Da tanti punti di vista Renzi ha una visione della democrazia e del potere a senso unico, centrata sulla sua persona. È insomma radicata in lui l’idea che lui partorisce solo idee giuste e che la migliore garanzia per tutti è l’affidarsi a lui e non già al proprio senso critico o ai “saggi”. E, come tutte le persone che hanno un’immagine grandiosa di se stessi, chiunque dissenta da lui è ipso facto un “rosicone”, uno che muove le sue critiche non tanto per dovizia delle sue argomentazioni, quanto per l’invidia che lo logora; un “gufo” che tifa perché le cose vadano male; un “parruccone” con idee arretrate e nemico del progresso.
Berlusconi diceva di sé stesso d’essere l’unto del Signore, Matteo Renzi è invece il Verbo fattosi carne, la medicina contro il male del tempo presente, rappresentato da quanti, non credendo negli uomini della Provvidenza, non condividono il suo stesso ottimismo.
Lui rottama, asfalta e le sue riforme non sono solo riforme ma sono anche buone: la riforma dell’istruzione è la «buona scuola». E le persone che sono dalla sua parte non sono solo buone ma anche belle: alla Leopolda c’erano «belle persone». Insomma ci sarebbero tutti i segni per consegnarlo al lettino dello psichiatra per disturbo narcisistico di personalità, ma noi – intendo noi italiani – lo teniamo alla carica di Primo ministro.
Da Mussolini in poi, l’italiano massa pare non si sia ancora vaccinato! Agli italiani piace l'uomo della provvidenza, cui dare credito senza far funzionare il proprio cervello.
Ora, se Renzi è davvero convinto che la sua riforma costituzionale è quanto di meglio il popolo italiano possa attendersi in materia di riforme epocali, perché allora trucca le carte per assicurarsi comunque la vittoria?
Una squadra di calcio che disponga di una buona tattica di gioco e di bravi atleti, non ha bisogno di truccare la partita o di comprare l’arbitro per vincere. Se questo accade è perché non si è poi tanto convinti della superiorità atletica della propria squadra. Così Renzi, trascurando il non piccolo dettaglio che le imposte che i cittadini italiani pagano non sono una prebenda per la sua campagna elettorale, attraverso il suo governo ha stanziato oltre 160 milioni di euro a enti e associazioni per la promozione della lingua e della cultura italiana all'estero, il quadruplo dei risparmi attesi dalla sua riforma del Senato.
Da gran furbacchione – qual è – ha capito che il referendum si vince all'estero. Da quando è stato istituito, il voto estero ha infatti determinato per ben due volte lo schieramento al governo: una prima volta nel 2006, quando regalò all'Unione di Prodi una risicata maggioranza al Senato che, col solo voto italiano sarebbe stata scongiurata; la seconda volta nel 2013, quando consentì al Pd di superare il Movimento 5Stelle, nonostante questo risultasse il partito più votato su scala nazionale.
Quando invece alle elezioni europee del 2014 il voto degli italiani all'estero non serviva, Renzi si inventò gli 80 euro in busta paga per assicurarsi un plebiscito.
Quindi per garantirne parte della copertura finanziaria, il governo sfoderò una tassa di 300 euro per la domanda di cittadinanza e l’aumento delle tariffe consolari, incurante – allora – degli interessi degli italiani all'estero.
Ma ora che la sfida tra il Sì e il No potrebbe risolversi per una manciata di schede, ecco che lisciare il pelo ai quattro milioni di connazionali oltre confine, con lo stanziamento di 160 milioni a favore delle associazioni dei nostri emigrati, sembra essere l’asso nella manica di Renzi per vincere il referendum del 4 dicembre.
E' inammissibile poi il mega-tour del Sì: Ministri, deputati, dirigenti del Pd, tutti in giro per il mondo per sostenere la riforma Boschi-Verdini, con l’aiuto delle ambasciate. Intollerabile poi l'invio di lettere-spot, con logo “BastaunSì”, ai 4 milioni di nostri connazionali fuori sede con tanto di simbolo tricolore e foto di Renzi con Obama, Merkel e Hollande, in contemporanea con la spedizione delle schede per votare. Ma quando a chiedere gli indirizzi dei 4 milioni di italiani all’estero è il Comitato popolare per il No, il ministero dell’Interno oppone la tutela della privacy.
Nessuno discute il diritto recentemente affermato da Renzi di avvalersi delle prerogative che la legge gli attribuisce per l’accesso ai dati, ma il sistema dei due pesi e delle due misure che consente di fatto un vantaggio ad una sola parte a scapito dell'altra è non solo contrario ad ogni principio deontologico, ma anche giuridico. Senza peraltro voler entrare nel merito di conoscere con quali quattrini le lettere sono state recapitate. Con le tariffe ordinarie una spedizione del genere costerebbe quanto l'abolizione del Cnel, circa 8,7 milioni di euro.
Vogliamo parlare poi della Rai? Trovavamo arrogante il modo in cui Berlusconi avesse occupato la Rai, mettendo due super allineati come Augusto Minzolini a capo del Tg1 e Antonio Preziosi a capo del Giornale radio. Cosa dovremmo dire allora di Renzi che ha praticamente occupato tutto lo spazio Rai? Sul Tg1 il filogovernativo Orfeo, sul Tg3 Luca Mazzà, al posto di Bianca Berlinguer; Massimo Giannini è stato mandato via dalla conduzione di Ballaró solo perché troppo antirenziano. Se Berlusconi aveva l’opposizione della Berlinguer e di tutta Raitre, Renzi ha sterilizzato ogni opposizione in Rai. Come democratico non c'è che dire!
L’ambasciatrice Cristina Ravaglia, direttore generale della Farnesina per gli italiani all’estero, già nel 2013, all'indomani delle Politiche del 2013, ha fatto sapere al ministero degli Esteri, al Quirinale e a Palazzo Chigi che il voto all’estero non solo è “potenzialmente distorsivo”, ma è anche “totalmente inadeguato se non contrario ai principi costituzionali che sanciscono il voto personale, segreto e libero”.
Dunque, considerato che la sfida tra Sì e No è sul filo di lana, e che in gioco non è questo o quel governo, la cui durata nel peggiore dei casi è di cinque anni, ma la Costituzione destinata a durare per almeno un ventennio, si decideranno, almeno ora, Mattarella e il ministro degli Esteri Gentiloni a correggere gli abusi denunciati dall’ambasciatrice? O, dobbiamo veramente credere che tutte le istituzioni abbiano fatto quadrato intorno alla persona di Renzi perché la parabola della P2, la più potente e controversa loggia massonica italiana, giunga alfine a compimento e il famigerato Piano di Rinascita Democratica, come una sorta di prontuario delle «riforme», trovi la sua piena attuazione nel disegno di riforma della Costituzione targato Boschi-Verdini?
Berlusconi diceva di sé stesso d’essere l’unto del Signore, Matteo Renzi è invece il Verbo fattosi carne, la medicina contro il male del tempo presente, rappresentato da quanti, non credendo negli uomini della Provvidenza, non condividono il suo stesso ottimismo.
Lui rottama, asfalta e le sue riforme non sono solo riforme ma sono anche buone: la riforma dell’istruzione è la «buona scuola». E le persone che sono dalla sua parte non sono solo buone ma anche belle: alla Leopolda c’erano «belle persone». Insomma ci sarebbero tutti i segni per consegnarlo al lettino dello psichiatra per disturbo narcisistico di personalità, ma noi – intendo noi italiani – lo teniamo alla carica di Primo ministro.
Da Mussolini in poi, l’italiano massa pare non si sia ancora vaccinato! Agli italiani piace l'uomo della provvidenza, cui dare credito senza far funzionare il proprio cervello.
Ora, se Renzi è davvero convinto che la sua riforma costituzionale è quanto di meglio il popolo italiano possa attendersi in materia di riforme epocali, perché allora trucca le carte per assicurarsi comunque la vittoria?
Una squadra di calcio che disponga di una buona tattica di gioco e di bravi atleti, non ha bisogno di truccare la partita o di comprare l’arbitro per vincere. Se questo accade è perché non si è poi tanto convinti della superiorità atletica della propria squadra. Così Renzi, trascurando il non piccolo dettaglio che le imposte che i cittadini italiani pagano non sono una prebenda per la sua campagna elettorale, attraverso il suo governo ha stanziato oltre 160 milioni di euro a enti e associazioni per la promozione della lingua e della cultura italiana all'estero, il quadruplo dei risparmi attesi dalla sua riforma del Senato.
Da gran furbacchione – qual è – ha capito che il referendum si vince all'estero. Da quando è stato istituito, il voto estero ha infatti determinato per ben due volte lo schieramento al governo: una prima volta nel 2006, quando regalò all'Unione di Prodi una risicata maggioranza al Senato che, col solo voto italiano sarebbe stata scongiurata; la seconda volta nel 2013, quando consentì al Pd di superare il Movimento 5Stelle, nonostante questo risultasse il partito più votato su scala nazionale.
Quando invece alle elezioni europee del 2014 il voto degli italiani all'estero non serviva, Renzi si inventò gli 80 euro in busta paga per assicurarsi un plebiscito.
Quindi per garantirne parte della copertura finanziaria, il governo sfoderò una tassa di 300 euro per la domanda di cittadinanza e l’aumento delle tariffe consolari, incurante – allora – degli interessi degli italiani all'estero.
Ma ora che la sfida tra il Sì e il No potrebbe risolversi per una manciata di schede, ecco che lisciare il pelo ai quattro milioni di connazionali oltre confine, con lo stanziamento di 160 milioni a favore delle associazioni dei nostri emigrati, sembra essere l’asso nella manica di Renzi per vincere il referendum del 4 dicembre.
E' inammissibile poi il mega-tour del Sì: Ministri, deputati, dirigenti del Pd, tutti in giro per il mondo per sostenere la riforma Boschi-Verdini, con l’aiuto delle ambasciate. Intollerabile poi l'invio di lettere-spot, con logo “BastaunSì”, ai 4 milioni di nostri connazionali fuori sede con tanto di simbolo tricolore e foto di Renzi con Obama, Merkel e Hollande, in contemporanea con la spedizione delle schede per votare. Ma quando a chiedere gli indirizzi dei 4 milioni di italiani all’estero è il Comitato popolare per il No, il ministero dell’Interno oppone la tutela della privacy.
Nessuno discute il diritto recentemente affermato da Renzi di avvalersi delle prerogative che la legge gli attribuisce per l’accesso ai dati, ma il sistema dei due pesi e delle due misure che consente di fatto un vantaggio ad una sola parte a scapito dell'altra è non solo contrario ad ogni principio deontologico, ma anche giuridico. Senza peraltro voler entrare nel merito di conoscere con quali quattrini le lettere sono state recapitate. Con le tariffe ordinarie una spedizione del genere costerebbe quanto l'abolizione del Cnel, circa 8,7 milioni di euro.
Vogliamo parlare poi della Rai? Trovavamo arrogante il modo in cui Berlusconi avesse occupato la Rai, mettendo due super allineati come Augusto Minzolini a capo del Tg1 e Antonio Preziosi a capo del Giornale radio. Cosa dovremmo dire allora di Renzi che ha praticamente occupato tutto lo spazio Rai? Sul Tg1 il filogovernativo Orfeo, sul Tg3 Luca Mazzà, al posto di Bianca Berlinguer; Massimo Giannini è stato mandato via dalla conduzione di Ballaró solo perché troppo antirenziano. Se Berlusconi aveva l’opposizione della Berlinguer e di tutta Raitre, Renzi ha sterilizzato ogni opposizione in Rai. Come democratico non c'è che dire!
L’ambasciatrice Cristina Ravaglia, direttore generale della Farnesina per gli italiani all’estero, già nel 2013, all'indomani delle Politiche del 2013, ha fatto sapere al ministero degli Esteri, al Quirinale e a Palazzo Chigi che il voto all’estero non solo è “potenzialmente distorsivo”, ma è anche “totalmente inadeguato se non contrario ai principi costituzionali che sanciscono il voto personale, segreto e libero”.
Dunque, considerato che la sfida tra Sì e No è sul filo di lana, e che in gioco non è questo o quel governo, la cui durata nel peggiore dei casi è di cinque anni, ma la Costituzione destinata a durare per almeno un ventennio, si decideranno, almeno ora, Mattarella e il ministro degli Esteri Gentiloni a correggere gli abusi denunciati dall’ambasciatrice? O, dobbiamo veramente credere che tutte le istituzioni abbiano fatto quadrato intorno alla persona di Renzi perché la parabola della P2, la più potente e controversa loggia massonica italiana, giunga alfine a compimento e il famigerato Piano di Rinascita Democratica, come una sorta di prontuario delle «riforme», trovi la sua piena attuazione nel disegno di riforma della Costituzione targato Boschi-Verdini?
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