La vicenda Consip, di cui i media parlano assai poco proprio
in nome di quella verità che il presidente dell’Antitrust Pitruzzella vorrebbe
proteggere dalle bufale del web, passa sottotraccia.
Eppure è uno scandalo ben
più serio delle vicende che funestano il comune di Roma e il suo sindaco
Virginia Raggi.
Ma tutti i giorni sono le notizie del Campidoglio che occupano
gli spazi maggiori della carta stampata e delle reti televisive. Sappiamo
tutto. Come Raffaele Marra, dirigente comunale dai tempi di Alemanno e Marino,
sia stato promosso da Virginia Raggi a capo del Personale; come costui –
sebbene incensurato (ma la Virginia Raggi doveva saperlo, avendo la sfera di
cristallo) – sia stato indagato dalla Procura di Roma, perché tre anni prima
s’era fatto pagare una casa da un costruttore. Come la Raggi abbia nominato assessore
all’Ambiente la Muraro (incensurata e non indagata) e poi si scopre che è fatta
oggetto di indagine per presunte violazioni del testo unico ambientale e la
Raggi la fa dimettere.
Insomma la Raggi è il vero cancro di questo Paese: nessuna
scusa perché doveva prevedere gli eventi e sapere chi erano i suoi
collaboratori, benché siano stati tutti rimossi dai loro incarichi.
Dell’indagine Consip immagino però che siano veramente in
pochi a conoscere il letamaio che sta venendo fuori e quali sono i protagonisti.
Meno male che il Web c’è, altrimenti notizie di questa
portata sarebbero bellamente occultate, con buona pace di chi veramente ammorba
il Paese con loschi affari, che ricadono presto o tardi sull’intera collettività
sotto forma di maggiori tasse da versare e minori servizi. Ma il presidente
dell’Antitrust Pitruzzella pensa che servano regole e sanzioni contro le bufale
online: “i pubblici poteri devono controllare l’informazione”. Così con la
scusa delle “bufale on line” si vorrebbe istituire una sorta di ministero della
Verità di orwelliana memoria, col compito per l’appunto di stabilire quale sia la
verità.
Occorrerebbe ricordare al valente avvocato e docente italiano, nonché presidente
dell'Antitrust, che la guerra in Iraq si basò su 935 menzogne dette proprio da
quel ministero della Verità costituito dall’allora presidente degli Stati Uniti
Bush Jr e dal suo entourage all’opinione pubblica.
Ma torniamo all’inchiesta Consip. L’oggetto dell’indagine
riguarda un mega appalto (Facility Management) di 2,7 miliardi di euro per la fornitura
pluriennale dei servizi gestionali di uffici pubblici, università e centri di
ricerca. La gara bandita nel 2014 fu suddivisa in dieci lotti, tre dei quali
fanno riferimento alle società di Alfredo Romeo, in passato finanziatore legale
della Fondazione Big Bang di Renzi.
Cos’è la Consip? La Consip, acronimo di Concessionaria
Servizi Informativi Pubblici, è una società per azioni del Ministero
dell'Economia e delle Finanze, che gestisce gare per i servizi di manutenzione
di tutti gli edifici pubblici, comprese le scuole italiane. Nata nel 1997 per gestire i servizi
informatici dell'allora Ministero del tesoro, nel 2000 – nell’ambito di un
programma di razionalizzazione della spesa pubblica per beni e servizi –
assunse l'incarico di stipulare convenzioni e contratti quadro per l'acquisto
di beni e servizi per conto delle amministrazioni dello Stato. Secondo il
principio della spending review e basandosi sul presupposto che il prezzo decresce
in ragione della quantità acquistata, ci si attendeva una migliore efficienza ed
efficacia della spesa pubblica in termini di risparmi per gli apparati pubblici.
Ma in Italia vale l’antico proverbio che “tra il dire e il fare c’è di mezzo il
mare”.
Un sistema fantastico in teoria, col trascorrere degli anni è diventato
l’impianto attraverso il quale una grande fetta degli appalti andava alle
solite aziende che se li spartivano, come fossero un cartello, secondo il
principio del “do ut des”: da una parte ottenevano gli appalti, dall’altra
finanziavano in maniera trasversale la politica italiana.
Da qui l’indagine in corso, dalla quale – attraverso intercettazioni
– emerge che un dirigente della Consip avrebbe favorito le società
riconducibili all'imprenditore Alfredo Romeo, in cambio di somme di denaro
versate in contanti dallo stesso Romeo. Quindi agli eccellenti iscritti nel
registro degli indagati per rivelazione del segreto d’ufficio: il Generale
Tullio Del Sette (comandante generale dell’Arma dei carabinieri), Emanuele
Saltalamacchia (comandante dei carabinieri della Toscana) e Luca Lotti, oggi
sottosegretario alla presidenza del consiglio.
Cosa avrebbero fatto quelli del “trio medusa”? Avrebbero
informato l’amministratore delegato della Consip, Luigi Marroni, dell’esistenza
di microspie negli uffici della Consip utili al prosieguo delle indagini. Luigi
Marroni fa rimuovere le cimici e in data 20 dicembre gli investigatori entrano
nella sede Consip a Roma, acquisendo i documenti sulla mega-gara.
L’Ad – Luigi Marroni – messo all’angolo dai Pm rivela i nomi
di chi gli avrebbe svelato l’esistenza dell’indagine: il presidente della
Consip Ferrara, che lo aveva saputo dal sottosegretario Luca Lotti, che lo
aveva saputa dal comandante dei carabinieri della Toscana Emanuele
Saltalamacchia, che a sua volta lo aveva saputo dal comandante dei carabinieri,
Tullio Del Sette.
Ciascuno di questi tre notabili ovviamente nega le accuse,
come c’era da aspettarsi. E siamo in una vera e propria situazione surreale.
Siamo al paradosso di Epimenide il quale, essendo cretese, affermava che tutti
i cretesi sono bugiardi.
Se i tre dignitari come affermano, non sapevano nulla delle
indagini e non hanno mai detto nulla a Marroni e Ferrara, allora Marroni e
Ferrara sono due bugiardi e stiamo mantenendo a capo della centrale acquisti
della pubblica amministrazione due infingardi. Se invece Marroni ha detto la
verità, allora Lotti, Saltalamacchia e Del Sette non possono rivestire il primo
il ruolo formale di ministro e quello sostanziale di rappresentante del leader
del Pd Renzi nel governo Gentiloni, il secondo quello di comandante dell’arma
dei carabinieri della Toscana, il terzo quello di comandante generale dell’Arma
dei carabinieri.
A voi l’ardua sentenza. Chi mente?