Molti pensano – a torto – che dobbiamo fidarci di quanti ci
governano e dei tanti in giacca e cravatta che, mostrando grafici, enormità del
debito pubblico, andamenti della borsa e dei mercati, richiamano il popolo all’austerità.
In definitiva, pensano: che vantaggio ne trarrebbero i capitalisti se l’economia
mondiale andasse a gambe all’aria?
Lo sfruttamento del lavoro che caratterizza sempre di più il
mondo globalizzato, l’erosione dei salari e l’aumento generalizzato della
disoccupazione, sono un fatto. E dunque quando non ci saranno più persone in
grado di acquistare i beni prodotti, cosa ne sarà del capitalismo? Quali vantaggi
trarrebbero gli stessi capitalisti se l’economia mondiale dovesse arrestarsi
per progressiva riduzione della domanda aggregata?
Poniamoci allora un’altra domanda: quale vantaggio hanno le cellule cancerogene a distruggere l’organismo che le ospita?
Risposta: nessun vantaggio!
Ma questo è quello che accade, purtroppo. E se si vuole mantenere in vita l’organismo occorre identificarle e distruggerle.
Credo che sia sotto gli occhi di tutti il fatto che a fronte
di enormi ricchezze che il nostro Pianeta è in grado di offrire, molti uomini
soffrono ancora la povertà, la miseria, la fame.
Secondo un rapporto Oxfam, otto uomini possiedono la stessa
ricchezza di 3,6 miliardi di persone nel mondo.
È giusto? Io penso di no. Com’è potuto accadere?
Certamente non secondo leggi naturali.
Questo è accaduto perché l’attuale sistema politico ed
economico è congegnato per favorire l’accumulo di risorse nelle mani di una
élite super privilegiata ai danni dei più poveri. E l’Italia non fa eccezione
se, stando ai dati del 2016, l’1% più facoltoso della popolazione aveva nelle
mani il 25% della ricchezza nazionale netta. Nel frattempo suppongo che quel 25%
sia diventato abbondantemente un 27-28%.
Di questo passo non c’è dubbio che, tutti quelli che non
appartengono al club, sono destinati prima o poi a cadere nella fascia dei poveri.
Come quando si sta in apnea è solo questione di tempo e di scorta di ossigeno a
disposizione.
Ha senso tutto questo? No, non l’ha. Se non nell’ingordigia,
nell’avidità e nell’egoismo dell’uomo.
Per spiegare quello che sta accadendo nel mondo una favola fa all'uopo. Le favole hanno al fondo un significato ben più solido di tante
parole, ed hanno il vantaggio di rimanere vive e operanti nella mente del
lettore.
Bene.
Uno scorpione doveva attraversare un fiume, ma non sapendo
nuotare, chiese aiuto ad una rana che si trovava lì accanto. Così, con voce
dolce e suadente, le disse: “Per favore, fammi salire sulla tua schiena e
portami sull'altra sponda”.
La rana gli rispose: “Fossi matta! Così appena siamo in
acqua mi pungi e mi uccidi!”.
“E per quale motivo dovrei farlo? – incalzò lo scorpione – Se
ti pungessi, tu moriresti ed io, non sapendo nuotare, annegherei!”.
La rana stette un attimo a pensare, e convintasi della
sensatezza dell’obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme
entrarono in acqua. A metà tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire
dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione.
Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all'insano
ospite il perché del folle gesto.
“Perché sono uno scorpione – rispose lui – È la mia natura!”.
Morale: nonostante lo scorpione sia consapevole che pungendo
la rana annegherà anche lui, non riesce proprio a trattenersi perché è proprio
nella sua natura pungere gli altri.
Ecco nello scorpione possiamo scorgere l’attuale modo di operare del finanzcapitalismo nel mondo.
La ragione, il pensiero critico, l’intelligenza
di ciascuno di noi sono i requisiti essenziali per salvarci da un potere,
quello attuale, che ci trascinerà alla perdizione, nel baratro della miseria e
della disperazione, se non impareremo a riconoscere lo scorpione che è in noi e
negli altri.
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