Allo stato dell’arte i presidi terapeutici per fronteggiare l’infezione
da Covid-19 sono davvero tanti che continuare ad invocare lo stato d’emergenza è
solo utile ad altri inconfessabili scopi, e non certo ad arginare un’epidemia
che, se non fosse costantemente pompata ad arte dai media mainstream, di fatto consentirebbe
il ritorno alla normalità.
La vitamina D si è dimostrata capace di ridurre il rischio
contagio negli anziani fragili e negli ospiti delle residenze assistenziali. E,
nei casi di sviluppo di gravi sintomi della malattia, sembra che la vitamina D
eviterebbe che il sistema immunitario diventi iper-reattivo (e produca un danno
superiore al vantaggio), aiutando a regolare i livelli delle citochine e dunque
dell’infiammazione.
La quercetina – integratore alimentare normalmente contenuta
nelle mele e nelle cipolle – sarebbe capace di inibire la replicazione del
SARS-CoV-2, perché ostacola l'attività di un enzima utile per lo sviluppo e la
replicazione del nuovo coronavirus.
Un altro integratore alimentare, la lattoferrina, una
glicoproteina ad azione antimicrobica e ferro-trasportatrice, sta dimostrando
di avere un’efficacia contro il Covid-19, riducendo i tempi di eliminazione del
virus nei soggetti con pochi sintomi o paucisintomatici.
I farmaci a base di inibitori dell’interleuchina-6, una
proteina che riveste un ruolo chiave nell’attivazione della cosiddetta tempesta
citochinica, che consiste in una reazione esageratamente violenta delle difese
immunitarie che, anziché proteggere dal virus, attaccano tutti gli organi del
paziente, fino ad ucciderlo. Questi farmaci sono in grado di legarsi a IL-6 e
spegnere il segnale d’azione emesso dalla molecola.
C’è ancora la tanto discussa idrossiclorochina, bollata
dapprima dal The Lancet e poi riammessa su richiesta di 140 medici che hanno
attaccato sia la rivista sia l'Aifa per aver presentato dati del tutto
inaffidabili sui suoi presunti gravi effetti collaterali. Il farmaco, infatti, usato
da decenni per la profilassi della malaria e delle patologie reumatologiche, si
sarebbe dimostrato efficace nel contrastare gli effetti del coronavirus. Gli
studi hanno infatti dimostrato che se assunta nei primi giorni dall'insorgenza
dei sintomi, riesce a bloccare la progressione della malattia e, soprattutto, ad
evitare la conseguenza peggiore, cioè l'approdo in Terapia intensiva.
Ci sono poi i farmaci antiretrovirali come il Remdesivir, in
grado di bloccare il sistema di replicazione di diverse varianti di
coronavirus.
C’è il desametasone che blocca la risposta eccessiva del
sistema immunitario che causa i sintomi più gravi.
C’è l’eparina a basso peso molecolare che, quando il quadro
clinico dominato dalla tempesta citochinica e dal conseguente stato
iperinfiammatorio conduce a vasculopatia arteriosa e venosa con trombizzazione
dei piccoli vasi, che portano alla coagulazione intravascolare disseminata
(CID), si è rivelata in grado di migliorare lo stato generale, in termini di
sopravvivenza, di quel limitato numero di persone che arrivano alle condizioni
di ARD (grave crisi respiratoria).
Con le tecniche di plasmaferesi è poi possibile trattare i
pazienti affetti da Covid-19 con il plasma iperimmune dei pazienti guariti.
Un’altra strada è quella degli anticorpi monoclonali,
prelevati dal sangue dei guariti e riprodotti in laboratorio, capaci di
sterminare il coronavirus. Quelli – per intenderci – recentemente somministrati
a Trump.
È chiaro che nessuno di questi approcci, singolarmente
preso, è una cura vera e propria: sta all’intelligenza, alla professionalità e
all’esperienza del medico trarre da questa molteplicità di rimedi quelli più
adatti a ciascun singolo caso per contrastare l’evolvere di una malattia che
non è la peste bubbonica, quando i cadaveri si ammassavano lungo le strade. È, infatti, dimostrato che l’uso sapiente di tutti
questi rimedi terapeutici, combinati tra loro, possono ridurre la gravità di un
episodio grave di Covid-19, specialmente se somministrati all’insorgere dei
primi sintomi (come una tosse leggera, dolori muscolari o qualche linea di
febbre).
A questo punto mi chiedo e vi chiedo: abbiamo proprio
bisogno di un vaccino per tornare alla normalità? Non sarebbe meglio che il
governo ci consigliasse di assumere lattoferrina e quercetina per evitare di
contagiarci, piuttosto che obbligarci all’uso di mascherine di dubbia fattura ed
efficacia che, oltre ad essere inutili, ci fanno pure apparire stupidi dementi?
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