giovedì 15 dicembre 2016

DA CHE PULPITO VIENE LA PREDICA

Alcune brevi riflessioni su quanto detto da Gentiloni nel corso della seduta al Senato, svuotato dalle opposizioni, lo scorso mercoledì 14 dicembre.  Nel chiedere la fiducia ha testualmente detto: “Io difenderò, com'è ovvio, le prerogative del Parlamento e lo farò nei confronti di tutti. C'è stata una discussione a mio parere molto sbagliata negli ultimi mesi da parte di chi ha presentato le riforme che erano state approvate, peraltro a maggioranza, nel Parlamento come chissà quale tentativo autoritario. Credo che questo sia stato un errore. Invito, comunque, chi, in questi mesi, si è battuto alzando la bandiera del Parlamento contro ipotetici e – a mio avviso – inesistenti, tentativi autoritari, a rispettare il Parlamento e le sue regole, a partecipare alle sue riunioni e a farlo in modo civile e dignitoso come prevede la Costituzione”.

Ma siamo sicuri che questo “governo fotocopia del precedente governo Renzi”, costituito peraltro dagli stessi che hanno perso il referendum, sia proprio nella legittima posizione di puntare il dito contro chi, in ossequio a quei 20 milioni di No al referendum, diserta l’aula perché stanco di assistere per l’ennesima volta alla deprimente pantomima di un governo messo in piede per rispondere più a calcoli opportunistici di bottega che al senso di responsabilità per la Nazione?

Un referendum che evidenziasse l’enorme divergenza tra il popolo e i suoi rappresentanti, indurrebbe – secondo la migliore tradizione costituzionalista – a indire subito nuove elezioni politiche, proprio per restituire al Parlamento e al Governo quella dignità istituzionale che solo la sovranità popolare può dargli.

Gentiloni, il suo Governo e questo Parlamento da quale voto popolare derivano la loro autorità?

Sappiamo che a nuove elezioni politiche al più presto si oppone però la circostanza che l’attuale legge elettorale – voluta dal governo Renzi (ancora in carica per interposta persona di Gentiloni) – non prevede norme relative all'elezione del Senato. Renzi, ancora prima che il popolo si esprimesse, aveva dato per scontato la sua abolizione.

Mentre l’intero contesto rivela una sconfortante inadeguatezza, fa eco il tono predicatorio e saccente di un Gentiloni che invita le opposizioni a sedere sugli scranni parlamentari per dar vita alla normale dialettica democratica, come se il referendum costituzionale, con un’affluenza boom del 70% circa, non ci fosse mai stato.

Per la quarta volta è stato nominato un governo di “non eletti”; abbiamo ancora un Parlamento di deputati e senatori eletti con una legge definita anticostituzionale in molte sue parti dalla Corte costituzionale. Ma Gentiloni esorta le opposizioni dal suo pulpito a rispettare questo Parlamento e le sue regole, in modo civile e dignitoso come prevede la Costituzione. 

Sorprende e irrita l’ipocrisia di certe affermazioni!


Un governo giustamente definito dalla maggior parte degli osservatori una fotocopia del precedente governo Renzi – nemmeno il pudore di cambiare la compagine ministeriale –, respinto pochi giorni fa a grande maggioranza del popolo italiano, che arringa le opposizioni sulla necessità della partecipazione? È il colmo dell’audacia o della sfacciataggine!

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