martedì 29 marzo 2016

Breve riflessione sull'attentato a Bruxelles

“Siamo in guerra”, ha dichiarato il primo ministro francese, Manuel Vals. E il nostro presidente del consiglio gli ha fatto eco: “Non è il momento delle colombe”. Mi domando su quale pianeta abbiano vissuto sinora questi due personaggi. Certamente non sul pianeta Terra. Se fossero di questo pianeta saprebbero che in realtà sono anni che l’Europa, al fianco degli Stati Uniti, è in guerra in Afghanistan, in Iraq, in Libia.

Nell’ottobre del 2001, dopo l’attacco terroristico dell’11 settembre, le truppe occidentali hanno invaso l’Afghanistan, giustificando tale attacco con lo scopo di distruggere Al Qaeda e catturare Osama bin Laden. Quindi nel marzo 2003 la coalizione multinazionale, sempre guidata dagli Stati Uniti d'America, ha invaso l’Iraq con l’obiettivo di abbattere il regime di Saddam Hussein, responsabile – secondo l’amministrazione Bush – di dotarsi di armi di distruzione di massa e di appoggiare il terrorismo islamista. Infine, il 19 marzo 2011 sempre la Nato ha scatenato una guerra contro la Libia col pretesto di salvare il paese dalla follia omicida di un dittatore che stava soffocando nel sangue una “rivoluzione” popolare spontanea.

Come si è scoperto in seguito, gli obiettivi dissimulati di queste guerra in realtà non hanno avuto nulla che giustificasse una guerra difensiva contro una minaccia potenzialmente distruttiva e globale, tantomeno sono risultate utili a garantire la sicurezza occidentale dagli attacchi terroristici, ancor meno il loro intento era umanitario: sono migliaia le vittime innocenti delle cosiddette “guerre umanitarie” portate avanti dalle potenze occidentali.

I nostri media fanno molto scalpore, e giustamente per le vittime del terrorismo, ma poco dicono dei morti innocenti fatti dalle armi delle potenze occidentali. Eufemisticamente li chiamano “danni collaterali”, facendo intendere che i nostri morti sono più morti degli altri; i nostri bambini, più bambini degli altri. Li chiamano opportunamente danni collaterali per aggirare gli articoli 51 e 57 della Convenzione di Ginevra che proibisce l’uso dei bombardamenti a tappeto e obbliga le forze belligeranti a risparmiare le popolazioni e gli obiettivi civili. Il termine “danno collaterale” è l’escamotage per controbattere alle accuse di violazioni del diritto umanitario. 

Così tra menzogne e ipocrisia tacciono il fatto che le superpotenze stanno combattendo in realtà il “mostro” creato da loro stessi. Se si vuole continuare ad imporre i propri disegni ai popoli e servire i propri interessi, non c’è poi da meravigliarsi se questo atteggiamento arrogante delle potenze occidentali genera come unica risposta quella terroristica: la malapianta del fondamentalismo islamico l’hanno innaffiata e coltivata per anni proprio le potenze occidentali nell’esclusivo interesse di sparute minoranze, costituite dai grandi trust finanziari e commerciali, e non certamente di quello dei popoli.

Ai popoli occidentali spetta il compito di sostenere gli enormi costi della sicurezza a solo vantaggio degli interessi di pochi. Tutto questo – come fa osservare Noam Chomsky – grazie a un sistema di propaganda perfetto che si regge su due pilastri. Mentre il primo sforna fiction, soap, reality show e sport per distrarre gli interessi della gente dai problemi reali, il secondo, sapientemente, indirizza le opinioni di lettori e spettatori. 

Il pluralismo dell’informazione e della libertà di stampa è una bufala colossale; in realtà, giornali radio televisione, sono delle mega macchine di indottrinamento al servizio di potentissimi e occulti poteri finanziari.

In questo sta l’ipocrisia dell’Occidente: da una parte si fa portatore di idee quali la libertà, la democrazia, l’uguaglianza economica, il rispetto della dignità di ciascun uomo; dall’altra agisce calpestando proprio quei valori di cui si fa antesignano. Metaforicamente non è dissimile da colui che di giorno partecipa al family day, facendosi custode dei valori tradizionali e religiosi della famiglia, e di notte insidia procaci e giovanissime fanciulle alla ricerca proprio di quei piaceri che di giorno condanna.

Gandhi sosteneva, con serena umiltà, di non avere nulla di nuovo da insegnare agli uomini, poiché la verità è antica come le montagne. Non occorre essere professore della Harvard University per comprendere che per evitare il ripetersi di nuovi attentati terroristici, bisognerebbe innanzitutto chiudere il rubinetto che alimenta il reclutamento di nuovi terroristi. 

Questo lo si fa curando ed eliminando le sacche di povertà nelle periferie delle metropoli europee; combattendo le disuguaglianze, la disoccupazione, la precarietà, la povertà, il razzismo; distribuendo più equamente e diversamente le risorse economiche, soprattutto a vantaggio delle aree più deboli economicamente; fermando le guerre, in Siria e in Medio Oriente; aprendo e non innalzando frontiere a quanti scappano da condizioni di vita infernali; definendo politiche di accoglienza comuni.


Ma è assai più probabile che la risposta andrà nella solita direzione, quella opposta: controlli ancora più stretti, sospensione dei diritti costituzionalmente garantiti, misure d’emergenza rafforzate, frontiere ancora più chiuse, caccia agli stranieri, più militari nelle strade, intensificazione dei bombardamenti, aumento del budget per scopi bellici. Senza riflettere che questo è proprio il risultato atteso e sperato dai terroristi.