Per millenni abbiamo fissato al 25 dicembre la nascita di
Cristo. Possiamo decretarne la morte oggi 12 aprile 2020!
La profezia di Nietzsche, “DIO È MORTO”, può dirsi compiuta:
“Che altro sono ancora queste chiese, se non le fosse e i sepolcri di Dio?”. Ma
un nuovo Dio è sorto: la SCIENZA che, come ogni religione, può produrre
superstizione e paura, non meno grandi del peggiore oscurantismo che portò al
rogo chiunque osasse sfidare la verità di cui i sacerdoti erano gli unici
depositari.
Gli esperti – quelli investiti del sapere ufficiale per ciascuna
branca dello scibile umano – sono i nuovi sacerdoti. Solo essi hanno diritto di
parola, perché solo la loro conoscenza è fondata e fondante. A tutti gli altri
non resta che seguire, con cieca obbedienza, il loro dettato.
Mai come oggi si
è assistito allo spettacolo, tipico delle religioni nei momenti di crisi, della
proscrizione da parte della cosiddetta scienza ufficiale di ogni posizione –
sia pure minoritaria, ma pur sempre rappresentata da scienziati prestigiosi –
contraria.
Chi nega il discorso ortodosso dominante – che ci presenta l’attuale
epidemia come la peste nera, il vaiolo, la spagnola – è di per sé un
irresponsabile, degno dell’ostracismo sociale; chi nega la gravità del fenomeno,
e diverge radicalmente quanto alle modalità di affrontarlo, è accusato di
attentare alla salute pubblica, e perciò minacciato di tacere.
Come ai tempi
delle grandi dispute religiose che dividevano la cristianità, in cui qualunque
movimento non si allineasse con le misure della Chiesa Cattolica era condannato
di eresia, così oggi è condannato di eresia chiunque osi sfidare il sapere
ufficiale.
La Scienza ufficiale, unica depositaria del sapere
incontrovertibile e assoluto, ha scolpito nella mente degli uomini la PAURA DEL
CONTAGIO, cosicché ciascuno veda nell’altro una minaccia alla propria vita.
La
segregazione e il distanziamento sociale sono le misure imposte dal governo a
ciascuno di noi per scongiurare la diffusione del virus. E una delle conseguenze
più disumane del panico è la comparsa sulla scena della figura dell’UNTORE di manzoniana
memoria.
Sembrava relegata ad un periodo della storia dominato dalla
superstizione e dalla paura: NO, eccolo qui, in pieno XXI secolo; ogni
individuo è un potenziale untore. L’altro uomo, chiunque egli sia (anche un
genitore, un fratello, un figlio), non dev’essere né avvicinato né toccato. Tra
noi e l’altro deve esserci almeno la distanza di un metro. L’analogia manzoniana è così
chiara che il potenziale untore che non si attiene alle prescrizioni è punito
con la prigione da tre a dodici anni. Particolarmente invisa è poi la figura
del portatore sano, che contagia una molteplicità di individui senza che lui si
ammali.
Nel vangelo c’è scritto: «AMERAI IL PROSSIMO TUO COME TE
STESSO». La nuova religione ci impone invece di abolirlo per salvare la nostra
vita.
In nome della conservazione del nostro corpo, della nostra vita, ci dice
di “restare a casa” e di evitare ogni contatto. Le macchine presto ci
aiuteranno in questo, consentendoci di fare la spesa senza recarsi al
supermercato, lavorare senza spostarsi da casa, visitare i musei del mondo
stando comodamente seduti in poltrona, ecc. ecc. Le macchine ci aiuteranno a
ridurre al minimo ogni contatto e quindi ogni contagio.
Così sulla paura del contagio e della malattia hanno potuto
mettere agli arresti domiciliari un intero popolo, imporre l’uso di mascherine,
di dubbia efficacia. E fra non molto ci imporranno chissà quali altri strani congegni
per difenderci da un virus, la cui letalità non sta tanto nella sua struttura
biologica quanto nella mente delirante di chi lo usa per inconfessabili fini.
La domanda che mi pongo è: com’è che un’intera popolazione
abbia accettato volontariamente di sentirsi appestata, di farsi segregare in casa,
di sospendere le sue normali condizioni di vita, i suoi rapporti di lavoro, di
amicizia, di amore e perfino le sue convinzioni religiose e politiche, senza un
gemito, senza un lamento?
Com’è possibile che, sia pure in nome dell’emergenza
sanitaria, si siano potute accogliere supinamente norme così restrittive da
configurare un vero e proprio stato di dittatura come neppure nei peggiori totalitarismi?
Com’è ancora possibile che la gente non intravede in questo
modo di gestire l’emergenza un grimaldello per sospendere diritti proprio
attraverso il diritto stesso, ovvero il porsi al di fuori della legge
legittimamente? La sospensione del diritto di cui all’art. 16 della
Costituzione è avvenuta infatti proprio in forza dello stesso: “Ogni cittadino può
circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale,
salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di
sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni
politiche”. E se proprio in nome dell’estensione della logica emergenziale queste
restrizioni diventassero permanenti? Chi ci garantisce che questo non avvenga?
Sta di fatto che non c’è stata nessuna protesta popolare,
nessuna opposizione. Negli anni ’70 la reazione istintiva avrebbe condotto a scontri
di piazze, sarebbero sorte barricate. L’andare oltre del potere – sia pure giustificata
dall’emergenza sanitaria – avrebbe innescato una rivoluzione.
Cos’è cambiato nel frattempo? Com’è possibile che nel
volgere di pochi anni gli uomini abbiano cessato di essere tali per
trasformarsi in conigli, la cui unica preoccupazione è la conservazione della propria
nuda vita?
La paura di perdere la propria vita è l’unica vera
preoccupazione che rende tollerabile anche l’intollerabile. Ma la storia ci
insegna che sulla paura di perdere la propria vita si fondano le tirannie. L’attuale
emergenza sanitaria può essere considerata come il laboratorio in cui si
preparano i nuovi assetti politici e sociali che attendono l’umanità.
Se dunque unica preoccupazione è la paura di perdere la propria vita, e gli altri
essere umani sono visti soltanto come possibili untori che occorre ad ogni
costo evitare e da cui bisogna tenersi alla distanza di almeno un metro, vuol
dire che l’umanità ha ceduto il passo ad un individualismo sfrenato che non
unisce gli uomini ma li acceca e li separa.
Una guerra con un nemico invisibile
che può annidarsi in ciascun altro uomo è la più assurda e terribile delle
guerre civili, che spiana il terreno ad un Sovrano che in cambio della mera sopravvivenza
di ciascun individuo può anche esigere il tributo della cieca obbedienza.
Se tutto questo è potuto accadere, se è bastato un
coronavirus perché gli individui tollerassero l’intollerabile, è perché in fondo gli uomini erano già morti, svuotati della loro anima, "uomini impagliati … figure
senza forma, ombre senza colore … forze paralizzate … prive di moto”. Erano già diventati “gli
uomini vuoti” di Eliot.
Michel de Montaigne, filosofo e aforista francese, scrisse: «Non
sappiamo dove la morte ci aspetta, aspettiamola ovunque. La meditazione della
morte è meditazione della libertà. Chi ha imparato a morire, ha disimparato a
servire. Saper morire ci libera di ogni soggezione e da ogni costrizione».
Paura addirittura strumentalizzata con perfidia...se non hai paura di ammalarti tu devi aver paura di fare ammalare gli altri. Senza via di fuga. Un fardello che ti toglie facilmente la lucidità. Io spero ancora che siamo soltanto pessimisti...e forse anche questo è un limite autoimposto ai miei diritti. Forse senza neanche accorgermene aspetterò che passi il tempo e che finisca tutto questo...e nel frattempo mi sarò assuefatta...aiuto!!!
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