sabato 26 novembre 2016

UN BRUTALE DITTATORE?

Fidel Castro è morto! Poche ore dopo, Donald Trump, il presidente eletto Usa, ha diffuso una nota in cui ha dichiarato: “Oggi il mondo segna la scomparsa di un dittatore brutale”.

Ma, Fidel Castro fu davvero un “dittatore brutale”?

Prima della caduta del regime di Fulgencio Batista e l'ascesa al potere di Fidel Castro, il volto dell’Avana e dell’intera Isola era assai diverso: territorio esclusivo di yacht-club nordamericani, spiagge private, casinò, bordelli e quartieri esclusivi per i bianchi. Il tasso di analfabetismo era assai alto, specie nelle aree rurali, su due cubani solo uno sapeva leggere. E il tasso di mortalità infantile e di morti rispetto alle nascite era assai elevato. Non esisteva un sistema unico di sanità; il numero di letti nelle sale di pediatria era insufficiente ed anche il personale medico specializzato, che lavorava soprattutto nei capoluoghi delle province al servizio dei ricchi americani. La denutrizione e le pessime condizioni di vita nella maggior parte della popolazione erano endemiche.

Ma la dittatura di Batista non appariva così “brutale” al governo americano, forse perché vicino agli interessi delle grandi compagnie statunitensi nell’isola. Quando Batista nel 1952, con l'appoggio delle grandi compagnie statunitensi dello zucchero e di Washington, prese il controllo dell'isola con un colpo di Stato, gli Stati Uniti riconobbero subito il suo governo.

Così Batista, con la garanzia del suo arricchimento personale, svendette agli americani il 90% delle miniere di nichel e delle proprietà terriere, l'80% dei servizi pubblici e il 50% delle ferrovie. E Cuba divenne la capitale del gioco d'azzardo e della prostituzione, ospitando anche esponenti della mafia americana che si impadronirono di alberghi, case da gioco e di prostituzione, per trarre il massimo dei vantaggi dal turismo statunitense. 

Gli speculatori speculavano, i trafficanti trafficavano, i turisti si inebriavano, mentre i contadini, denutriti e divorati dalla febbre e dai parassiti, lavoravano sulla terra degli altri un giorno su tre.

Questa era Cuba fino al primo gennaio del 1959. Un’isola nella quale la ricchezza di pochi era costruita sulla miseria di tutti gli altri, e dove i figli dei poveri nascevano nella miseria ed erano destinati a diventare più poveri dei padri.

Quando Fidel Castro rovesciò la dittatura di Fulgencio Batista, il suo attacco al dominio coloniale americano fu deciso ed implacabile: confiscò i beni di proprietà straniera, nazionalizzò l’industria e collettivizzò l’agricoltura a beneficio dei lavoratori.

Iniziò un’intensa campagna per l’alfabetizzazione. Quasi 270.000 insegnanti e studenti vennero utilizzati per l’alfabetizzazione dell’isola. E nell’arco di pochi anni ridusse significativamente il tasso di analfabetismo: nel 1961 il tasso di analfabetismo fu ridotto al 3,9%. 

Combatté le malattie e la malnutrizione e il tasso di mortalità infantile raggiunse in breve un livello più basso di quello degli Stati Uniti. Oggi il tasso di mortalità infantile a Cuba è pari a 4,2 per mille nati vivi. Un dato questo che inserisce il Paese dell'America centrale tra le nazioni con il tasso di mortalità infantile più basso. 

Adottò un sistema sanitario esclusivamente pubblico che garantisse cure e programmi di prevenzione di buona qualità a tutta la popolazione. Oggi a Cuba l’assistenza di primo livello è garantita da oltre 32.000 medici di famiglia. Ogni medico ha in carico circa 120-160 famiglie e, affiancato da un’infermiera, svolge attività di prevenzione e di cura sia ambulatorialmente che a domicilio. Il secondo livello di assistenza è fornito da 491 policlinici (poliambulatori o cliniche di comunità) disseminati su tutto il territorio, in cui un team multidisciplinare (geriatri, ginecologi, ostetriche di comunità, psichiatri e operatori sociali) collabora con il medico di famiglia. Le prestazioni ivi erogate, in regime prevalentemente di day hospital, sono di tipo diagnostico, terapeutico e riabilitativo. Il terzo livello di assistenza è assicurato da 222 ospedali a elevata specializzazione, alcuni dei quali di rilievo internazionale. Nell’isola inoltre esistono circa 200 strutture residenziali per anziani.


Se questo fu un “brutale dittatore”, allora prego Dio che per amore di umanità ce ne dia altri come lui.

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