Le nuvole incombono minacciose e annunciano la tempesta,
pronta ad abbattersi come un flagello sugli italiani che con il loro No hanno
osato sfidare la giusta ira della Bce, che non l’ha preso affatto bene.
Come a suo tempo con Alexis Tsipras, quando una valanga di
"No" uscì dalle urne greche per bocciare l’accordo proposto dai
creditori internazionali, e la Banca centrale europea bloccò il rifinanziamento
delle banche greche non accettando più i bond greci in garanzia, a meno che il
governo di Atene non concludesse un nuovo accordo con la troika Ue-Bce-Fmi,
così ora è la volta dell’Italia, lasciata nel pantano da Matteo Renzi, che deve
prepararsi a bere l’amaro calice della Troika.
La Bce ha detto no al rinvio dell’aumento di capitale da
parte di Mps e diventa indispensabile la ricapitalizzazione precauzionale con
soldi pubblici, previo azzeramento degli azionisti e obbligazionisti
subordinati. Dopo l’esito referendario vengono improvvisamente alla luce le crepe
del sistema bancario italiano. Questo quando Padoan qualche mese fa ci tranquillizzava
sulla solidità del sistema bancario italiano.
Un tempismo perfetto tra il risultato del referendum e la
presa d’atto da parte della Bce delle difficoltà delle banche italiane.
Lo scopo della Troika ora è fare pressione sul presidente
della Repubblica Sergio Mattarella perché formi subito un nuovo governo
tecnico, alla cui guida vi sia il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan,
umiliando ancora una volta la “sovranità popolare”.
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