sabato 28 marzo 2020

LA DIFFUSIONE DELL’EPIDEMIA ANCHE PER CONTATTO VISIVO?


Non oso mettere in discussione le misure di sicurezza, quelle necessarie, per arginare la diffusione del contagio. Sono invece molto critico nei confronti dell’eccesso di autoritarismo che sembra emergere, di giorno in giorno di ora in ora, sempre più stringente in nome dell’emergenza sanitaria.

Come una trappola, gli spazi di libertà a disposizione per la propria autodeterminazione si riducono sempre di più. Come le spire di un serpente costrittore, lo spazio vitale diventa sempre più asfittico.
Il provvedimento di restare chiusi in casa, di non poter uscire dalla propria abitazione, se non per motivi di comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute, ha un odore di autoritarismo che si regge più sulla forza del comando piuttosto che sulla libertà del consenso.

Atteso che per contenere il diffondersi dell’epidemia è necessario mantenere una distanza di sicurezza di almeno un metro tra le persone, che senso ha impedire ad un individuo di concedersi una tranquilla passeggiata, senza limiti di distanza e di tempo dalla propria abitazione? Perché non posso prendere la mia auto per andare in campagna, quando tutti i luoghi di assembramento e di aggregazione sociale sono stati chiusi per decreto? Nello spazio aperto di una campagna chi posso ragionevolmente infettare, se la distanza tra le persone è superiore a quella di un metro?

Dobbiamo dunque concludere che l’infezione si trasmette anche per contatto visivo e non solo attraverso le goccioline di Flügge (droplets)?

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