Vero è che, nell’Italia del coronavirus, la razionalità e il
buon senso sembrano banditi. E c’è un vero clima da inquisizione spagnola, in
cui chi osa esprimere un parere diverso da quello ufficiale e perciò stesso un
eretico, degno d’essere messo al rogo. Vorrei sommessamente ricordare che non
si muore solo da COVID-19, e che la polmonite non è soltanto causata da
coronavirus. Per esempio, v’è una strage sottovalutata dai mezzi di
comunicazione di massa (chissà perché!), rappresentata dalle morti per
infezioni ospedaliere da batteri antibiotico-resistenti, il cui numero dei
decessi nell’arco di pochi anni è passato dai 18.668 decessi del 2003 ai 49.301
del 2016.
C’è dunque un’altra strage in corso, ma poiché il fenomeno non
assurge agli onori della cronaca, e non è declamata dal tam tam dei mass media,
ci spaventiamo davanti al numero dei decessi “con” coronavirus (e non solo “da”
coronavirus) e trascuriamo, invece, del tutto quelli provocati da infezioni
ospedaliere, mettendoli nel computo di un fatto ineluttabile. Forse perché morire
di polmonite da batteri antibiotico-resistenti è meno grave che morire da
COVID-19?
Ho abbastanza anni per ricordare l’epidemia di poliomielite
in Italia. E la polio colpiva soprattutto bambini. Al tempo in cui frequentavo
le scuole elementari non era raro vedere un bambino che si assentava per qualche
mese, e vederlo rientrare a scuola su una sedia a rotelle o – nei casi più
fortunati – con le stampelle. I meno fortunati avrebbero terminato la loro
esistenza nel polmone d’acciaio.
Eppure non ricordo di aver assistito ad un panico così
sparso e sguaiato come nei giorni del coronavirus, che sembra essere diventato
la peste nera, che nella prima metà del Trecento ridusse al 20% la popolazione
europea. La gente continuava la sua vita di sempre e i bambini continuavano a
giocare e a stare insieme.
Se è vero quanto afferma l’organo superiore della sanità, è
cioè che l’80% è asintomatico, il 20% sviluppa sintomi e, di questi, solo il 5% sviluppa affezioni respiratorie che richiedono assistenza e monitoraggio, in questa
epidemia c’è – con tutto il rispetto sulla serietà degli intenti da parte degli
organi istituzionali e dei virologi – qualcosa di abnorme, di esagerato, di
sospetto.
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