Se c'è una cosa che ho tratto da questa esperienza Covid è che la maggior parte della gente ha disimparato a pensare, e cioè a ragionare in modo corretto. Risvegliare nei tanti, che considerano l’epidemia Covid la riedizione della Spagnola del 1918, la capacità di riflettere in modo non automatico è impresa tanto ardua quanto vana.
Indipendentemente dalla quantità e dalla qualità degli argomenti
a sostegno della tesi secondo la quale sì un’epidemia c’è, ma non tale da
scatenare il putiferio cui stiamo assistendo, con annessi e connessi isterismi
collettivi di massa, da evocare scenari da peste bubbonica del 1300.
Allora la protezione più sicura veniva dalla Vergine Maria,
oggi dal Comitato Tecnico Scientifico. Segno che la Tecnica ha soppiantato Dio
e tutti i Santi. Il rosario è stato sostituito dalla mascherina e dai guanti;
le preghiere dalle precauzioni igieniche. Una fiducia tale nella scienza da
sconfinare in quello stesso dogma religioso, da cui pensavamo di esserci liberati. I virologi, gli epidemiologi sono
i nuovi sacerdoti da cui ci attendiamo ogni salvezza.
Perché ancora la gran parte della gente del popolo – il cosiddetto
volgo – si comporti come una mandria di vacche o un gregge di pecore resta per
me un enigma. Una cosa è però certa, fintantoché il volgo si sottometterà
acriticamente all’autorità nessun regime democratico sarà mai abbastanza saldo
da restare indenne dall’assalto di despoti assetati di potere. La passività all’interno
della relazione di autorità produrrà sempre tiranni, che si sentiranno perciò
stesso investiti della responsabilità di trattare gli uomini in un modo non
diverso da quello del pastore che amministra il proprio gregge.
Se ciascun uomo fosse dotato di autonomia individuale e di
capacità critica, la sua coscienza – che intuitivamente gl’indicherebbe ciò che
è bene da ciò che è male – non potrebbe non entrare in conflitto con l’adesione
ad un sistema autoritario distruttivo. Questa situazione di conflitto, tra
l’obbedienza verso un’autorità esterna e la propria coscienza, permetterebbe all’individuo
di elaborare una riflessione critica sulla legittimità dell’operato
dell’autorità e di, eventualmente, disobbedire ai suoi ordini.
Chi si limita a seguire gli ordini senza passarli al vaglio
della ragione, non rimarrà a lungo una persona. Presto o tardi smetterà di
pensare a sé stesso come soggetto responsabile delle proprie azioni, e finirà
per percepirsi soltanto come un ingranaggio di un processo che lo trascende e
sul quale non ha nessuna possibilità di incidere.
Chi alimenta questo atteggiamento – attraverso l’uso massiccio della propaganda mediatica – non avrà poi grossi ostacoli nel presentare il mondo come i potenti desiderano che venga percepito. I responsabili dei media affermano che le loro scelte sul terreno dell'informazione sono frutto di criteri imparziali, professionali e oggettivi e sono confortati in questa loro pretesa dalla comunità intellettuale asservita al sistema. La cosiddetta “informazione da bollino blu”.
Così gli “esperti” che si avvicendano in TV saranno presentati come gli unici depositari del sapere scientifico, e quindi l’ancora cui aggrapparsi per scongiurare il male che ammorba le strade, i ristoranti, le palestre, i cinema, i teatri.
A
nulla serve far notare a queste autentiche “capre” che l’aumento dei contagi
non significa necessariamente diffusione della malattia. A nulla serve dire a
queste autentiche “capre” che i lockdown servono quando il virus è localizzato,
ma non servono più quando il virus ormai si è diffuso ed è forse diventato endemico.
Fiato sprecato rammentare a queste autentiche “capre” che è stata la cattiva
gestione da parte delle autorità, che non hanno aggiornato il piano pandemico
dal 2006 facendosi trovare del tutto impreparati nell’approvvigionamento di
farmaci antiretrovirali e di presidi medico chirurgici, che non hanno adottato
tempestivamente i lockdown quando era il tempo di farlo, che hanno dimezzato le
strutture ospedaliere e il personale sanitario, la causa del collasso sanitario
e l’aumento dei decessi, non certo le movide, o le persone che all’aperto vanno in giro
senza mascherina.
I responsabili – quelli veri – sono proprio quelli che scaricano sui
cittadini l’onere delle loro colpe.
Se le “capre” preferissero l’eleganza di un ragionamento ben fatto piuttosto che obbedire e chinarsi supinamente all’autorità, anche quando emana DPCM incostituzionali e oltretutto deliranti, da cui traspare un autoritarismo preoccupante, gli impostori avrebbero finito di fare la propria fortuna.
Ma
come già diceva Petronio, che ben conosceva la natura dell’uomo-massa: “Vulgus
vult decipi, ergo decipiatur”, ossia “il popolo vuole essere ingannato, e
allora che sia ingannato”!
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