Vogliono convincerci che si esce dalla crisi solo aumentando
il prodotto interno lordo, come se fosse realistica l’idea che gli alberi possano
crescere fino al cielo e oltre. Finché saremo disposti ad accettare una tale
assurdità, quell’1% della popolazione mondiale avrà partita facile nei
confronti del restante 99%, ai quali continuano ad imporre terapie economiche
diametralmente opposte a quelle che sarebbero necessarie.
L’unica terapia da adottare, per uscire dal «buco nero» in
cui ci hanno confinati, è la redistribuzione della ricchezza, altrimenti la dilatazione
patologica delle diseguaglianze, l’impoverimento dei lavoratori e del ceto
medio sono destinati ad aggravarsi.
La crescita di ogni paese, al pari della crescita dei batteri,
dei salmoni o delle tigri, incontra comunque un limite oltre il quale non può
andare. Se non altro per l’ovvia considerazione del carattere finito di alcune
risorse dell'ambiente.
Continuare ad illudere i paesi e i popoli dell'eurozona che
dalla crisi si esce solo aumentando la crescita, è quanto di più irrealistico
possa esservi.
Se la politica, non dico solo a livello nazionale ma anche internazionale,
non porrà in atto trasferimenti di risorse da un gruppo sociale ad un altro, attenuando
progressivamente le diseguaglianze, gli scenari da favelas brasiliani saranno
anche nei nostri paesi occidentali avanzati, abituati a una vita dignitosa, più
comuni di quanto oggi non si possa immaginare.
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