Se non fossimo creature pensanti, niente al mondo sarebbe
vero o falso: l’uomo sembra l’unico animale dotato di pensiero logico che lo
mette in grado di discernere il vero dal falso, come il giusto dall’ingiusto. Il
pensiero è tanto connaturato agli esseri umani quanto gli istinti lo sono negli
animali.
L’uomo non si limita a vedere gli oggetti o gli eventi: vuole
comprendere l’intimo meccanismo delle cose, il loro succedersi nel corso del
tempo; disporre il continuo divenire delle cose in un quadro logico che dia
senso al succedersi degli eventi. L’uomo ha bisogno di verità; e questa sua costante
ricerca di verità lo ha portato a scoprire terre e mondi inesplorati, forze e
fenomeni sconosciuti. Metodi di ricerca, unificati sotto il singolo nome di scienza,
sempre più sofisticati hanno dischiuso realtà impensabili.
Eppure, quello che fa di un uomo un uomo, viene spesso
disatteso dalla massa degli uomini che rinuncia volentieri all’esercizio del
proprio pensiero critico in favore dei cosiddetti esperti, eletti a nuovi
custodi della verità. Questo significa assumere come concetto di verità non
tanto quello che discende da un procedimento logico, quanto quello affermato
dall’esperto del particolare scibile umano, accolto più come credenza che come
verità.
Una volta che la verità sia assunta come credenza, ovvero qualcosa
di cui non dubitare, e non come risultato di un procedimento logico, il
controllo delle coscienze degli oppressi da parte degli Oppressori sarà totale.
La verità consiste in un rispecchiamento accurato dei fatti;
la credenza si basa, invece, sulla fede indiscussa che riponiamo nella più alta
autorità dell’esperto, che volendo può così ingannare a suo piacimento l’uomo
del popolo, che è stato reso incapace, per volontà e calcolo degli Oppressori, di disporre degli strumenti logici per discernere il vero dal
falso.
Su questo inganno, su questa illusione si perpetua il
dominio degli Oppressori sugli oppressi.
Per porvi rimedio l’uomo del popolo deve imparare ad esercitare
il pensiero critico, e non dare per scontato quello che l’Oppressore gli dice
essere la cosa migliore per lui. Ma soprattutto non essere suo complice.
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