sabato 20 dicembre 2014

RENZI E LE NORME ANTIEVASIONE

Corruzione ed evasione in Italia valgono 160 miliardi di euro e rappresentano il 10% del Pil. 

Ora, se da una parte Renzi promette norme più efficaci contro l’evasione fiscale, dall’altra le “misure concrete” dell’esecutivo non vanno proprio in quella direzione. Nel migliore dei casi le nuove norme per contrastare l’evasione fiscale sono impantanate in Parlamento o non pervenute, nel peggiore dei casi quelle che si annunciano anziché stringere le maglie per gli evasori le allargano.

L’evasione fiscale molto spesso si annida nell'elusione fiscale. Questa a differenza dell’evasione fiscale è ritenuta una pratica giuridicamente lecita quando sussistono valide ragioni economiche. Per esempio, se faccio l’agente di commercio e uso la mia autovettura per recarmi dai clienti è comprensibile che porti in deduzione o detrazione i costi che sono stati indispensabili per lo svolgimento della mia attività. Ma in Italia, nella maggioranza dei casi, le norme elusive sono poste in essere dal contribuente al fine di aggirare le norme tributarie e volte ad ottenere una riduzione del carico fiscale a danno della fiscalità generale.

Esempio. 
Ipotizziamo che le aliquote fiscali riguardanti la vendita di un immobile siano del 35% e quelle sulla vendita di azioni del 20%. Ammettiamo che il sig. Rossi proprietario di un immobile, del valore di 1.000.000 di euro, intenda venderlo. Qualora la vendita dell’immobile andasse in porto, il sig. Rossi dovrebbe al fisco l’importo di 350.000 euro. Ma se il sig. Rossi è un tipo furbo potrebbe conferire il suo immobile ad una società per azioni, di cui è socio occulto, in cambio del controvalore in azioni. Vende quindi le azioni per 1.000.000 di euro e paga al fisco solo 200.000 euro, con un risparmio fiscale di 150.000 euro. Il comportamento elusivo in questo caso non è finalizzato allo svolgimento dell’attività d’impresa, ma solo al trasferimento della proprietà sostanziale dell'immobile, allo scopo di beneficiare di un'aliquota impositiva fortemente ridotta.

Appare chiaro come il sig. Rossi faccia abuso dell’uso normale del diritto, perché di fatto il suo comportamento individuale si pone in contrasto con gli scopi etici e sociali, che sono indispensabili affinché il diritto stesso venga riconosciuto e protetto dall'ordinamento giuridico positivo in quanto tale. Un siffatto comportamento, finalizzato a soddisfare il solo interesse soggettivo, costituisce pertanto abuso del diritto e si configura come fatto illecito e dunque sanzionabile secondo le norme generali di diritto in materia.

Considerando che in Italia gli accertamenti fiscali riguardano solo il 10% delle dichiarazioni presentate e la durata dei processo tributari è in media di circa 8/10 anni, ne consegue che il sig. Rossi ha il 90% di farla franca. Quantunque fosse scoperto potrà sempre patteggiare nella misura che va dal 20% al 50% del dovuto. Un bell’affare comunque e ragionevolmente molto vantaggioso: se non ti scoprono non paghi per niente; se sì, paghi meno del dovuto.

Dalle bozze, rese note dall’agenzia Public policy, sul decreto concernente l’abuso del diritto del governo Renzi, teso a chiarire i confini tra sfruttamento “lecito” delle scappatoie consentite dalla legge per pagare un po’ meno tasse e abuso o evasione vera e propria, emerge un quadro in controtendenza rispetto alle grida manzoniane di contrasto all’evasione fiscale: chi emette fatture false di valore inferiore a 1000 euro non è punibile; il limite oltre il quale la dichiarazione infedele presentata al fisco per evadere le tasse diventa un reato penale passa dagli attuali 50mila euro a 200mila euro.

Come se non bastasse, si aggiunga che le nuove norme avranno effetto retroattivo: “verranno applicate anche alle condotte abusive già commesse alla data dell’entrata in vigore del decreto legislativo”.

Quando si dice affermare una cosa e fare esattamente il contrario.

domenica 14 dicembre 2014


UN CORROTTO E' MENO EVERSIVO?
Giorgio Napolitano parla del decadimento del sistema politico e individua nell’antipolitica la causa. Dunque non la corruzione, non l’intreccio perverso tra politica e criminalità, che come una metastasi attraversa il tessuto sociale da nord a sud, da est a ovest. E quando, al termine del suo intervento all’Accademia dei Lincei, invita e tenersi ben lontani dai “senza speranze” e dai “banditori di smisurate speranze” è chiaro il riferimento al M5S.
Insomma, più della corruzione, più delle organizzazioni malavitose nelle istituzioni è l’antipolitica il vero cancro da estirpare. Quando si dice confondere la causa con l’effetto.
Allo stato delle cose, il M5S è il partito di maggioranza relativa, con i suoi 8 milioni 688 mila 231 voti. Un movimento intercetta il malessere e il disagio di una parte dei cittadini, fonda un nuovo partito, si presenta alle elezioni e viene votato da circa nove milioni di cittadini.
Mi pare che in una normale democrazia le cose funzionino in questo modo. Ora, perché mai il M5S sarebbe “eversivo”? Nessuna “marcia su Roma”, nessuna “notte dei lunghi coltelli”. Tra quelli del M5S non ci sono né camice verdi né camice nere né camice rosse.
Ma Giorgio Napolitano dice che la crisi della politica è in gran parte colpa del movimento di Grillo. Forse perché finora nessuno del M5S è stato accusato di corruzione? Forse perché è l'unico partito che ha restituito 42 milioni che pure gli spettavano, per legge?

Non sarà forse che dinanzi al degradante e desolante spettacolo che la politica quotidianamente da di se stessa, non resti altra scelta al cittadino che intende esercitare il suo diritto dovere di partecipare alle elezioni che quella di votare l’unico partito che ad oggi non ha corrotti tra le sue file?