Gli Stati Uniti sono un pessimo esempio di stato di diritto
e di democrazia: nell'opposizione fra gli ideali e la pratica quotidiana, v’è l'essenza
stessa dell'America.
Quando lo stato delle cose è a loro vantaggio o non tocca
i loro interessi vale lo “stato di diritto”; quando invece gli interessi di un’oligarchia
al potere, legata a sua volta a coloro che detengono le redini finanziare non
solo degli Stati Uniti, ma del mondo intero, sono minacciati, ecco che lo stato
di diritto viene sospeso in nome del maggior interesse della Nazione e del
Popolo. Quanto poi l’interesse del Popolo – ovvero delle masse – sia salvaguardato
è assai discutibile; niente affatto contestabile, se per interesse del popolo s’intende
quello di un’esigua parte, ovvero quello dello 0,01%.
Come i primi missionari s’impegnarono a diffondere la
religione cristiana “urbi et orbi”, gli americani si sentono investiti della
stessa missione divina a propagare nel mondo i grandi principi dell'american
way of life. E sono tanto arroganti nel considerare il loro stile di vita tanto
eccellente da non poter neppure concepire che ve ne possa essere anche un altro,
oltre il loro.
Così se qualche stato o paese non è disposto a farlo proprio, la
colpa non sta in loro, ma nella caparbietà di quei paesi “canaglia” che si
ostinano a non capire.
In nome della pretesa supremazia dei loro valori, esercitano
un potere praticamente illimitato in qualsiasi parte del globo, eliminando
impunemente chiunque osi metterla in discussione.
La storia delle intromissioni
degli Stati Uniti nella politica degli altri paesi dal 1945 a oggi mostra molte
verità inquietanti: il ruolo della CIA nel rovesciare governi democraticamente
eletti o destabilizzare intere aree del pianeta per giustificare poi l’intervento
militare in difesa dei “diritti umani” ed il ritorno alla “democrazia”; l’appoggio
a regimi dittatoriali per assicurare gli interessi delle grandi corporation
americane; la creazione del terrorismo come strategia di conquista globale; il ricorso
alla tortura in operazioni antiterroristiche illegali.
Così come la minaccia indiana gravante sui pionieri serviva
da pretesto all'intervento della cavalleria, l’uso delle armi chimiche da parte
di Assad è stato il pretesto per Donald Trump per far scattare, nella notte fra
venerdì e sabato, la rappresaglia militare contro il regime siriano di Bashar
al-Assad.
Premesso che a tutt’ora non sono state trovate tracce degli
agenti chimici che sarebbero stati utilizzati nell’attacco, mi chiedo: in un
Paese dilaniato da una guerra che dura da sette anni di guerra, in cui migliaia
di civili sono sotto assedio, ridotti alla fame e privi di cure mediche, fa
veramente una grossa differenza essere uccisi dalle bombe o dal gas? Perché mai
la morte provocata da una bomba che lacera le carni, strappando gambe e braccia,
dovrebbe essere più pietosa di quella procurata dall’uso di armi chimiche?
Dietro l’apparenza delle parole e del fervore umanitario, si cela spesso il più tetro dei cinismi: la guerra in Siria, secondo l’osservatorio
nazionale per i diritti umani (Ondus), ha prodotto mezzo milione di vittime e undici
milioni sono gli sfollati, i rifugiati, i profughi. Ma ormai nessuno fa più
caso a questa autentica tragedia umana, salvo quando i media accendono i loro
riflettori per condannare il presunto attacco con armi chimiche sulla città di Douma. E nonostante vi siano dubbi
sull’attendibilità delle fonti e sul fatto che l’uso di armi chimiche in questa
fase sia poco sensato per il regime di Assad, si danno per vangelo le
dichiarazioni di Trump, Macron e May.
Ora, se da una parte non esistono dubbi sulla crudeltà e sulle politiche
senza scrupoli di Assad, dall’altra l’adesione più piena al diritto e alla
legalità imporrebbero prudenza nel valutare la veridicità del fatto, soprattutto
quando quel fatto, il presunto attacco con armi chimiche, diventa il casus
belli per un intervento armato.
Ma Trump, Macron e la May non hanno dubbi:
hanno le prove!
Anche Bush e Blair avevano le prove incontrovertibili sul
possesso di armi di distruzione di massa da parte di Saddam Hussein; senonché, per
parte inglese, abbiamo dovuto attendere la conclusione dell’indagine di
Chilcot, iniziata nel 2009 e voluta dall’ex premier Gordon Brown, per sapere che
le affermazioni di Blair erano senza fondamento e pretestuose per giustificare
la sudditanza alla follia americana e del suo presidente.
Le decisioni dell’ex premier inglese e del suo caro amico
Georges W. Bush procurano non solo migliaia di morti tra la popolazione civile
(si stima 150.000 ma i dati non sono aggiornati dal 2009), ma favorirono anche la
nascita dell’Isis, la cui violenza terroristica non si è abbattuta sulla
scelleratezza dei due sicari (Bush e Blair), ma continua ad abbattersi su inermi civili.
Ora, visti i precedenti, chi ci dice che questa volta il trio Trump, Macron, May
siano davvero in possesso di prove certe, inconfutabili, e non soltanto di bufale – montate ad
arte – per sortire l’effetto desiderato?
Se esaminiamo le fonti della notizia relativa all’attacco
chimico, scopriamo che la prima comunicazione relativa all’attacco chimico non è
stata fornita da un osservatorio neutrale, ma dall’Osservatorio siriano per i
diritti umani (Sohr), che ha il proprio quartier generale nel Regno Unito e che
– secondo gli scettici – ha stretti legame con le forze anti-governative
siriane. Dunque, parte in causa.
Peraltro, che interessa avrebbe avuto Assad a bombardare con
armi chimiche la città siriana di Douma, proprio quando le milizie del gruppo
fondamentalista “Jaish al-Islam” avevano deciso di arrendersi e contrattato col
governo siriano l’uscita dalla città in cambio della vita dei civili tenuti in
ostaggio?
Un bombardamento sulla città con armi chimiche – dodici ore
dopo l’accordo – non ha proprio senso né dal punto di vista tattico né
strategico: Assad non ne approfitta per aprire un fronte contro l’esercito turco
che ha invaso il nord della Siria, dove un attacco chimico – sia pure in barba
alla Convenzione sulla Proibizione delle Armi Chimiche – si sarebbe rivelato
forse utile e giustificato dall’invasione turca. No, Assad, da cretino dei
cretini, ordina un attacco chimico inutile contro dei civili, sapendo che questa
mossa accrescerà non solo la sua impopolarità agli occhi dell’opinione pubblica
occidentale, ma gli costerà anche la conseguente reazione di Trump.
Le cose
non stanno affatto in piedi. Lo scenario attuale ricorda piuttosto quello delineatosi con la Seconda
Guerra del Golfo: la “pistola fumante” delle armi di distruzione di massa di
Saddam Hussein con cui gli Usa giustificarono agli occhi del mondo l’invasione
dell’Iraq nel 2003.
D’altronde per oltre settant'anni gli Stati Uniti sono riusciti
così abilmente a convincere gran parte del mondo che loro sono i buoni e chiunque
si metta contro i loro interesse è perciò stesso nemico dei principi della
democrazia e della civiltà, che i fatti consumatisi in Guatemala, Cuba, Cile, Nicaragua
– e si potrebbero citare altrettante circostanze, nelle quali boicottaggi
economici e finanziari, embarghi, finanziamento di oppositori politici,
controllo dei mass media locali, militarizzazione di gruppi radicali, hanno
destabilizzato interi paesi e regimi in funzione degli interessi americani –,
nonostante sia ormai acclarata la loro piena e totale responsabilità dei
crimini ivi commessi, non hanno abbastanza voce per svegliare dal letargo mentale
i cittadini americani ed europei.
La maggior parte delle guerre che si combattono oggi nel
mondo – quelle che contano più massacri – sono sponsorizzate dagli Stati Uniti
e motivate dalla salvaguardia dei biechi interessi dell’alta finanza e delle
grandi corporations (Standard Oil, General Motors, Ford, IBM, Coca Cola, Du
Pont, Union Carbide, Westinghouse, General Electric, Goodrich, Singer, Kodak,
ITT, J. P. Morgan ecc.). E la guerra, ieri come oggi, è certamente l’affare più
remunerativo che si possa immaginare. Per esempio, se Assad, nel 2009 Assad non
avesse opposto un netto rifiuto alla proposta del Qatar di far transitare in
Siria il suo gasdotto verso la Turchia, i tre leader del mondo occidentale
(Trump, Macron, May) lo rappresenterebbero come un carnefice che uccide e
affama il suo popolo o, al contrario, come uno statista illuminato, col quale collaborare e cooperare?
Aveva ragione Nietzsche quando affermò che nella storia non
ci sono fatti ma solo interpretazioni.