La “psiconeuroendocrinoimmunologia”, che studia le relazioni esistenti tra apparato psichico e sistema neuroendocrino, ci dice che stimoli provenienti dall’ambiente esterno o dallo stesso organismo possono potenziare o depotenziare il sistema immunitario. Poiché è ormai acclarato che il nostro organismo funziona sempre in maniera del tutto integrata con l’ambiente esterno, ne consegue che tenere la popolazione in un continuo stato di emergenza, paura, ansia, incertezza, come quella che stiamo vivendo in seguito alla pandemia di COVID-19, crea le migliori condizioni per sbilanciare a favore dell’agente patogeno l’esito non solo della Covid-19, ma di qualsiasi malattia.
Stabilito che nelle persone anziane si assiste già naturalmente
a un fenomeno definito di «immunosenescenza», cioè di progressivo indebolimento
del sistema immunitario legato all’invecchiamento, pensare di tutelare la
salute di questi soggetti allarmandoli con il bombardamento quotidiano sull’aumento
dei contagiati – che non significa nulla sul piano della virulenza del nuovo
virus e peraltro, in larga maggioranza, asintomatici – significa di fatto
tradire nei fatti quello che si annuncia nelle premesse.
In questo stato di già malfunzionamento della risposta
immunitaria legata all’età, l’infezione aggraverà la situazione scatenando
un’ulteriore iperproduzione di citochine pro-infiammatorie con conseguente ulteriore
indebolimento del sistema immunitario. Forse questo spiega anche perché gli
ultrasessantenni sono più soggetti a complicanze in caso di contagio.
Se la commissione tecnica che orienta le decisioni del
presidente Conte, i medici – almeno tutti quelli che hanno ancora le palle e
restano fedeli al Giuramento di Ippocrate – dovrebbe fermare
questa massa di cialtroni e incompetenti, che stanno facendo più danni della
peronospora.
A meno che non sia questo un nuovo metodo per sbarazzarsi
dei vecchi?!
Nessun commento:
Posta un commento