sabato 28 novembre 2020

LOCKDOWN E ISOLAMENTO SONO PEGGIORI DEL SARS-COV2

 

Sono ormai 10 mesi che stiamo convivendo con il sars-Cov2, che se fosse davvero quel virus temibile come vogliono farci credere, da febbraio ad ora, molta parte della popolazione italiana dovrebbe mancare all’appello, con buona pace dell’INPS che potrebbe finalmente garantire l’equilibrio dei conti.

Ma tutto questo non è accaduto!

Quello che invece sta accadendo è che le decisioni sempre più drastiche prese dal governo e dalle regioni, con ordinanze che stanno portando il Paese alla paralisi economica e sociale, stanno portando interi strati della popolazione alla miseria. E se le cose non andavano meglio prima della pandemia, quando le persone a rischio povertà superavano già i 17 milioni, vale a dire il 28,4% della popolazione, ora rischiano di esplodere in maniera assai più drammatica.

Quando la quota dei soggetti in situazione di forte deprivazione materiale dovesse toccare livelli insostenibili, quale sarà la mossa di governo e regioni? Schierare l’esercito nelle strade per contenere la turba di poveri che assalterà i supermercati?

Una situazione questa che dovrebbe già allarmare quanti si ostinano a imporre lockdown dall’efficacia assai discutibile sul piano della diffusione del virus: quello che è successo in Svezia lo dimostra in maniera esemplare. Gli svedesi non hanno imposto alcun lockdown e hanno un tasso di mortalità più basso del nostro.

E fin qui il solo aspetto economico.

Quali saranno i danni a livello psicosociale è ancora presto per dirlo. Ma già molti sociologi e psicologi ci parlano di un aumento esponenziale di gente ridotta all’esasperazione, al nervosismo, alla depressione per essere costretti a stare chiusi in casa dalle restrizioni.

Quindi la paura e il terrore di essere contagiati stanno progressivamente trasformando gli uomini in topi.

Non pecore, non vacche, che almeno vivono in gruppo affidate alla custodia del pastore o del mandriano. Ma topi paurosi e schivi che vivono nelle tane delle loro abitazioni, incapaci di intravedere che solo dalla ribellione può esserci, sempreché ve ne sia, qualche possibilità di salvezza.

Costoro hanno a tal punto interiorizzato l’impotenza che, pur di fronte all’evidenza che le scelte messe in atto ad esempio dal governo italiano e dai presidenti di regioni – dall’obbligo di indossare la mascherina anche all’aperto a quello di non avere rapporti intimi con il proprio partner, dal divieto di assembramento a quello di restare chiusi in casa durante le ore di coprifuoco – sono non solo sproporzionate ma addirittura folli, non ci provano neppure a ribellarsi. Convinti, come sono, che a questo stato di cose non vi sia alternativa. La paura di ammalarsi è stata inculcata a tal punto nelle loro menti che, non solo aderiscono di buon grado a vere e proprie misure terroristiche e folli adottate dai loro governi, ma ne diventano addirittura i fanatici sostenitori. E se il governo domani dicesse loro che per scongiurare il morbo occorre andare in giro a quattro zampe, vedremmo il giorno successivo tanta gente carponi muoversi per le strade.

Anche le madri, che notoriamente sono protettive e tengono tanto ai loro bambini, hanno abbracciato la narrazione del Virus pericoloso – quando non c’è un caso in tutto il mondo di bambino deceduto per aver contratto la Covid-19 – da non voler neppure prendere in considerazione i più gravi danni per la salute dei loro figli derivanti dalla chiusure delle scuole, che perdono la possibilità di una continuità negli studi e che li può portare a non volerne sapere più; quelli derivanti da un isolamento che non potrà non provocare gravi danni psicologici sullo sviluppo cognitivo del bambino.

Molti di questi bambini cresceranno senza punti di riferimento, molti perderanno l’abitudine a stare con gli altri, altri potrebbero prendere brutte strade, come la delinquenza.

Se si mettessero sui due piatti della bilancia da una parte il numero dei morti e dall’altra la distruzione totale, economica, sociale e psicologica del Paese, non credo vi sarebbero dubbi nel pervenire all’ovvia conclusione che le misure messe in campo per arginare un virus, che nel più fosco degli scenari è cinque volte più grave di un’influenza, sono di gran lunga peggiori.


giovedì 26 novembre 2020

LA BOMBA CHE NON SCOPPIA

Che i tamponi siano inaffidabili, i negazionisti, i complottisti lo dicono da sempre. Gli esperti di regime – i realisti, quelli che non negano la realtà e basano la loro conoscenza sull’evidenza dei fatti – vengono invece di volta in volta sbugiardati dai fatti.


I lockdown non sono serviti a niente, se non a rendere questo Paese più povero; le mascherine non hanno affatto contribuito a fermare la diffusione dei contagi. Con l’uso coatto delle mascherine anche all’aperto avremmo dovuto constare una riduzione dei contagi, ma il grafico ci dice che questo non è avvenuto e – al contrario – si è assistito ad una ripresa dei casi.

Ci assicurano che i test RT-PCR sono affidabili a tal punto che sulla base di questi si sono perfino decise le zone gialle, quelle arancioni e quelle rosse; non già sul numero degli ammalati. Ci fanno credere che la scelta di ridurre la positività al tampone al rilevamento di uno solo dei tre geni che definirebbero il SARS-CoV-2 è sufficiente alla diagnosi di Covid-19: un gene su 30 miliardi dovrebbe essere in grado di individuare il virus; sarebbe come autorizzare la polizia ad arrestare tutte le persone coi capelli biondi, solo perché un testimone ha notato che i capelli dell’assassino sono biondi.

Se per l’identificazione della persona sospetta sulla scena del crimine bastasse un solo gene del suo DNA, le carceri strariperebbero di innocenti ingiustamente accusati. I tamponi che poi trovano il gene o i geni, che dovrebbero appartenere al virus, solo con un alto numero di cicli (>35) sono talmente inattendibili in termini di positività, che costringere le persone – risultate secondo questa metodica positive – alla quarantena obbligatoria configura o il reato di sequestro di persona o quello di ingiusta detenzione. 

Ma non dicono di aver isolato il Virus? E, allora, perché non identificare l’intero genoma? Questo sì, ci direbbe in maniera incontrovertibile che il Virus c’è.

Quello che non mi è ancora chiaro è perché mai di fronte ad una tale abbondanza di dati scientifici, che in un’aula di tribunale sarebbero certo di soverchio, nessuno arresta il delirio di onnipotenza di Conte e dei suoi accoliti?

Intanto, mentre il Paese inabissa in una povertà senza precedenti, Conte si appresta a diramare l'ennesimo DPCM.


domenica 22 novembre 2020

QUANDO IL POTERE VUOLE SOGGIOGARE I CITTADINI, SI REGGE SULLA DIVISIONE E SULLA CENSURA

Una cosa dovrebbe apparire assai evidente a tutti: gli esperti virologi sembrano dare pareri discordanti riguardo a COVID-19 e alle misure precauzionali da prendere. 

In estrema sintesi. 

Secondo alcuni, il sars-Cov2 non è affatto un virus così temibile come vogliono farci credere; c’è stato e c’è un uso strumentale di questo virus per altri inconfessabili fini; il lockdown è non solo una risposta sbagliata, ma del tutto sproporzionata al contrasto e alla diffusione del virus. 

Secondo altri, ed è la versione presa a riferimento non solo dal nostro governo ma anche da altri capi di stato interessati dalla pandemia, ci troviamo di fronte ad un virus temibile che può innescare una serie di processi che possono purtroppo condurre al decesso o comunque a complicazioni gravi una larga fetta della popolazione; pertanto, le misure restrittive per fronteggiare le conseguenze dell'epidemia da COVID-19 sono non soltanto necessarie ma anche imperative: linea dura per chi viola le norme anti Covid, controlli serrati e tolleranza zero.

Di fronte ad una tale situazione di disaccordo tra scienziati a chi dare retta, e con quale grado di confidenza? Chi dobbiamo ascoltare? Quelli che ci dicono che nella maggioranza dei casi la Covid-19 non è più grave di un’influenza stagionale, o quelli che ci descrivono la malattia con scenari da "gironi danteschi", tralasciando e trascurando colpevolmente i dati, quasi che fino a ieri la gente non moriva, non finiva nei centri di terapia intensive e, con l’avvento del nuovo coronavirus, improvvisamente si finisce in terapia intensiva e/o si muore?

Quando gli esperti non vanno d’accordo, si dovrebbe ancorché agitare lo spauracchio delle immagini shock – delle bare sui camion militari portate via da Bergamo, del paziente ritrovato morto nel bagno dell'ospedale del Cardarelli a Napoli (non per Covid ma per infarto), degli ospedali affollati, dei centri di terapia intensivi saturi, con medici costretti a decidere secondo speranza di vita e limiti di età, ecc., tanto efficaci per manipolare dall’alto il pensiero e il comportamento delle masse – ricorrere invece ad un confronto critico e pacato tra coloro che propongono e dimostrano una determinata tesi e coloro che la impugnano con argomenti contrari.

Personalmente non conosco altri criteri per vagliare il disaccordo tra esperti su una determinata questione, e contribuire così ad una conoscenza più ampia e più vicina alla verità di tante prese di posizioni assunte in modo rigido e intransigente, soprattutto dalla schiera degli allarmisti.

Partendo dal fatto che tutte le previsioni fatte dagli allarmisti, che in un primo momento hanno negato la pericolosità del virus, per poi convertirsi – non si sa perché – all’ortodossia della catastrofe, trasformando il Paese intero in un “lazzaretto manzoniano”, si sono rivelate fallaci, mentre al contrario, le tesi di coloro che impropriamente vengono ascritti alla schiera dei “negazionisti” si sono rivelate esatte nei fatti, ci si sarebbe dovuto attendere dal Governo un comportamento più dialogico e meno intransigente.

Quando tutti imputavano al paziente uno di Codogno l’ingresso del sars-Cov2 in Italia, il “negazionista ed eretico” dottor Pasquale Bacco, in tempi non sospetti, aveva già svelato che il nuovo virus era presente sul nostro territorio già da fine settembre o inizio ottobre 2019.

Pur avendo l’equipe del professor Bacco elaborato sul Coronavirus una serie di conclusioni, su base scientifica e sperimentale, che si sono rivelate coerenti con i fatti, pure non sono riuscite a superare il muro dell’informazione mainstream, solo perché in contrapposizione con le tesi dei molti scienziati televisivi che hanno monopolizzato il dibattito, senza peraltro portare alcuno studio scientifico a supporto delle loro tesi.

In altre parole, come si può ragionevolmente credere a sedicenti esperti che non si confrontano con coloro che non la pensano come loro, che non portano alcun valido argomento scientifico a sostegno delle loro tesi, che si sono rivelate, col senno di poi, errate e che peraltro appoggiano e giustificano ogni forma di censura presa nei confronti di quanti osano sostenere una tesi alternativa all’ortodossia governativa. 

Date queste condizioni è ancora ragionevole manifestare fiducia verso questi sedicenti esperti?

La questione non è di poco conto: in ballo ci sono le garanzie democratiche e costituzionali, le misure restrittive sono state adottate sulle dichiarazioni di tali esperti, che si autoproclamano “uber alles” i depositari della verità.

Si pensi – per citare un fatto tra i tanti – al lockdown delle autopsie voluto dal ministro della Salute. Con le autopsie si sarebbe scoperto fin da subito che in molti casi la cura era errata: i medici si sono concentrati sulle polmoniti interstiziali, trascurando che la formazione di trombi a livello vasale è la complicanza letale in una buona percentuale di coloro che si ammalano gravemente di COVID-19. 

Se si fossero utilizzati gli antinfiammatori, gli immunosoppressori, l’eparina e tutti i farmaci che diminuiscono la coagulazione del sangue, il numero dei decessi sarebbe stato – secondo il dottor Bacco – molto al di sotto di quello registrato nei mesi di marzo e aprile. 

Impedire che le autopsie fossero effettuate sui morti a causa del virus – sempre secondo il dottor Bacco – configura una vera e propria “strage di Stato”, che ha indotto la Consumatori Associati, il giudice Angelo Giorgianni, il virologo di fama internazionale Giulio Tarro, a promuovere una class action da parte dei parenti delle vittime per Covid contro lo Stato.

Se la censura – non solo sui mainstream dell’informazione, ma anche su piattaforme come YouTube, Facebook e altre, che hanno rimosso ogni documento contrario al pensiero unico dominante intorno alla narrazione del nuovo virus – non avesse spiegato tutta la sua potenza di fuoco, molte controversie sarebbero state superate dalla prova dei fatti, e il pubblico anziché essere fatto oggetto di tecniche di condizionamento mentale, secondo precise disposizioni decise forse da quanti hanno tutto l’interesse a sospendere garanzie democratiche e costituzionali in vista di un nuovo ordine mondiale, sarebbe pervenuto spontaneamente alla verità in modo oggettivo.

Chi di spada ferisce, di spada perisce! 

Quali conseguenze comporterà nella gente comune questo stato di cose, quando scoprirà d’essere stata ingannata proprio da quelle istituzioni in cui aveva riposto fiducia? Come fidarsi in futuro di quello che diranno gli scienziati? 

Ci troveremo tutti inevitabilmente immersi in uno scetticismo cognitivo, dal quale ci vorranno anni per uscirne.

Il Governo ha enormi responsabilità: sul piano politico, sociale, economico, ma soprattutto sul piano etico. 

Dal punto di vista etico, la questione era molto semplice: quando ci si trova di fronte ad una situazione di disaccordo su questioni scientifiche, indipendentemente dalle credenze che si possono avere riguardo alla materia del contendere, non si sposa apoditticamente una tesi, censurando l’altra senza appello. Si ascoltano entrambe le tesi e sulla prova oggettiva dei fatti si prendono decisioni. Tanto più quando le decisioni che vengono prese calano sulla carne viva di tutti.

sabato 14 novembre 2020

I VERI RESPONSABILI DELLA TIRANNIDE

Amleto, protagonista dell'omonima tragedia di W. Shakespeare, è esortato dallo spettro del padre, assassinato dal fratello, che ora ne usurpa il trono, a vendicare la sua morte. Amleto esita però a mettere in atto la vendetta, e il famoso monologo “essere o non essere” è l’espressione del dilemma che s’agita nella sua mente: è “più nobile soffrire i dardi e i colpi di una sorte oltraggiosa o armarsi contro un mare d'affanni e, opponendosi, por loro fine?”.

Amleto si strugge: ormai conosce la verità, ma non sa decidersi se assecondare la richiesta del fantasma del re morto, suo padre, che esige la vendetta, ovvero sopportare stoicamente tutto il male e le avversità. È noto che il dubbio accompagnerà Amleto sino alla conclusione della tragedia.

Sarà infine la figura terribile di Ananke – l’antico decreto degli dèi, il Fato, il Destino, l’intollerabile necessità cui nessun uomo può sottrarsi – che col suo inesorabile accadere farà sì che ciò che sia fatto venga fatto.

L’esitazione di Amleto non deriva dalla mancanza di coraggio, ma dalla consapevolezza che il suo agire non cambierà l’essenza eterna delle cose: sempre l’uomo che aspira alla giustizia – quale strumento perché il doveroso rispetto a cui ogni uomo ha diritto per la sua stessa natura sia ristabilito – sarà costretto a patire “le frustate e gli scherni del tempo, il torto dell'oppressore, l'ingiuria dell'uomo superbo, gli spasimi dell'amore disprezzato, il ritardo della legge, l'insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo che il merito paziente riceve dagli indegni”.

Insomma, non basta la garanzia dell’istituzione umana della giustizia, se ciascun individuo, quale singolo elemento del popolo, non saprà riconoscere l’essenza della propria natura umana, traendo da essa il coraggio di opporsi a tutto ciò che offende la sua dignità, difendendola con le unghie e coi denti, foss’anche l’ultima battaglia della sua vita.

Perché mai il popolo, che in definitiva paga sempre per tutti gli errori dei suoi capi, non si ribella ai suoi aguzzini, ma ne accetta supinamente la subordinazione?

Una cosa è chiara come il giorno: fintantoché gli oppressi saranno – proprio loro – i volenterosi carnefici degli oppressori, la speranza di una società in cui la Giustizia possa essere lo strumento che ogni cittadino può brandire per veder affermata la sua dignità calpestata da un altro uomo, solo perché più potente, è destinata a restare solo un’utopia, un ideale irrealizzabile.

L'idea di uno Stato di diritto, che non soggiaccia all'arroganza di pochi uomini, una speranza vana. 

Una società fondata sui postulati della Costituzione repubblicana una favola raccontata ai bambini per tenerli buoni, ma che non significa nulla.

Gli oppressori hanno a tal punto impresso nelle menti degli oppressi – come un tatuaggio indelebile – un istinto all’obbedienza, per cui non c’è preoccupazione più ansiosa per l’oppresso che, deposto un tiranno, trovarne un altro cui affidare al più presto quella libertà di cui non sa cosa farsene.

È questa esigenza di genuflessione dell’oppresso all’oppressore che renderà sempre vana l’azione di quegli uomini che, pur giungendo a sacrificare la propria vita per restituire agli oppressi il dono della libertà, che gli oppressori avevano loro portato via, dovranno sempre ricominciare daccapo sotto le vesti di un Gesù, di uno Spartacus, di uno Steve Biko, di un Nelson Mandela, ecc. ecc.

Gli oppressi, alla libertà dell’uomo, preferiscono la libertà dello schiavo. 

La libertà dell’uomo è quella di non piegare il ginocchio dinanzi a nessun potere arbitrario o enorme di un altro uomo; la libertà dello schiavo è invece quella che il Padrone concede ai suoi servi. 

È questa libertà dello schiavo che poi rafforza i costumi servili con i quali abbiamo a che fare tutti i giorni: adulazione, simulazione, cinismo, disprezzo per gli spiriti liberi, venalità, corruzione.

In un mondo di servi – qual è il nostro – non potrà mai esserci libertà per l’uomo.

Sono i servi i veri responsabili della tirannide!


mercoledì 11 novembre 2020

IL GOVERNO È CONSAPEVOLE CHE CI SONO TUTTI GLI INGREDIENTI PER UNA RIVOLTA SOCIALE?

C’è un’emergenza all’orizzonte peggiore di quella da Covid-19: quella economica. Se il Governo non interverrà subito, mettendo soldi – non chiacchiere – nelle tasche della gente, presto ci sarà una rivolta sociale che aggraverà il quadro generale. Quando questo accadrà, cosa farà Giuseppe Conte? Schiererà l’esercito in campo?

I mass media mainstream parlano di positivi, di contagiati. Non parlano affatto di disoccupazione, di perdita di reddito, di gente reclusa in casa, con l’obbligo di quarantena, in attesa di un tampone che non arriva mai per essere liberata dagli arresti domiciliari. 

Perché sì, la ricerca di positivi ha mandato completamente in tilt il sistema. 

Soggetti sintomatici abbandonati in casa, senza alcuna assistenza domiciliare. 

Se non fosse per il buon cuore di parenti ed amici, che si occupano di fargli la spesa, morirebbero di fame. E quando dovessero accusare gravi sintomi respiratori, la precipitosa corsa in ambulanza non servirebbe a salvar loro la vita, dato che i tempi di attesa prima dell’accettazione in pronto soccorso possono essere anche di cinque giorni.

Tutti gli attuali protocolli terapeutici – che non dovrebbero provocare alcun decesso – saltano, e le persone muoiono non da Covid-19, ma a causa dei lunghi tempi d’intervento.

Non parliamo poi delle emergenze cardiache e di ictus cerebrale.  

In questi casi ogni minuto conta, la “golden hour” – il tempo utile in cui la tempestività dell’intervento medico fa la differenza fra la vita e la morte – va a farsi fottere, perché manca il triage per separare i pazienti Covid dagli altri. 

Si aggiunga poi la stanchezza fisica e mentale di medici ed infermieri che moltiplica gli errori.

Dunque, i decessi di oggi hanno poco a che fare con il coronavirus, ma sono la conseguenza del panico alimentato, consapevolmente o inconsapevolmente, dalle istituzioni, dagli esperti di regime, dai mass media. 

Persone in preda al panico intasano i centralini degli ospedali, affollano i pronto soccorso, facendo perdere tempo prezioso ai medici. 

In questo caos generale diventa difficile distinguere gli ipocondriaci da quelli che hanno bisogno di interventi rapidi.

Se ci fosse stata un'informazione scientifica corretta e chiara questo marasma ci sarebbe stato?

Credo di no: basta vedere le immagini che provengono dalla Svezia, dove nessun lockdown è stato imposto, nessun tam tam mediatico allarmistico è stato fatto. 

La gente senza mascherina circola liberamente per le strade, frequenta negozi e centri commerciali. 

Di fronte allo scenario attuale, tutto il governo – in particolare il Presidente del Consiglio e il ministro della Salute – dovrebbe essere essere inquisito per il reato di procurato allarme. A seguire, i mass media che, con la ripetizione ossessiva della pericolosità del nuovo virus, hanno alimentato un clima di allarme sociale, che sembra di vivere la narrazione del Manzoni della Milano del 1630, flagellata dalla peste. Infine, gli esperti di regime tipo Burioni  che, molto più simili ai predicatori dell'apocalisse che a scienziati, hanno contribuito a terrorizzare milioni di italiani. 

E, come se non bastasse, lo stesso Burioni ne ha anche per gli asintomatici, che pensavano di averla scampata: “Essere asintomatico al Covid non vuol dire essere sano: il corpo subisce comunque danni”. 

Così , secondo questo massimo esperto, siamo tutti malati, salvo prova contraria. Non siamo dunque più noi a sapere se ci sentiamo bene o male: è il medico che lo sa!

Ne ho sentite tante di castronerie in questa pandemia, che ne ho la nausea, il mal di stomaco.

Con questa pandemia – che il Lancet ha giustamente ribattezzato “sindemia”, ossia una malattia che non colpisce tutti allo stesso modo come fece la peste, ma è accentuata dalle diseguaglianze sociali ed economiche – è saltato non solo il buon senso e l’intelligenza degli uomini, ma anche – e soprattutto – lo Stato di diritto. 

Per cui, non è più la ragione e il diritto a fare la forza, ma la forza e l'arroganza di chi detiene il potere a fare il diritto.

martedì 10 novembre 2020

CARI “NEGAZIONISTI” FATE I BUONI, SE POTETE!

Maurizio, operatore sanitario al reparto Covid dell’ospedale di Careggi a Firenze, ha deciso di esternare il suo pensiero: accusa i “negazionisti”, che si ostinano a negare la gravità di questa epidemia e “continuano con la loro superficialità a divertirsi”.

Questi indefinibili cinici “negazionisti” – anziché coprirsi il capo di cenere e fustigare l’arroganza dei loro costumi triviali, osano divertirsi; anziché applaudire al senso di abnegazione e coraggio dei tanti medici ed infermieri che in prima linea, sfidando la morte, combattono una lotta impari per strappare dalla morte ultraottuagenari, legati alla vita come una foglia d’autunno al ramo – con il loro egoismo sfiancano “tutti i sacrifici che tutti i santissimi giorni” gli operatori sanitari mettono “in campo con dedizione e professionalità” per debellare la titanica e impari lotta contro questo nuovo virus.

I loro sforzi “stanno diventando vani perché” i “negazionisti” sembrano non avere “purtroppo, l'intelligenza di capire che” essi sono “in trincea”. E questa “guerra” per essere vinta richiede la collaborazione di tutti, e soprattutto una buona dose di senso civico”.

Bene ho imparato una nuova cosa: le malattie non si combattono con ospedali, attrezzature, terapie ospedaliere e/o domiciliari, nuovi farmaci; si combattono con il senso civico, mostrando segni di autentica contrizione, lodando l’opera di medici e infermieri, elevandoli al rango di eroi.

L’epidemia e i relativi decessi non sono la conseguenza dei tagli scriteriati fatti alla sanità nell’ultimo decennio (quasi 40 miliardi di euro), che ha dimezzato il numero degli operatori sanitari, dei posti letto in ospedale e nei centri di terapia intensiva; l’epidemia e i relativi decessi non sono la conseguenza di un piano pandemico colpevolmente fermo al 2006 e mai aggiornato; l’epidemia e i relativi decessi non sono la conseguenza di una cattiva gestione dell’emergenza sanitaria da parte di sedicenti esperti che spesso danno l’impressione di saperne meno del pubblico televisivo che da casa li segue.

No: l’epidemia e i relativi decessi sono la conseguenza dell’atteggiamento “negazionista” e del loro cinismo estremo, a tratti patologico, come quello di due ragazzi che su una spiaggia toscana, credendo di non essere visti da alcuno, si sono baciati. E per questo due solerti tutori dell’ordine pubblico hanno comminato loro una multa di 800 euro.

Cari “negazionisti” fate dunque i buoni se potete: indossate sempre la mascherina anche all’aperto, rispettate il coprifuoco, non baciate le vostre ragazze o ragazzi, statevene buoni buoni a casa, rispettate tutti i DPCM di Giuseppe, elogiate sempre il lavoro di medici ed infermieri, e vedrete che il virus di fronte a tanto senso civico si commuoverà e se ne andrà.

sabato 7 novembre 2020

DUE COSE SONO INFINITE, L'UNIVERSO E LA STUPIDITÀ UMANA

Il virus, i lockdown, il distanziamento sociale, le restrizioni di libertà per il contenimento della diffusione dell’epidemia, sono soltanto la copertura, lo schermo per celare la verità: una cospirazione ordita a livello mondiale da una élite di individui, che si autodefiniscono іllumіnаtі, per l’instaurazione di un “Nuovo Ordine Mondiale”. 

L’emergenza Covid è soltanto una colossale operazione di ingegneria sociale finalizzata alla realizzazione di tale obiettivo.

Chi di voi avrebbe mai immaginato, soltanto un anno fa, che si sarebbe impedito ai cittadini di camminare liberamente per strada, di andare a trovare i propri congiunti, di poter tenere il proprio negozio aperto. 

Chi di voi sarebbe mai giunto ad accettare che le salme dei propri cari fossero avvolte in un lenzuolo imbevuto di disinfettante e quindi date alle fiamme, senza alcun rito funebre. 

Chi di voi avrebbe mai creduto che si potesse impedire, con tanto di forza pubblica, ai sacerdoti di celebrar Messa. 

Chi di voi avrebbe mai accettato d’andare in giro – anche all’aperto – con una mascherina sul volto, nonostante non vi siano prove scientifiche che ne attestino l’efficacia: lo studio sistematico del CDC (l’organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti d'America) non ha rilevato alcuna riduzione significativa della trasmissione dell’influenza con l’uso di maschere facciali. E se non funziona per il virus dell’influenza che ha un diametro minimo di 80 nanometri (nm - un miliardesimo di metro), figuriamoci se può funzionare per il sars-Cov2, il cui diametro minimo è di 60 nm.

La novità di questa epidemia, che salta agli occhi e alimenta il sospetto, è la censura: ogni singolo pensiero fuori dagli schemi “ufficiali” viene etichettato come complottista, cospirazionista, negazionista. 

Perché se l’epidemia c’è e il virus è davvero così pericoloso, come gli scienziati "ufficiali" sostengono, non consentire un confronto pacato, sulla base di dati oggettivi, tra scienziati in linea con la verità ufficiale e scienziati che dissentono dal pensiero unico imposto a forza di DPCM?

Perché invitare nei vari format televisivi solo personaggi che, senza alcuna seria argomentazione, sostengono l’unica tesi che si sposa con i provvedimenti emanati dal governo? 

Si ha forse paura che gli altri scienziati, che la pensano diversamente, possano con validi argomenti far aprire gli occhi a quanti li hanno bendati?  

Siamo tornati all’oscurantismo medievale. Esiste un’unica esegesi scientifica: quella del Governo e del suo Comitato Tecnico Scientifico.

Indipendentemente da come uno la pensi, intorno a questo nuovo virus ci sono sulla sua origine, sulla sua diffusione, sulla gestione dell’emergenza sanitaria, più zone in ombra che in luce, da far nascere legittimamente il sospetto che qualcosa di potente stia accadendo in tutto il mondo. 

Negare questa semplice constatazione significa essere totalmente privi d'immaginazione, e quindi di intelligenza.

Cittadini – non sudditi – che si rispettino, ancor prima di farsi prendere dal panico, esigerebbero fosse fatta chiarezza, per non essere considerati individui che al posto del cervello hanno delle zucche vuote. 

Qualsiasi uomo, dotato d’intelletto, dinanzi a tanta confusione sentirebbe la necessità e l’urgenza di dissipare l’oscurità; non si adeguerebbe come un automa a provvedimenti calati dall’alto. Se ci fosse un inganno orchestrato a suo danno lo vorrebbe sapere per rimuoverlo. 

E, invece, assisto ad una massa amorfa di individui che, incapaci di pensiero critico, seguono alla lettera quanto loro viene imposto dall’autorità. 

Nel delirio dei DPCM si riflette un tale impazzimento, sconcerto e confusione, che gli unici soggetti in grado di sopportare questo stato di cose sono soltanto i decerebrati, i lobotomizzati che, non chiedendosi di alcuna cosa la ratio, potranno pure pronamente accettare che un giorno il Presidente del Consiglio in uno dei suoi tanti DPCM imponga alla popolazione che le mutande siano calzate in testa per verificare che siano state opportunamente lavate. 

Non mi meraviglierei se il giorno seguente vedessi tanta gente andare in giro con le mutande calzate in testa. 

Dopo l’esperienza Covid non mi meraviglierei più di tanto: gli uomini possono essere capaci di cose sublimi, ma possono anche dimostrarsi infinitamente stupidi.