venerdì 18 novembre 2016

I MILLE GIORNI DI RENZI

Se le promesse elettorali da Berlusconi fino a Renzi fossero state mantenute, in Italia non ci sarebbero più disoccupazione e debito pubblico, le tasse corrisponderebbero ai servizi erogati, la corruzione e il malaffare scongiurati. Mafia, camorra, sacra corona unita, ndrangheta, un ricordo del passato. L’evasione fiscale, debellata.

Purtroppo, non è così: siamo messi peggio di prima!

Sul fronte della disoccupazione, man mano che gli sgravi fiscali del Jobs Act si riducono, si osserva un rallentamento complessivo delle assunzioni e un aumento dei licenziamenti (+31% rispetto ai primi otto mesi del 2015). Gli effetti della riforma del lavoro, propagandati dal governo come positivi, sono tutti nei dati forniti nell’Osservatorio sul precariato dell’Inps relativo ai primi otto mesi dell’anno in corso. 

La dura realtà dei numeri, diffusi dagli osservatori dell’Inps e dell’Istat, dimostrano che, nonostante la propaganda del Ministero del Lavoro, le nuove regole introdotte dal Jobs Act e dal meccanismo della decontribuzione non hanno affatto migliorato il mercato del lavoro che, al contrario, col venir meno degli sgravi contributivi, tende ad aggravarsi. 

Il costo complessivo della riforma per le Casse dello Stato, nel migliore degli scenari considerati, sarebbe stato pari a circa 14,6 miliardi al lordo dell’IRES; nel peggiore, 22,6 miliardi di euro.
Non c’è che dire: un bel successo!

Sul fronte del debito pubblico, la stima, che si basa sui rapporti mensili della Banca d'Italia, allo scorso settembre indicava indica una cifra superiore a 2.255 miliardi di euro, pari al 132,6% del Pil.

Quando nel novembre 2011 Mario Monti fu incaricato di formare il governo, perché l’Italia era sull'orlo del baratro, il debito pubblico italiano ammontava a circa 1.880 miliardi di euro. Al termine della cura Monti, ci si sarebbe attesi che il debito pubblico scendesse. No, il totale a fine 2012 ammontava a 1.988,363 miliardi. Quindi durante il governo Renzi, il debito che doveva diminuire è salito invece al ritmo di 4,86 miliardi di euro al mese.

Ma, tranquilli. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ci rassicura: il nostro debito è “tra i più sostenibili”. E se lo dice lui e Renzi, possiamo dormire sonni tranquilli!

Sul fronte della pressione fiscale, il Total Tax Rate, che pone a confronto i principali paesi del mondo e quelli europei in base al prelievo fiscale sulle società, ci assegna il primo posto in classifica con il 64,8%. Nella Svezia, che è ritenuto il Paese democratico per eccellenza e dove il sistema di welfare sociale ha creato un efficace meccanismo di assistenza ai cittadini, la percentuale di prelievo fiscale è del 49,1%; in Danimarca, oggetto di interesse da parte degli Stati Uniti per studiare i segreti dello stato sociale, che sembra soddisfare contemporaneamente le esigenze di sicurezza economica dei lavoratori e le richiesta di flessibilità degli imprenditori, la percentuale di prelievo fiscale è del 24,5%.

Ma Renzi continua a ripeterci che il suo governo ha operato il “taglio delle tasse più sostanziale della storia”. Come stanno davvero le cose, considerato che la gran parte degli italiani non sembra essersene accorta?

Sul fronte della corruzione e del malaffare, l'amara considerazione del presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, è che illegalità, corruzione e malaffare sono «fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese e le cui dimensioni, presumibilmente, sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente alla luce». 

Si parla di oltre 60 miliardi di euro, ma è una stima per difetto, perché non tiene conto e in debita considerazione molti altri aspetti e costi indiretti, quali per esempio la fuga di cervelli all'estero, il deficit di concorrenza che si crea quando due imprese operano con regole diverse, mancati investimenti stranieri.

In questo scenario, cos'ha fatto l’esecutivo Renzi per estirpare la corruzione e il malaffare?

Sulle nuove norme sul falso in bilancio, il Governo dell'ex sindaco di Firenze ha fatto peggio di chi lo ha preceduto. E a dirlo non sono “i soliti gufi” ma la Corte di Cassazione che, nella sentenza di annullamento della condanna nei confronti di Luigi Crespi, mette nero su bianco che la nuova normativa sul falso in bilancio è stata alla base del proscioglimento dell'ex sondaggista di Silvio Berlusconi e rischia di vanificare la stessa reintroduzione del reato, facendo sfumare processi su processi. Dichiarando la non ammissione delle “valutazioni” tra gli elementi che costituiscono il reato, favorirà di fatto i truccatori di conti.

Sul voto di scambio politico mafioso, la nuova legge, secondo i supremi giudici, renderà più difficile la dimostrazione del reato. Che ci sia un busta con del denaro in cambio di voti non basterà più. Per condannare il politico accusato di voto di scambio, occorrerà provare che questi sapeva non solo di poter contare sulla forza di intimidazione della cosca, ma anche che i boss si sarebbero impegnati ad impiegarla per costringere i riottosi. Pazzesco!

Sul reato di riciclaggio la nuova norma, targata Renzi & C, prevede la non punibilità per chi usa le risorse provenienti da delitto per proprio godimento. Questo vuol dire che se comprassi una Ferrari con denari sporchi, non sarei punibile, in quanto destinati “alla utilizzazione o al godimento personale”; se trasferissi invece i 250.000 euro sul conto di Emergency che poi comprerebbe 8 ambulanze, sì che verrei condannato, perché trasferire i soldi dal mio conto su quello di Emergency significa non spenderli per godimento personale. Non può esservi niente di più ridicolo e superfluo: chi sarebbe quello sciocco che commettendo un reato per arricchirsi non lo destinasse alla fine a “godimento personale”?

Sul fronte dell’evasione fiscale. Secondo Confindustria, l'evasione fiscale sottrae all'Italia 122 miliardi l’anno. Abbiamo il record europeo di evasione dell’Iva, che nei conti pubblici pesa per 36,9 miliardi di euro e vale più di tre volte la flessibilità che Matteo Renzi vuole chiedere a Bruxelles per il prossimo anno. Il tasso italiano di evasione Iva è del 27,55%. Dati peggiori si registrano solo in Grecia (27,99%), Lituania (36,84%), Malta (35,32%), Romania (37,89%) e Slovacchia (29,97%). Il tasso medio di evasione nell’Ue è del 14,03% e in Svezia non va oltre l’1,2% del totale.

Se prendiamo per buono il dato di Confindustria sull'evasione fiscale e il dato della Corte dei Conti sul fenomeno corruzione, il totale delle risorse sottratte annualmente alla collettività ammonta a 180 miliardi di euro circa. Considerato che l’intero stock del debito pubblico è di 2.255 miliardi di euro, possiamo ragionevolmente concludere che se tali risorse fossero recuperate, nel giro di dodici anni azzereremmo il nostro debito, che grava come un macigno sul futuro del nostro Paese.

Se per ipotesi di terzo tipo, si potessero recuperare i soldi rubati dall'evasione e dalla corruzione, si potrebbero migliorare la qualità e la quantità delle strutture sanitarie e di quelle scolastiche, molte fatiscenti e sprovviste delle più elementari misure di sicurezza; si potrebbero elevare le pensioni minime a duemila euro e raddoppiare l’importo della cassa integrazione; si potrebbe investire in ricerca, istruzione, cultura. Si potrebbe estendere a tutti i giovani senza lavoro un’indennità mensile, sul tipo di quelle che hanno gli altri paesi europei, e il cui costo è di appena il 15% dei 120 miliardi rubati dall'evasione. Si potrebbero infine evitare le tante manovre fiscali e dire addio all'austerity.

Di fronte a questo scenario ci si sarebbe atteso un contrasto a mafie, evasione fiscale e corruzione più serrato. E invece desta scandalo l’idea di usare agenti sotto copertura o di applicare ai corrotti e agli evasori le misure di confisca. Questa severità resta confinata invece a chi non ha pagato il bollo auto o la sanzione amministrativa per divieto di sosta. 

Ci si sarebbe atteso un abbassamento del limite all'uso del contante, in considerazione del fatto che l’evasione paga in contanti. E invece no! Il presidente del Consiglio Matteo Renzi paradossalmente lo ha innalzato, da mille a 3mila euro, per “incoraggiare i consumi”.

Ma sarebbe stato interessante chiedergli di quali consumi parlava esattamente e a quali consumatori si rivolgesse? Ci sono sicuramente senz'altro italiani che abitualmente spendono cifre superiori ai mille euro per un singolo acquisto, ma la maggior parte non credo sia dissuasa dall'acquisto di beni solo perché la legge gli impedisce di pagare in contanti. 

Il quotidiano economico-finanziario londinese Financial Times commentò così l’iniziativa del governo Renzi di innalzare la soglia di circolazione del contante: «L’immensa economia sommersa dell’Italia rimane uno dei fardelli più pesanti per il Paese e nulla di buono potrà arrivare da una misura che serve solo a peggiorare il problema».

E come se non bastasse, ciliegina sulla torta, la voluntary disclosure, ovvero un procedimento di “pacificazione fiscale” tra il contribuente e l’amministrazione, che offre ancora una volta agli evasori di sanare capitali in contanti ed equivale in fin dei conti a incentivare e perpetuare la pratica perversa dell’evasione nel nostro Paese. Considerato poi che la Mafia è endemica, può ben dirsi la prima azienda d'Italia con un fatturato di 130 miliardi di euro, il rischio di inquinamento dell’economia legale con l’uso di capitali illeciti e conseguente alterazione della libera concorrenza è un fatto non solo possibile ma certo.

Quindi per rendere ancora più incisiva la lotta all’evasione fiscale, il governo Renzi ha pensato bene di cancellare la lista nera dei paradisi fiscali. Cosicché chi fa affari con le offshore non avrà più l’obbligo di dichiararlo, nonostante sia noto che i paradisi fiscali sono utilizzati a pieno regime per far sparire denaro e patrimoni dalla provenienza illecita.

Insomma, quello che si presentò agli italiani come il “rottamatore”, che si opponeva alle vecchie liturgie della politica, ai giochi di palazzo, agli inciuci, ai ribaltoni, ai rimpasti, ne è invece divenuto il più fine artefice, riciclando persino personaggi come Denis Verdini e Angelino Alfano che con la sinistra c’entrano come il cavolo a merenda. 

Nonostante i suoi 41 anni d’età, Renzi non è il nuovo che avanza ma il “vecchio” che torna. E, quando la sua parabola politica sarà conclusa, di lui potremo dire che è stato la perfetta e compiuta realizzazione de “Il Principe” di Machiavelli: «È necessario questa natura saperla bene colorire, ed esser gran simulatóre e dissimulatore (...) e sono tanto semplici gli uomini (...) che colui che inganna troverà sempre chi si lascerà ingannare».

Impareranno mai gli italiani a non farsi fregare più da personaggi come Berlusconi e Renzi? Quando cominceranno ad accendere il cervello?


Nessun commento:

Posta un commento