Fidel Castro è morto! Poche ore dopo, Donald Trump, il
presidente eletto Usa, ha diffuso una nota in cui ha dichiarato: “Oggi il mondo
segna la scomparsa di un dittatore brutale”.
Ma, Fidel Castro fu davvero un “dittatore brutale”?
Prima della caduta del regime di Fulgencio Batista e
l'ascesa al potere di Fidel Castro, il volto dell’Avana e dell’intera Isola era
assai diverso: territorio esclusivo di yacht-club nordamericani, spiagge
private, casinò, bordelli e quartieri esclusivi per i bianchi. Il tasso di
analfabetismo era assai alto, specie nelle aree rurali, su due cubani solo uno
sapeva leggere. E il tasso di mortalità infantile e di morti rispetto alle
nascite era assai elevato. Non esisteva un sistema unico di sanità; il numero
di letti nelle sale di pediatria era insufficiente ed anche il personale medico
specializzato, che lavorava soprattutto nei capoluoghi delle province al
servizio dei ricchi americani. La denutrizione e le pessime condizioni di vita
nella maggior parte della popolazione erano endemiche.
Ma la dittatura di Batista non appariva così “brutale” al
governo americano, forse perché vicino agli interessi delle grandi compagnie
statunitensi nell’isola. Quando Batista nel 1952, con l'appoggio delle grandi
compagnie statunitensi dello zucchero e di Washington, prese il controllo
dell'isola con un colpo di Stato, gli Stati Uniti riconobbero subito il suo
governo.
Così Batista, con la garanzia del suo arricchimento
personale, svendette agli americani il 90% delle miniere di nichel e delle proprietà terriere,
l'80% dei servizi pubblici e il 50% delle ferrovie. E Cuba
divenne la capitale del gioco d'azzardo e della prostituzione, ospitando anche
esponenti della mafia americana che si impadronirono di alberghi, case da gioco
e di prostituzione, per trarre il massimo dei vantaggi dal turismo statunitense.
Gli speculatori
speculavano, i trafficanti trafficavano, i turisti si inebriavano, mentre i
contadini, denutriti e divorati dalla febbre e dai parassiti, lavoravano sulla
terra degli altri un giorno su tre.
Questa era Cuba fino al primo gennaio del 1959. Un’isola
nella quale la ricchezza di pochi era costruita sulla miseria di tutti gli
altri, e dove i figli dei poveri nascevano nella miseria ed erano destinati a
diventare più poveri dei padri.
Quando Fidel Castro rovesciò la dittatura di Fulgencio
Batista, il suo attacco al dominio coloniale americano fu deciso ed
implacabile: confiscò i beni di proprietà straniera, nazionalizzò l’industria e
collettivizzò l’agricoltura a beneficio dei lavoratori.
Iniziò un’intensa campagna
per l’alfabetizzazione. Quasi 270.000 insegnanti e studenti vennero utilizzati
per l’alfabetizzazione dell’isola. E nell’arco di pochi anni ridusse
significativamente il tasso di analfabetismo: nel 1961 il tasso di
analfabetismo fu ridotto al 3,9%.
Combatté le malattie e la malnutrizione e il
tasso di mortalità infantile raggiunse in breve un livello più basso di quello
degli Stati Uniti. Oggi il tasso di mortalità infantile a Cuba è pari a 4,2 per
mille nati vivi. Un dato questo che inserisce il Paese dell'America centrale
tra le nazioni con il tasso di mortalità infantile più basso.
Adottò un sistema
sanitario esclusivamente pubblico che garantisse cure e programmi di
prevenzione di buona qualità a tutta la popolazione. Oggi a Cuba l’assistenza
di primo livello è garantita da oltre 32.000 medici di famiglia. Ogni medico ha
in carico circa 120-160 famiglie e, affiancato da un’infermiera, svolge
attività di prevenzione e di cura sia ambulatorialmente che a domicilio. Il
secondo livello di assistenza è fornito da 491 policlinici (poliambulatori o
cliniche di comunità) disseminati su tutto il territorio, in cui un team
multidisciplinare (geriatri, ginecologi, ostetriche di comunità, psichiatri e
operatori sociali) collabora con il medico di famiglia. Le prestazioni ivi
erogate, in regime prevalentemente di day hospital, sono di tipo diagnostico,
terapeutico e riabilitativo. Il terzo livello di assistenza è assicurato da 222
ospedali a elevata specializzazione, alcuni dei quali di rilievo internazionale.
Nell’isola inoltre esistono circa 200 strutture residenziali per anziani.
Se questo fu un “brutale dittatore”, allora prego Dio che per
amore di umanità ce ne dia altri come lui.
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