Il 21 dicembre scorso il Parlamento è stato chiamato ad
esaminare la norma cosiddetta “Salvarisparmio”, opportunamente cucita per
salvare il Monte dei Paschi Siena (Mps). Il governo Renziloni ha incassato il via
libera di Camera e Senato. L’esecutivo ha chiesto al Parlamento l’autorizzazione
a nuovo indebitamento fino a 20 miliardi di euro. Il Senato (con 221 voti
favorevoli) e la Camera (con 389 voti favorevoli) hanno detto sì.
Dalla notte al giorno siamo a 20 miliardi di euro di
ulteriore debito. Cosa sono 20 miliardi nell’enorme calderone del debito
pubblico italiano? Poca cosa, tanto più che a pagarlo non saranno certo quelli
che accumulano fascine per porle sulle spalle degli ignari italiani e su quelle
dei loro figli. Tra i quali vi sono anche quelli che, se sono capaci di alzare
barricate spontanee quando si tratta di negare ospitalità a chi fugge da
condizioni ostili, sono del tutto apatici e indifferenti quando banchieri e
loro lacchè in doppio petto gli schiaffano un palo enorme nel culo! Contro
questi dovrebbero erigere non solo barricate ma fortificazioni ad impedire che
continuino a depredarci del nostro futuro e di quello dei nostri figli. Ma
contro questi veri sciacalli si mostrano vili e impotenti, con l’unico effetto
di incentivare gli ingannatori ad ingannare ancor di più e sempre meglio.
Il Governo Renzi, insieme ai due precedenti (Letta e Monti),
ha prodotto 400 miliardi di debito. Lo scorso ottobre il debito pubblico valeva
2.223 miliardi di euro. Poiché quando Renzi è andato a Palazzo Chigi era di
2.107 miliardi di euro, ne consegue che il suo governo ha macinato 116 milioni
di euro per ogni giorno in cui è rimasto in carico. E c’è ancora qualcuno che
attende il suo ritorno!
Se il voto fosse palese e se ciascun elettore rispondesse
personalmente, sborsando di tasca propria i maggiori oneri derivanti dalla
scelta di politici inetti o incapaci o corrotti, sono convinto che questi
elettori sarebbero più attenti nel selezionare la classe dirigente e nel
chiederne conto. A puro titolo esemplificativo, se i quasi 3 milioni di
elettori, che alle primarie hanno consentito a Renzi di diventare segretario
del Pd e successivamente capo del governo, si vedessero recapitare una cartella
esattoriale di 39 mila euro per compensare il maggior debito creato dal loro
leader, soppeserebbero più attentamente le conseguenze del loro voto.
Nonostante le politiche di rigore sin qui adottate, non c’è
segnale alcuno che la rotta stia cambiando in modo sostanziale. Nel 2011 il
rapporto debito/PIL era al 120%, dopo la legge di bilancio 2017 si era
attestato al 132,8%. Con il decreto “Salvarisparmio”, confezionato per salvare
gli istituti di credito ricorrendo ai soldi dei cittadini, si porterà ben oltre
il 134%, complicando enormemente il piano di rientro verso gli obiettivi del
Patto di stabilità e crescita.
Non si può non osservare che non ci sono mai i soldi per la
Scuola, per la Sanità, per la Previdenza, per la messa in sicurezza del
territorio, per gli ammortizzatori sociali. Ma quando si tratta di banche e di
lobby di potere, magicamente i soldi appaiono! Il dettaglio non trascurabile è che
il maggior debito, per effetto della nuova emissione di titoli pubblici per 20
miliardi, per salvare le banche in difficoltà, costerà ad ogni famiglia
italiana 833 euro è ininfluente.
Quando il M5S parlava di “reddito di cittadinanza”, i
governi, facendo risolino, replicavano: dove trovate i soldi?
La proposta del M5S sul reddito minimo garantito, destinato a
circa 2,8 milioni di famiglie sotto la linea della povertà, costerebbe secondo
l’Istat circa 14,9 miliardi di euro. Ma i governi hanno sempre respinto la
proposta al mittente adducendo il motivo che non ci sono le coperture per
finanziare il reddito di cittadinanza. Ma quando c’è da salvare le banche, ecco
pronta la soluzione: basta fare debito!
Il sistema creditizio è in difficoltà? Servono venti
miliardi? Nessun problema. Con un decreto il governo toglie soldi dal bilancio
dello Stato e li mette nelle banche. Si chiede agli italiani di firmare una
cambiale in bianco di 20 miliardi non per garantire un miglior servizio
sanitario o una scuola più efficiente, non per investimenti destinati a creare
nuova occupazione, non per arginare il fenomeno della povertà assoluta, che
mostra un quadro allarmante. No, solo per salvare un sistema creditizio,
guidato da uomini che, pur intascando compensi milionari, lo hanno deteriorato con
strategie poco prudenti e malversazioni d’ogni sorta. E il colmo è che coloro
che vogliono salvarlo sono quegli stessi che sapevano e non hanno fatto nulla
per impedire che fosse saccheggiato, quando non vi hanno contribuito
attivamente.
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