domenica 29 marzo 2020

IL PRINCIPIO DI RAGIONEVOLEZZA DELLE LEGGI


L’esperienza e la tradizione giuridica, dalla caduta dei regimi nazifascisti a prima dell’epidemia da Covid-19, ci ha formati e informati al Principio di Ragionevolezza delle leggi, secondo il quale le disposizioni normative contenute in atti aventi valore di legge devono essere congruenti e adeguati al fine che il legislatore intende perseguire.

Il fine, lo sappiamo tutti, è la tutela della salute pubblica che si può raggiungere impedendo assembramenti che possono creare le condizioni di diffusione del contagio. 

Ma quando queste condizioni sono soddisfatte, consentendo l’accesso controllato delle persone ai supermercati, oramai unici luoghi dove può ancora esservi il rischio di contagio, perché non lasciare al singolo la possibilità di scegliere tempi e luoghi dove recarsi secondo un criterio di autodeterminazione? Se non faccio alcunché possa essere di nocumento alla salute degli altri, perché devo essere comunque soggetto ad un potere arbitrario che m’impone una reclusione senza se senza me? È come mettere agli arresti domiciliari un qualsiasi individuo solo perché può essere potenzialmente in grado di commettere un furto.

Abbiamo sdoganato la “guerra preventiva”, ora vogliamo anche rendere accettabile all’opinione pubblica la detenzione preventiva. Come succede nella logica della guerra preventiva, vogliamo forse creare, per soddisfare le esigenze di ordine pubblico, un algoritmo in grado di decidere, sulla base di certi parametri, chi debba essere arrestato prima ancora che il reato sia commesso, solo perché la probabilità che lo commetta è alta?

Sono passi pericolosissimi in una democrazia, che possono traghettarci dalla legittimazione costituzionale a quella del sovrano, in cui gli uomini del potere possono, secondo il proprio capriccio, esercitare un effettivo dominio su tutti gli altri, senza dover per questo giustificare la ragione dei propri atti.

Per esempio, allo stato attuale delle cose, con provvedimenti che limitano pesantemente molteplici diritti garantiti dalla Costituzione, chi ci protegge dall’arbitrio o dall’abuso di potere delle forze dell’ordine? 

Chi ti ferma può accampare qualunque motivo per soddisfare il suo capriccio: rispedirti a casa, comminarti la sanzione, farti passare un brutto quarto d’ora.

Può inoltre l’emergenza sanitaria giustificare l’ingerenza massiva nella vita privata di ciascuno di noi, facendo persino ricorso a tecnologie digitali in grado di tracciare ogni movimento ed ogni contatto tra le persone?

Si possono pure accogliere limiti al diritto alla libertà di movimento (art. 16 della Costituzione), finalizzati al contenimento della diffusione del virus, ma tali limiti dovrebbe essere almeno improntati ad un criterio generale di congruità e ragionevolezza. 

Ed io faccio fatica a trovare un criterio di congruità e ragionevolezza nell’impedire l’accesso ai parchi e ai giardini, quando chi vi si reca mantiene la debita distanza di sicurezza dagli altri.

1 commento:

  1. Mia mamma dice che queste sono le prove per una dittatura aliena. Io dico che sono molto delusa dal buon senso della gente, dalla mancanza di responsabilità delle proprie azioni. E forse se dovessi decidere x la massa, vista la massa della quale parliamo mi comporterei in maniera simile. Il meccanismo che mi inquieta ancora di più è come sia diventata la gente stessa a chiedere azioni contro la propria persona. Ma è tutto talmente fuori controllo che la mia lucidità cede e faccio fatica a trovare una posizione. È sempre un piacere leggerti e riflettere con te

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