Se le promesse elettorali da Berlusconi fino a Renzi fossero
state mantenute, in Italia non ci sarebbero più disoccupazione e debito
pubblico, le tasse corrisponderebbero ai servizi erogati, la corruzione e il
malaffare scongiurati. Mafia, camorra, sacra corona unita, ndrangheta, un
ricordo del passato. L’evasione fiscale, debellata.
Purtroppo, non è così: siamo messi peggio di prima!
Sul fronte della disoccupazione, man mano che gli sgravi fiscali
del Jobs Act si riducono, si osserva un rallentamento complessivo delle
assunzioni e un aumento
dei licenziamenti (+31% rispetto ai primi otto mesi del 2015). Gli effetti della
riforma del lavoro, propagandati dal governo come positivi, sono tutti nei dati
forniti nell’Osservatorio sul precariato dell’Inps relativo ai primi otto
mesi dell’anno in corso.
La dura realtà dei numeri, diffusi dagli osservatori
dell’Inps e dell’Istat, dimostrano che, nonostante la propaganda
del Ministero del Lavoro, le nuove regole introdotte dal Jobs Act e dal
meccanismo della decontribuzione non hanno affatto migliorato il mercato del
lavoro che, al contrario, col venir meno degli sgravi contributivi, tende ad
aggravarsi.
Il costo
complessivo della riforma per le Casse dello Stato, nel migliore degli
scenari considerati, sarebbe stato pari a circa 14,6 miliardi al lordo
dell’IRES; nel peggiore, 22,6 miliardi di euro.
Non c’è che dire: un bel successo!
Sul fronte del debito
pubblico, la stima, che si basa sui rapporti mensili della Banca d'Italia,
allo scorso settembre indicava indica una cifra superiore a 2.255
miliardi di euro, pari al 132,6% del Pil.
Quando nel novembre 2011 Mario
Monti fu incaricato di formare il governo, perché l’Italia era sull'orlo del
baratro, il debito pubblico italiano ammontava a circa 1.880
miliardi di euro. Al termine della cura Monti, ci si sarebbe attesi che il
debito pubblico scendesse. No, il totale
a fine 2012 ammontava a 1.988,363 miliardi. Quindi durante
il governo Renzi, il debito che doveva diminuire è salito invece al ritmo
di 4,86 miliardi di euro al mese.
Ma, tranquilli. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo
Padoan, ci rassicura: il nostro debito è “tra i più sostenibili”. E se lo dice
lui e Renzi, possiamo dormire sonni tranquilli!
Sul fronte della pressione fiscale, il Total Tax Rate,
che pone a confronto i principali paesi del mondo e quelli europei in base al
prelievo fiscale sulle società, ci assegna il primo posto in classifica con il
64,8%. Nella Svezia, che è ritenuto il
Paese democratico per eccellenza e dove il
sistema di welfare sociale ha creato un efficace meccanismo di assistenza ai
cittadini, la percentuale di prelievo fiscale è del 49,1%; in Danimarca, oggetto di
interesse da parte degli Stati Uniti per studiare i segreti dello stato sociale, che sembra
soddisfare contemporaneamente le esigenze di sicurezza economica dei lavoratori
e le richiesta di flessibilità degli imprenditori, la percentuale di prelievo
fiscale è del 24,5%.
Ma Renzi continua a ripeterci che il suo governo
ha operato il “taglio delle tasse più sostanziale della storia”. Come
stanno davvero le cose, considerato che la gran parte degli italiani non sembra
essersene accorta?
Sul fronte della corruzione
e del malaffare,
l'amara considerazione del presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino,
è che illegalità, corruzione e malaffare sono «fenomeni ancora notevolmente
presenti nel Paese e le cui dimensioni, presumibilmente, sono di gran lunga
superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente alla luce».
Si parla di oltre
60 miliardi di euro, ma è una stima per difetto, perché non tiene conto e
in debita considerazione molti altri aspetti e costi indiretti, quali per
esempio la fuga di cervelli all'estero, il deficit di concorrenza che si crea
quando due imprese operano con regole diverse, mancati investimenti stranieri.
In questo scenario, cos'ha fatto l’esecutivo Renzi per
estirpare la corruzione e il malaffare?
Sulle nuove
norme sul falso in bilancio, il Governo dell'ex sindaco di Firenze ha
fatto peggio di chi lo ha preceduto. E a dirlo non sono “i soliti gufi” ma
la Corte di Cassazione che, nella sentenza di annullamento della condanna nei
confronti di Luigi Crespi, mette nero su bianco che la nuova normativa sul
falso in bilancio è stata alla base del proscioglimento dell'ex sondaggista di
Silvio Berlusconi e rischia di vanificare la stessa reintroduzione del reato,
facendo sfumare processi su processi. Dichiarando la non
ammissione delle “valutazioni” tra gli elementi che costituiscono il reato,
favorirà di fatto i truccatori di conti.
Sul
voto di scambio politico mafioso, la nuova legge, secondo i supremi
giudici, renderà più difficile la dimostrazione del reato. Che ci sia un busta con
del denaro in cambio di voti non basterà più. Per condannare il politico
accusato di voto di scambio, occorrerà provare che questi sapeva non solo di
poter contare sulla forza di intimidazione della cosca, ma anche che i boss si
sarebbero impegnati ad impiegarla per costringere i riottosi. Pazzesco!
Sul reato
di riciclaggio la nuova norma, targata Renzi & C, prevede la non
punibilità per chi usa le risorse provenienti da delitto per proprio godimento.
Questo vuol dire che se comprassi una Ferrari con denari sporchi, non sarei
punibile, in quanto destinati “alla utilizzazione o al godimento personale”; se
trasferissi invece i 250.000 euro sul conto di Emergency che poi comprerebbe 8
ambulanze, sì che verrei condannato, perché trasferire i soldi dal mio conto su
quello di Emergency significa non spenderli per godimento personale. Non può
esservi niente di più ridicolo e superfluo: chi sarebbe quello sciocco che
commettendo un reato per arricchirsi non lo destinasse alla fine a “godimento
personale”?
Sul fronte dell’evasione fiscale. Secondo
Confindustria, l'evasione fiscale sottrae all'Italia 122 miliardi l’anno.
Abbiamo il record
europeo di evasione dell’Iva, che nei conti pubblici pesa per 36,9 miliardi
di euro e vale più di tre volte la flessibilità che Matteo Renzi vuole chiedere
a Bruxelles per il prossimo anno. Il tasso italiano di evasione Iva è del
27,55%. Dati peggiori si registrano solo in Grecia (27,99%), Lituania (36,84%),
Malta (35,32%), Romania (37,89%) e Slovacchia (29,97%). Il tasso medio di
evasione nell’Ue è del 14,03% e in Svezia non va oltre l’1,2% del totale.
Se prendiamo per buono il dato di Confindustria
sull'evasione fiscale e il dato della Corte dei Conti sul fenomeno corruzione,
il totale delle risorse sottratte annualmente alla collettività ammonta a 180
miliardi di euro circa. Considerato che l’intero stock del debito pubblico è di
2.255 miliardi di euro, possiamo ragionevolmente concludere che se tali risorse
fossero recuperate, nel giro di dodici anni azzereremmo il nostro debito, che
grava come un macigno sul futuro del nostro Paese.
Se per ipotesi di terzo tipo, si potessero recuperare i
soldi rubati dall'evasione e dalla corruzione, si potrebbero migliorare la
qualità e la quantità delle strutture sanitarie e di quelle scolastiche, molte fatiscenti
e sprovviste delle più elementari misure di sicurezza; si potrebbero elevare le
pensioni minime a duemila euro e raddoppiare l’importo della cassa
integrazione; si potrebbe investire in ricerca, istruzione, cultura. Si
potrebbe estendere a tutti i giovani senza lavoro un’indennità mensile, sul
tipo di quelle che hanno gli altri paesi europei, e il cui costo è di appena il
15% dei 120 miliardi rubati dall'evasione. Si potrebbero infine evitare le
tante manovre fiscali e dire addio all'austerity.
Di fronte a questo scenario ci si sarebbe atteso un
contrasto a mafie, evasione fiscale e corruzione più serrato. E invece desta
scandalo l’idea di usare agenti sotto copertura o di applicare ai corrotti e
agli evasori le misure di confisca. Questa severità resta confinata invece a
chi non ha pagato il bollo auto o la sanzione amministrativa per divieto di
sosta.
Ci si sarebbe atteso un abbassamento del limite all'uso del contante, in
considerazione del fatto che l’evasione
paga in contanti. E invece no! Il presidente del Consiglio Matteo Renzi
paradossalmente lo ha innalzato, da mille a 3mila euro, per “incoraggiare i
consumi”.
Ma sarebbe stato interessante chiedergli di quali consumi
parlava esattamente e a quali consumatori si rivolgesse? Ci sono sicuramente senz'altro
italiani che abitualmente spendono cifre superiori ai mille euro per un singolo
acquisto, ma la maggior parte non credo sia dissuasa dall'acquisto di beni solo
perché la legge gli impedisce di pagare in contanti.
Il quotidiano
economico-finanziario londinese Financial Times
commentò così l’iniziativa
del governo Renzi di innalzare la soglia di circolazione del contante: «L’immensa
economia sommersa dell’Italia rimane uno dei fardelli più pesanti per il Paese
e nulla di buono potrà arrivare da una misura che serve solo a peggiorare il
problema».
E come se non bastasse, ciliegina sulla torta, la voluntary
disclosure, ovvero un procedimento di “pacificazione fiscale” tra il
contribuente e l’amministrazione, che offre ancora una volta agli evasori di sanare
capitali in contanti ed equivale in fin dei conti a incentivare
e perpetuare
la pratica perversa dell’evasione nel nostro Paese. Considerato poi che la Mafia
è endemica, può ben dirsi la
prima azienda d'Italia con un fatturato di 130 miliardi di euro, il rischio
di inquinamento dell’economia legale con l’uso di capitali illeciti e conseguente
alterazione della libera concorrenza è un fatto non solo possibile ma certo.
Quindi per rendere ancora più incisiva la lotta all’evasione
fiscale, il governo Renzi ha pensato bene di cancellare
la lista nera dei paradisi fiscali. Cosicché chi fa affari con le offshore
non avrà più l’obbligo di dichiararlo, nonostante sia noto che i paradisi
fiscali sono utilizzati a pieno regime per far sparire denaro e patrimoni dalla
provenienza illecita.
Insomma, quello che si presentò agli italiani come il “rottamatore”,
che si opponeva alle vecchie liturgie della politica, ai giochi di palazzo,
agli inciuci, ai ribaltoni, ai rimpasti, ne è invece divenuto il più fine artefice,
riciclando persino personaggi come Denis Verdini e Angelino Alfano che con la sinistra
c’entrano come il cavolo a merenda.
Nonostante i suoi 41 anni d’età, Renzi non è
il nuovo che avanza ma il “vecchio” che torna. E, quando la sua parabola
politica sarà conclusa, di lui potremo dire che è stato la perfetta e compiuta
realizzazione de “Il Principe” di Machiavelli: «È necessario questa natura saperla bene colorire, ed
esser gran simulatóre e dissimulatore (...) e sono tanto semplici gli uomini
(...) che colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare».
Impareranno mai gli italiani a non farsi fregare più da
personaggi come Berlusconi e Renzi? Quando cominceranno ad accendere il
cervello?
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