venerdì 16 ottobre 2020

L’INFORMAZIONE CHE ALIMENTA LA DIVISIONE TRA LA GENTE RISPONDE SOLO A LOGICHE DI POTERE

Sulla narrazione Covid-19, l’opposizione sistematica a qualunque altro pensiero contrario a quello ufficiale è non solo sospetto ma anche inquietante. Pare che l’epidemia abbia stravolto in breve tempo i pilastri fondamentali sui quali le nostre società occidentali hanno dichiarato di fondarsi, e cioè sull’idea che la ragione prevalesse comunque sul pregiudizio e l’ignoranza.

Il fenomeno cui assistiamo oggi è, invece, la quasi totale scomparsa di comportamenti razionali, con i mass media mainstream che più che informare fanno “propaganda” al fine di alimentare odio e divisione fra la gente.

Il popolo è ormai diviso in due fazioni: i guelfi che sostengono la causa e la supremazia del governo Conte e ritengono che sì la Covid-19 è la peste del XXI secolo, e le misure restrittive di principi costituzionalmente garantiti siano non solo necessarie ma debbano anche essere imposte a tutti e soprattutto ai riottosi, accusati di negazionismo; dall’altra i ghibellini che, pur non negando l’esistenza del nuovo virus, vedono la sproporzione tra le misure messe in atto dall’esecutivo e la reale pericolosità di questo virus.

Ora mentre guelfi e ghibellini sono indaffarati a scannarsi tra loro per il primato della verità, la clausura generalizzata,  che sta bloccando tutto e tutti, sta producendo stagnazione dei traffici economici, crescita della disoccupazione, lacerazione del tessuto sociale per l’imposto distanziamento sociale, che se è dubbio che ci salvi dal contagio è certo che aumenterà la diffidenza nei confronti dell’altro, visto come il potenziale untore, aumento dei disturbi mentali in ogni fascia di età.

Tutto ciò, a prescindere dalla reale efficacia dei rimedi posti in essere, in nome della salute pubblica, dalla quale – a quanto pare – restano esclusi tutti quelli che continuano a morire di cancro, per fattori legati all’ambiente, di malattie cardiovascolari e respiratorie.

Restano altresì esclusi dalla tutela della salute pubblica tutti i lavoratori che continuano a lavorare in fabbriche insalubri e i cittadini che – in nome del progresso economico, che non si può arrestare – sono costretti ad inalare diuturnamente ogni tipo di veleno. 

Per esempio, nel massimo silenzio istituzionale, nei 550 Comuni della Regione Campania che costituiscono il famoso “Triangolo della Morte della Terra dei Fuochi” si continua a morire.

Secondo le stime dell’Istituto Superiore di Sanità, non meno di 2 milioni di cittadini risultano danneggiati dallo sversamento di rifiuti soprattutto industriali. E si parla di cancro che colpisce ogni fascia di età. 

I dati sulla mortalità dovrebbero suggerire interventi più stringenti sia in termini di prevenzione primaria (di natura individuale e ambientale) sia di gestione dell’intero percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale di patologie legate all’inquinamento. 

Ma se si blocca un Paese per l’allarme Covid-19, per un numero di decessi che rientra peraltro nella normalità dei morti per patologie polmonari e che interessa nella maggioranza dei casi soggetti con patologie pregresse o in atto, si è del tutto incapaci e impotenti nello scovare un 47% di attività manifatturiere che in Campania smaltiscono illecitamente i loro rifiuti; almeno 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti industriali ogni anno.

Forse che questi morti per cancro sono meno morti di quelli da e con Covid-19? Forse che i morti per l'incuria e l'incapacità delle istituzioni nel perseguire gli autori di tali misfatti meritano meno rispetti di quelli da e con Covid-19? O forse perché più semplicemente non sono utili alla strategia della paura. Quella che, scatenando la una vera e propria psicosi di massa, si rivela essere da sempre l'arma vincente in mano al potere per la manipolazione e il controllo sociale. 

Se la narrazione fatta dai mass media mainstream includesse anche quelle morti ignorate ma politicamente scomode, allora sarebbero anche degne di credibilità. Ma la prassi di tacere una cosa per enfatizzarne un’altra suggerisce che più che organi di informazione sono solo organi di propaganda al servizi di interessi dominanti e non certo del popolo.

mercoledì 14 ottobre 2020

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CONTRO L’ABUSO DEI DPCM

Egregio Signor Presidente,

molti eminenti costituzionalisti – non quelli ancorati al sistema, il cui silenzio è allo stesso tempo disarmante e preoccupante – ci dicono che in base al sistema delle fonti del diritto disciplinato dalla nostra Costituzione il costante ricorso ai DPCM, per un’emergenza coronavirus che allo stato dei fatti non esiste (lo dichiarano ormai molti medici, immunologi, infettivologi), sono qualcosa di irrituale nel nostro ordinamento repubblicano.

Con atti formalmente amministrativi – dallo spirito un po’ grottesco e in certi punti anche deliranti – l’esecutivo, attribuendosi prerogative che la Carta Costituzionale non prevede nemmeno in stato di guerra, ha realizzato di fatto uno scenario orwelliano: polizia per le strade per controllare che i cittadini indossino le mascherine, irruzione tra le mura domestiche su delazione dei vicini per vietare le riunioni tra amici quando superano i 6 invitati, ecc. ecc.

Non crede si stia oltrepassando il confine del buon senso, della proporzionalità e, soprattutto, della razionalità?

Perché Lei che è la massima carica dello Stato e deputato a vigilare sul rispetto della Costituzione continua a tacere e a tollerare tutto questo?

Con ossequio.

Un cittadino

domenica 11 ottobre 2020

CI PRENDONO PER SCEMI?

I nostri governanti e governatori considerano gli italiani un popolo di scemi, e questo mi fa ribollire il sangue, perché – come ho già detto una volta – purtroppo o per fortuna lo sono anch’io. Un branco di scimmie al governo avrebbe saputo far meglio di questi cialtroni.

Hanno gestito male l’emergenza sanitaria nelle fasi iniziali, minimizzandola e perfino negandola, proprio quelli che oggi accusano di negazionismo quelli che non negano il virus, ma ritengono che andare a caccia di positivi, costringendoli poi a quarantene forzate, sia non solo inutile ma demenziale, per il semplice fatto che la capacità di effettuare tamponi è in progressione aritmetica mentre la successione dei contagi è in progressione geometrica.

Ma evidentemente coloro che ci governano, e il tanto famoso comitato tecnico, credono che una Ferrari che conceda 100 metri di vantaggio ad una Cinquecento non riuscirà mai a raggiungerla e quindi a superarla, sebbene la distanza tra la Ferrari e la Cinquecento si restringa sempre più.

Quando lo scorso agosto il rapporto fra casi positivi e test era compreso tra lo 0,5 e l’1%, la caccia al positivo poteva anche avere un senso. Ma adesso che il rapporto tra positivi e tamponi è superiore al 4%, continuare ad inseguire i positivi moltiplicando i tamponi è solo uno spreco di denaro e di tempo sia per gli operatori sanitari che lo devono effettuare sia per quelli che risultando positivi sono poi costretti ad osservare la quarantena obbligatoria.

Perché?

Ma perché si è rotto l’equilibrio tra il numero di tamponi tecnicamente possibili e quello dei contagiati che aumenta in modo esponenziale. In altre parole, mentre con i test se ne afferrano 100 ne sfuggono 10 mila che continuano a diffondere il virus. Ecco spiegato il motivo per il quale il rapporto tra positivi e test sale, e dobbiamo metterci l’animo in pace e attenderci un aumento dei casi positivi, il cui numero è destinato a crescere. E l’uso della mascherina – se non per altri scopi, prevalentemente politici e/o dogmatici – non potrà in alcun modo arginarne la crescita.  

Il virus è diventato ormai endemico come lo è quello dell’influenza. Ed è bene ricordare e sottolineare che – per fortuna – a livello internazionale, nell’80% dei casi si manifesta senza sintomi o con sintomi lievi; nel 15% con sintomi simil influenzali; nel 4% è richiesta un’ospedalizzazione; nell’1% può essere indispensabile la terapia intensiva.

Quindi a quelli affetti da analfabetismo giuridico e scientifico occorre raccomandare di conservare i tamponi per i sintomatici se non vogliamo ritrovarci al collasso sanitario dello scorso marzo ed aprile.

sabato 10 ottobre 2020

BISOGNA METTERE UN FRENO AI NEGAZIONISTI

Il governatore della Puglia – Emiliano – nell’intervista dell’8 ottobre scorso resa al quotidiano “La Repubblica” ha detto che “bisogna mettere un freno ai negazionisti … che vanno in giro senza mascherina. Questo non è più accettabile”.

Quando il governatore dichiara che “bisogna mettere un freno ai negazionisti” cosa intende? Che bisogna metterli tutti in galera, senza neppure un processo sommario? Deportarli tutti nei campi di concentramento, e quindi sterminarli tutti in nome della tutela della salute pubblica? 

Come le autorità tedesche utilizzavano la “Stella di David” come metodo di identificazione degli ebrei, così l’indossare o meno la mascherina sarà il segno per riconoscere i “negazionisti” – rei di spargere il morbo dappertutto – dai buoni e bravi cittadini che si piegano con animo e spirito servile agli editti di deliranti governatori che, ebbri di potere, hanno preso a sancir leggi a modo loro.

Sull'epiteto "NEGAZIONISTA", affibbiato a coloro che continuano ad avere il brutto e maledetto vizio di continuare a pensare, credo sia più appropriato respingerlo al mittente, ossia a tutti coloro che negando di fatto la realtà delle cose continuano ad agitare lo spettro di un'epidemia e di un'emergenza che nei fatti non esiste, se non nel loro eccitato ed esaltato delirio.

Persino l’OMS, l’organizzazione cui questo governo d’incapaci ha fatto pedissequamente riferimento durante i mesi del lockdown, ha rivisto al ribasso il tasso mondiale di letalità portandolo allo 0,14%. In Italia, l’influenza stagionale dello scorso anno ha avuto una letalità dello 0,11%.

Dunque, chi sono i negazionisti: quelli che continuano ad agitare lo spauracchio del virus e costringono un intero Paese a seguire regole e comportamenti assurdi, senza neppure il supporto di evidenze scientifiche, o quelli che, pur non negando l’esistenza di virus, ritengono che i presidi terapeutici oggi a disposizione e l’attuale situazione sanitaria consentirebbero fin da domani un ritorno alla normalità?

giovedì 8 ottobre 2020

ABBIAMO PROPRIO BISOGNO DI UN VACCINO PER TORNARE ALLA NORMALITÀ?

Allo stato dell’arte i presidi terapeutici per fronteggiare l’infezione da Covid-19 sono davvero tanti che continuare ad invocare lo stato d’emergenza è solo utile ad altri inconfessabili scopi, e non certo ad arginare un’epidemia che, se non fosse costantemente pompata ad arte dai media mainstream, di fatto consentirebbe il ritorno alla normalità.

La vitamina D si è dimostrata capace di ridurre il rischio contagio negli anziani fragili e negli ospiti delle residenze assistenziali. E, nei casi di sviluppo di gravi sintomi della malattia, sembra che la vitamina D eviterebbe che il sistema immunitario diventi iper-reattivo (e produca un danno superiore al vantaggio), aiutando a regolare i livelli delle citochine e dunque dell’infiammazione.

La quercetina – integratore alimentare normalmente contenuta nelle mele e nelle cipolle – sarebbe capace di inibire la replicazione del SARS-CoV-2, perché ostacola l'attività di un enzima utile per lo sviluppo e la replicazione del nuovo coronavirus.

Un altro integratore alimentare, la lattoferrina, una glicoproteina ad azione antimicrobica e ferro-trasportatrice, sta dimostrando di avere un’efficacia contro il Covid-19, riducendo i tempi di eliminazione del virus nei soggetti con pochi sintomi o paucisintomatici.

I farmaci a base di inibitori dell’interleuchina-6, una proteina che riveste un ruolo chiave nell’attivazione della cosiddetta tempesta citochinica, che consiste in una reazione esageratamente violenta delle difese immunitarie che, anziché proteggere dal virus, attaccano tutti gli organi del paziente, fino ad ucciderlo. Questi farmaci sono in grado di legarsi a IL-6 e spegnere il segnale d’azione emesso dalla molecola.

C’è ancora la tanto discussa idrossiclorochina, bollata dapprima dal The Lancet e poi riammessa su richiesta di 140 medici che hanno attaccato sia la rivista sia l'Aifa per aver presentato dati del tutto inaffidabili sui suoi presunti gravi effetti collaterali. Il farmaco, infatti, usato da decenni per la profilassi della malaria e delle patologie reumatologiche, si sarebbe dimostrato efficace nel contrastare gli effetti del coronavirus. Gli studi hanno infatti dimostrato che se assunta nei primi giorni dall'insorgenza dei sintomi, riesce a bloccare la progressione della malattia e, soprattutto, ad evitare la conseguenza peggiore, cioè l'approdo in Terapia intensiva.

Ci sono poi i farmaci antiretrovirali come il Remdesivir, in grado di bloccare il sistema di replicazione di diverse varianti di coronavirus.

C’è il desametasone che blocca la risposta eccessiva del sistema immunitario che causa i sintomi più gravi.

C’è l’eparina a basso peso molecolare che, quando il quadro clinico dominato dalla tempesta citochinica e dal conseguente stato iperinfiammatorio conduce a vasculopatia arteriosa e venosa con trombizzazione dei piccoli vasi, che portano alla coagulazione intravascolare disseminata (CID), si è rivelata in grado di migliorare lo stato generale, in termini di sopravvivenza, di quel limitato numero di persone che arrivano alle condizioni di ARD (grave crisi respiratoria).

Con le tecniche di plasmaferesi è poi possibile trattare i pazienti affetti da Covid-19 con il plasma iperimmune dei pazienti guariti.

Un’altra strada è quella degli anticorpi monoclonali, prelevati dal sangue dei guariti e riprodotti in laboratorio, capaci di sterminare il coronavirus. Quelli – per intenderci – recentemente somministrati a Trump.

È chiaro che nessuno di questi approcci, singolarmente preso, è una cura vera e propria: sta all’intelligenza, alla professionalità e all’esperienza del medico trarre da questa molteplicità di rimedi quelli più adatti a ciascun singolo caso per contrastare l’evolvere di una malattia che non è la peste bubbonica, quando i cadaveri si ammassavano lungo le strade.  È, infatti, dimostrato che l’uso sapiente di tutti questi rimedi terapeutici, combinati tra loro, possono ridurre la gravità di un episodio grave di Covid-19, specialmente se somministrati all’insorgere dei primi sintomi (come una tosse leggera, dolori muscolari o qualche linea di febbre).

A questo punto mi chiedo e vi chiedo: abbiamo proprio bisogno di un vaccino per tornare alla normalità? Non sarebbe meglio che il governo ci consigliasse di assumere lattoferrina e quercetina per evitare di contagiarci, piuttosto che obbligarci all’uso di mascherine di dubbia fattura ed efficacia che, oltre ad essere inutili, ci fanno pure apparire stupidi dementi?

 

 


mercoledì 7 ottobre 2020

L'UNICA COSA DI CUI AVER PAURA È LA PAURA STESSA

 La “psiconeuroendocrinoimmunologia”, che studia le relazioni esistenti tra apparato psichico e sistema neuroendocrino, ci dice che stimoli provenienti dall’ambiente esterno o dallo stesso organismo possono potenziare o depotenziare il sistema immunitario. Poiché è ormai acclarato che il nostro organismo funziona sempre in maniera del tutto integrata con l’ambiente esterno, ne consegue che tenere la popolazione in un continuo stato di emergenza, paura, ansia, incertezza, come quella che stiamo vivendo in seguito alla pandemia di COVID-19, crea le migliori condizioni per sbilanciare a favore dell’agente patogeno l’esito non solo della Covid-19, ma di qualsiasi malattia.

Stabilito che nelle persone anziane si assiste già naturalmente a un fenomeno definito di «immunosenescenza», cioè di progressivo indebolimento del sistema immunitario legato all’invecchiamento, pensare di tutelare la salute di questi soggetti allarmandoli con il bombardamento quotidiano sull’aumento dei contagiati – che non significa nulla sul piano della virulenza del nuovo virus e peraltro, in larga maggioranza, asintomatici – significa di fatto tradire nei fatti quello che si annuncia nelle premesse.

In questo stato di già malfunzionamento della risposta immunitaria legata all’età, l’infezione aggraverà la situazione scatenando un’ulteriore iperproduzione di citochine pro-infiammatorie con conseguente ulteriore indebolimento del sistema immunitario. Forse questo spiega anche perché gli ultrasessantenni sono più soggetti a complicanze in caso di contagio.

Se la commissione tecnica che orienta le decisioni del presidente Conte, i medici – almeno tutti quelli che hanno ancora le palle e restano fedeli al Giuramento di Ippocrate – dovrebbe fermare questa massa di cialtroni e incompetenti, che stanno facendo più danni della peronospora.

A meno che non sia questo un nuovo metodo per sbarazzarsi dei vecchi?!

lunedì 5 ottobre 2020

CI GOVERNANO COME SE FOSSIMO VACCHE DI UNA MANDRIA

Un governo che instilla sistematicamente la paura nella popolazione per giustificare e mantenere uno stato di emergenza che nei fatti non c’è: nelle notizie dei media di regime non ci viene mai detto il numero della gente ricoverata in rianimazione o con sintomi gravi, ma solo il numero dei positivi che non significa nulla da un punto di vista epidemiologico. Non occorre scomodare il mago Otelma o possedere particolari facoltà intellettive per capire che aumentando il numero di tamponi aumentano parimenti le possibilità di trovare soggetti positivi al test, che nella stragrande maggioranza dei casi sono asintomatici o paucisintomatici.

Dicevo, un governo che usa la paura per reprimere il dissenso e per tenere la popolazione in uno stato di soggezione è “per definizione” un governo liberticida e antidemocratico. La storia ci dice che il dominio indiretto attraverso la paura ha funzionato sempre per ottenere la sottomissione volontaria dei popoli ridotti al rango di vacche di una mandria o pecore di un gregge.

Hermann Goering, il fondatore della Gestapo, lasciò detto: “È naturale che la gente non voglia la guerra; non la vogliono gli inglesi né gli americani, e nemmeno i tedeschi. Si capisce. È compito dei leader del paese orientarli, indirizzarli verso la guerra. È facilissimo: basta dirgli che stanno per essere attaccati, denunciare i pacifisti per mancanza di patriottismo e perché mettono in pericolo il paese. Funziona così in qualsiasi paese, che sia una democrazia, una monarchia, una dittatura. Bisogna spaventarli, inculcargli la paura, bisogna imbottirli di paura come si fa con le oche finché non gli scoppia il fegato per fare il paté, bisogna fare in modo che quella paura fermenti e si trasformi in odio, un odio assoluto, irrazionale, sguaiato”.

La paura resta sempre la migliore arma psicologica a disposizione dello Stato per manipolare i cittadini, inducendoli a sacrificare libertà e garanzie fondamentali in cambio della sicurezza promessa da un governo onnipotente.

Con la paura si otterrà facilmente quello che avrebbe richiesto anni per realizzarsi. Intanto si è distrutta la vita comunitaria spianando la strada al telelavoro, frontiera della quarta rivoluzione industriale. 

Coloro che mostrano oggi entusiasmo per lo Smart Working non dimentichino che gli scioperi nelle fabbriche, le manifestazioni nelle piazze, che trovarono la loro sintesi nello “Statuto dei Lavoratori”, poterono avvenire perché i lavoratori entravano a contatto realmente fra di loro. Distrutta la possibilità di assembramenti, di assemblee, di convegni, in cui si possa discutere realmente tra persone, del lavoratore non resterà che la libertà e il diritto di crepare fra le sue quattro mura, senza che il mondo si accorga della sua presenza o assenza. 

Immaginate una popolazione in cui ciascun individuo sarà confinato in casa da solo davanti al monitor di un computer per svolgere il proprio lavoro, mentre i figli da un altro seguono la loro videolezione, senza alcun contatto umano, in completo distanziamento sociale per evitare il contagio. 

Dopo averlo immaginato, chiedetevi se questo è il futuro che avevate in mente quando generaste i vostri figli?