domenica 12 aprile 2020

INVOCANDO DI VIVERE, SCOPRIAMO INVECE D’ESSERE GIÀ MORTI


Per millenni abbiamo fissato al 25 dicembre la nascita di Cristo. Possiamo decretarne la morte oggi 12 aprile 2020!

La profezia di Nietzsche, “DIO È MORTO”, può dirsi compiuta: “Che altro sono ancora queste chiese, se non le fosse e i sepolcri di Dio?”. Ma un nuovo Dio è sorto: la SCIENZA che, come ogni religione, può produrre superstizione e paura, non meno grandi del peggiore oscurantismo che portò al rogo chiunque osasse sfidare la verità di cui i sacerdoti erano gli unici depositari.

Gli esperti – quelli investiti del sapere ufficiale per ciascuna branca dello scibile umano – sono i nuovi sacerdoti. Solo essi hanno diritto di parola, perché solo la loro conoscenza è fondata e fondante. A tutti gli altri non resta che seguire, con cieca obbedienza, il loro dettato. 

Mai come oggi si è assistito allo spettacolo, tipico delle religioni nei momenti di crisi, della proscrizione da parte della cosiddetta scienza ufficiale di ogni posizione – sia pure minoritaria, ma pur sempre rappresentata da scienziati prestigiosi – contraria. 

Chi nega il discorso ortodosso dominante – che ci presenta l’attuale epidemia come la peste nera, il vaiolo, la spagnola – è di per sé un irresponsabile, degno dell’ostracismo sociale; chi nega la gravità del fenomeno, e diverge radicalmente quanto alle modalità di affrontarlo, è accusato di attentare alla salute pubblica, e perciò minacciato di tacere. 

Come ai tempi delle grandi dispute religiose che dividevano la cristianità, in cui qualunque movimento non si allineasse con le misure della Chiesa Cattolica era condannato di eresia, così oggi è condannato di eresia chiunque osi sfidare il sapere ufficiale.

La Scienza ufficiale, unica depositaria del sapere incontrovertibile e assoluto, ha scolpito nella mente degli uomini la PAURA DEL CONTAGIO, cosicché ciascuno veda nell’altro una minaccia alla propria vita. 

La segregazione e il distanziamento sociale sono le misure imposte dal governo a ciascuno di noi per scongiurare la diffusione del virus. E una delle conseguenze più disumane del panico è la comparsa sulla scena della figura dell’UNTORE di manzoniana memoria. 

Sembrava relegata ad un periodo della storia dominato dalla superstizione e dalla paura: NO, eccolo qui, in pieno XXI secolo; ogni individuo è un potenziale untore. L’altro uomo, chiunque egli sia (anche un genitore, un fratello, un figlio), non dev’essere né avvicinato né toccato. Tra noi e l’altro deve esserci almeno la distanza di un metro. L’analogia manzoniana è così chiara che il potenziale untore che non si attiene alle prescrizioni è punito con la prigione da tre a dodici anni. Particolarmente invisa è poi la figura del portatore sano, che contagia una molteplicità di individui senza che lui si ammali.

Nel vangelo c’è scritto: «AMERAI IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO». La nuova religione ci impone invece di abolirlo per salvare la nostra vita. 

In nome della conservazione del nostro corpo, della nostra vita, ci dice di “restare a casa” e di evitare ogni contatto. Le macchine presto ci aiuteranno in questo, consentendoci di fare la spesa senza recarsi al supermercato, lavorare senza spostarsi da casa, visitare i musei del mondo stando comodamente seduti in poltrona, ecc. ecc. Le macchine ci aiuteranno a ridurre al minimo ogni contatto e quindi ogni contagio.

Così sulla paura del contagio e della malattia hanno potuto mettere agli arresti domiciliari un intero popolo, imporre l’uso di mascherine, di dubbia efficacia. E fra non molto ci imporranno chissà quali altri strani congegni per difenderci da un virus, la cui letalità non sta tanto nella sua struttura biologica quanto nella mente delirante di chi lo usa per inconfessabili fini.

La domanda che mi pongo è: com’è che un’intera popolazione abbia accettato volontariamente di sentirsi appestata, di farsi segregare in casa, di sospendere le sue normali condizioni di vita, i suoi rapporti di lavoro, di amicizia, di amore e perfino le sue convinzioni religiose e politiche, senza un gemito, senza un lamento? 

Com’è possibile che, sia pure in nome dell’emergenza sanitaria, si siano potute accogliere supinamente norme così restrittive da configurare un vero e proprio stato di dittatura come neppure nei peggiori totalitarismi?

Com’è ancora possibile che la gente non intravede in questo modo di gestire l’emergenza un grimaldello per sospendere diritti proprio attraverso il diritto stesso, ovvero il porsi al di fuori della legge legittimamente? La sospensione del diritto di cui all’art. 16 della Costituzione è avvenuta infatti proprio in forza dello stesso: “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche”. E se proprio in nome dell’estensione della logica emergenziale queste restrizioni diventassero permanenti? Chi ci garantisce che questo non avvenga?

Sta di fatto che non c’è stata nessuna protesta popolare, nessuna opposizione. Negli anni ’70 la reazione istintiva avrebbe condotto a scontri di piazze, sarebbero sorte barricate. L’andare oltre del potere – sia pure giustificata dall’emergenza sanitaria – avrebbe innescato una rivoluzione.

Cos’è cambiato nel frattempo? Com’è possibile che nel volgere di pochi anni gli uomini abbiano cessato di essere tali per trasformarsi in conigli, la cui unica preoccupazione è la conservazione della propria nuda vita?

La paura di perdere la propria vita è l’unica vera preoccupazione che rende tollerabile anche l’intollerabile. Ma la storia ci insegna che sulla paura di perdere la propria vita si fondano le tirannie. L’attuale emergenza sanitaria può essere considerata come il laboratorio in cui si preparano i nuovi assetti politici e sociali che attendono l’umanità.

Se dunque unica preoccupazione è la paura di perdere la propria vita, e gli altri essere umani sono visti soltanto come possibili untori che occorre ad ogni costo evitare e da cui bisogna tenersi alla distanza di almeno un metro, vuol dire che l’umanità ha ceduto il passo ad un individualismo sfrenato che non unisce gli uomini ma li acceca e li separa. 

Una guerra con un nemico invisibile che può annidarsi in ciascun altro uomo è la più assurda e terribile delle guerre civili, che spiana il terreno ad un Sovrano che in cambio della mera sopravvivenza di ciascun individuo può anche esigere il tributo della cieca obbedienza.

Se tutto questo è potuto accadere, se è bastato un coronavirus perché gli individui tollerassero l’intollerabile, è perché in fondo gli uomini erano già morti, svuotati della loro anima, "uomini impagliati … figure senza forma, ombre senza colore … forze paralizzate … prive di moto”. Erano già diventati “gli uomini vuoti” di Eliot.

Michel de Montaigne, filosofo e aforista francese, scrisse: «Non sappiamo dove la morte ci aspetta, aspettiamola ovunque. La meditazione della morte è meditazione della libertà. Chi ha imparato a morire, ha disimparato a servire. Saper morire ci libera di ogni soggezione e da ogni costrizione».

giovedì 9 aprile 2020

SCUDO PENALE DURANTE L’EMERGENZA COVID-19

Secondo il sondaggio Piepoli, il 90% degli italiani è favorevole al protrarsi del lockdown oltre il 13 aprile. Bene, mi chiedo chi sono questi italiani contenti di stare in casa, agli arresti domiciliari, senza lavoro e senza soldi. Siamo forse già alla stampa di regime?

Pare che al 68% di italiani piaccia il premier Giuseppe Conte, che supera in termini di apprezzamento persino il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (67%). Cresce di giorno in giorno la fiducia nel governo, sia nel modo in cui ha gestito l’emergenza dovuta al Coronavirus sia nel modo in cui affronta i problemi economici del Paese.

Io non sono certamente nel novero di quel 90%.

Non so se quel 90% di italiani è a conoscenza del fatto che nel Decreto Cura Italia approvato dal Governo per salvare l’economia del Paese e aiutare famiglie, aziende e lavoratori autonomi in crisi, contiene pure un emendamento nel quale lo scudo penale offerto ai medici è esteso anche ai vertici delle aziende sanitarie per responsabilità amministrative e gestionali. 

Ora, se trovo già discutibile uno scudo dalle azioni penali e civili per i medici, che almeno dalla loro hanno almeno l’attenuante di aver dovuto sostenere ritmi di lavoro disumani in strutture ospedaliere peraltro prive di presidi di protezione, lo trovo intollerabile per i manager e dirigenti delle strutture sanitarie per condotte professionali, gestionali e amministrative che configurano la fattispecie di reati penalmente perseguibili.

Questi manager e dirigenti sono responsabili del disastro della sanità italiana in modo assai simile a quello dei generali che per ben figurare davanti a Mussolini, che voleva a sua volta ben figurare davanti ad Hitler, non esitarono a sacrificare la vita di 100mila uomini, mandati sul fronte orientale con scarsissimo equipaggiamento, non adatto ai rigori dell’inverno russo.

Uno scudo penale per i medici significa di fatto equiparare quanti si sono adoprati con coraggio e abnegazione nella cura dei pazienti, a quelli che faranno invece passare sotto lo scudo del Covid-19 anche comportamenti deontologicamente scorretti.

Dunque se l’ipotesi di uno scudo penale per i medici risponde almeno alla finalità di evitare condanne ai medici che si sono generosamente prodigati sulla prima linea del fronte; nell’immunità estesa anche ai manager e dirigenti non posso non vedere il tentativo di salvare i pezzi da novanta, che in questo Paese la fanno sempre franca.

Occorre aggiungere che lo scudo penale, nelle inziali intenzioni dei parlamentari del PD, non si limitava soltanto a tutelare il personale sanitario, ma anche l’intera classe politica nazionale nella gestione dell’emergenza coronavirus. Non solo quindi uno scudo penale per i medici, ma anche per tutti quei politici che hanno gestito l'emergenza sanitaria.

Per fortuna la rivolta popolare sui social per convincere il PD di Zingaretti a ritirare tale sub emendamento al decreto “Cura Italia” ha avuto la meglio. Così l’avvocato penalista, Carlo Taormina, che ravvisa enormi negligenze nella gestione dell’emergenza da parte del Governo e che per queste ha presentato denuncia alla Procura della Repubblica di Roma per epidemia colposa, potrà sperare che se ci sono responsabilità queste siano accertate e perseguite.

L'avvocato Carlo Taormina è infatti convinto che la morte di almeno 10mila italiani poteva essere evitata se si fosse impedito al virus di circolare liberamente per quasi quaranta giorni dal 31 gennaio ai primi di marzo, determinando così il collasso delle strutture sanitarie, del tutto inadeguate, nel pieno dell'epidemia, ad accogliere i tanti pazienti che sono stati trasportati in ospedale con deficit respiratori.

Mi chiedo ora se quel 90% di italiani, fra i quali non ci sono io, continuerebbe a confermare l’apprezzamento all’operato del governo nella gestione dell’emergenza sanitaria, se sapesse che, mentre dall’alto fa cadere restrizioni e imposizioni sempre più pressanti sui cittadini, al limite della costituzionalità e oltre il buon senso, accusati spesso di atteggiamenti improvvidi al contenimento dell’epidemia, stava alla chetichella introducendo un emendamento che di fatto lo avrebbe sottratto alle sue ben più gravi responsabilità?

Non mi resta che ringraziare coloro che con la loro protesta hanno impedito, almeno per il momento, che si consumasse l’ennesima porcata di una classe politica sempre più preoccupata di salvare prima il proprio culo che quello del popolo che indegnamente rappresentano.

mercoledì 8 aprile 2020

PRESTO IL VACCINO!!!


Che bravi questi americani, anche questa volta a salvarci saranno loro!

Non sono trascorsi che pochi mesi dallo scoppio dell’epidemia da Covid-19, che ha praticamente messo in ginocchio l’economia cinese e quella di gran parte dell’Europa, e loro con sorprendente rapidità hanno già approntato il primo vaccino capace di produrre anticorpi specifici contro il virus.

I primi test sui topi hanno dato risultati positivi. Lo hanno annunciato oggi i ricercatori della University of Pittsburgh School of Medicine. Si tratta di un cerotto con 400 minuscoli aghi che somministrano frammenti della proteina Spike, quella che consente al virus di legarsi alla membrana cellulare del soggetto infettato.

I ricercatori assicurano che il vaccino potrebbe essere disponibile prima del previsto. Si somministrerà attraverso la cute, là dove la reazione immunitaria è più forte.

Diceva Andreotti: “a pensare male si fa peccato ma, a volte, ci si azzecca”. 

Ma quante strane coincidenze: guerra commerciale USA-CINA, comparsa del virus in Cina nella città di Whuan, proprio dov’è presente un famoso laboratorio virologico, alibi ideale per incolpare facilmente gli scienziati cinesi di negligenza, tecnologia 5G cinese sgradita agli americani, che hanno inserito Huawei nella loro “lista nera”, un coronavirus che nella sequenza genomica presenta proteine stranamente somiglianti a quelle dell’HIV, allarmi fatti scattare in ritardo, quando il virus si era già abbondantemente diffuso sul territorio italiano, e guarda caso proprio quando si sono cominciate ad installare, nel silenzio più assordante, le antenne per il 5G.

L’obbligo di restare buoni a casa è servito forse ad evitare l’effetto Val di Susa sulle possibili proteste di parte della popolazione sui rischi per la salute collegati alla tecnologia del 5G? Il Covid-19 quale arma di distrazione di massa per impedire che i lavori potessero subire fasi di arresto?

In estrema sintesi la nostra attuale condizione di cittadini ridotti al rango di minorati psichici: arresti domiciliari, obbligo d’indossare mascherine, anche quando è noto che non servono ad un cazzo, dal momento che s’impone ancora alla gente di entrare scaglionati nei supermercati a distanza minima di tre metri. Lunghe e snervanti code per recarsi alla posta, in farmacia, al tabaccaio.

E ciliegina sulla torta: presto l’obbligo di fare un vaccino, OBBLIGATORIAMENTE, per poter accedere ai servizi essenziali.

Se questo non è FASCISMO, mi si dica allora cos’è?

PERCHÈ COVID-19 PREOCCUPA PIÙ DELL'INFLUENZA STAGIONALE?



Guardando nel dettaglio le tabelle ISTAT sulla mortalità e le cause principali di decesso in Italia, si scopre che il boom di decessi è legato a malattie del sistema circolatorio. 

Quelle stesse compresenti nella maggioranza dei decessi attribuiti al Covid-19.

Ora, se si si attribuiscono al Covid-19 i decessi normalmente ascritti alle malattie del sistema circolatorio e ai tumori, è chiaro che si falsano i dati. 

Se peraltro non è noto il numero delle persone contagiate (il virus ha cominciato a circolare senza particolare misure restrittive sin dai primi di gennaio), ne consegue che il tasso di letalità attribuito al virus è assai distante dalla realtà.

Se si fosse fatto il tampone a tappeto a tutta la popolazione italiana, considerati gli asintomatici e quelli che hanno sviluppato sintomi assai lievi (solo raffreddore e mal di gola), si scoprirebbe che il numero dei positivi è assai più elevato del dato ufficiale pubblicato sul sito del Dipartimento della Protezione Civile.

Sapendo che la diffusione dell'epidemia ha un andamento di tipo esponenziale; sapendo altresì che il virus era presente in Italia sin dai primi di gennaio e che fino all’8 marzo del 2020 il virus ha circolato liberamente, si può ragionevolmente e prudentemente ipotizzare che, alla data dell’8 marzo, almeno il 60% dell’intera popolazione se fosse stata sottoposta a tampone sarebbe risultata positiva al testo Covid-19.

Ora, se al numeratore poniamo il numero dei decessi al 7 aprile 2020 (17.127), e al denominatore il numero dei casi positivi corrispondenti al 60% della popolazione (circa 36milioni), prescindendo pure dalle altre comorbilità, il tasso di letalità da Covid-19 si attesterebbe intorno allo 0,048%.

Negli ultimi anni il tasso di letalità dovuta all'influenza è stato all'incirca dello 0,1%. Dunque l’influenza ha un tasso di letalità due volte superiore a quello da Covid-19. 

Nel complesso, tra il 2013 e il 2017, più di 68mila italiani sono deceduti a causa della presenza di complicanze determinate dal «comune» virus influenzale; nella maggioranza dei casi polmoniti e problematiche cardiovascolari (infarti e arresti cardiaci).

lunedì 6 aprile 2020

DIRITTI SENZA DIRITTI


Ho paura di ammalarmi? Sì, ho paura. Ma ho più paura di scoprire che l’impalcatura della civiltà che ho conosciuto fosse in definitiva solo un castello di carte: è bastato un virus per buttarlo giù. 

Mi ripeto passerà, gli epidemiologi dicono che il solo modo di arrestare l’epidemia è ridurre il numero dei Suscettibili; la loro densità nella popolazione deve diventare abbastanza bassa da rendere improbabile la diffusione. 

È come il gioco del tiro ai barattoli al luna park: quando il numero dei barattoli sarà sufficientemente piccolo, la probabilità di colpirne uno si abbasserà notevolmente.

Non resta che attendere pazientemente, mi ripeto.

Eppure in una parte di me sento che non sarà più come prima: è crollata la mia fede nel diritto di avere diritti. 

Se è bastata la pur modesta letalità di un virus per mettere in discussione i miei diritti di cittadino, mi chiedo quando ci troveremo ad affrontare emergenze ben più gravi, cosa ne sarà del mio diritto di aver diritti?

Ma a cosa serve salvarsi la vita, se non v’è più la garanzia, la fede incrollabile nell’essere depositari di diritti inalienabili sanciti dalla nostra Carta Costituzionale, quando un qualsiasi personaggio in nome di una qualsiasi emergenza (oggi il coronavirus, domani chissà!) può ergersi al di sopra dei poteri costituzionalmente riconosciuti e farne strame?

Ecco un’obiezione che non sento fare da nessuno – o per lo meno da pochi, molto pochi per scongiurare il pericolo di ridestarsi in un mondo come quello distopico narrato da George Orwell in “1984”. 

Non trovo ancoraggi: tutti sembrano già addomesticati a questo nuovo stato di cose, si sono prontamente adattati.

Non resta che abbandonarsi all’unico rimedio che rimane in tali casi, cioè l’appello al cielo.

È questa la nuova umanità in cui riconoscersi, il mondo nuovo che lasciamo in eredità ai nostri figli?



domenica 5 aprile 2020

SVEGLIATEVI, SIGNORI!


Svegliatevi signori dal vostro torpore, che è causa degli infiniti mali che ci affliggono.


Non gettiamo sugli altri la responsabilità che ci appartiene; assumiamoci la piena responsabilità ché, se in fondo abbiamo una classe di governanti che ci ha portati al delirio e allo sfacelo, la colpa è solo nostra, che non abbiamo vigilato abbastanza da impedire che ci portassero alla rovina.

Siamo colpevoli di ignoranza e ignavia. Se non fossimo stati così grandemente ignoranti e ignavi non avremmo lasciato che ci conducessero sin sull’orlo del baratro, per mirare ora dall’alto la nostra prossima dannazione, fatta di miseria e di fame.

Se non fossimo stati troppo impegnati a cazzeggiare, a programmare le nostre vacanze, a decidere quale nuovo cellullare acquistare, ecc. ecc., avremmo per tempo capito che le ricette neoliberiste che ci stavano somministrando non ci avrebbero mai consentito di uscire dalla crisi, ma al contrario ci scavavano una fossa sempre più larga dalla quale oggi è assai difficile uscirne.

Manovre lacrime e sangue non sono servite a niente. Nel 2011, quando l’ex premier Mario Monti, come Lucio Quinzio Cincinnato, fu chiamato per salvare l’Italia dal tracollo economico, il debito pubblico era del 116,52% rispetto al Pil. Oggi, per effetto della riduzione dell’attività economica, che comporterà diminuzione del PIL annuale, minori entrate fiscali e maggior debito per sostenere l’economia, ci attesteremo tra il 148 e il 149%, con un deficit/Pil compreso tra il 3,4 e il 3,6%.

E se, per uscire dal pantano in cui questa classe di governanti ci ha infilati, dovessimo far ricorso al MES, sarebbe come rivolgersi agli strozzini per mandare avanti un’impresa già indebitata. In queste condizioni è assai difficile che già un’impresa sana si salvi, figuriamoci una piena di debiti. E poiché non esiste strozzino che non applichi condizioni in cambio del denaro che presta, i governi che si succederanno saranno costretti a ridurre il rapporto debito/PIL sino a portarlo al di sotto del 60%; in caso contrario dovremo svendere a prezzi di saldo tutto il nostro patrimonio pubblico, compreso quello artistico e culturale. E quando gli squali della finanza avranno finito di spolparci ben bene, non ci resteranno che le mutande sporche e stracciate per asciugarci le poche lacrime che ci resteranno. E non cantino vittoria quelli che hanno un gruzzoletto in banca, frutto di anni di risparmio e di sacrificio, perché gli squali divoreranno anche quelli. L’accettazione del ricatto del MES ci farà apparire la Grecia come il paese di Bengodi.

La democrazia è come un giardino in cui ordine e simmetria si susseguono per dare un’immagine di armonia e bellezza. Senza la cura costante del giardiniere, la grazia lascia il posto al ripugnante e all’osceno. Noi abbiamo con concorde ignavia e unanimità di consensi lasciato quel giardino nelle mani di incapaci e incompetenti giardinieri che l’hanno ridotto a selva.

sabato 4 aprile 2020

NON SI MUORE SOLO DI COVID-19

Il pericolo della morte è sempre presente per ognuno, per il semplice fatto che la morte è parte della vita. Non si sfugge al ciclo perenne di nascita, vita e morte. La vita è parte di questo ciclo. E sebbene questo ciclo si manifesti dall’alba del tempo, pure l’uomo occidentale sembra volerlo ignorare. Ammettiamolo pure: nelle società occidentali abbiamo talmente rimosso la morte che essa è diventata un tabù. Ed ora che la paura di morire aleggia nell’aria delle città in quarantena ci sentiamo smarriti ed angosciati come bambini, che si attaccano ai talismani dell’amuchina e della mascherina nel tentativo di esorcizzare la morte. Mettiamo in atto rituali ossessivi di pulizia e di evitamento con la speranza di allontanarla da noi. Ma l’alito fetido della morte non svanisce; lo annusiamo dappertutto; è qualcosa di sgradevole che ci scompensa l’esistenza e ci consegna ad un’angoscia soffocante.

Se emozioni così scomposte e caotiche non ci facessero precipitare in una vera e propria paranoia, dovremmo ricordare che prima che il virus irrompesse sulla scena del mondo l’essere umano pur moriva. Magari nel silenzio e nell’indifferenza. Ma dietro le quinte della commedia patinata della società consumistica in cui tutti sono felici e soddisfatti, sempre sani e allegri, la morte ha continuato a falciare vite.

Si muore a causa di un incidente; si muore perché all’improvviso un’arteria cerebrale si tappa; si muore perché il cuore scoppia come un palloncino; si continua a morire di cancro perché qualcuno pensa che il progresso non si può arrestare per la morte di qualche milione di persone che ingeriscono glifosati e inalano nanopolveri provenienti da inceneritori e gas di scarico delle auto.

Insomma, non si muore solo a causa del coronavirus. La morte causata dall’uomo contro altri simili è di gran lunga più devastante e feroce del Covid-19. Si pensi alle guerre infinite in ogni angolo del pianeta in nome della pace e della democrazia; si pensi alle tante malattie (sclerosi multipla, malattie autoimmuni, tumori) provocate dall’inquinamento alimentare e ambientale, in forza del profitto di pochi a danno del resto dell’umanità.

Perché mai queste autentiche pandemie non hanno indotto i governanti ad imporre quelle stesse norme restrittive per impedire – ad esempio – che i glifosati finiscano nei nostri piatti e quindi nel nostro organismo?

Uno studio del Massachusetts Institute of Technology (MIT), una delle più importanti università di ricerca del mondo, è giunto alla conclusione che il glifosato, il diserbante più utilizzato al mondo (storicamente prodotto dalla Monsanto, di recente acquisita dalla multinazionale farmaceutica Bayer), è responsabile di malattie gravi quali: diabete, obesità, asma, morbo di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (SLA), morbo di Parkinson. 

Nelle mele, per esempio, quelle lucide e apparentemente perfette, il glifosato è onnipresente. E, sebbene sia stato considerato ufficialmente pericoloso, il suo uso è lecito; nessuna legge ne proibisce l’uso. Alla fine del 2017, benché sia stato riconosciuto l’effetto nocivo del glifosato sulla salute umana, è stato alla chetichella riautorizzato dall’Unione Europea per altri 5 anni (forse perché gli interessi economici della Bayer sono prevalenti rispetto alla salute dei cittadini?). In genere frutta e verdura, quella che i professoroni consigliano di mangiare in gran quantità perché fa bene, contengono elevati livelli di sostanze chimiche, tra cui il glifosato. Il glifosato non è presente solo in frutta e verdura, ma in molti cibi: pasta, farine e farinacei.

E non parliamo del ruolo importante delle piccole particelle sospese nell'aria di diametro minore di 10 micron (le cosiddette PM10) nella genesi di molte malattie. È stato accertato il rapporto direttamente proporzionale tra PM10 e aumento acuto delle risposte infiammatorie sistemiche (infiammazioni acute delle vie respiratorie, crisi di asma, alterazioni del funzionamento del sistema cardiocircolatorio) e neuroinfiammatorie come la Sclerosi Multipla (SM), una malattia cronica infiammatoria demielinizzante del sistema nervoso centrale che provoca paralisi che può essere da lieve a grave, fino ad arrivare alla compromissione dei muscoli respiratori, e quindi alla necessità di ventilazione assistita, e alla morte.  Secondo i dati emersi dall'ultima edizione del Barometro della SM, si stima che in Italia le persone affette da SM siano oltre 118 mila, ed ogni anno si evidenziano da 1800 a 2000 nuovi casi. 

Numerosi studi hanno evidenziato una correlazione tra l’elevata concentrazione di PM10 e mortalità per malattie respiratorie. È forse da questo dato che dovremmo partire per comprendere la diffusione anomala dell’infezione nelle regioni del Nord rispetto a quelle del Sud Italia? Le curve di espansione dell’infezione sembrano sovrapponibili a quelle in cui si sono registrati i superamenti del limite delle concentrazioni di PM10, che lasciano ragionevolmente ipotizzare la diffusione dell’epidemia grazie alla presenza di veicolanti come il PM10.

La psicosi da coronavirus ci ha fatto dimenticare che ogni anno in Italia il numero dei morti da malattie cardiocircolatorie sono circa 180 mila. Dopo le malattie cardio-circolatorie, che rappresentano il 37% delle cause di decesso, quelli da tumore sono la seconda causa di morte: in media ogni giorno oltre 485 persone muoiono in Italia a causa di un tumore. Se i mass media ci annunciassero questo dato quotidianamente e con lo stesso clamore con il quale annunciano i decessi “CON” coronavirus, gli italiani considererebbero imminente la fine del mondo. Infine, fra le cause di morte, ci sono i suicidi: nel 2014, quattromila 247 persone si sono suicidate in Italia, per motivi economici, sociali, psicologici. Se si prendono poi in considerazione anche i tentati suicidi, la cifra sale di 20 volte. Ma nessun governo, così solerte nella tutela della salute pubblica quando si tratta di virus, ha mai pensato di ridurre il disagio economico e sociale associato al suicidio. Fra gli individui di età compresa tra i 15 e i 44 anni, di entrambi i sessi, rappresenta una delle principali cause di morte, e il trend è in crescita: negli ultimi 45 anni il tasso di suicidio è cresciuto del 65% in tutto il mondo; si calcola che nel mondo ogni circa 40 secondi una persona si suicida. 

Dunque, nessun essere umano in nessun luogo del mondo può dirsi al riparo dalla morte. Nessuno di noi può affermare con certezza quanto breve o lunga sarà la sua vita. Possiamo esorcizzare l’angoscia della morte ricorrendo pure ai tanti espedienti che la società dei consumi ci mette a disposizione, ma una cosa è certa: la morte di ciascuno di noi si rivelerà ad un certo punto della nostra esistenza incondizionata e insuperabile. 

Nell’economia della Natura la morte è un meccanismo cieco e necessario: non si muore perché ci si ammala, ma ci si ammala perché si deve morire. Ora si tratta di distinguere la morte che è funzionale alla vita da quella che, invece, è funzionale e strumentale ai fini inconfessabili di una élite di uomini.

La mattanza di uomini in nome di ideali e valori per giustificare invasioni di territori e il depredamento di risorse e materie prime non è nel disegno della natura; come non lo è la morte di 3.787 persone per la fuoriuscita di 40 tonnellate di isocianato di metile (MIC), dallo stabilimento della Union Carbide India Limited (multinazionale statunitense Union Carbide specializzata nella produzione di fitofarmaci) avvenuta nel dicembre 1984 nella città indiana di Bhopal; come non lo è ancora la morte di 7 operai nello stabilimento ThyssenKrupp di Torino avvenuta il 6 dicembre 2007, perché l’Azienda riteneva antieconomico investire nei sistemi di prevenzione antincendio e antinfortunistici. 

Queste morti non sono nel disegno della Natura; queste morti – che la Natura non vuole – sono solo ascrivibili all’avidità e alla cupidigia umana che non conosce limiti, e il cui soddisfacimento impone un numero di vittime ben più alto di quello tributabile al Covid-19. Sempreché questo virus sia un prodotto della natura e non – come si vocifera anche da fonti attendibili ed autorevoli – un virus costruito in laboratorio per mettere in ginocchio l’economia cinese.

Potrebbe essere questo virus anche l’occasione per costruire un nuovo ordine mondiale e sociale in cui i poveri si adattino al loro essere poveri, mentre i ricchi possono stare al sicuro dalla pretesa dei poveri di non essere più poveri. Costringendo la vita di ciascuno di noi entro le gabbie delle nostre mura domestiche, senza più scambi relazionali e culturali, spegnendo via via i social network, con l’accusa di disseminare il panico fra la gente e di divulgare notizie non conformi alla “verità ufficiale”, quella da bollino blu, saldamente in mano a lobby finanziere ed economiche. Quella, per intenderci, che per prima ha usato fake news per convincere l’opinione pubblica sulla necessità di attaccare l’Iraq di Hussein e la Libia di Gheddafi. 

Contro la bulimia di provvedimenti messi in campo per combattere il Covid-19 (mascherine, confinamento in casa senza se e senza ma, provvedimenti deliranti come non allontanarsi più di 250-300 metri dalla propria abitazione, divieto assoluto di recarsi in parchi o giardini, pena il deferimento alle autorità giudiziarie), ci sono questi dati incontrovertibili: nell’81% dei casi la malattia è asintomatica o con sintomi lievi; la maggior parte dei decessi 74,60% si è avuta nella fascia di età tra 70 e 89 anni, mentre il 14.1% ha riguardato soggetti di età superiore ai 90 anni; nei soggetti di età compresa tra 60 e 69 la letalità è stata dell’8,4%; in quelli di età tra 50 e 59 anni del 2.8%. Non si sono registrati casi nella fascia di età compresa tra i 15 e i 49 anni. E nella maggioranza dei casi i decessi erano da mettersi in relazione ad altre comorbilità, di cui quella più rappresentativa è l’ipertensione (presente nel 74,6% del campione), seguita dalla cardiopatia ischemica (70,4%) e dal diabete mellito (33,8%).

L’impatto economico stimato per il lockdown è, invece, assai allarmante: 2,2 milioni di imprese (il 48,8% del totale) hanno subito la sospensione ed oltre 7 milioni di lavoratori rischiano di perdere il lavoro. 

Ora se mettiamo a confronto i dati del Covid-19 con quelli derivanti dal lockdown, lascio al lettore valutare dei due mali qual è il peggiore?