Alcune brevi riflessioni su quanto detto da Gentiloni nel
corso della seduta al Senato, svuotato dalle opposizioni, lo scorso mercoledì
14 dicembre. Nel chiedere la fiducia ha
testualmente detto: “Io difenderò, com'è ovvio, le prerogative del Parlamento e
lo farò nei confronti di tutti. C'è stata una discussione a mio parere molto
sbagliata negli ultimi mesi da parte di chi ha presentato le riforme che erano
state approvate, peraltro a maggioranza, nel Parlamento come chissà quale
tentativo autoritario. Credo che questo sia stato un errore. Invito, comunque,
chi, in questi mesi, si è battuto alzando la bandiera del Parlamento contro
ipotetici e – a mio avviso – inesistenti, tentativi autoritari, a rispettare il
Parlamento e le sue regole, a partecipare alle sue riunioni e a farlo in modo
civile e dignitoso come prevede la Costituzione”.
Ma siamo sicuri che questo “governo fotocopia del precedente
governo Renzi”, costituito peraltro dagli stessi che hanno perso il referendum,
sia proprio nella legittima posizione di puntare il dito contro chi, in
ossequio a quei 20 milioni di No al referendum, diserta l’aula perché stanco di
assistere per l’ennesima volta alla deprimente pantomima di un governo messo in
piede per rispondere più a calcoli opportunistici di bottega che al senso di
responsabilità per la Nazione?
Un referendum che evidenziasse l’enorme divergenza tra il popolo
e i suoi rappresentanti, indurrebbe – secondo la migliore tradizione
costituzionalista – a indire subito nuove elezioni politiche, proprio per restituire
al Parlamento e al Governo quella dignità istituzionale che solo la sovranità
popolare può dargli.
Gentiloni, il suo Governo e questo Parlamento da quale voto popolare
derivano la loro autorità?
Sappiamo che a nuove elezioni politiche al più presto si
oppone però la circostanza che l’attuale legge elettorale – voluta dal governo
Renzi (ancora in carica per interposta persona di Gentiloni) – non prevede norme
relative all'elezione del Senato. Renzi, ancora prima che il popolo si
esprimesse, aveva dato per scontato la sua abolizione.
Mentre l’intero contesto rivela una sconfortante inadeguatezza,
fa eco il tono predicatorio e saccente di un Gentiloni che invita le
opposizioni a sedere sugli scranni parlamentari per dar vita alla normale
dialettica democratica, come se il referendum costituzionale, con un’affluenza
boom del 70% circa, non ci fosse mai stato.
Per la quarta volta è stato nominato un governo di “non
eletti”; abbiamo ancora un Parlamento di deputati e senatori eletti con una legge
definita anticostituzionale in molte sue parti dalla Corte costituzionale. Ma
Gentiloni esorta le opposizioni dal suo pulpito a rispettare questo Parlamento
e le sue regole, in modo civile e dignitoso come prevede la Costituzione.
Sorprende
e irrita l’ipocrisia di certe affermazioni!
Un governo giustamente definito dalla maggior parte degli
osservatori una fotocopia del precedente governo Renzi – nemmeno il pudore di
cambiare la compagine ministeriale –, respinto pochi giorni fa a grande
maggioranza del popolo italiano, che arringa le opposizioni sulla necessità
della partecipazione? È il colmo dell’audacia o della sfacciataggine!
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