lunedì 26 dicembre 2016

CASO MONTE PASCHI, UN’OPACA VICENDA BANCARIA

Il 21 dicembre scorso il Parlamento è stato chiamato ad esaminare la norma cosiddetta “Salvarisparmio”, opportunamente cucita per salvare il Monte dei Paschi Siena (Mps). Il governo Renziloni ha incassato il via libera di Camera e Senato. L’esecutivo ha chiesto al Parlamento l’autorizzazione a nuovo indebitamento fino a 20 miliardi di euro. Il Senato (con 221 voti favorevoli) e la Camera (con 389 voti favorevoli) hanno detto sì.

Dalla notte al giorno siamo a 20 miliardi di euro di ulteriore debito. Cosa sono 20 miliardi nell’enorme calderone del debito pubblico italiano? Poca cosa, tanto più che a pagarlo non saranno certo quelli che accumulano fascine per porle sulle spalle degli ignari italiani e su quelle dei loro figli. Tra i quali vi sono anche quelli che, se sono capaci di alzare barricate spontanee quando si tratta di negare ospitalità a chi fugge da condizioni ostili, sono del tutto apatici e indifferenti quando banchieri e loro lacchè in doppio petto gli schiaffano un palo enorme nel culo! Contro questi dovrebbero erigere non solo barricate ma fortificazioni ad impedire che continuino a depredarci del nostro futuro e di quello dei nostri figli. Ma contro questi veri sciacalli si mostrano vili e impotenti, con l’unico effetto di incentivare gli ingannatori ad ingannare ancor di più e sempre meglio.

Il Governo Renzi, insieme ai due precedenti (Letta e Monti), ha prodotto 400 miliardi di debito. Lo scorso ottobre il debito pubblico valeva 2.223 miliardi di euro. Poiché quando Renzi è andato a Palazzo Chigi era di 2.107 miliardi di euro, ne consegue che il suo governo ha macinato 116 milioni di euro per ogni giorno in cui è rimasto in carico. E c’è ancora qualcuno che attende il suo ritorno!

Se il voto fosse palese e se ciascun elettore rispondesse personalmente, sborsando di tasca propria i maggiori oneri derivanti dalla scelta di politici inetti o incapaci o corrotti, sono convinto che questi elettori sarebbero più attenti nel selezionare la classe dirigente e nel chiederne conto. A puro titolo esemplificativo, se i quasi 3 milioni di elettori, che alle primarie hanno consentito a Renzi di diventare segretario del Pd e successivamente capo del governo, si vedessero recapitare una cartella esattoriale di 39 mila euro per compensare il maggior debito creato dal loro leader, soppeserebbero più attentamente le conseguenze del loro voto.

Nonostante le politiche di rigore sin qui adottate, non c’è segnale alcuno che la rotta stia cambiando in modo sostanziale. Nel 2011 il rapporto debito/PIL era al 120%, dopo la legge di bilancio 2017 si era attestato al 132,8%. Con il decreto “Salvarisparmio”, confezionato per salvare gli istituti di credito ricorrendo ai soldi dei cittadini, si porterà ben oltre il 134%, complicando enormemente il piano di rientro verso gli obiettivi del Patto di stabilità e crescita.

Non si può non osservare che non ci sono mai i soldi per la Scuola, per la Sanità, per la Previdenza, per la messa in sicurezza del territorio, per gli ammortizzatori sociali. Ma quando si tratta di banche e di lobby di potere, magicamente i soldi appaiono! Il dettaglio non trascurabile è che il maggior debito, per effetto della nuova emissione di titoli pubblici per 20 miliardi, per salvare le banche in difficoltà, costerà ad ogni famiglia italiana 833 euro è ininfluente.

Quando il M5S parlava di “reddito di cittadinanza”, i governi, facendo risolino, replicavano: dove trovate i soldi?

La proposta del M5S sul reddito minimo garantito, destinato a circa 2,8 milioni di famiglie sotto la linea della povertà, costerebbe secondo l’Istat circa 14,9 miliardi di euro. Ma i governi hanno sempre respinto la proposta al mittente adducendo il motivo che non ci sono le coperture per finanziare il reddito di cittadinanza. Ma quando c’è da salvare le banche, ecco pronta la soluzione: basta fare debito!  


Il sistema creditizio è in difficoltà? Servono venti miliardi? Nessun problema. Con un decreto il governo toglie soldi dal bilancio dello Stato e li mette nelle banche. Si chiede agli italiani di firmare una cambiale in bianco di 20 miliardi non per garantire un miglior servizio sanitario o una scuola più efficiente, non per investimenti destinati a creare nuova occupazione, non per arginare il fenomeno della povertà assoluta, che mostra un quadro allarmante. No, solo per salvare un sistema creditizio, guidato da uomini che, pur intascando compensi milionari, lo hanno deteriorato con strategie poco prudenti e malversazioni d’ogni sorta. E il colmo è che coloro che vogliono salvarlo sono quegli stessi che sapevano e non hanno fatto nulla per impedire che fosse saccheggiato, quando non vi hanno contribuito attivamente. 

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