giovedì 12 agosto 2021

NON POSSIAMO STARE A GUARDARE GLI STREPITI DI UN NEO TOTALITARISMO

A lanciare l’allarme contro il rischio di derive autoritarie dell’attuale governo è il professor Paolo Sceusa, Presidente emerito di sezione della Cassazione. Un uomo delle istituzioni che considera ancora lo Stato di diritto condizione imprescindibile per garantire il patrimonio irrinunciabile della persona umana contro il potere arbitrario, assoluto e autoritario dello stato. Il suo è «Un allarmato discorso sul green pass e su quella strana “dimenticanza” sulle norme dell’Unione europea che ne hanno permesso l’adozione». E, chiamando a raccolta le forze più sane del Paese, conclude dicendo che “NON POSSIAMO STARE A GUARDARE GLI STREPITI DI UN NEO TOTALITARISMO”.

Buona visione.


https://www.byoblu.com/2021/08/12/non-possiamo-stare-a-guardare-gli-strepiti-di-un-neo-totalitarismo-lappello-del-magistrato-paolo-sceusa/

MA COME, CON TUTTE LE LIBERTÀ CHE AVETE… VOLETE ANCHE LA LIBERTÀ DI PENSARE?

Io non capisco proprio il motivo per il quale, tutti quelli che hanno sposato il pensiero unico ampiamente accettato della narrazione pandemica del Covid-19, si sentano poi anche autorizzati ad offendere coloro che hanno una visione diversa dalla loro, tacciandoli di complottisti e negazionisti.

Cominciamo dal termine “complottista”, spesso appiccicato a quanti dissentono dalla narrazione ufficiale propinata dai mass media mainstream e dai governi. Che molti accadimenti storici siano stati preceduti da trame e complotti occulti è un fatto che nessuno, intellettualmente onesto, può negare.

Il 20 gennaio 1942, quindici tra i maggiori funzionari del Partito Nazista e del Governo tedesco si riunirono segretamente in una villa sulla riva del lago Großer Wannsee nella periferia a sud di Berlino, per decidere del destino di milioni di ebrei.

L'assassinio di John Fitzgerald Kennedy, commesso a Dallas (Texas) il 22 novembre 1963, dalla dinamica della sparatoria e dai personaggi coinvolti, fu il risultato di una cospirazione, salvo credere alla strampalata teoria della “pallottola magica”, fatta propria dalla commissione Warren, che identificò in Lee Harvey Oswald l'unico responsabile.

Il presunto attacco nordvietnamita del 1964 contro la US Navy nel Golfo del Tonchino fu l’esito di un complotto che servì a Johnson per convincere il Congresso ad approvare l’impiego delle forze armate nel Vietnam del Nord.

E, restando in Italia, cosa furono le stragi di piazza Fontana, piazza della Loggia a Brescia, stazione di Bologna, ecc., se non complotti orchestrati da pezzi deviati dello Stato per impedire che l’accelerazione dei processi di consapevolezza delle masse lavoratrici, organizzate come non mai nella storia, portassero al governo la sinistra (non quella di oggi, pappa e ciccia con i postulatori del neoliberismo), considerata un pericolo sia perché giudicata portatrice di politiche contrarie agli interessi americani, sia perché rappresentante di masse popolari non ancora integrate nello Stato?

La lista dei complotti è lunga, e richiederebbe ben altro spazio e tempo. Ma i casi elencati rappresentano emblematicamente che se complotti nella storia ci sono stati, allora definire complottisti quelli che, ponendosi legittime domande, tentano d’interpretare i retroscena proprio per impedire – nel limite del possibile – che i complotti abbiano successo, è fuorviante. In questi casi, complottisti, o cospirazionisti, al contrario, sono quelli che i complotti li mettono in atto, per deviare il corso della storia nella direzione a loro più congeniale.

Negazionista è colui che assume ideologicamente posizioni negazioniste, nonostante l’evidenza dei fatti. Coloro che dissentono dalla verità ufficiale divulgata dai governi e dai mass media mainstream, che fanno da grancassa, sono per definizione e ipso facto “negazionisti”. Dunque, non i fatti e la capacità di interpretarli logicamente rappresentano la via sicura per accedere alla verità, quanto la verità proclamata dallo Stato che ha il monopolio della verità, che si pretende oggettiva e assoluta. Pertanto, la verità dello Stato, anche fosse una grande Bugia, è la Verità. Chiunque osi dubitarne o metterla in discussione è un folle. Parafrasando Umberto Galimberti, se io vedo una camicia blu ma lo Stato mi dice che è bianca, non devo dubitare che essa è bianca. Continuare ad affermare che è blu, fa di me un folle!

Dunque, pensare che la realtà sia qualcosa di oggettivo ed evidente fa di me un negazionista, e quindi un folle. Se quel qualcosa di esterno, con una sua esistenza autonoma che si offre ai miei sensi e al mio intelletto, non è in accordo con la verità assoluta di cui lo Stato è unico depositario, allora quel qualcosa “non è reale”, e il mio ostinarmi a considerarla reale fa di me un negazionista, e quindi un folle!

Insomma, se io constato, sulla base di prove e documenti, che proprio laddove più intensa ed efficace è stata la campagna vaccinale si assiste ad una recrudescenza dei casi di Covid, e da ciò ne deduco che i vaccini non servono ad arrestare, o almeno arginare, l’epidemia, devo rinunciare a ciò cui la logica mi fa pervenire e abbracciare l’unica verità ammissibile: quella dettata dalle autorità governative! Nel caso contrario sono un negazionista, e quindi un folle!

Dobbiamo così concludere che ragionare in modo corretto per comprendere e giungere alla verità delle cose è una forma di ostinazione arrogante, quando basta semplicemente accordarsi con la verità del leviatano tecno-sanitario: “Ma come, con tutte le libertà che avete… volete anche la libertà di pensare?” (G. Gaber).