questo atteggiamento spregiudicato delle forze armate, che ricordava fortemente
le tattiche usate dai nazisti durante la Resistenza, non solo legittimò
ulteriormente la lotta del popolo algerino, ma si rivelò anche la causa principale
di reclutamento di nuovi terroristi.
Fino a quando nel 1962 il presidente francese Charles De
Gaulle, comprendendo che la partita in Algeria era perduta, fu costretto ad
avviare contatti col Fronte di Liberazione Nazionale, che si conclusero nel
marzo 1962, con la firma di un armistizio (armistizio di Evian) che portò al referendum del 1 luglio
1962.
Al referendum di autodeterminazione, il popolo algerino votò in massa
(99,72 %) per l’indipendenza e per il FLN. Quindi il 3 luglio De Gaulle fu costretto a proclamare ufficialmente l’indipendenza dell’Algeria.
Morale: meglio studiare interventi che possano migliorare le
condizioni di tutto il genere umano, finché possono essere attuati, e non solo
dell’1% della popolazione mondiale, piuttosto che alzare la guardia delle
misure di sicurezza, che hanno come unico effetto quello di segnare un’ulteriore
escalation del terrore integralista.
Il terrorismo si nutre di “ineguaglianza” e il rischio che
l'ineguaglianza eccessiva porti ad ulteriore instabilità politica e a reazioni
turbolenti è un fatto ormai sotto gli occhi di tutti. Man mano che il divario
tra ricchi e poveri si fa più grande, maggiore diventa la proliferazione del
terrorismo nel mondo.
Lo studio OXFAM indica che dal 2015 l'1% più ricco della
popolazione mondiale detiene un capitale maggiore di quello detenuto dal
restante 99%. E il trend economico finanziario che porta al dilatarsi della
forbice tra i molto ricchi e i molto poveri, stante le attuali politiche
internazionali, è destinato a crescere, col risultato che molti uomini saranno
messi di fronte a una scelta: o morire da martiri in nome di Allah, o di
qualche altro Dio despota, o morire di fame e di stenti nell’assoluta
indifferenza di quanti nel dolce farniente prendono il sole sulle spiagge
sabbiose della Costa Azzurra, ignari della tragedia che si consuma quotidianamente intorno a loro.