lunedì 21 novembre 2016

PARIGI VAL BENE UNA MESSA

“Non condivido i metodi di De Luca, ma se tutto il Sud fosse stato amministrato come Salerno, avremmo un punto di Pil in più”. Così Matteo Renzi, ospite di Radio24, elogia i “metodi di De Luca”, comprendendo in questi anche la recente chiamata in appello dei trecento sindaci della Campania a votare obtorto collo “Sì” alla prossima consultazione referendaria.

Nella riunione a “porte chiuse”, rivolgendosi a quanti hanno risposto alla chiamata, De Luca li ha esortati a votare “Sì”, perché: “Renzi manda fiumi di soldi. Che vi piaccia o no me ne fotto” . Vi “voglio vedere in blocco, armati, con le bandiere andare alle urne a votare il Sì”.

Quindi rivolgendosi a Franco Alfieri, sindaco di Agropoli, in provincia di Salerno, accusato di corruzione, ma fulgido esempio di clientelismo e di voto clientelare, ha detto: “Franco, vedi tu come Madonna devi fare, offri una frittura di pesce, portali sulle barche, sugli yacht, fai come cazzo vuoi tu, ma non venire qui con un voto in meno di quelli che hai promesso”.

A questo ci ha portato e ci porterà la leadership di Matteo Renzi? A uomini che, pur di raggiungere gli obiettivi che lui ha dato, nel lessico, negli atteggiamenti e nelle azioni politiche non sono poi tanto diversi da certi boss della malavita? È questa la cultura democratica di Matteo Renzi e dei suoi accoliti?

Paolo Sorrentino, Stefano Accorsi, Carla Fracci, Andrea Bocelli, Luca Zingaretti, Adriana Asti, Emma Dante, Ferzan Ozpetek, Silvio Orlando, Paolo Virzì, Pierfrancesco Favino, Gabriele Salvatores, Roberto Benigni sono tra i registi, attori e cantanti che hanno firmato l’appello per il “Sì” al referendum.

La ragione è che sebbene comprendano le obiezioni, tuttavia “la somma di queste obiezioni non giustifica il No”.

Io non so se hanno letto il nuovo articolo 70, che dovrebbe sostituire quello vigente. Se non lo avessero fatto, invito tutte queste eccellenti persone a farlo. Quindi spiegare a noi comuni mortali, punto per punto, come se avessimo sei anni, che cosa vuol dire e come soprattutto possa funzionare nella realtà. Se l’hanno letto, domando: una Costituzione che dovrebbe essere scritta per tutti, comprensibile da tutti, perché è scritta in un modo da mettere persino in difficoltà costituzionalisti del calibro di Valerio Onida, dell’Università di Milano Statale, e Gustavo Zagrebelsky, dell’Università di Torino?

Partendo dalla buona fede di queste esimie persone, per non sospettare di altre inconfessabili ragioni al fondo del loro endorsement alla riforma costituzionale targata Boschi-Verdini, a loro sembra normale che un presidente del consiglio, che ha già incassato la sua riforma alla Camera e al Senato, approfittando della sua posizione di vantaggio, intervenga con una potenza di fuoco inammissibile (televisione, stampa, convention) a perorare le ragioni del “Si”, lasciando a quelli del “No”, già in posizione di netto svantaggio, un tempo di parola significativamente inferiore?

Possibile che la loro intelligenza, ammesso che ne abbiano una, non faccia loro scorgere che il punto più delicato della riforma Renzi riguarda il rischio di un sostanziale azzeramento dei meccanismi di controllo e garanzia della Costituzione? Sarà inevitabile che le imperfezioni del testo e il più che probabile ripensamento circa la soluzione data al problema del Senato, spingeranno verso una sostanziale modifica dell’art. 138. E allora tutto diventerà più facile, compreso riscrivere la prima parte della Costituzione, quella che parla proprio dei diritti e delle libertà dei cittadini.


Non sarebbe forse più saggio bollare questa “schiforma” e attendere, qualora ve ne fosse veramente bisogno, una riforma che non addomesticasse la Costituzione ai poteri forti di finanza e Confindustria? 

Per colpire poi i costi della politica non è necessario stravolgere la Costituzione. Basterebbero tre misure che la riforma di Renzi però neppure sfiora: 1) sfoltire la foresta di enti collaterali di Stato ed enti locali, falcidiando la compatta falange dei consiglieri di amministrazione; 2) abbattere la pletora di consulenti e ridurne gli scandalosi compensi; 3) combattere la corruzione.

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