Anche la Chiesa prende atto, per voce del Monsignor Nunzio
Galantino, segretario generale della conferenza episcopale italiana, che la
rappresentanza politica in Italia lungi dal perseguire il bene collettivo è un “puzzle
di ambizioni personali all'interno di un piccolo harem di cooptati e di furbi”.
Con questa classe politica al governo è assai difficile
sperare di uscire dal pantano in cui ci troviamo. Essi non solo sono assai
lontano dallo spirito evangelico, come papa Francesco non si stanca mai di
ricordare, ma sono la cifra del cinismo umano, incapaci come sono di una
risposta alla miseria e alla sofferenza umana.
Mentre quel che resta di un’Italia del benessere gode le
meritate vacanze in qualche località turistica, nei campi della Puglia si muore
come schiavi per lo stremo della fatica. Paola Clemente, di 49 anni, madre di tre
figli è morta di fatica fra Andria e Canosa di Puglia, nel nord-barese, per una
paga di 27 euro al giorno; il cuore di Arcangelo, bracciante 42enne, mentre
lavorava nelle stesse terre ha ceduto di schianto per la fatica.
Lo sfruttamento non riguarda più solo gli immigrati, ma
anche italiani e molte donne.
È vergognoso che a distanza di sessantasette anni la nostra
Costituzione resti inattuata. Se un extraterrestre si aggirasse per il nostro
paese assai difficilmente potrebbe credere che in questo Paese sia stata
scritta la Costituzione più bella del mondo.
I primi 54 articoli sono un capolavoro di scrittura
democratica, un insieme di diritti e doveri che difficilmente qualcuno oserebbe
contestare, eppure ancora disattesa per gran parte: la Costituzione italiana
dalla sua entrata in vigore non trova riscontro nella realtà.
Il primo articolo per esempio dice che la repubblica
italiana è fondata sul lavoro, ma considerando il tasso di disoccupazione del
paese e le recenti riforme è arduo e paradossale sostenere che un tale articolo
sia stato veramente scritto. La nostra società più che sul lavoro sembra essere
fondata sul guadagno ottenuto sullo sfruttamento e sulla prevalenza dell’interesse
individuale a scapito di quello collettivo.
Il terzo articolo dice che tutti i cittadini sono uguali di
fronte alla legge e hanno pari dignità sociale. Ma a giudicare da come i
giudici trattano i miserabili e i potenti par di capire che per i primi c’è la
pena e per i secondi l’assoluzione. E, per questi ultimi, quando la chiarezza
della legge non lascia scappatoie ecco che cambiano quella stessa legge che li
vuole condannati in un’altra ad personam. Il decoro poi vorrebbe che una volta
assolti proprio in forza di quella legge, cucita addosso su misura, calasse il pudore
del silenzio, godendosi i vantaggi del privilegio che calpestano la dignità e
il paziente merito di coloro che non godono della stessa fortuna. No! Essi, non
ancora soddisfatti, con arroganza proclamano con gran fanfara al mondo intero d’essere
puri come gigli, dato che la prova della loro innocenza è dimostrata per
sentenza.
È questa una realtà cruda e amara che mortifica l’onesto che assiste
impotente alla vittoria della prepotenza e dell’astuzia sull'innocenza
disarmata.
Il confronto Costituzione
italiana-realtà potrebbe continuare così fino all'ultimo articolo e il risultato
è il medesimo: il mancato rispetto della costituzione! Eppure essendo la madre
di tutte le leggi, avrebbe dovuto plasmare l’intera società secondo i suoi
dettami, definendone la natura, la forma, la struttura e le regole fondamentali
della sua organizzazione. Ma il panorama civile e sociale ci mostra un’altra
realtà: non solo è continuamente disattesa, ma al contempo è stata svuotata di
ogni potere sino a renderla un’illusione, un’utopia irrealizzabile.
Risparmiate dunque a me, e a
quelli come me, la pantomima del giuramento del dovere di fedeltà alla
Costituzione fatto dai presidenti del consiglio e dai ministri che si sono
avvicendati negli incarichi. Mettete la bandiera a mezz'asta e celebrate
funerali di stato per Paola ed Arcangelo, vittime della morte della civiltà e
della democrazia nel nostro Paese.