martedì 10 marzo 2020

VERSO LA SOCIETÀ DELLA SORVEGLIANZA

Questo scenario di società della sorveglianza, in nome del contenimento dell’epidemia da nuovo coronavirus, non so perché ma mi mette in uno stato di profondo disagio esistenziale, più di quanto faccia il timore di contrarre l’infezione. 

I giorni che stiamo vivendo sembrano più ispirati a prove generali di dittatura, in vero stile fascista, che ad azioni atte a scongiurare un morbo che non regge il confronto con la pandemia influenzale causata dal virus H1N1, quella che imperversò fra l’aprile 2009 e l’agosto 2010. 

Quest’ultima avrebbe causato su scala mondiale un numero di decessi enormemente più grande (575 mila) rispetto a quelli da nuovo coronavirus (4 mila). 

Peraltro se la mortalità del coronavirus riguarda soggetti di età media di 81 anni, la pandemia del 2009 colpì fasce di popolazioni mediamente più giovani. 

Questo è quanto emerge dallo studio condotto da un gruppo internazionale di ricercatori coordinati dal Dr Fatimah S. Dawood, che ha pubblicato i suoi dati sulla rivista “The Lancet” del settembre 2012. 

Nel corso della pandemia del 2009-2010, il numero di morti in Europa riportati ufficialmente al Centro europeo per il controllo delle malattie (ECDC) fu di 2.900, ma dopo qualche anno, quello stesso dato, pubblicato su Lancet, fu rettificato a 16.400. 

Non ricordo che in quegli anni furono adottate misure sanitarie così restrittive come quelle invece adottate oggi per il coronavirus, benché i numeri dell’epidemia siano assai più contenuti rispetto a quelli dell’influenza A. 

Ragionando sui numeri, è assai difficile comprendere e condividere le misure restrittive adottate. Il clamore suscitato intorno a questa epidemia assume perciò connotati francamente grotteschi e assurdi. 

Ammettiamo pure che il coronavirus sia un virus davvero pericoloso, come sostiene l’OMS, perché mai  allora l’Italia non ha adottato fin da subito quei provvedimenti restrittivi che, se assunti dopo i primi contagi, registrati in Lombardia e in Emilia Romagna, avrebbero senz’altro confinato e arginato l’epidemia? 

Che senso ha oggi chiudere le stalle quando i buoi sono ormai scappati, se non aumentare il panico (già montante) e il disagio degli “arresti domiciliari”? 

Perché mai il governo si è perso dapprima in messaggi contraddittori riguardo a gravità e contagiosità del virus, e oggi mette in scena uno spettacolo da “virus letale” con provvedimenti restrittivi calati dall'alto, che hanno l’unico effetto di montare lo stato di disagio e confusione della gente, che prende d’assalto i supermercati nel timore di una loro prossima chiusura?

Anziché governare l’incubo per condurci alla fine del tunnel, il governo ha scelto la strada difficile, in parte ancora sconosciuta, della diffidenza tra le persone, che senza rendercene conto ci farà sprofondare nella società della sorveglianza di sapore orwelliano.

Nessun commento:

Posta un commento