lunedì 24 agosto 2020

ALLARME: AUMENTANO I DELIRI DA COVID-19, COLPISCE ANCHE I GIOVANI!

Ecco come il delirio da Covid colpisce anche coloro che un tempo ritenevamo arguti giornalisti.

Il povero, patetico, Scanzi vorrebbe imporre ai negazionisti del Covid-19 e a quanti non vogliono indossare la mascherina facciale la seguente autocertificazione:

Allora perché non far sottoscrivere un’autodichiarazione di rinuncia alle cure anche agli obesi che, pur conoscendo i danni che all’organismo arreca un eccesso di cibi, continuano a mangiare? Perché non far sottoscrivere un’identica autocertificazione agli automobilisti e ai motociclisti che, pur sapendo l’elevata probabilità di rischio di restare vittime di un incidente grave, si ostinano ad usare il mezzo privato anziché quello pubblico? Perché non obbligare tutti a corsi di ginnastica per migliorare le condizioni dell’apparato cardiovascolare, e chi non li segua sottoscriva un’autodichiarazione di rinuncia alle cure in caso di insorgenza di malattie cardiovascolari?

Di questo passo credo che pochi avrebbero diritto alle cure prestate dal servizio sanitario nazionale.


sabato 22 agosto 2020

ESEMPIO DEL PERCHÉ NON HO ALCUNA FIDUCIA NEL SISTEMA ITALIA E DEL PERCHÉ HO LA SENSAZIONE CHE CI PRENDANO TUTTI PER IL CULO

Per il crac di Banca Etruria, il 21/08/2020, il GIP di Arezzo – Fabio Lombardo – ha archiviato l'accusa di bancarotta semplice nei confronti di Pier Luigi Boschi, padre dell’ex ministro Maria Elena, e di altri 11 membri dell'ultimo consiglio d’amministrazione di Banca Etruria.

Maria Elena Boschi, figlia di Pier Luigi, scrive su Twitter: “La verità è più forte del fango … ancora un'archiviazione per mio padre su Banca Etruria. Chissà dove sono ora coloro che in questi anni ci hanno insultato, offeso, minacciato. Ma oggi è un giorno bello: la verità è più forte del fango”.

Per Pier Luigi Boschi dunque archiviata la bancarotta fraudolenta e archiviata anche quella semplice.

I lettori del Fatto quotidiano, che per anni sono stati “informati” con copiose pagine scritte dal paladino della correttezza e della trasparenza Marco Travaglio sui misfatti del management di Banca Etruria, devono accontentarsi ora di un trafiletto di diciotto righe a pagina 10. Sui sospetti e sulle ricostruzioni che hanno alimentato lo scandalo di Banca Etruria cala un velo d’ignoranza, segno che i tempi sono cambiati.

E allora: chi sono i responsabili del dissesto di Banca Etruria?

Un interessante articolo di Fabio Pavese, pubblicato su “Il Sole 24 Ore” del maggio 2016, ricostruisce la crisi di Banca Etruria. L’articolo consente anche ai “profani” della finanza di comprendere a grandi linee come sia accaduto che tanta spazzatura sia finita nel portafoglio dei piccoli investitori, che hanno dovuto dire addio ai loro risparmi.

Dalla ricostruzione che ne fa Pavese, sembra evidente che la crisi di Banca Etruria durasse almeno dal 2012.

Il crac dell’Istituto toscano non fu pertanto “un fulmine a ciel sereno”, ma fu sapientemente preparato e orchestrato per scaricare sui risparmiatori-soci, del tutto ignari della gravità della situazione in cui versava la Banca, i costi che avrebbero invece dovuto pagare amministratori e dirigenti, in prima persona, ai grandi investitori bancari e finanziari.

Insomma, dovendo scegliere contro chi combattere, piccoli risparmiatori da una parte o grandi investitori istituzionali dall’altra, è sembrato più opportuno scegliere i primi, scaricando i costi degli eventuali risarcimenti sui contribuenti italiani (ricordate il FIR – Fondo Indennizzo Risparmiatori – istituito per indennizzare i risparmiatori danneggiati dalle banche?).

Il management di Banca Etruria, quando “ordinava” ai propri dipendenti di filiali di piazzare le obbligazioni subordinate ai loro clienti, era perfettamente a conoscenza della propria difficile situazione patrimoniale.

Le due ispezioni della Banca d’Italia, effettuate tra il 2012 e il 2013, avevano infatti già portato alla luce che, rispetto agli importi segnalati alla Banca d’Italia, in realtà Banca Etruria deteneva maggiori sofferenze per 187,4 milioni, maggiori incagli per 85,5 milioni e, soprattutto, maggiori perdite su crediti per 136,7 milioni, ed altre gravi inadempienze nella segnalazione del deterioramento dei crediti. Insomma, un buco di oltre tre miliardi.

Sapevano Bankitalia, Consob e management; non sapevano nulla gli incauti risparmiatori, che avrebbero invece dovuto sapere, secondo l’allora Presidente della Consob Giuseppe Vegas, che si trattava di investimento a rischio.

Domande: perché se il presidente Vegas sapeva fin dal 6 dicembre 2013 che Etruria “era sull’orlo del commissariamento”, non ha bloccato la vendita delle obbligazioni subordinate ai clienti da parte della Banca? Perché Visco, Governatore di Bankitalia, tra i cui compiti v’è proprio quello della tutela del risparmio, non ha impedito che quella gigantesca truffa fosse portata a termine in sordina?

La risposta a queste due domande è semplice: o furono conniventi o furono incapaci. In entrambi i casi, dopo il crac di Banca Etruria, avrebbero dovuto con effetto immediato essere rimossi. Ma questo non è accaduto.

Hanno mandato in rovina dodicimila persone, fatto fallire la banca, distribuito soldi agli amici. Ma nessun colpevole.

Alla fine – come da inveterata tradizione italiana – tutto finirà in una bolla di sapone e toccherà come sempre ai contribuenti pagare il conto.

Viva l’Italia.

 

giovedì 20 agosto 2020

ADESSO BASTA!

Nell’antica Roma, la dittatura era l’eccezionale concessione da parte del Senato dei sommi poteri a una singola persona (il console) per fronteggiare una situazione altrettanto eccezionale. Tali straordinari poteri erano dati per un tempo determinato, mai più di sei mesi, e a condizione che tutti i mezzi offerti servissero a risolvere il problema.

L’autocrate Giuseppe Conte, proclamatosi dittatore per fronteggiare l’emergenza da Covid-19, è andato ben al di là dei sei mesi.

Arrogandosi meriti che non ha, non solo ha gestito male l’emergenza sanitaria, decidendo di chiudere le stalle quando i buoi erano già scappati, ma è anche responsabile dell’enorme danno erariale per aver imposto un lockdown totale in luogo di uno differenziale, come suggerito dal Comitato Tecnico Scientifico.

È responsabile poi di aver lasciato milioni di lavoratori italiani privi di risorse economiche per il ritardo ingiustificato nell’erogazione della cassa integrazione; molti hanno ricevuto il pagamento del sussidio a cominciare dallo scorso luglio, peraltro non per intero ma per le sole quote di marzo e aprile. Il resto, si vedrà come, quando e quanto.

È ancora responsabile di aver abbandonato milioni di lavoratori nelle fauci di spietati di creditori e fornitori di utenze domestiche, che sembrano non essersi resi conto dell’emergenza coronavirus ed esigono i loro crediti come se nulla fosse accaduto.  

Ed ora che non esista una sola vera ragione per prolungare ulteriormente lo stato di emergenza, nessuna delle figure istituzionali – in primis il Presidente della Repubblica, garante della Costituzione – interviene per porre fine a questa grottesca democratura?

Quello delle mascherine, dei continui allarmi della stampa e delle televisioni di regime – che arrivano perfino a creare fake news su giovani in terapia intensiva, allo scopo di smontare quegli infettivologi che sostengono che il virus oggi è meno aggressivo e un nuovo lockdown inutile – è diventato un rituale insopportabile.

BASTA CON QUESTA BECERA PROPAGANDA MISTIFICATORIA E INTIMIDATORIA!

E tu, popolo italiano, svegliati!

Metti in funzione i tuoi neuroni e le tue sinapsi. Sono il frutto di milioni di anni di evoluzione che hanno consentito all’uomo di uscire dal giogo della natura. Usali per uscire dal giogo in cui una minoranza di uomini ti trattiene per estrarre valore dal tuo sudore e dalla tua fatica. Diffida di coloro che con false promesse ti allettano per poi menarti nella disperazione e nella miseria. Reclama i tuoi diritti costituzionali, dopo aver adempiuto ai tuoi doveri, perché questi non siano la mancia che il signore lascia al servo. Rifiuta la carità e l’assistenzialismo, che umiliano la tua dignità. Non farti comprare con un pacco di pasta o un paio di scarpe. Ascolta, prima di osannare. Quanti esultavano ai discorsi del Duce preparavano senza saperlo la loro rovina e quella dei loro figli.

In una parola: LEGGI, STUDIA E, SOPRATTUTTO, PENSA!

La ragione è l’unico vero rimedio alla tirannia e allo sfruttamento.

martedì 18 agosto 2020

SE L’ECONOMIA MONDIALE CROLLA CHE VANTAGGIO NE TRARREBBE IL SISTEMA CAPITALISTICO?

Molti pensano – a torto – che dobbiamo fidarci di quanti ci governano e dei tanti in giacca e cravatta che, mostrando grafici, enormità del debito pubblico, andamenti della borsa e dei mercati, richiamano il popolo all’austerità. In definitiva, pensano: che vantaggio ne trarrebbero i capitalisti se l’economia mondiale andasse a gambe all’aria?

Lo sfruttamento del lavoro che caratterizza sempre di più il mondo globalizzato, l’erosione dei salari e l’aumento generalizzato della disoccupazione, sono un fatto. E dunque quando non ci saranno più persone in grado di acquistare i beni prodotti, cosa ne sarà del capitalismo? Quali vantaggi trarrebbero gli stessi capitalisti se l’economia mondiale dovesse arrestarsi per progressiva riduzione della domanda aggregata?

Poniamoci allora un’altra domanda: quale vantaggio hanno le cellule cancerogene a distruggere l’organismo che le ospita? 

Risposta: nessun vantaggio! 

Ma questo è quello che accade, purtroppo. E se si vuole mantenere in vita l’organismo occorre identificarle e distruggerle.

Credo che sia sotto gli occhi di tutti il fatto che a fronte di enormi ricchezze che il nostro Pianeta è in grado di offrire, molti uomini soffrono ancora la povertà, la miseria, la fame.

Secondo un rapporto Oxfam, otto uomini possiedono la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone nel mondo.

È giusto? Io penso di no. Com’è potuto accadere?

Certamente non secondo leggi naturali.

Questo è accaduto perché l’attuale sistema politico ed economico è congegnato per favorire l’accumulo di risorse nelle mani di una élite super privilegiata ai danni dei più poveri. E l’Italia non fa eccezione se, stando ai dati del 2016, l’1% più facoltoso della popolazione aveva nelle mani il 25% della ricchezza nazionale netta. Nel frattempo suppongo che quel 25% sia diventato abbondantemente un 27-28%.

Di questo passo non c’è dubbio che, tutti quelli che non appartengono al club, sono destinati prima o poi a cadere nella fascia dei poveri. Come quando si sta in apnea è solo questione di tempo e di scorta di ossigeno a disposizione.

Ha senso tutto questo? No, non l’ha. Se non nell’ingordigia, nell’avidità e nell’egoismo dell’uomo.

Per spiegare quello che sta accadendo nel mondo una favola fa all'uopo. Le favole hanno al fondo un significato ben più solido di tante parole, ed hanno il vantaggio di rimanere vive e operanti nella mente del lettore.

Bene.

Uno scorpione doveva attraversare un fiume, ma non sapendo nuotare, chiese aiuto ad una rana che si trovava lì accanto. Così, con voce dolce e suadente, le disse: “Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami sull'altra sponda”.

La rana gli rispose: “Fossi matta! Così appena siamo in acqua mi pungi e mi uccidi!”.

“E per quale motivo dovrei farlo? – incalzò lo scorpione – Se ti pungessi, tu moriresti ed io, non sapendo nuotare, annegherei!”.

La rana stette un attimo a pensare, e convintasi della sensatezza dell’obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua. A metà tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione.

Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all'insano ospite il perché del folle gesto.

“Perché sono uno scorpione – rispose lui – È la mia natura!”.

Morale: nonostante lo scorpione sia consapevole che pungendo la rana annegherà anche lui, non riesce proprio a trattenersi perché è proprio nella sua natura pungere gli altri.

Ecco nello scorpione possiamo scorgere l’attuale modo di operare del finanzcapitalismo nel mondo. 

La ragione, il pensiero critico, l’intelligenza di ciascuno di noi sono i requisiti essenziali per salvarci da un potere, quello attuale, che ci trascinerà alla perdizione, nel baratro della miseria e della disperazione, se non impareremo a riconoscere lo scorpione che è in noi e negli altri.

lunedì 17 agosto 2020

PERCHÉ L’OBBLIGO DELLA MASCHERINA NASCONDE QUALCOS’ALTRO

 La questione non è se l’uso delle mascherine sia una pratica civile da adottare per evitare il diffondersi dell’epidemia. La questione è la loro “imposizione” in assenza di prove scientifiche incontrovertibili sulla loro efficacia nel ridurre la trasmissione del virus in assenza di altre contromisure.

Ora, poiché questo è noto nella letteratura medico scientifica (non è un’opinione personale, ciascuno può prenderne visione consultando testi specialistici), è ragionevole pensare che il Comitato Tecnico Scientifico (CTS), lautamente pagato dai cittadini contribuenti, ne sia a conoscenza. Prova ne è che lo stesso sito del Ministero della Salute, facendo riferimento al rapporto ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control), lo confermi: “Non è noto quanto l'uso delle mascherine facciali nella comunità possa contribuire a una riduzione della trasmissione oltre alle altre contromisure.”

Allora, se le cose stanno così – assenza di prove certe sulla loro efficacia –, vuol dire che la loro imposizione assume un connotato simbolico non dissimile dall’obbligo d’indossare la “camicia nera” al tempo del fascismo in Italia, e il cui significato subliminale è: io so che il comando che t’impongo è assurdo, ma nella misura in cui tu lo adempi mostro quanto è grande il mio potere su di te.

Attenzione, dunque, a non farci deviare dall’intento salvifico di chi ci “comanda”, il cui vero intento potrebbe essere invece quello di traghettarci verso prospettive istituzionali che, a lungo termine, potrebbero rivelarsi dannose o pericolose per il diritto di ciascuno di noi alla libertà, che nella nostra Costituzione rientra tra i diritti inviolabili.

Peraltro, nulla vieta a ciascuno di noi d’indossarla, se riteniamo di sentirci più protetti.

Se l’uso della mascherina dovesse rivelarsi davvero efficacie come sostengono, sembra chiaro che impedirà – a me che la indosso – che inali le goccioline di Flugge emesse dal mio “incivile” vicino che non l’indossa.

IL VERO NEMICO È LA PAURA E NON IL VIRUS

Non bastavano già i DPCM, le ordinanze dei governatori di regione, talvolta anche quelle dei sindaci, in palese violazione degli stessi DPCM, a rendere il clima di questo Paese pesante ed intollerabile. 

No, dulcis in fundo, una nuova ordinanza: quella del Ministro della Salute, Roberto Speranza, che impone l’obbligo della mascherina anche all’aperto dalle 18 alle 6.

Questa pandemia sta diventando un vero incubo di follia!

Indipendentemente dal fatto che il numero dei decessi è risibile rispetto a quello dello scorso marzo, l’incremento dei positivi non significa necessariamente aumento degli ammalati, i reparti ospedalieri dedicati alla Covid sono stati chiusi, perché nessuno necessita di ricovero, i centri di terapia intensiva sono vuoti, si continuano a dare notizie che diffondono panico tra la popolazione.

Un branco di ignoranti ed avvoltoi, con la scusa di preservare la vita umana, sta di fatto confondendo le persone agitando lo spettro della paura. È sconcertante che a farlo siano uomini delle istituzioni, il cui compito – proprio sulla base dei dati oggi a disposizione – dovrebbe essere semmai quello di tranquillizzare e condurre tutti verso la normalità.

Molti pensano, infatti, che in questo momento il nemico sia il virus. Io penso, al contrario, che il vero nemico sia la paura che si sta seminando e che non tarderà a mostrare i suoi frutti avvelenati: fascismo e stato di polizia.

sabato 15 agosto 2020

DELIRI DI GRANDEZZA

Con cadenza regolare, quasi fosse l’ora del rosario, il Ministero della Salute ci mostra la situazione Covid-19 in Italia, raccomandandoci di non abbassare la guardia: “TACI, IL NEMICO TI ASCOLTA!”. 

Nonostante, già nel passato, le Autorità Sanitarie abbiano fatto previsioni di flagelli imminenti come quello della pandemia aviaria e poi di quella suina, e che puntualmente non si sono materializzati, pure dovremmo prestar fede – ancora una volta – alla loro discutibile ipotesi di una seconda ondata di contagi che richiederà un nuovo lockdown (magari questa volta in modalità “differenziale”).

Di solito, utilizzando solo un criterio di “buon senso”, quando uno fa una o più previsioni che poi non si avverano, siamo portati a definire quel qualcuno un “cazzaro”, cioè uno che spara cazzate. E, sempre secondo buon senso, non prestiamo più fede alle sue presunte capacità predittive.

Tuttavia, ancora una volta, l’allarmismo messo in moto dai mass media è riuscito a convincere una larga fetta di popolazione che sì, ci troviamo nel bel mezzo di un flagello epidemico e che il peggio deve ancora venire, se non verrà presto messo a punto un vaccino efficace.

Al momento non esiste un vaccino specifico contro il Coronavirus. Fare un vaccino contro il Coronavirus non è facile, semplicemente perché, come tutti i virus di tipo RNA, è particolarmente predisposto alle mutazioni. Questo è il motivo per il quale non è stato ancora possibile realizzare, nonostante l’ingente sforzo di ricerca scientifica, un vaccino contro l'HIV, un altro virus con genoma di tipo RNA.

Chissà, forse questa volta la scienza, grazie allo sforzo congiunto di tutti i paesi del mondo, ci riuscirà. Per il momento ogni tentativo è fallito clamorosamente, malgrado i titoloni dei media mainstream (quelli da “bollino blu” per intenderci) che non passa giorno senza l’annuncio che finalmente è stato trovato il vaccino e che presto sarà disponibile.

Tra una scarica e l’altra di elettroshock di solito c’è un tempo di recupero, utile per non friggere il cervello del paziente. Così dopo una breve pausa, che sembrava riportarci gradualmente alla normalità, ecco di nuovo entrare in azione la retorica catastrofista dell’informazione da bollino blu: “CONTINUANO AD AUMENTARE I CONTAGI, CI SONO QUASI MILLE FOCOLAI IN TUTTA ITALIA”.

Ora, al di là dei numeri al lotto forniti dai mainstream, sarebbe opportuno cercare di capire se conoscono la distinzione tra “contagiati” e “positivi”: ho la sensazione che usino i due termini come sinonimi, e non lo sono.

L'incremento più alto dei positivi non significa necessariamente persone malate destinate a sviluppare i sintomi letali dell’infezione; molti di loro sono asintomatici o paucisintomatici (naso che cola, mal di gola, ecc.); un’esigua parte manifesta sintomi similinfluenzali.

Dunque, le cifre fornite al pubblico non corrispondono ad una recrudescenza del Covid. Dicono semplicemente che il virus c’è ancora, ma non è così letale come una certa propaganda pubblicitaria vorrebbe farci credere.

È un dato di fatto che in molti ospedali i reparti Covid-19 hanno chiuso, a causa del calo del numero dei pazienti ricoverati. Oggi solo 56 sono in cura presso le terapie intensive.

Peraltro, qualora fosse ancora mordace, è un altro dato di fatto che gli attuali protocolli di trattamento hanno ridotto significativamente la mortalità dei malati.

Come inquadrare allora questa vera e propria propaganda pubblicitaria in chiave allarmista del Covid? Quale reale fine si pone? Come giustificare ancora certe ordinanze, dal sapore tanto grottesco quanto demenziale, emesse da taluni presidenti delle Regioni sull’uso obbligatorio della mascherina anche all’aperto?

Forse a soddisfare certi tratti schizofrenici, tipici delle persone al potere, che traggono intimo piacere e godimento nel piegare tutti gli altri alla propria volontà per vedere l’effetto che fa?

venerdì 14 agosto 2020

ESSI VIVONO, NOI DORMIAMO

Ricordate il film diretto da John Carpenter, “Essi vivono”?

A chi non l’avesse visto, raccomando caldamente di vederlo.

Il protagonista un operaio disoccupato, abituato a lavorare duramente nei cantieri, rimasto vittima di una grave crisi economica, trova alloggio in un campo di baracche alla periferia della città. Vicino c’è una chiesa, dove vive una piccola comunità di poveri ed emarginati. E – nella chiesa – un predicatore religioso, affetto da cecità, che esorta la gente a “svegliarsi” dal torpore che l’avvolge.

Il protagonista nota un susseguirsi di strani eventi: programmi televisivi che si interrompono da strane apparizioni di un uomo che parla di un’invasione aliena, e un elicottero della polizia che sorvola continuamente sul sito.

Un giorno la polizia irrompe nella baraccopoli con una violenza inaudita, attaccando chiunque provi a scappare e manganellando ferocemente i gestori della comunità.

Il giorno dopo il protagonista decide di capire le ragioni dell’irruzione della polizia. Entra nella chiesa, e qui trova una misteriosa scatola, sopravvissuta indenne all’incursione della notte precedente. Sulla scatola c’è scritto: “ESSI VIVONO, NOI DORMIAMO”. Apre la scatola e, con suo stupore, trova all’interno solo dei banalissimi occhiali da sole. Ne indossa un paio e scopre con sgomento che il mondo che lo circonda non è quello che sembra: i cartelloni pubblicitari nascondono comandi subliminali sull'obbedire e conformarsi; le persone benestanti e la polizia sono in realtà alieni dall’aspetto a zombie.

Il protagonista realizza allora che il mondo, come lui l’aveva inteso fino a un momento prima di indossare gli occhiali, è una truffa: la realtà è dominata da una disgustosa razza di alieni ricchissimi, che hanno sottomesso la razza umana grazie al capitalismo e al consumismo.

È chiaro che si tratta di una metafora, ma il rischio è reale.

Dall’esordio della pandemia da Covid-19 ad oggi – in modo del tutto inedito – molte cose sono accadute e altrettante sono cambiate; ritengo irreversibilmente. Dal porsi il problema di non avvicinarsi agli altri a quello di accettare docilmente future limitazioni della libertà personale e trattamenti sanitari obbligatori, secondo il capriccio e l’arbitrio del comandante di turno, la possibilità che il futuro possa assomigliare al film di Carpenter non è poi tanto remota.

Ricordate: mentre essi preparano il nostro futuro, noi dormiamo.

Buone vacanze a tutti gli italiani.

giovedì 13 agosto 2020

COMMENTO AL PANEGIRICO DI GIUSEPPE CONTE

 Di seguito il panegirico di Giuseppe Conte:

https://www.facebook.com/383458618802776/posts/1013097712505527/?sfnsn=scwspmo&extid=Gxsiu13WwFLqEPFd

COMMENTO:

Egr. Sig. Presidente del Consiglio, vedo che ha una nutrita claque. E quando questa è così nutrita e a senso unico si corre il rischio di essere messi alla pubblica gogna, al dileggio della sua “tifoseria”. 

Già, perché di tifoseria si tratta: nessun commento, nessuna osservazione critica; solo ovazione “acefala” tesa a “magnificare” la sua grande capacità di timoniere nel guidare la nave, con abile maestria e padronanza, nell’oceano del Covid. 

Mi sembra di vedere in Lei l’immagine incarnata de “I muscoli del Capitano” di Francesco De Gregori: “Il capitano non tiene mai paura, Dritto sul cassero …”.

Ma, quando parla di "tutela della vita e della salute dei cittadini" a cosa fa riferimento? Solo a quella biologica, che anche un batterio, un’ameba, un verme, possiedono? O, invece, alla vita dell’Uomo, che non è fatta solo di carne, muscoli e sangue, ma anche di dignità. E che, in base ai racconti che mi sono stati forniti, è stata affatto trascurata, quando non umiliata e mortificata. 

Se si ha la sfortuna di finire in ospedale è bene che ci si vada almeno “con” Covid per sperare di essere almeno preso in considerazione e “forse” curato. 

Immagino che Lei non sia mai stato costretto ad andare in un Pronto Soccorso da normale cittadino; i potenti hanno sempre una corsia e un trattamento preferenziale; non conoscono la pena, l’umiliazione, la mortificazione che si è costretti a subire per le interminabili lunghe ore di paziente attesa e, talvolta, l’arroganza del personale sanitario che non tengono alcun conto della sofferenza psichica e fisica di chi viene trattato come un “manico di scopa” gettato lì, in un angolo.

Lei parla pure delle misure messe in campo per una “ripresa più rapida possibile della vita sociale ed economica” a seguito del lockdown. Credo non facciano parte della sua claque quei tanti che aspettano ancora l’erogazione della cassa integrazione. 

Con riferimento alla “tutela della vita e della salute dei cittadini”, credo che Lei abbia pensato che potessero – nell’attesa che i soldi arrivassero – rivolgersi a parenti, amici, monte dei pegni, usurai. Per tutti gli altri, avrà creduto che fosse il momento di sperimentare la nuova dieta del “digiuno intermittente”. 

Non vedo modo migliore per tutelare la vita e la salute dei cittadini italiani. 

Bravo, sig. Presidente!

Dice, ancora, di aver lavorato sulla base di raccomandazioni scientifiche e dati epidemiologici. Ma, mentre ha preso alla lettera le raccomandazioni nell’uso delle mascherine, dei guanti, del distanziamento, ecc., ha ritenuto – in modo del tutto arbitrario – che il lockdown dovesse essere totale e non differenziale, come suggerito dal suo CTS, condannando di fatto l’intera popolazione agli “arresti domiciliari”.

Dice, infine, che l’azione del suo governo si è ispirata ai principi di precauzione e trasparenza e ai criteri di adeguatezza e proporzionalità. 

Sui principi di precauzione ci sarebbe molto da dire sul fatto che le misure restrittive sono intervenute quando ormai i buoi erano scappati dalla stalla; ma lasciamo perdere. 

Sui “criteri di adeguatezza e proporzionalità”, mi dice cosa ci sia di adeguato e proporzionale nell’aver impedito l’uscita di casa se non accompagnati dal proprio cane, ma non oltre 250 o 300 metri dalla propria abitazione?

mercoledì 12 agosto 2020

FISIOLOGIA E PATOLOGIA DEL POTERE

 Il potere, secondo il filosofo sloveno Zizek, abita l'inconscio e struttura i comportamenti umani attraverso forme e dispositivi “osceni”, ovvero forme che restano fuori dalla scena ma agiscono in profondità, modellando la realtà e l'ordine simbolico.

La storia ci insegna che non esiste un “Potere” che presto o tardi non degeneri in follia. Il potere esalta chi lo detiene ed è la più potente delle droghe esistenti. L'essenza del potere si manifesta nell’imporre ad altri la propria volontà secondo il proprio bisogno e capriccio. Non è un caso che, pur criticandolo in molti, quasi tutti lo cercano e lo attuano o in strutture d’azione collettiva “funzionalmente analoghe” all’esercizio di potere (la scuola, la caserma, l’ospedale, l’impresa, ecc.) o reti di relazioni di potere interconnesse (il padre o la madre nei confronti del proprio figlio, l’amante nei confronti dell’amato in una relazione asimmetrica, quando lui o lei ama di più, il creditore nei confronti del debitore, ecc.).

Il “Potere” è comunque una perversione della natura umana; come un vampiro si nutre del sangue della propria vittima per trarre la propria vitalità. Non apre scenari di salvezza propri ed altrui; il suo unico obiettivo è quello di espandere il proprio potere riducendo quello degli altri.

Ma il “Potere” non ha soltanto un’accezione negativa: ci sono casi in cui l’attribuzione di potere ad un individuo o ad un gruppo è imprescindibile per dare avvio a quella catena di eventi che favoriscono proprio l’interesse del soggetto o della collettività sui quali la volontà del potere eserciterà i suoi effetti.

Il padre che costringe il proprio figlio a studiare e smettere di continuare a giocare con la sua playstation, esercita il suo potere di padre in vista di un interesse futuro maggiore rispetto a quello immediato – ma minore – di compiacerlo.

A livello più esteso di nazione, di stato, come possiamo distinguere tra fisiologia e patologia del potere?

Un sistema politico-economico che nella pratica cerca di redistribuire diritti e opportunità sottraendoli a un segmento della classe dominante, che si sforza di rendere più efficienti i servizi sociali e assicuri la dignità del lavoro in luogo dello sfruttamento, che mira a conseguire una società egualitaria, è un chiaro indizio di potere fisiologico, sano.

Nelle forme di governo che si basano sulla sovranità popolare, la persistenza invece delle oligarchie, del divario crescente fra ricchi e poveri, della disoccupazione, di servizi sociali sempre più insufficienti e insoddisfacenti, sono un chiaro indice, una cartina al tornasole, che i rappresentanti, chiamati dagli elettori a rappresentare gli interessi della nazione, sono in realtà espressione di interessi particolari. Sono, “dietro il sepolcro imbiancato”, regimi controllati alla base dalle élite. La democrazia non è riuscita di fatto a realizzarsi; essa è solo il guscio dell’uovo, al cui interno cresce il serpente del peggior totalitarismo mai conosciuto.

La democrazia si realizza nella pratica democratica di cittadini attivi; l’apatia di cittadini sempre più passivi di fronte ai problemi sociali, politici ed economici, sono il chiaro segnale di un potere che, sotto le spoglie di principi democratici e libertari, persegue l’unico vero scopo di asservire l’intera umanità alla propria volontà di potenza, rendendola schiava nel corpo e nella mente.

La società odierna è infatti molto più complessa di un tempo. Rispetto al passato, l’uso di tecnologie avanzate e sofisticati mezzi di persuasione di massa rendono la lotta impari tra chi ne detiene il possesso, e può praticamente da ogni angolo del mondo diffondere la sua verità menzognera, e chi cerca di svelarne l’inganno a coscienze già assai rattrappite, plasmate e manipolate di fatto dalla pervasività dei mass media dominanti. Gente lobotomizzata, priva di alcuna coscienza critica. Alla quale se indichi la Luna guardano rapiti e soddisfatti il loro smartphone, utile per insediare la prossima dittatura: quella degli schiavi felici di esserli.

martedì 11 agosto 2020

PER FAVORE, NON CHIAMATELA DEMOCRAZIA!

Guardando la società in cui viviamo possiamo onestamente affermare di vivere in un regime democratico o, al contrario, ciò che ci spacciano come democrazia altro non è che un’illusione, un inganno sagacemente perpetrato da un’oligarchia di potere che – trascendendo i singoli individui (papi e re) – sopravvive nel tempo?

L’esperienza storica ci dice che cambiano gli interpreti, ma non cambia lo spartito: da sempre un gruppo ristretto di persone opprime chi sta sotto.

Se il popolo attraverso libere elezioni stabilisce pure chi è autorizzato a prendere le decisioni collettive, questo poi non vuol dire che quelle decisioni siano prese nell’interesse generale della popolazione. 

Sovente accade, infatti, che a raccogliere i frutti migliori dell’azione politica siano sempre i gruppi oligarchici di potere.

E, come il giorno segue alla notte, se questo succede è perché i governanti non sono i rappresentanti del popolo, ma gli “emissari” di quel gruppo ristretto di persone che detengono di fatto il potere economico e finanziario, dal quale – in ragione del maggiore o minore successo ottenuto nel far accettare alla massa quello che, se fosse savia, non accetterebbe – riceverà prebende e ricompense con incarichi di prestigio.

Paolo Gentiloni, per esempio, succeduto al dimissionario Renzi dopo lo scivolone del referendum costituzionale del 2016, per aver imposto l’obbligo di vaccinazione per l’accesso a scuola dei bambini dagli 0 ai 16 anni, che prevede, oltre all’impossibilità d’iscrizione a scuola per il bambino, anche pesanti sanzioni amministrative per i genitori che disattendano l’obbligo vaccinale (degno della più autentica tradizione fascista), è stato nominato dal Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, Commissario europeo per l'economia.

Giova ricordare che a non prevedere alcun obbligo vaccinale sono: Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia, Regno Unito.

L’Italia ritiene invece che l’uso del “bastone” sia, rispetto all’informazione e alla persuasione (tipiche dei regimi democratici), il sistema migliore per piegare i riottosi e quelli che ritengono che l’uso esteso e massiccio dei vaccini (che contengono sostanze tossiche e pericolose come mercurio, formaldeide, alluminio) non sia proprio quanto di meglio possa esservi in tema di tutela della salute pubblica, tanto cara ai nostri governanti.

Ho la sensazione che i nostri governanti non abbiano affatto a cuore le procedure democratiche. Con l'uso dei decreti e dei vari DPCM, agitati a mo' di manganello, non sono assai dissimili dai loro storici colleghi fascisti che, con l’uso abbondante dell’olio di ricino, intendevano purgare quanti proprio si ostinavano a non comprendere la bontà del fascismo.

 

lunedì 3 agosto 2020

IL GOVERNO HA GESTITO BENE L’EMERGENZA SANITARIA?

C’è la convinzione, largamente diffusa, che Conte e il suo Governo – tenendo conto delle circostanze concrete in cui si sono trovati ad operare – abbiano affrontato l’emergenza sanitaria nel migliore dei modi possibili. Eppure, se si passano in rassegna le varie omissioni, i ritardi, la mancanza di un piano per affrontare l’emergenza, emerge una catena di errori che – a mio parere – ha contribuito alla diffusione dell’epidemia, e non certo al suo contenimento.

La cronologia dei fatti.

Il 30 dicembre 2019 la Repubblica Popolare Cinese segnala all’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) casi di polmonite ad eziologia ignota. L’agente patogeno verrà poi identificato come un nuovo coronavirus (2019- nCoV), apparso nella città di Wuhan, nella provincia cinese di Hubei.

Il 5 gennaio, come riporta il Fatto Quotidiano, il Ministero della salute invia alle Regioni e ad altri enti interessati (Istituto Superiore di Sanità, ospedale Spallanzani di Roma, Sacco di Milano ed altre principali strutture potenzialmente coinvolte) una nota di tre pagine, con oggetto “polmonite da eziologia sconosciuta”. L’OMS non raccomanda alcuna misura specifica; il Governo ci crede, e si prosegue come se nulla fosse.  

Più tardi, invece, si scoprirà che il coronavirus, a Milano, circolava già da gennaio. Nella sola Lombardia si contavano già 1.200 persone contagiate, ossia un mese prima del Paziente 1 a Codogno. All'inizio i sintomi della Covid-19 furono scambiati per la coda dell'influenza stagionale. Insomma, il virus arrivato dalla Cina era presente in Italia già diverse settimane prima che fosse evidenziato il primo caso, quello di Codogno del 21 febbraio, classificato erroneamente come paziente uno.

La macchina organizzativa dell’emergenza Covid-19 non solo non parte, ma non viene neppure accesa. 

Le abitudini degli italiani – fino al fatidico giorno del lockdown (12 marzo) – non cambiano: la vita notturna nei locali affollati prosegue imperturbata; si frequentano le palestre; capita che molti, incontrandosi, si abbraccino e si bacino sulle guance; nei centri commerciali si va senza alcuna precauzione e restrizione. Insomma, gli italiani nulla immaginano e nulla sanno della tegola che di lì a poco cadrà sulle loro teste. 

Se ai vertici sanitari sono state trasmesse le informazioni sulla potenziale epidemia che sta per scatenarsi, ai medici di base e agli operatori sanitari che stanno sul territorio e in prima linea non arrivano ordini dall’alto sui rischi collegati al nuovo coronavirus, responsabile della malattia respiratoria denominata COVID-19. Dal Ministero non viene diramato alcun protocollo sulle precauzioni che il personale sanitario deve adottare in caso di pazienti con sintomi ascrivibili a quelli del Coronavirus, che fino al 23 febbraio vengono trattati e curati come casi di influenza stagionale; i sintomi da virus influenzale e da coronavirus sono infatti assai simili. 

Nei pronto soccorso gli eventuali pazienti Covid non vengono isolati e rimangono stipati nei corridoi anche per ore, in una situazione di pericolosa promiscuità. 

Il contagio galoppa silenzioso. Infermieri e medici diventano, a loro insaputa, vettori di contagio, quando si recano presso altri pazienti, quando in ambulatorio effettuano le visite, quando frequentano parenti ed amici.

Il dicastero di Roberto Speranza dirà più tardi che il silenzio era doveroso per non scatenare il panico tra la popolazione: “La linea è stata non spaventare la popolazione e lavorare per contenere il contagio”. 

Scelta comprensibile se almeno si fossero messe in atto fin da subito procedure interne per evitare che il focolaio diventasse un incendio, trasformando la Lombardia nel lazzaretto d’Italia.

Quando i buoi, almeno in Lombardia, sono già scappati dalla stalla, la sera del 9 marzo, Giuseppe Conte annuncia agli italiani che di “tempo non ce n’è”. Il 10 marzo il Paese, tranne i servizi essenziali,  si chiude e si ferma. 

Le misure dettate dal Governo, sotto forma di DPCM, vanno dall’obbligo di permanenza nelle proprie abitazioni per tutti, alla limitazione della libera circolazione delle persone, alla chiusura della quasi totalità delle attività lavorative, per 69 giorni. 

L’uso della forza della polizia per applicare le misure anti-lockdown non ha precedenti nella storia d’Italia; un tale spiegamento di mezzi (droni, elicotteri, pattuglie) non s’era visto neppure negli anni di piombo e delle stragi di mafia. Amnesty International denuncia addirittura casi in cui l'uso della forza contro persone, che non costituiscono minaccia per gli agenti, sembra essere del tutto sproporzionato allo scopo legittimo di protezione della salute pubblica.  

Sul versante giuridico, molti costituzionalisti giudicano il lockdown incostituzionale per eccesso di delega legislativa. 

Inizia quindi una campagna d’informazione pro-pandemia; contro coloro che osano pensare con la propria testa e non accettano supinamente la verità ufficiale di regime, si scaglia una vera e propria censura. 

Da più parti si avverte l’inquietante sopravanzare di una società simile a quella descritta da George Orwell in 1984: una società fatta di essere umani spersonalizzati, costretti ad obbedire agli ordini del Grande Fratello. 

Riflettiamo: se la comparsa di questo virus imponeva misure così straordinarie per contrastarne la minaccia, perché mai solo il 30 gennaio (25 giorni dopo la nota informativa diramata dal Ministero della Salute), il premier Conte, con uno dei suoi tanti decreti, decide di chiudere gli aeroporti ai voli da e per la Cina? 

Perché si trascura il fatto non trascurabile di sottoporre ai controlli anche quei viaggiatori che continuano a provenire dalla Cina facendo scalo a Monaco? 

Perché il Governo non ha provveduto a istituire immediatamente le zone rosse nei territori maggiormente colpiti dal Covid-19 (Val Seriana, Comuni di Nembro e Alzano Lombardo)? 

Perché mai non si è pensato di allertare fin da subito tutto il personale sanitario della probabile diffusione di un’epidemia, invitandoli ad adottare tutte le precauzioni volte ad evitare il rischio di diffusione del contagio? 

Molti medici, molti infermieri, tornando a casa hanno continuato ad abbracciare i loro cari; molti di loro hanno continuato a mantenere normali relazioni sociali, del tutto ignari di essere forse i principali veicoli di diffusione del virus. 

Perché – ancora – non sono state predisposte, fin dai primi di gennaio, adeguate misure di isolamento per tutti quei soggetti che arrivavano in ospedale o al pronto soccorso con sintomi respiratori e febbre? 

Non occorre essere un esperto di virologia per capire che la tempestiva messa in atto di tali misure avrebbe evitato, forse in maniera più significativa del lockdown, l’esplosione dell’epidemia in marzo e il conseguente collasso sanitario. È solo una questione di buon senso: le misure di contenimento dell'epidemia avrebbero avuto maggiori probabilità di successo se adottate nelle fasi iniziali piuttosto che in quelle conclamate di marzo. 

Insomma, è proprio insensato dire che se le misure di contenimento del contagio fossero state prese all'esordio, e cioè ai primi di gennaio, forse si sarebbero evitati i tanti morti, la deriva anticostituzionale dei DPCM, il lockdown e l’incalcolabile danno economico ad esso correlato?

Se poi si aggiunge che il Governo era pienamente a conoscenza del fatto che la Sanità italiana, per effetto dei tanti tagli (circa 37 miliardi di euro negli ultimi 10 anni), era già in una situazione critica, allora la sua inerzia nel far fronte ad un’emergenza imprevista e sicuramente straordinaria è stata – a dir poco – colpevole.

La diffusione esponenziale del contagio imponeva tempi d’intervento assai più rapidi: il virus non attende le decisioni del Governo o delle Regioni. 

La Protezione Civile e l’ISS hanno fornito ai media i dati quotidiani relativi all’epidemia trascurando però di dire che i portatori sani del virus avrebbero potuto essere mille volte più alti del numero ufficiale. 

Se il nuovo studio dell’Istituto superiore di sanità, fatto sulle acque di scarico a Milano e Torino, dice che il coronavirus era presente già a dicembre 2019, allora possiamo ragionevolmente affermare che, nel marzo, i positivi entrati a contatto col virus rappresentavano senz’altro la maggioranza della popolazione. E pertanto il lockdown imposto così tardivamente non ha raggiunto lo scopo per il quale era stato adottato: contenere il sovraffollamento delle strutture sanitarie.

C’è poi la questione delle autopsie che rende ancora più opaca la gestione dell’emergenza Coronavirus da parte del Governo. 

Se è vero che la circolare del Ministero della Salute non le vietava, è pur vero che le sconsigliava “nei casi conclamati di COVID-19”. Non è trascurabile il fatto che questo “invito” (data la fonte: Ministero della Salute) a non effettuarle caricava di non poca responsabilità quei medici che avessero deciso di procedere comunque all’autopsia. Possiamo dunque immaginare che quell’invito, per molti medici, sia suonato come un divieto.

Perché non sottoporre ad autopsia i morti Covid? 

L’autopsia da sempre rappresenta l’esame cardine per accertare la causa e le circostanze della morte. Effettuarla, pertanto, nei casi di decessi da Covid-19, un agente patogeno del tutto sconosciuto, non era solo raccomandabile, ma anche necessaria proprio per far luce sulle cause dei decessi, al fine di individuare i trattamenti più utili ad evitare l’aggravarsi delle condizioni cliniche dei soggetti ammalati. 

Se si fossero fatte fin da subito le autopsie si sarebbe scoperto che la tendenza alla tromboembolia era la causa più frequente di decesso, e che l’utilizzo dell’eparina e del cortisone avrebbero modificato in senso più favorevole l'esito dell'infezione da coronavirus. 

Questo non vuol dire che il solo uso dell’eparina nei pazienti con COVID-19 avrebbe evitato quello della ventilazione assistita controllata, ma sono portato a credere che avrebbe contribuito a ridurre l’intasamento dei posti in terapia intensiva.

C’è infine l'ultima questione. Di fronte alla sentenza del Tar del Lazio di rendere pubblici i dossier sull'emergenza coronavirus, la decisione del Governo di tener segreti gli atti del Comitato tecnico scientifico getta un'ulteriore ombra sinistra.  

Il segreto di Stato che il Governo ha di fatto messo sugli atti del Comitato tecnico scientifico, negando la richiesta di pubblicazione, è a dir poco inquietante, facendo sorgere spontanea la domanda: se la gestione dell’emergenza sanitaria è stata davvero ineccepibile, perché Conte non vuole che gli italiani sappiano cosa c’è scritto in quei verbali?