Se la Sinistra tradisce il popolo, la deriva che ha portato prima alla Brexit e poi al trionfo di Donald Trump non dovrebbe sorprendere. Ciò che molti politici sembrano dimenticare è che la disoccupazione, la povertà, le enormi disuguaglianze economiche e la conseguente esclusione sociale minano la pace sociale. E, come la storia ha già ampiamente dimostrato, tali condizioni rappresentano sempre una minaccia ai sistemi democratici, con l’esito di una dittatura fascista o comunista. Se poi consideriamo che entro i confini della civilissima e democraticissima Unione Europea, quasi una persona su quattro è a rischio di povertà ed esclusione sociale, per un totale di oltre 123 milioni di cittadini, il rischio non è solo paventato ma reale.
Il successo dei partiti di estrema destra in Europa, ispirati al nazionalismo e alla xenofobia, si inscrive in quella stessa logica che affermò i fenomeni nazionalisti e razzisti estremi degli anni ’30, a seguito della grave crisi economica del 1929.
Nel desolato scenario di una Germania stremata dall'inflazione e dal pesante trattato di pace di Versailles, scattò la molla, nell'animo dei tedeschi affamati, del nazionalismo che portò al potere Hitler.
Nel desolato scenario di una Germania stremata dall'inflazione e dal pesante trattato di pace di Versailles, scattò la molla, nell'animo dei tedeschi affamati, del nazionalismo che portò al potere Hitler.
Il pericolo che corriamo, oggi come allora, è che ci sfugga quello che sta realmente accadendo e restare con gli occhi puntati al dito, invece di guardare la luna che esso indica. E forse alcuni hanno interesse a che ciò avvenga.
Per molte persone il perdurare della recessione sta creando oggi quelle stesse profonde paure che condussero al nazismo in Germania e al fascismo in Italia. La paura della perdita del lavoro, quella di non potere sostentare la propria famiglia, quella di consegnare i propri figli ad un futuro incerto, la paura di perdere i propri risparmi. Insomma, la paura di perdere tutto ciò che dà significato alla vita (amore, rispetto, autostima) può essere un detonatore dalle conseguenze tragiche.
La paura è un sentimento incontrollabile quanto il dolore. Quando lo abbiamo, desideriamo solo che cessi. Così quando si ha paura non si cerca altro che qualcuno o qualcosa ponga fine a questo stato d’animo.
La Storia insegna come l’estrema destra sia sempre riuscita ad intercettare le paure dei singoli e a trasformarle in paure collettive.
Questo è quanto sta accadendo anche oggi ed è alla base del successo dei movimenti politici di destra oltranzista. E sconcerta constatare come questo fenomeno, che si sta svolgendo sotto i nostri occhi, non scuota la Sinistra, che vivacchia, attonita, cercando di gestire al meglio l’esistente, incapace di raccogliere il grido di rabbia che sta assordando il mondo.
Così, mentre la Sinistra, vecchia e nuova, vacilla, l’estrema destra si rafforza, utilizzando lo spazio lasciato libero da quella.
Questo è quanto sta accadendo anche oggi ed è alla base del successo dei movimenti politici di destra oltranzista. E sconcerta constatare come questo fenomeno, che si sta svolgendo sotto i nostri occhi, non scuota la Sinistra, che vivacchia, attonita, cercando di gestire al meglio l’esistente, incapace di raccogliere il grido di rabbia che sta assordando il mondo.
Così, mentre la Sinistra, vecchia e nuova, vacilla, l’estrema destra si rafforza, utilizzando lo spazio lasciato libero da quella.
Dalle classi meno abbienti, la Sinistra è oggi sempre più identificata con le élite, l’establishment, i ricchi, il potere, le banche, la burocrazia, la casta. È sempre più percepita come sprezzante nei confronti dei timori di chi, non abitando nei quartieri ricchi, avverte l’immigrazione più come una minaccia che come una risorsa.
Non esistono argomenti della ragione sufficienti per arginare l’emozione potente della paura. Quando si ha paura, non basta che qualcuno ti dica di smetterla. Non basta dire che le diversità sono preziose e che rappresentano una ricchezza; non basta dire che a un Paese sull’orlo del default demografico come l’Italia, e a un continente europeo, che invecchia rapidamente gli immigrati non solo servono, ma sono indispensabili, in quanto assicureranno il lavoro e le pensioni di domani. Non basta liquidare la paura come l’espressione di un razzismo ottuso.
Non basta perché quello stato d’animo non cesserà e allora si rivolgeranno a chi è disposto a riconoscere quella paura come fondata, e farà di questo stato di disagio il veicolo di acquisizione del consenso, che garantirà posti in Parlamento (quando non tra i banchi dell’esecutivo) per i prossimi anni.
La Sinistra, tradendo la sua identità e facendo sua l’illusione che il mercato, il consumismo, il liberismo, l’integrazione, la globalizzazione possano condurre l’umanità verso magnifiche sorti e progressive (per dirla con Leopardi), non si è ancora resa conto che ha fallito clamorosamente, consegnando di fatto il suo tradizionale bacino elettorale alle destre oltranziste.
L’esempio Tzipras in Grecia non è servito. Hollande che in Francia doveva essere il presidente della svolta, non ha saputo, o non ha voluto, stemperare gli effetti più duri dell’inarrestabile attacco neo-liberista al diritto del lavoro; ha fallito ancora nelle banlieue, perché non è riuscito a fermare, decisamente, con scelte politiche, la dinamica divisiva innescata in precedenza da Sarkozy. La sinistra del Pd in Italia si è rivelata una grande delusione: ha tradito le idee della base e c’è chi parla persino di un Partito democratico che aiuta i ricchi e penalizza i poveri.
Un Partito democratico che nelle intenzione avrebbe dovuto unire le culture riformiste, laiche e cattoliche con i principi della democrazia, della giustizia sociale e della solidarietà, ha invece deviato dalla sua strada, cominciando proprio dai diritti dei lavoratori.
Proprio la Sinistra italiana, che aveva lottato per fare dei lavoratori i protagonisti della storia del Novecento, è quella stessa che attraverso le sue riforme ha riconsegnato i lavoratori alle condizioni di sfruttamento, dalle quali si erano appena riscattati negli anni ‘70.
Questo è il principale motivo per il quale oggi molti lavoratori fanno fatica a riconoscersi nella Sinistra e votano a Destra.
Questo è il principale motivo per il quale oggi molti lavoratori fanno fatica a riconoscersi nella Sinistra e votano a Destra.
Ad onta delle numerose riforme del mercato del lavoro adottate in Italia (dall’accordo del luglio 1993 al Jobs Act), con l’obiettivo di accrescere i tassi di occupazione regolare, appare decisamente problematico allo stato dell’arte valutare se gli effetti, nei suoi esiti finali, se non già nelle intenzioni, possano essere iscritti ad un successo.
A fronte di un costo umano certo, rappresentato dalle minori tutele legislative dei lavoratori, il dato incontrovertibile è che l’occupazione a stento supera il 50% della forza lavoro e i salari restano tra i più bassi d’Europa. Un altro dato certo, a decretare il fallimento delle politiche occupazionali, è la stagnazione salariale. Con la conseguenza di aver affossato i consumi interni e di aver posto le condizioni per l’ulteriore deindustrializzazione e delocalizzazione, che sta portando il Paese in una vera e propria trappola di sottosviluppo.
Ilvo Diamanti, politologo e sociologo, ci dice che anche in Italia, come nel resto d’Europa, otto cittadini su dieci vogliono l’Uomo Forte al potere. E perfino Beppe Grillo tesse l'elogio dell'Uomo Forte al potere. Lo ha dichiarato esplicitamente al Le Journal du Dimanche: "La politica internazionale ha bisogno di statisti forti come" Donald Trump e Vladimir Putin.
E questo bisogno dell’Uomo della Provvidenza, dell’Uomo Forte non è la conseguenza di esecutivi deboli, come si potrebbe credere, ma paradossalmente del declino della politica e delle rappresentanze sociali.
È un fatto che la rappresentatività in Italia, oltre ad essere stata lungamente mortificata, e anche stata completamente cancellata dal sistema dei partiti, che ha trasferito la funzione di rappresentanza dal Parlamento ai meccanismi interni dei partiti, ai loro congressi, alle loro segreterie.
Il Parlamento è stato ridotto a un’appendice di partito, composto di loro delegati, vincolatissimi al mandato, che se non obbediscono a quelli che sono i dettami di scuderia non vengono rimessi in lista.
Il Parlamento è stato ridotto a un’appendice di partito, composto di loro delegati, vincolatissimi al mandato, che se non obbediscono a quelli che sono i dettami di scuderia non vengono rimessi in lista.
L’idea pertanto che siano i cittadini a decidere in prima istanza e che controllano col loro voto l’elezione dei rappresentanti parlamentari e, più in generale, le decisioni dei governi è una mistificazione bella e buona.
Da sempre sono i gruppi politici al potere che, attraverso premi di maggioranza e più complesse manipolazioni dei sistemi elettorali, dominano la nostra vita politica, governandoci ma non rappresentandoci.
Da sempre sono i gruppi politici al potere che, attraverso premi di maggioranza e più complesse manipolazioni dei sistemi elettorali, dominano la nostra vita politica, governandoci ma non rappresentandoci.
Rattrista prendere atto come anche la Consulta, dopo la pronuncia sull’Italicum, si sia fatta guidare più da ragioni politiche che costituzionali, ponendo il primato della governabilità su quello della rappresentatività.
L’art. 1 della Costituzione assegna al popolo il potere di comandare e di compiere le scelte politiche che riguardano la comunità, non ai partiti.
La Corte infatti non ha bocciato i capolista bloccati, a onta di quanto precedentemente affermato con sentenza 1/2014, con la quale si dichiarava incostituzionale la legge elettorale nota come “porcellum”, proprio in quanto privava l’elettore di scegliere il proprio rappresentante. Ma, la cosa peggiore, è quella di aver mantenuto il premio di maggioranza del 54% dei seggi alla lista che al primo turno ottiene il 40% dei voti. E questo in palese contrasto con la precitata sentenza 1/2014 che muoveva rilievi in ordine al premio di maggioranza, giudicato sproporzionato rispetto all’obiettivo perseguito (garantire la stabilità di governo e l’efficienza decisionale del sistema) e tale da comprimere non solo la rappresentatività dell’assemblea parlamentare, attraverso la quale si esprime la sovranità popolare, ma incidendo anche sull’eguaglianza del voto, in violazione degli artt. 1, secondo comma, 3, 48, secondo comma, e 67 della Costituzione.
Quali saranno le conseguenze di questa forzatura politica?
Che tutte le forze politiche, in vista delle prossime elezioni, punteranno all’obiettivo del 40% (la soglia oltre la quale si ottiene il premio di maggioranza alla Camera). Poiché nessuno partito da solo riuscirà ad ottenere il 40%, saranno necessarie alleanze pre elettorali per conseguire il premio di maggioranza. Col risultato di avere coalizioni mascherate da listoni che risponderanno più a logiche di potere dei partiti che alle esigenze dei cittadini.
Il “popolo sovrano” ancora una volta resterà un estraneo, un escluso dalle decisioni politiche del governo. E i partiti politici continueranno a monopolizzare la politica, come hanno sempre fatto, secondo logiche di bottega.
È fisiologico poi che, di fronte all’impossibilità di recuperare parola e ascolto in sistemi politici ormai governati da logiche proprie, nel popolo, per un senso di frustrazione a lungo covato, si faccia largo un sentimento di indifferenza e di distacco progressivo dai giochi ufficiali della politica. Sentimenti questi che, la Storia insegna, aprono la strada a formazioni di estrema destra, rendendo simpatici e credibili persino uomini come Vladimir Putin e Donald Trump, a una platea sempre più vasta di individui oppressi, sfruttati, umiliati anche nei paesi cosiddetti avanzati e democratici.