Egregio Signor Presidente,
molti eminenti costituzionalisti – non quelli ancorati al
sistema, il cui silenzio è allo stesso tempo disarmante e preoccupante – ci dicono
che in base al sistema delle fonti del diritto disciplinato dalla nostra
Costituzione il costante ricorso ai DPCM, per un’emergenza coronavirus che allo
stato dei fatti non esiste (lo dichiarano ormai molti medici, immunologi,
infettivologi), sono qualcosa di irrituale nel nostro ordinamento repubblicano.
Con atti formalmente amministrativi – dallo spirito un po’
grottesco e in certi punti anche deliranti – l’esecutivo, attribuendosi prerogative
che la Carta Costituzionale non prevede nemmeno in stato di guerra, ha
realizzato di fatto uno scenario orwelliano: polizia per le strade per controllare
che i cittadini indossino le mascherine, irruzione tra le mura domestiche su
delazione dei vicini per vietare le riunioni tra amici quando superano i 6 invitati,
ecc. ecc.
Non crede si stia oltrepassando il confine del buon senso,
della proporzionalità e, soprattutto, della razionalità?
Perché Lei che è la massima carica dello Stato e deputato a
vigilare sul rispetto della Costituzione continua a tacere e a tollerare tutto
questo?
Con ossequio.
Un cittadino
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