domenica 15 marzo 2020

QUANDO IL BUON SENSO E LA RAZIONALITÀ VENGONO BANDITI


Vero è che, nell’Italia del coronavirus, la razionalità e il buon senso sembrano banditi. E c’è un vero clima da inquisizione spagnola, in cui chi osa esprimere un parere diverso da quello ufficiale e perciò stesso un eretico, degno d’essere messo al rogo. Vorrei sommessamente ricordare che non si muore solo da COVID-19, e che la polmonite non è soltanto causata da coronavirus. Per esempio, v’è una strage sottovalutata dai mezzi di comunicazione di massa (chissà perché!), rappresentata dalle morti per infezioni ospedaliere da batteri antibiotico-resistenti, il cui numero dei decessi nell’arco di pochi anni è passato dai 18.668 decessi del 2003 ai 49.301 del 2016.



C’è dunque un’altra strage in corso, ma poiché il fenomeno non assurge agli onori della cronaca, e non è declamata dal tam tam dei mass media, ci spaventiamo davanti al numero dei decessi “con” coronavirus (e non solo “da” coronavirus) e trascuriamo, invece, del tutto quelli provocati da infezioni ospedaliere, mettendoli nel computo di un fatto ineluttabile. Forse perché morire di polmonite da batteri antibiotico-resistenti è meno grave che morire da COVID-19?



Ho abbastanza anni per ricordare l’epidemia di poliomielite in Italia. E la polio colpiva soprattutto bambini. Al tempo in cui frequentavo le scuole elementari non era raro vedere un bambino che si assentava per qualche mese, e vederlo rientrare a scuola su una sedia a rotelle o – nei casi più fortunati – con le stampelle. I meno fortunati avrebbero terminato la loro esistenza nel polmone d’acciaio.



Eppure non ricordo di aver assistito ad un panico così sparso e sguaiato come nei giorni del coronavirus, che sembra essere diventato la peste nera, che nella prima metà del Trecento ridusse al 20% la popolazione europea. La gente continuava la sua vita di sempre e i bambini continuavano a giocare e a stare insieme.

Se è vero quanto afferma l’organo superiore della sanità, è cioè che l’80% è asintomatico, il 20% sviluppa sintomi e, di questi, solo il 5% sviluppa affezioni respiratorie che richiedono assistenza e monitoraggio, in questa epidemia c’è – con tutto il rispetto sulla serietà degli intenti da parte degli organi istituzionali e dei virologi – qualcosa di abnorme, di esagerato, di sospetto. 



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