sabato 3 dicembre 2016

LA VERA RIFORMA NON E' CAMBIARLA, MA ATTUARLA

Chi è davvero Matteo Renzi e, soprattutto, chi sono le persone intorno a lui?

Dovrebbe essere chiaro oramai a tutti, dopo oltre due anni del suo governo, che lui è soltanto un bluff, una grande illusione dietro la quale si celano una smisurata ambizione e un sistema di potere che in realtà vorrebbe realizzare un modello di governo tanto caro a quello che a suo tempo Licio Gelli propose.

Quanto alla massoneria, già due anni fa l’allora direttore del Corriere della Sera De Bortoli parlò di odore di massoneria intorno al governo Renzi. Un fatto certo è che tra progetto renziano della riforma costituzionale e progetto P2 ci sono molti elementi di somiglianza. E il più importante fra questi è proprio la centralità del governo sul parlamento.

Un altro elemento di somiglianza del renzismo con il pensiero politico gelliano è l’insofferenza verso i corpi intermedi che ostacolano i suoi fini. 

Renzi non li ama! La sua concezione del potere è “cesaristica”, con il codazzo di consulenti e consiglieri. Egli ama rivolgersi direttamente al popolo e lo blandisce con false promesse per raccogliere il consenso.

Lo spot elettorale degli ottanta euro, che non ha prodotto alcun impatto strutturale sull’economia italiana, in prossimità delle elezioni europee del 2014.

Lo spot del “se vince il Sì” risparmieremo – con l’eliminazione del Senato elettivo, l’abrogazione delle provincie e del CNEL – cinquecento milioni, da dare ai «poveri». Ma, come in tutti i populismi, argomentazioni simili si reggono sul nulla: abolire il CNEL, il Senato elettivo e le provincie significa solo abolire gli stipendi di senatori e consiglieri, ma non le spese per i dipendenti, per le sedi, per gli arredi ecc., che costituiscono più dell’ottanta per cento del costo complessivo e che per la gran parte resteranno.

Quindi in vicinanza del referendum costituzionale la marchetta elettorale dell’intesa sul pubblico impiego, i cui contratti erano bloccati dal 2009, con l’impegno da parte del governo ad aumentare di 85 euro lordi lo stipendio mensile. La cifra che il governo deve trovare per coprire gli aumenti è di cinque miliardi, ma i soldi non ci sono: il governo dovrebbe trovare 5 miliardi e dispari proprio nello stesso periodo in cui con la manovra s’è impegnato ad attuare una stretta sui conti da 35 miliardi (oltre a tagliare l’Irpef). 

L'ennesima riprova che la demagogia di Renzi non conosce confini: ora bisogna incassare il Sì, domani si vedrà.

Poniamoci ora la domanda: chi è veramente Matteo Renzi?

Un uomo che tra giravolte e promesse mancate ricalca tutti i metodi di quella “vecchia politica” che lui sosteneva di voler rottamare. 

Si è affermato come rottamatore, ma non ha esitato a mettersi insieme ai rottamati; si diceva indignato per i doppi incarichi degli altri e poi, una volta giunto al potere, non ha fatto altro che collezionare poltrone; nell’aprile del 2013, ospite a "Che tempo che fa" rispondendo a Fabio Fazio che gli chiedeva se intendesse fare il segretario del Pd, aveva detto: "Non sono la persona adatta", e poi sappiamo com’è andata: si è fatto eleggere; aveva giurato che non sarebbe mai andato al governo senza passare prima dal voto, e poi, pugnalando alle spalle l’amico Letta, ha fatto tutto l'opposto.

Ci possiamo fidare di un tale personaggio? Quali inganni nasconde la sua riforma costituzionale, non scritta dai partigiani che caddero per essa, ma dai banchieri e confindustria?

Non chiedetevi se con il Sì l’Italia cambia. Chiedetevi piuttosto se i dettati costituzionali nel nostro Paese siano mai stati pienamente attuati.

È stato forse pienamente realizzato il diritto al lavoro, esplicitamente enunciato tra i principi fondamentali della Costituzione?

È stato forse pienamente realizzato l’articolo 3 della Costituzione che dispone che: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono [...] la effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese»?


La vera riforma, la vera rivoluzione non è cambiarla ma attuarla.

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