Non sono un complottista. Non credo che dietro certi fatti
si nascondino necessariamente cospirazioni o trame occulte, ma non mi esimo
neppure dal riflettere che certe spiegazioni, fornite dagli organi ufficiali di
informazione, non sono sempre del tutto esaustive.
Si prenda per esempio l’attacco alle Twin Towers, non
accolgo la tesi dei complottisti che sostengono che gli attentati dell'11
settembre 2001 siano da imputare ai servizi segreti americani e/o israeliani.
Ma sono dell’avviso che la versione fornita dalle fonti ufficiali non sia del
tutto convincente. Salvo ammettere che – chissà per quale arcano motivo – le leggi
della fisica cessarono di esistere quell’11 settembre del 2001 a New York. Così
dovendo scegliere tra una dogmatica accettazione della verità ufficiale e l’appello
alla ragione, preferisco quest’ultima.
Ora, di contro a quei complottisti che considerano il
coronavirus COVID-19 un’arma biologica messa a punto dagli apparati militari
americani per ostacolare l’irresistibile ascesa commerciale dei cinesi, sostengo
sommessamente che, secondo la logica del cui prodest, il COVID-19 è caduto a fagiolo
nella guerra commerciale USA–CINA, a tutto vantaggio del primo.
L’unica mossa possibile da parte degli Stati Uniti dopo la
guerra dei dazi doganali, considerando che gli Stati Uniti non possono battere
la Cina con le armi convenzionali e non sono in grado di vincere una guerra
nucleare contro di essa, poteva essere quella di usare un’arma biologica, per
vedere l’effetto che fa.
Non c’è dubbio, infatti, che il coronavirus sia stato una
manna dal cielo per gli interessi americani: con il minimo investimento, rafforzato
da un’offensiva propagandistica senza limiti e senza sosta, gli obiettivi della
massima potenza globale, gli Stati Uniti, sono stati raggiunti; mentre la Cina
si ritrova relativamente isolata e con un’economia semi paralizzata.
Tragica coincidenza?
Tragica coincidenza se non fosse per la dichiarazione del portavoce
del Ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, che ha affermato che a
portare l’epidemia in Cina è stato l’esercito USA, in occasione della competizione
sportiva per militari di tutto il mondo che si è tenuta lo scorso ottobre a
Wuhan.
A conferma della dichiarazione del portavoce del governo cinese vi è un
video in cui si vede (l’11 marzo scorso) Robert Redfield, direttore dei Centri
statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), ammettere candidamente al comitato del Congresso degli
USA che durante la stagione influenzale 2018-2019 molti cittadini statunitensi,
apparentemente morti di influenza, sono poi risultati positivi al coronavirus.
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