domenica 18 dicembre 2016

IL MITO DELLA CRESCITA INFINITA

Vogliono convincerci che si esce dalla crisi solo aumentando il prodotto interno lordo, come se fosse realistica l’idea che gli alberi possano crescere fino al cielo e oltre. Finché saremo disposti ad accettare una tale assurdità, quell’1% della popolazione mondiale avrà partita facile nei confronti del restante 99%, ai quali continuano ad imporre terapie economiche diametralmente opposte a quelle che sarebbero necessarie.

L’unica terapia da adottare, per uscire dal «buco nero» in cui ci hanno confinati, è la redistribuzione della ricchezza, altrimenti la dilatazione patologica delle diseguaglianze, l’impoverimento dei lavoratori e del ceto medio sono destinati ad aggravarsi.

La crescita di ogni paese, al pari della crescita dei batteri, dei salmoni o delle tigri, incontra comunque un limite oltre il quale non può andare. Se non altro per l’ovvia considerazione del carattere finito di alcune risorse dell'ambiente.

Continuare ad illudere i paesi e i popoli dell'eurozona che dalla crisi si esce solo aumentando la crescita, è quanto di più irrealistico possa esservi.


Se la politica, non dico solo a livello nazionale ma anche internazionale, non porrà in atto trasferimenti di risorse da un gruppo sociale ad un altro, attenuando progressivamente le diseguaglianze, gli scenari da favelas brasiliani saranno anche nei nostri paesi occidentali avanzati, abituati a una vita dignitosa, più comuni di quanto oggi non si possa immaginare.

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