Pare che al 68% di italiani piaccia il premier Giuseppe Conte, che supera in termini di apprezzamento persino il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (67%). Cresce di giorno in giorno la fiducia nel governo, sia nel modo in cui ha gestito l’emergenza dovuta al Coronavirus sia nel modo in cui affronta i problemi economici del Paese.
Io non sono certamente nel novero di quel 90%.
Non so se quel 90% di italiani è a conoscenza del fatto che nel Decreto Cura Italia approvato dal Governo per salvare l’economia del Paese e aiutare famiglie, aziende e lavoratori autonomi in crisi, contiene pure un emendamento nel quale lo scudo penale offerto ai medici è esteso anche ai vertici delle aziende sanitarie per responsabilità amministrative e gestionali.
Ora, se trovo già discutibile uno scudo dalle azioni penali e civili per i medici, che almeno dalla loro hanno almeno l’attenuante di aver dovuto sostenere ritmi di lavoro disumani in strutture ospedaliere peraltro prive di presidi di protezione, lo trovo intollerabile per i manager e dirigenti delle strutture sanitarie per condotte professionali, gestionali e amministrative che configurano la fattispecie di reati penalmente perseguibili.
Questi manager e dirigenti sono responsabili del disastro della sanità italiana in modo assai simile a quello dei generali che per ben figurare davanti a Mussolini, che voleva a sua volta ben figurare davanti ad Hitler, non esitarono a sacrificare la vita di 100mila uomini, mandati sul fronte orientale con scarsissimo equipaggiamento, non adatto ai rigori dell’inverno russo.
Uno scudo penale per i medici significa di fatto equiparare quanti si sono adoprati con coraggio e abnegazione nella cura dei pazienti, a quelli che faranno invece passare sotto lo scudo del Covid-19 anche comportamenti deontologicamente scorretti.
Dunque se l’ipotesi di uno scudo penale per i medici risponde almeno alla finalità di evitare condanne ai medici che si sono generosamente prodigati sulla prima linea del fronte; nell’immunità estesa anche ai manager e dirigenti non posso non vedere il tentativo di salvare i pezzi da novanta, che in questo Paese la fanno sempre franca.
Occorre aggiungere che lo scudo penale, nelle inziali intenzioni dei parlamentari del PD, non si limitava soltanto a tutelare il personale sanitario, ma anche l’intera classe politica nazionale nella gestione dell’emergenza coronavirus. Non solo quindi uno scudo penale per i medici, ma anche per tutti quei politici che hanno gestito l'emergenza sanitaria.
Per fortuna la rivolta popolare sui social per convincere il PD di Zingaretti a ritirare tale sub emendamento al decreto “Cura Italia” ha avuto la meglio. Così l’avvocato penalista, Carlo Taormina, che ravvisa enormi negligenze nella gestione dell’emergenza da parte del Governo e che per queste ha presentato denuncia alla Procura della Repubblica di Roma per epidemia colposa, potrà sperare che se ci sono responsabilità queste siano accertate e perseguite.
L'avvocato Carlo Taormina è infatti convinto che la morte di almeno 10mila italiani poteva essere evitata se si fosse impedito al virus di circolare liberamente per quasi quaranta giorni dal 31 gennaio ai primi di marzo, determinando così il collasso delle strutture sanitarie, del tutto inadeguate, nel pieno dell'epidemia, ad accogliere i tanti pazienti che sono stati trasportati in ospedale con deficit respiratori.
Mi chiedo ora se quel 90% di italiani, fra i quali non ci sono io, continuerebbe a confermare l’apprezzamento all’operato del governo nella gestione dell’emergenza sanitaria, se sapesse che, mentre dall’alto fa cadere restrizioni e imposizioni sempre più pressanti sui cittadini, al limite della costituzionalità e oltre il buon senso, accusati spesso di atteggiamenti improvvidi al contenimento dell’epidemia, stava alla chetichella introducendo un emendamento che di fatto lo avrebbe sottratto alle sue ben più gravi responsabilità?
Non mi resta che ringraziare coloro che con la loro protesta hanno impedito, almeno per il momento, che si consumasse l’ennesima porcata di una classe politica sempre più preoccupata di salvare prima il proprio culo che quello del popolo che indegnamente rappresentano.
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