Facebook è solo uno spregiudicato strumento di sfruttamento dei dati personali e un canale di disinformazione, odio e propaganda politica.
Questa piattaforma, sulla quale circa tre miliardi di
persone documentano la propria vita, mettendosi a nudo senza inibizioni, condivide
sorprendenti somiglianze con il modello carcerario, il Panopticon, progettato
alla fine del XVIII secolo da Jeremy Bentham, e analizzato dal filosofo
francese Michel Foucault.
Nel Panopticon, mentre un singolo sorvegliante è in grado di
controllare e sorvegliare tutti i detenuti dalla sua torretta centrale, questi –
i detenuti – non sono nella condizione di capire se siano in qualsiasi momento
della loro vita quotidiana controllati o no.
Allo stesso modo Facebook, a nostra insaputa, concentra dati
su di noi: quale caratteristiche dovrebbe possedere il candidato che la
maggioranza delle persone voterebbe alle prossime elezioni; su quali sentimenti
ed emozioni far leva per persuadere questo o quell’utente a far questo o quello;
come trasformare un’idea da completamente inaccettabile per la società a pacificamente
accettata ed infine legalizzata.
Facebook è l’emblema del peggior totalitarismo mai concepito
da mente umana: apparentemente un innocuo e banale social network dove condividere
opinioni, sentimenti, emozioni. In realtà un’industria dove i nostri più
reconditi pensieri vengono carpiti e trasformati in dati, da vendere poi sul
mercato.
Tre miliardi di persone che lavorano gratuitamente, giorno e
notte, senza sosta, per fornire a Facebook tutte le informazioni utili per
sorvegliarci e manipolarci.
Algoritmi demoniaci ci controllano senza sosta ogni istante
della nostra vita per inferire la personalità di questo o quell’utente, perché poi
candidati politici e siti di commercio online possano calibrarsi su misura per riflettere
le aspettative degli elettori o dei consumatori.
Conoscere nell’intimo la personalità degli utenti, più di
quanto la conoscano loro stessi, consente di presentare le informazioni in modo
che questi si dimostrino più ricettivi ai messaggi pubblicitari. Gli ADS (avvisi
pubblicitari mirati) di Facebook, di Geogle, ecc. hanno questo scopo: basandosi
sulla personalità dell’utente, presentano solo quei messaggi pubblicitari
capaci di accrescere la sua fiducia e fargli percepire la sensazione di utilità
di questo o quel prodotto o comportamento. Il banner pubblicitario onnipresente
su Facebook dei vaccini Covid-19 ne è un esempio.
Sebbene sia palesemente falso che i vaccini siano stati
sottoposti a test di sicurezza ed efficacia prima di essere approvati – è la clamorosa
ammissione della stessa direttrice commerciale della Pifzer, Janine Small, intervenuta
al Parlamento europeo in sostituzione dell’amministratore delegato Alberto
Bourla, che ha preferito darsela a gambe –, Facebook continua a bannare e
bloccare tutti quei post o quegli utenti che dissentono sul pensiero unico
dominante imposto sui vaccini anti Covid.
Come nel romanzo 1984 di George Orwell, il Miniver è il
Ministero della Verità, incaricato di stabilire cosa sia vero e cosa sia falso,
così Facebook decide, a suo insindacabile giudizio, cosa debba essere censurato
e cosa no, con la giustificazione di proteggere gli altri utenti – trattati alla
stregua di bambini, incapaci di discriminare il vero dal falso – dalla disinformazione.
Con Facebook, l’incubo di Orwell è già realtà…
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